RITARDANTI DI FIAMMA, tossicità, e come proteggersi. I nanomateriali non sono la soluzione.

I ritardanti di fiamma bromurati (BFR) sono miscele di sostanze chimiche artificiali che vengono aggiunte a un’ampia gamma di prodotti, anche per uso industriale, per renderli meno infiammabili e come la stessa Efsa indica, danno luogo a bioaccumulo e sono tossici per esseri umani e ambiente. Sono spesso impiegati nelle plastiche, negli articoli tessili (abiti, tessuti, materassi, cuscini..), nelle apparecchiature elettriche/elettroniche, nei mobili, in particolare in quelli laccati sinteticamente e nei truciolati della grande distribuzione, nelle vernici e pitture per la casa, coibentazione edilizia… Il loro impiego è dovuto al fatto che le materie sintetiche impiegate per la costruzione di questi oggetti sono altamente infiammabili ed è obbligatorio utilizzare in concomitanza un componente che riduca l’infiammabilità. Si tratta di sostanze tossiche che si depositano nella polvere di casa, ma in modo più preoccupante nella catena alimentare.

Gli studi suggeriscono che solo negli USA il 97% dei residenti hanno livelli facilmente rilevabili di PBDE nel sangue, 20 volte superiori a quelli degli europei. Secondo i ricercatori, i residenti in California sono tra quelli che hanno le esposizioni più elevate, probabilmente a causa delle leggi antincendio relativamente più severe.

Esistono cinque classi principali di BFR, elencate di seguito con l’indicazione degli usi più comuni:

  •     eteri bifenili polibromurati (PBDE) – plastiche, articoli tessili, corpi elettronici, sistemi di circuiti
  •     esabromociclododecani (HBCDD) – isolamento termico nell’edilizia
  •     tetrabromobisfenolo A (TBBPA) e altri fenoli – circuiti stampati, termoplastiche (soprattutto nei televisori)
  •     bifenili polibromurati (PBB) – dispositivi di largo consumo, articoli tessili, schiume plastiche
  •     altri ritardanti di fiamma bromurati.

Tossicità dei ritardanti di fiamma

La tossicità dei BFR , ritardanti di fiamma bromurati, in generale, è dato certo da anni, come risultato di numerosi studi e casistiche. Anche se in Europa, apparentemente l’uso è vietato, in realtà è ufficialmente limitato, questo perchè non ci sono altre soluzioni, soprattutto a basso costo, per ridurre l’infiammabilità degli oggetti in fibra.
Parte dei BFR sono ancora più tossici, è il caso dei bifenili polibromurati (PBB) e degli eteri di difenile polibromurati (PBDE), due composti che vengono aggiunti ai polimeri plastici sempre come ritardanti di fiamma.
I PBDE insieme ai PCB sono interferenti endocrini ad alto rischio, hanno dimostrato di essere particolarmente tossici per il sistema endocrino, tanto da interromperne le normali attività ormonali. Se molto presenti in casa, possono addirittura essere il motivo di tossicità epatica e tiroidea. Anche la minima esposizione in periodi critici dello sviluppo può causare un deficit di apprendimento e danni al sistema riproduttivo.

L’utilizzo di alcune classi di PBDE, identificati come particolarmente a
rischio (penta- e otta-BDE), è vietato o limitato nei paesi dell’Unione Europea e in alcuni stati degli Stati Uniti d’America,anche se ancora presenti nei prodotti fabbricati prima del 2004. Per tutti i PBDE, invece, non ci sono limiti di legge per la presenza negli alimenti.
Il quadro normativo dell’UE

 

Non a caso è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la Raccomandazione della Commissione del 3 marzo 2014 sul monitoraggio di tracce di ritardanti di fiamma bromati negli alimenti.
Con la raccomandazione 2014/1187 UE, la Commissione europea invita gli Stati membri a effettuare  il monitoraggio della presenza di ritardanti di fiamma bromati negli alimenti. La gamma dei prodotti comprende uova, prodotti a base di uova, latte, prodotti lattiero-caseari, carni, prodotti a base di carne, grassi e oli animali e vegetali, pesci e altri prodotti della pesca in mare, i prodotti destinati ad una alimentazione particolare oltre che agli alimenti per lattanti e la prima infanzia.

L’alto rischio d’esposizione deriva anche dal fatto che i ritardanti di fiamma sono chimicamente slegati dai prodotti in cui vengono applicati, quindi possono facilmente fuoriuscire, creando bioaccumolo anche nella catena alimentare. La loro presenza è stata riscontrata in tutta la matrice ambientale, di tutto il mondo, anche nelle regioni polari. I ritardanti di fiamma bromurati bioaccumulano principalmente nei grassi, persistendo così  negli  organismi.

Come ci si può proteggere da BFR, PBB e PBDE? 



Un breve decalogo da integrare alle sette regole per PROTEGGERE I VOSTRI ORMONI DA SOSTANZE TOSSICHE

1. Evitare i tessuti sintetici, specialmente quelli dichiarati ignifughi, perché sicuramente contengono BFR;

2. Evitare il più possibile la plastica, soprattutto nei giocattoli per bambini, nelle camerette e negli articoli per la cucina e la tavola;

3. Preferire mobili in legno massello non trattati, oppure trattati con vernici naturali certificate. Evitare il più possibile gli arredi in truciolato rivestito, fate attenzione comunque che siano certificati esenti da BFR.

4. Utilizzare cuscini, materassi e piumoni con imbottiture naturali e certificate. Non utilizzare lenzuola con parti sintetiche. La camera da letto è il posto in cui siamo più esposti a queste intossicazioni perché ci stiamo otto ore ogni giorno, a stretto contatto con questi tessuti e imbottiture. Lo stesso vale per i pigiami, soprattutto quelli dei bambini: solo fibre naturali.

5. . Fare green il tuo abbigliamento ed arredamento di casa con cotone, lino, canapa, lana 100%  certificati bio, anche per la questione formaldeide di cui avevamo parlato più volte. No alla lingerie sintetica; soprattutto straniera o dubbia provenienza.

6. Attenzione all’edilizia. Sempre più rivestimenti, coibentazioni contengono ritardanti di fiamma.

7. Leggere le etichette, non sempre sono chiare ma a volte indicano se sono presenti i ritardanti di fiamma BFR. PBB e PBDE.

8. Utilizzare solo vernici all’acqua bio e certificate, fatte con pigmenti minerali. Preferire la tinteggiatura alla tappezzeria a meno che non riusciate a trovare (ormai praticamente impossibile) della tappezzeria in carta non trattata e senza pre incollaggio sul retro. Idem per le colle per tappezzeria, ce ne sono in commercio alcune a base vegetale, però va letta molto attentamente l’etichetta.

9. Identificare gli elementi elettronici in casa che potrebbero contenere PBDE: telefoni cellulari, telecomandi, asciugacapelli e elettrodomestici da cucina.

Ufficialmente da luglio 2006, ai sensi della direttiva 2002/95/CE, tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche non potranno più contenere PBB e PBDE, in nessuna concentrazione. Nel luglio 2008 anche una terza miscela PBDE, il decaBDE, che era stata originariamente esentata dalle restrizioni, è stata vietata dalla Corte di giustizia europea, questo non ci esonera dal controllo visto che spesso i nostri acquisti riguardano oggetti d’importazione, e qualcosa “potrebbe” sfuggire…

10. Ritardanti di fiamma negli alimenti. Su questo punto la nostra consapevolezza dei punti precedenti, gioca un ruolo fondamentale. Noi non possiamo direttamente controllare se l’alimento contiene o meno tracce di ritardanti di fiamma ma sempre più spesso accade, non a caso i principali controlli dell’Efsa convergono su tale punto.

Mandato per pareri dell’EFSA sui ritardanti di fiamma bromurati negli alimenti

Sembra impresa titanica evitare i ritardanti di fiamma, il nostro ruolo consiste nellevitare il più possibile l’impiego di strumenti, oggetti, tessuti che li contengano. Di nascente preoccupazione sono anche i fanghi di depurazione, usati come fertilizzanti, che hanno evidenziato contenere numerose sostanze tossiche come appunto i ritardanti.

Le donne, i soggetti più a rischio

Una drammatica ricerca, pubblicata ad agosto di quest’anno sulla rivista Environmental Health Perspectives, ha evidenziato come le donne siano i soggetti in cui si riscontrano maggiormente elevati tassi di ritardanti di fiamma.
Lo studio ha scoperto che per ogni aumento  di concentrazione nel sangue di quattro sostanze chimiche legate ai PBDE era legata una diminuzione del 30% delle probabilità di gravidanza ogni mese.

I ricercatori hanno misurato inizialmente i livelli di PBDE in campioni di sangue di 223 donne incinte, da un istituto che esamina le esposizioni ambientali e la salute riproduttiva. Successivamente l’analisi è stata limitata alle donne che stavano cercando di rimanere incinta e i ricercatori hanno scoperto che avevamo la metà delle probabilità di concepire in un determinato momento quando avevano elevati livelli di PBDE nel sangue.

Latte materno, veicolo di trasmissione
Sempre la donna risulta uno dei veicoli di trasmissione di queste sostanze. Partendo dal presupposto che la principale esposizione ai ritardanti di fiamma avviene attraverso la dieta, l’allattamento al seno costituisce la via principale di escrezione dei PBDE, che vengono accumulati oltre che nel tessuto adiposo anche nel latte materno a causa della loro elevata lipofilicità.

Ricerche condotte in Svezia, Spagna, Finlandia e Nord America hanno mostrato che i  difenileteri  polibromurati  sono  comuni  inquinanti  negli  esseri  umani  (Linstrom  et  al.  1997,  Meneses  et  al.  1999,  Strandman  et  al.  1999,  She  et  al.  2000).  Negli  ultimi  vent’anni, è stato rilevato un aumento delle
concentrazioni di PBDE nel latte materno e nel sangue umano (Meironyte et al. 1999, Thomsen et al. 2002)

Il latte materno rappresenta per il bambino, quindi, una grande via di esposizione a queste sostanze nel periodo dell’allattamento e per questo può essere considerato sia un vettore sia un indicatore di esposizione a queste sostanze.

