POLIESTERE: PERCHÈ È BENE EVITARLO

Poliestere: una delle fibre sintetiche più utilizzate dall’industria tessile.

Abbiamo affrontato più volte il tema delle fibre sintetiche e naturali in Lifeme. Oggi puntiamo i riflettori sul poliestere. Si tratta della fibra sintetica più utilizzata dall’industria tessile, per fabbricare capi low cost e non solo. Il suo consumo aumenta ogni anno oltre il 5%. Se provate a fare un veloce screening dei vostri capi, la componente poliestere è sicuramente la vincente, ormai trasformatasi in normalità.

Le fibre sintetiche, in generale sarebbero da evitare, sebbene il loro impiego sia in vertiginosa crescita grazie alla loro comodità, praticità. Le caratteristiche che si cercano sempre più nei tessuti sono: antimacchia, antipiega, antipioggia, in pratica tutto ciò che apparentemente ci rende una vita più agevole (meno problemi a smacchiare, meno stiro…). In realtà quello che dovremmo cercare nei tessuti (sia abbigliamento persona, sia per la casa) per vivere in salute, sarebbero la qualità e le sue proprietà, .

Perché uno spotlight sul poliestere? le fibre sintetiche sono molte.

Esistono trattamenti a fibre sintetiche forse più dannosi come l’antipiega, l’antimacchia (trattati con interferenti endocrini) e il pericoloso gorotex, sicuramente la scoperta vincente per le attività sportive invernali, fatto con nanomateriali, quindi elementi cancerogeni estremamente dannosi per noi e l’ambiente.

Tutte queste fibre speciali però risultano un’aggiunta, un extra trattamento, di cui parleremo in separati articoli, oltre al fatto che non sono i tessuti quotidianamente utilizzati. Il poliestere invece,  rappresenta il 50% del mercato tessile globale (naturale e sintetico). Un capo su due è poliestere.

L’equazione, maggior impiego di poliestere più salute, non è valida, anzi.


Cosa vuol dire indossare poliestere sulla pelle?

Vuol dire non farla traspirare. La pelle ha due funzioni importanti: nutrirsi ed espellere. I tessuti sintetici come il poliestere non lo permettono e questo comporta tante situazioni disagevoli dal cattivo odore ad allergie, ristagni di tossine, quindi aumento di dolori. Soprattutto persone affette da reumatismi e patologie simili dovrebbe evitarli. Le fibre sintetiche non sono fibre vive, ma fanno da isolante sulla pelle quindi, non fanno uscire calore ma neppure umido, che rimanendo intrappolato crea l’ambiente adatto per la proliferazione di batteri e microrganismi. Se indossiamo un abito acrilico o dormiamo tra lenzuola sintetiche, le funzioni corporee di eliminazione non vengono rispettate quindi non possiamo certo considerare il tessuto una seconda pelle!

Altro danno è l’elettricità statica che accumula il poliestere.

Perché è sempre più utilizzato dall’industria tessile, dalla fast fashion, e quindi presente, in maniera sempre più “normalizzata”, nei nostri armadi?

Il Poliestere ha un’ elevata resistenza all’umidità, al calore, non viene attaccato da tarme e microrganismi. L’aspetto è simile al nylon ma più adatto ad essere mescolato con cotone, seta, viscosa. I tessuti poliestere sono molto resistenti e si deformano difficilmente. Difficilmente una t-shirt in poliestere si rimpicciolirà come  con l’effetto cotone.

Le fibre vengono impiegate per produrre: abbigliamento sia maschile sia femminile, mentre sotto forma di  fiocco, come materiale per imbottitura. (Altri nomi del poliestere, che potete trovare indicati sono : Terital, Trevira, Terilene, Dracon, Diolen).

Altro fattore è quello economico. Si tratta di una delle fibre, derivate dal petrolio, che rende il capo più facilmente accessibile, non a caso la maggior parte dell’abbigliamento low cost è in poliestere. Il poliestere  è riuscito, anno dopo anno,a conquistarsi la maggior parte del mercato, battendo anche il cotone, sceso ai minimi storici.

I tessuti ibridi sono più salutari?

