MANIPOLAZIONE DATI: PESTICIDI NEGLI ALIMENTI A NORMA DI LEGGE

tavolo con quaderno e matita che indica grafici per le ricerche di mercato

Bastano due settimane di una dieta a zero pesticidi per abbattere, e in alcuni casi azzerare, il contenuto di inquinanti nelle urine di una famiglia italiana. Fidarsi dei dati, di quali dati?
Forse il buon senso potrebbe essere di aiuto… basta attivarlo. #capiamociqualcosa.



Breve articolo di fine anno, per racchiudere ancora una volta il senso di Lifeme, e il senso che desidera trasmettere.
Risveglio, attenzione, consapevolezza.
AMIAMO tanto i dati, le percentuali, quindi il messaggio lo trasmetteremo con questo codice di comunicazione.

infografia percentuale percentuale residui pesticidi negli alimenti

 

Quando escono i dati sui pesticidi negli alimenti è sempre interessante come vengono pubblicati  e quindi come vengono evidenziate informazioni  per coprirne altre.
Dalle ultimi rilevazioni di aprile, a gran voce è stato cantato che il 97% dei prodotti della Comunità Europea risulta nella norma.

Gli alimenti consumati nell’Unione europea continuano a essere in gran parte privi di residui di pesticidi oppure contengono residui che rientrano nei limiti di legge, evidenziano dati recenti. L’ultimo rapporto di monitoraggio pubblicato dall’EFSA evidenzia che più del 97% dei campioni di prodotti alimentari raccolti in tutta l’UE nel 2015 soddisfaceva i limiti di legge, e poco più del 53% era privo di residui quantificabili. Le cifre sono in linea con quelle registrate nel 2014.

Cosa vuol dire?
Vuol dire che con questo alto numero pensiamo che il 97%  di ciò che mangiamo non contenga pesticidi e che siamo tutti salvi.
In realtà vuol dire che sì, il 3 % è irregolare, contiene più sostanze tossiche di quelle consentite, ma viene nascosto il numero che è inglobato nel 97%, ovvero che il 47% degli alimenti HA PRESENZA di residui.

La trappola è nella dicitura “Entro i limiti di legge”
Non dobbiamo infatti preoccuparci se un alimento è irregolare, i danni dei pesticidi sono infatti nell’accumulo che hanno nell’organismo e non nella percentuale secca presente nell’alimento singolo.
Questo è invece ciò che è stato trasmesso dai canali d’informazione:

Si può tranquillamente affermare che i residui di fitosanitari che il consumatore ingerisce nella dieta rappresentano una percentuale insignificante dei valori  delle dosi giornaliere accettabili (ADI) delle singole sostanze attive. Del resto, i controlli effettuati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, evidenziano che le quantità ingerite di residui rappresentano nel peggiore dei casi, fatto 100 l’ADI, l’1,8%. Considerato che la soglia di  rischio per la salute umana è rilevabile quando i residui ingeriti superano il 100% del’ADI, si può dedurre l’assoluta sicurezza sanitaria dei prodotti in commercio.

Inoltre, la potenziale tossicità di una sostanza residua presente nell’alimento è ulteriormente condizionata dalle operazioni di cottura e lavaggio dell’alimento  che contribuiscono ad abbassare ulteriormente il livello ultimo di potenziale tossicità del residuo. Proprio per tale ragione alcuni allarmismi rispetto ai nuovi LMR stabiliti dal reg. CE  non presentano elementi di ragionevole fondatezza. La valutazione per la sicurezza dei consumatori è supervisionata dall’EFSA tenuto conto della tossicità dei fitofarmaci. Inoltre, è bene evidenziare che le casi produttrici di fitofarmaci possono ottenere  l’autorizzazione all’immissione in commercio di un formulato solo se dimostrano che il prodotto, correttamente utilizzato, non lascia residui negli alimenti superiori a quelli indicati negli LMR fissati dalla legislazione vigente. La procedura autorizzativa prevede, in primo luogo, la prova di campo: è su di essa che ci si basa per scoprire quale quantità di residuo uno specifico fitofarmaco lasci nei prodotti alimentari sui quali è stato impiegato.
In secondo luogo  si considera la dieta media nazionale e, dunque, in quali quantità sono giornalmente presenti sulle tavole i prodotti alimentari sui quali quello specifico fitofarmaco è stato impiegato.

 

Ci sarebbe un mondo d’aprire difronte a tali affermazioni, ma rimaniamo sui semplici dati da loro emessi.

Prendiamo i dati sulle mele come esempio generale.
Viene indicato che sono state analizzate 522 mele. Lo 0% risulta senza eccessi, ma questo dato non è in realtà quello su cui focalizzare l’attenzione, a differenza di quello che fanno i media, ma vedere che ben 317 mele risultano invece con presenza di pesticidi, nei limiti della norma, ma sempre presenti.



Stesso vale per il vino. Su 736 campioni nessuno eccede i limiti ma ben 316  li contiene!

Pesticida neurotossico riscontrato in più alimenti che in USA. Quando le Lobby comandano i dati.

Perchè non evidenziare che il pesticida neurotossico chlorpyrifos è stato riscontrato in 439 frutti? di cui 19 superavano i limite consentito, ed in 56 ortaggi?

Vi sono forti prove scientifiche che il pesticida organofosfato può danneggiare il cervello in via di sviluppo dei bambini anche a bassi livelli di esposizione, compresi i cibi.  Negli USA contamina 300 alimenti e gli scienziati con l’ EPA sono diventati così preoccupati per i rischi  che determina sui bambini, tanto da stabilire che non può essere usato in sicurezza sulle colture alimentari annunciando un divieto totale dall’uso in agricoltura.

Il divieto di chrorpyrifos è stato programmato per entrare in vigore all’inizio di quest’anno, ma in una delle sue prime azioni importanti come  nuovo amministratore dell’EPA, Scott Pruitt ha bloccato il divieto su richiesta della lobby dell’agrobusiness e dei pesticidi. Pruitt ha annunciato che l’EPA non completerà la sua revisione sulla sicurezza fino al 2022, lasciando in vigore il permesso per la sostanza chimica da utilizzare sulle colture statunitensi e legale sulle importazioni.

‘Sfortunatamente per milioni di genitori e dei loro figli piccoli, Scott Pruitt è a capo dell’EPA’, ha dichiarato il presidente dell’EWG Ken Cook.

L’American Academy of Pediatrics,  è rimasto talmente sbalordita dalla decisione di bloccare il divieto di clorpirifos, mentre in Italia, le organizzazioni di settore, non evidenziano neppure il dato, sicuramente più grave di quello statunitense.

Il Boscalid rinvenuto in 225 ortaggi e 529 frutti.

Il fungicida tebuconazole, presente in 277 campioni di frutta, comporta rischi per la riproduzione e lo sviluppo del feto, nocivo per ingestione, possibile cancerogeno con obiettivi il fegato ed il sangue. Ha frasi di rischio con effetti cronici sulla salute.

L’Imazalil in 286 campioni di frutta.  Utilizzato per proteggere dalle muffe gli agrumi dopo la raccolta. È tossico per inalazione e irritante per gli occhi. L’ EPA ha stabilito un livello di tossicità equivalente di 6.1 x 10-2 mg/kg/day, quindi più pericoloso nei bambini per i quali ne bastano 1 mg scarso per avere tossicità.

⇴ Lettura correlata: BUCCE DI ARANCE E LIMONI:altamente tossici come la mela di Biancaneve

Per leggere tutti i pesticidi rilevati: Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti

Ministero della Salute  DIREZIONE GENERALE PER L’IGIENE E LA SICUREZZA DEGLI ALIMENTI E LA NUTRIZIONE
Ufficio 7 – Sicurezza e regolamentazione prodotti fitosanitari

Qualche esempio concreto, riportato da Legambiente, di cosa può arrivare sulle nostre tavole: del tè verde, per esempio. Fa bene alla salute a meno che non risulti contaminato da un mix di ben 21 differenti sostanze chimiche. Anche le bacche vanno molto di moda nelle diete attuali, peccato che alcuni campioni analizzati dall’attento laboratorio della Lombardia contenessero fino a 20 molecole chimiche differenti. Residui chimici in quantità sono stati rinvenuti anche nell’uva da tavola e da vino, tutta di provenienza nazionale, contaminata anche da 7, 8 o 9 sostanze contemporaneamente. Sebbene i prodotti fuorilegge (cioè con almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale (l’1,2% nel 2015, era lo 0,7% nel 2014), tra verdura, frutta e prodotti trasformati, la contaminazione da uno o più residui di pesticidi riguarda quasi la metà dei prodotti analizzati (36,4%)

I limiti vengono calcolati sull’ingestione totale di quella sostanza e non per la sua presenta in blocco nell’alimento. Quindi se mangiamo più alimenti ritenuti sicuri, perchè regolari (con pesticidi nei limiti), ma sempre contenente residui dello stessa pesticida, a fine mese, giornata, avremo  presenza  dell’inquinante nel nostro corpo, sopra i limiti consentiti.

Quindi perché voler sviare l’attenzione con finte e manipolate rassicurazioni: ” il 97% dei prodotti è sano”?
Questo “fraintendimento” comunicativo, indotto dai media, viene infatti facilmente smentito da tutte le ricerche sui danni all’organismo portati dai pesticidi nel lungo tempo, e non per ultimo dall’indagine svolta sulla famiglia D.

Lettura correlata: Quanti pesticidi ci sono nel corpo di un italiano comune? Questa famiglia ha fatto un test.

L’insetticida clorpirifos, ad esempio, prima della dieta era presente nelle urine del bambino più piccolo con oltre 5 microgrammi per grammo di creatinina, un valore più di tre volte maggiore della media di riferimento che è 1,5 (microgrammi/g). Dopo quindici giorni di dieta biologica la concentrazione dell’inquinante è scesa a un valore di 1,8 microgrammi. Mentre nelle analisi del padre, Giorgio, la stessa sostanza – che era oltre tre volte la media di riferimento per la popolazione adulta– non è più rilevabile dopo la dieta.

tabella valori residui pesticidi urine nella famiglia D

 

È quanto emerge dalla campagna #ipesticididentrodinoi – promossa da FederBio con ISDE-Medici per l’Ambiente; Legambiente, Lipu e WWF Italia – che ha analizzato il contenuto dei pesticidi nelle urine di una famiglia italiana, prima e dopo una dieta 100% bio.

Qui sorge forse una nuova manipolazione.

Vero, due settimane di dieta Bio hanno abbassato dell’80% i valori rischio nelle urine ma i toni usati non mandano un messaggio di “facilità” nell’espellere questo fantomatico tossico?

Chiediamoci quanti hanno veramente la possibilità di attenersi ad una dieta bio al 100%? Tenendo presente che bio 100% è impossibile, visto che falde acquifere, mari e terra hanno alte percentuali di residui tossici?

Viviamo più consapevolmente…
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Il primo messaggio che arriva da slogan tipo:

Bastano due settimane di una dieta a zero pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di inquinanti nelle urine di una famiglia italiana

non fa pensare, volgarmente dicendo: ” Ve bene, mangio quello che voglio tanto poi in due settimane mi rimetto in riga?”

L’ingestione continua, perseverante per necessità (acquistare tutto biologico è improponibile per una famiglia media), per ignoranza, per errata informazione, è lei che ci danneggia.

Spacciare la situazione alimentare per “Ancora salva, e nei limiti di legge” , “Bastano due settimane di una dieta a zero pesticidi“, è un vero inganno.

L’ utilizzo del pesticida crea danni a catena, non solo per la sua presenza nel singolo alimento, che diventerà un ulteriore mattoncino di accumulo nel nostro corpo, ma il pesticida in sé diventa altamente tossico per chi ne fa uso (dipendenti), per il fatto che viene rilasciato nei terreni ed acque che nutrono i nostri cibi e quindi nuovamente finisce nel nostro corpo.

Diventa quindi STERILE e  inutile monitorare la presenza di pesticidi, evidenziando solo la bassa percentuale che eccede i limiti di legge.

Impariamo a diventare informati e non semplicemente contenitori di informazioni veicolate e manipolate, solo per stare più sereni.
SAPERE comporta fare delle scelte, e fare scelte non sempre è facile, ma anche se non possiamo cambiare molto i fatti, almeno non facciamoci prendere in giro da operazioni di puro marketing mentale.

Commenta Maria Grazia Mammuccini, dell’Ufficio di presidenza di FederBio e portavoce della campagna #StopGlifosato. “Misurare i livelli di inquinamento da fitofarmaci sui prodotti alimentari è il primo passo. Ma serve approfondire la conoscenza degli effetti che diverse e numerose sostanze hanno sulla nostra salute. Serve più ricerca, e soprattutto più ricerca indipendente dagli interessi economici.

Aggiungiamo… serve più informazione corretta e priva di manipolazione.

Stop pesticidi scarica il dossier 



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Alcune fonti
http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/31104/lapprofondimento/meleti-ue-greenpeace-attacca-la-produzione-intensiva

http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Agrofarmaci/Pagine/Comeavvieneilcontrollodeiresiduidifitofarmacineglialimenti.aspx

 

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