Danni al feto, riduzione QI
Sempre più numerosi sono gli studi che collegano i ritardanti di fiamma a problemi neurologici del feto, da una riduzione del quoziente intellettivo, deficit dell’attenzione, autismo
 Le meta-analisi condotte in tal merito di associazione, hanno stimato un aumento di 10 volte (in altre parole, i tempi di 10) l’esposizione a PBDE associato a un decremento di 3,70 punti di QI ed un aumento dell’iper attività neurale, quindi maggior rischio di ADHD, oltre ad un collegamento con l’autismo.

Dai ritardanti di fiamma alla nanotecnologia

Riportiamo la pagina della Comunità europea riguardo questo argomento:

Nanotecnologia e sicurezza antincendio
… La tecnologia si è rivelata un valido alleato e ora la nanotecnologia sta offrendo molte nuove opportunità per superare le carenze dei prodotti di sicurezza antincendio convenzionali.

Un ottimo esempio è la sostituzione di materiali ritardanti di fiamma alogeni, che riducono l’ozono nella stratosfera e causano altri impatti ambientali, con polimeri nanocompositi. L’Unione europea ha finanziato importanti ricerche in questo settore.

Un ostacolo da affrontare è la mancanza di test standardizzati per determinare l’infiammabilità e altre proprietà di combustione dei nuovi materiali, dato che i test esistenti non sono idonei. Questa sfida è stata accettata dai partecipanti del progetto Predfire-nano (Predicting Fire Behaviour of Nanocomposites from Intrinsic Properties).
Non solo nei materiali edilizi, ma anche nella tenologia, basti vedere le cartucce LTO Ultrium 6 , che offrono una straordinaria capacità di compressione (2.5x) fino a 6,25TB di memoria per i propri backup, grazie alla speciale nano-tecnologia brevettata di Fujifilm per il processo di rivestimento, detta NANOCUBIC.

Tecnologia che vanta, fra le tante cose, di aver eliminato i pericolosi ritardanti di fiamma.

In pratica dalla padella alla brace, dai ritardanti ai nanomateriali, che sempre più vengono imposti nell’uso quotidiano senza aver un minimo di protocollo di sicurezza. Dove è finito il principio di precauzione che tanto dovrebbe proteggere l’Italia?
Se capita in USA, tutto sommato, ha un senso logico racchiuso nel loro “sino a prova contraria”, ma in Italia, come sempre, esiste la dicotomia fra ciò che dovrebbe essere e ciò che è.

I nanomateriali sono   polveri più piccole di un batterio (che è un micron), in quanto consideriamo particelle dell’ordine di 10-7 o 10-8 metri, 10-100 nanometri,  stessa dimensione delle proteine di DNA.

Cosa accade a questo punto?
..entro breve queste nanoparticelle vengono “sequestrate” da qualche tessuto e possono finire in fegato, reni, sistema linfatico, cervello..
Come  spiegato dettagliatamente dalla Dott.ssa Gatti alla Commisisone del Senato, uno studio condotto nel 2004 ha accertato come le nanoparticelle assunte per inalazione possono raggiungere il cervello percorrendo gli assoni delle cellule nervose! Quindi queste NP entrano nell’organismo dalla pelle, respirando, mangiando.. entrano e si depositano nel nostro organismo, ed essendo non biodegradabili e biocompatibili sono tranquillamente definibili patogeniche, ovvero capaci di innescare una malattia.

In questa ricerca della NCBI  ( supportata in parte dal  Environmental Research and Technology Development Fund (C-0901) of the Ministry of the Environment, Japan.) si ha una attenta dimostrazione di come le nanoparticelle entrano e si depositano in particolare nel cervello.. con conseguenti danni neurologici.

a cura di Yuguo Song , Xue Li  and Xuqin Du 
Department of Occupational Medicine and Clinical Toxicology, Beijing Chaoyang Hospital, Capital University of Medical Sciences, Beijing, China (100020).
Department of Pathology, Beijing Chaoyang Hospital, Capital University of Medical Sciences, Beijing, China. 
Exposure to Nanoparticles is Related to Pleural Effusion, Pulmonary Fibrosis and
Granuloma

Per approfondire l’argomento consiglio la lettura di:
NANOPARTICELLE,NANOMETALLI,NANOINGEGNERIA,CAUSA DELLE NANOPATOLOGIE

Tutto questo potrebbe scoraggiare, lo scopo è quello di portare “solo” consapevolezza del potere d’acquisto e  del vivere consapevolmente.

Alcune fonti
https://ehp.niehs.nih.gov/ehp1021/
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32009D0967
http://registerofquestions.efsa.europa.eu/raw-war/mandateLoader?mandate=M-2009-0162
http://www.iss.it/binary/prvn/cont/PREVIENI_Poster_Book.pdf
 http://greenpeace.it/inquinamento/nascosti.pdf
 https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/brominated-flame-retardants
 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32009D0967

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