La percentuale è data dalla percentuale di fibre naturali. E’ evidente che un vestito composto al 50% di cotone e al 50% di poliestere sara’ traspirabile al 50%, mentre se fosse composto di solo cotone lo sarebbe al 100%. Ulteriore problema coi tessuti mescolati è che non si possono riciclare, considerato che non esiste la tecnologia industriale per separare le materie alla fine della loro vita in cui sono stati utilizzate. Il risultato e’ un “residuo eterno”

Questione di allergie

Molti sono convinti che, avendo una pelle delicata, o soffrendo di allergie, i tessuti sintetici siano più salutari per la loro “condizione”. In realtà il sintetico peggiora. Vero apparentemente non crea effetto rossore o pizzicore, ma il ristagno tossico è notevolmente più pericoloso e dannoso.
Per concludere esistono una svariata quantità di tessuti naturali, non esiste solo la lana ma anche  la canapa o il lino, decisamente ideale per pelli delicate, soggette ad eczema, o persone allergiche, con problematiche respiratorie.

La consapevolezza sulla parola salute va estesa

Quando si parla di salute sarebbe importante estendere il concetto e la sua consapevolezza. Non possiamo pensare alla salubrità del tessuto solo in termini di comodità immediata sulla pelle. A prescindere da quello, dobbiamo osservare da dove proviene, e come viene decomposto e smaltito alla fine del suo impiego. I tessuti che lo compongono danneggiano l’ambiente circostante? Se rimangono fibre sintetiche, plastiche insolubili, queste rendono il capo non salubre. Non possiamo pensare di essere incolumi e rimanere sani con un ambiente deturpato e malato. Noi ci nutriamo e viviamo grazie a questo ambiente, che ci ospita.

Poliestere non solo sulla pelle

La fibra di poliestere viene utilizzata non solo per i capi di abbigliamento, ma anche per l’edilizia, promosso come materiale biocompatibile in ogni fase! Il poliestere lo troviamo, inoltre, anche nell’ultima generazione di carta, resistente allo strappo e all’acqua (usata in tutti i settori per copertine libri, cartoleria varia, menù, pubblicità da tavola, schede, pass e badget …)

Il legame chimico maggiormente usato nel poliestere è il polietilene tereftalato (piu’ conosciuto come PET).

Come tutte le plastiche non e’ biodegradabile, e fattore più grave è il suo danno come microplastica.

Le microplastiche derivano sostanzialmente da fonti come gli esfolianti cosmetici, i detergenti da lavatrice e tornando a noi, dell’ormai diffusissimo poliestere nell’industria dell’abbigliamento.

Quando laviamo gli abiti sintetici, microscopiche fibre spezzate si separano, portando così le microplastiche nei fiumi, nel mare, contaminando la fauna marina e non per ultimo abbiamo visto la contaminazione del sale da tavola!
Una matrix di plastica che più o meno tangibile, con le isole di spazzatura galleggiante, ci pervade dentro e fuori al corpo, poiché è entrata tranquillamente nella nostra catena alimentare.

Quanto poliestere stiamo ingerendo?

Smetteremo un giorno di utilizzarlo?

Auspicabile ma difficilmente raggiungibile, se continuiamo, in primis noi consumatori, a ricercarlo.

Si potrebbe stare ore a discute su chi è il responsabile. Su chi per primo dovrebbe agire. Se si vuole il cambiamento della società e dell’esterno, il primo cambiamento dobbiamo praticarlo sui noi stessi.
Noi stessi come individui, che compongono la società. Noi, come individuale potere d’acquisto.

La manipolazione dall’esterno è un dato di fatto, ma niente viene manipolato e indotto se prima non viene concesso.
Noi siamo la prima catena corrotta, corrotti nel nostro potere, corrotti perchè deboli alla comodità, alla faciloneria, all’agio. Conoscere i nostri punti deboli ci rende meno manipolabili. Essere consapevoli non vuol dire vivere in ristrettezza, povertà e dolore, vuol dire essere consapevoli ed appagati di ciò che si ha. In questo caso il principio edonistico, ottenere il massimo con il minimo sforzo non equivale ad ottenere il massimo di salute… Sino a quando non capiremo questo, ed non interiorizzeremo il vero concetto  di salute, purtroppo diventa inutile e sterile ogni lamentela.

“Acquistare poco, scegliere bene e farlo durare”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *