INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 7 OGGETTI, FRA TECNOLOGIA E TRANSUMANESIMO

Sono capaci di riconoscere la nostra voce, di reagire alle nostre azioni o di facilitarci la vita quotidiana. Pongono anche delle domande etiche, ipotizzando il timore di un controllo di massa o si avvicinano a degli scenari di scienza-fiction. Qui abbiamo sei esempi di oggetti di compagnia dotati di intelligenza artificiale.


1 – Azuma fa compagnia ai single

Si chiama Azuma Hikari, vive in una bolla traslucida ed e’ dotata di intelligenza artificiale, disponibile unicamente in Usa e in Giappone per 2.400 euro. Lanciata a dicembre del 2016 da un’azienda giapponese, Vinchu, Azuma è una giocosa ragazza stile manga, alta circa 20 cm. Una volta attivata la bolla traslucida, Azuma compare come un ologramma e conduce la sua vita all’interno: dorme, si lava i denti, prende una tazza di te’ seduta su una sedia, ma si alza nello stesso momento del suo “maestro”,tanto che sul sito dell’apparecchio viene chiamata “la sollecita”. Equipaggiata con una videocamera ed un microfono, riconosce e distingue il suoi movimenti, comprende qualche parola e interagisce con lui, come gli assistenti virtuali del tipo Siri. “Stiamo guardando a ciò che questi personaggi siano naturalmente parte della nostra vita quotidiana e trascorrere momenti di tranquillità con noi”, spiegano i progettisti giapponesi della Gatebox.

Il motto?
“Goditi la vita con qualcuno, mantenendo la tua libertà..”

Azuma è una ‘presenza‘.



2 – Echo Look giudica l’aspetto umano

Questo oggetto valuta gli abiti che si indossano ed indica il “migliore” abbigliamento. Lanciato dal gigante Amazon lo scorso aprile, Echo Look ha la forma di un piccolo altoparlante portatile, alto 16 centimetri, posto su una base bianca, e nella sua parte anteriore di vetro ha un piccolo cerchio luminoso che si attiva quando e’ in funzione. Dotato di una fotocamera flash incorporato, si fotografa l’oggetto su richiesta, producendo un quadro con sfondo sfocato – ‘per essere sicuri che i vostri vestiti vengano bene fuori’, dice il video di presentazione. Si rende conto che ha bisogno di una breve registrazione video, riprese da tutte le angolazioni (e le cuciture). Una sorta di coach stilistico, vi consiglierà, fra due abiti, quale vi dona maggiormente!
Da dove vengono giudizi così sicuri? ‘Esso combina il meglio della macchina di apprendimento con la consulenza di esperti di moda’, dicono i suoi creatori. Secondo quali criteri estetici? Alla domanda, per ora, Amazon non fornisce dettagli.


Ma le domande vere sono: Come arriva a dedurre ciò che serve a valorizzare la persona? E soprattutto, con la sua videocamera installata nella camera da letto, cosa succede all’intimità?

Se sei curioso ecco dove lo puoi trovare : Echo Look

3 – Lyrebird puo’ riprodurre la tua voce

https://lyrebird.ai/

Questo il delicato nome dato  alla startup canadese lanciata il 24 aprile scorso. Una tecnologia di intelligenza artificiale capace di imitare qualunque voce a partire da una registrazione di solo un minuto. Il risultato e’ ancora imperfetto, ma impressiona.  L’algoritmo di Lyrebird è già riuscito ad imitare la voce di personaggi famosi come Barak Obama, Hillary Clinton e Donald Trump con un discreto livello di accuratezza, riuscendo anche a cambiar tono e a creare emozioni come rabbia comprensione e stress. Sarebbe addirittura capace di aggirare i sistemi di autenticazione che sfruttano l’analisi vocale. Secondo i creatori sono possibili diversi usi: ascoltare un audio-libro con delle voci famose, sino  parlare con un amico dopo la sua morte. Questa ultima opzione ricorda molto il desolante Be right back, in Black mirror.Provate a pensare cosa potrebbe succedere unendo Lyrebird con Face2Face. Potenzialmente dovremmo essere in grado di far dire a chi vogliamo quello che vogliamo, non creando soltanto audio ma anche video. Quali potrebbero essere le ripercussioni nelle nostre vite future? Come saremo in grado di difenderci da eventuali manipolazioni, una volta che queste tecnologie saranno abbastanza affinate da essere non così facilmente distinguibili dalla realtà?

4 – Paro, il (falso) piccolo di foca da accarezzare

Questo piccolo di foca di 60 centimetri di lunghezza e di 2,5 Kg di peso assomiglia ad un pelouche per bambini. Dietro la sua pelliccia bianca si nasconde pero’ un sofisticato robot. Creato dalla giapponese Takanori Shibata, è stato sperimentato anche a Siena, in un centro di anziani affetti da demenza senile. Paro ha sette motori che gli permettono di sbattere gli occhi, muovere la testa, la coda e le pinne ed emettere diversi gemiti registrati da un vero piccolo di foca. Concepito nel 1993 per sollecitare reazioni di empatia da parte di alcuni malati di Alzheimer, e’ arrivato qui nel 2012. Provoca diversi benefici effetti, come per esempio la riduzione dell’ansia e dell’aggressività, svolgendo anche la funzione di mediatore terapeutico.

Ma se la pet terapy viene riconosciuta, perchè non utilizzare l’energia, la spontaneità, di un vero animale? In quel caso ci sarebbe vera empatia e motivazione relazionale…

5   Pepper, il robot che aiuta a superare il dolore e solitudine

Pepper, fabbricato in Francia e rilevato da un’azienda giaponese Softbank, ha comunque fatto il suo passaggio anche in Italia, presso l’Ospedale di Padova.Un piccolo robot, alto un metro e venti che parla 20 lingue. In grado di percepire lo stato d’animo di chi gli è vicino, può così aiutare i bambini ad entrare in sala operatoria con il sorriso sulle labbra, a superare il dolore, la solitudine. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il dipartimento universitario di Salute della donna e del bambino, da tempo in prima linea sul fronte della robot therapy, e l’azienda Media Direct di Bassano del Grappa, specializzata in tecnologie per la didattica.

L’idea, per cui Softbank ha creato una joint venture con il colosso dell’ecommerce cinese Alibaba e il gruppo tecnologico taiwanese Foxconn, è quella di far diventare Pepper un membro della famiglia, che bada agli anziani, insegna ai bambini e li intrattiene con canti e balli.

6 – Il braccialetto che rileva le emozioni o l’inizio del transumanesimo

Nel 2009, l’équipe di Rosalind Picard, professore di arte dei media e delle scienze al Massachusetts Institute of Technologu (Cambridge), ha messo a punto un rilevatore sensibile, a livello della pelle, dell’aumento dello stress.
Tutto ruota intorno al Core (nucleo), un disco di metallo con batteria e vari sensori, che si collega allo smartphone via bluetooth (in pratica la salubrità si un wireless attaccato al corpo). Il braccialetto SmartBand, tiene conto non solo dell’attività fisica, del sonno e dei parametri vitali, ma anche delle canzoni ascoltate, dei programmi tv seguiti, dell’attività sui social network. In pratica una sorta di diario virtuale di tutta la propria vita, registrato da un’app, che poi lo riproduce come fosse un fumetto. “Serve per ricordare il passato, sfruttare al meglio il presente e programmare il futuro”, come ha sottolineato Kunimasa Suzuki, Presidente & CEO di Sony Mobile Communications.

Ovviamente lo scopo primo per il lancio del prodotto è sempre pro-vita, per migliorare la nostra ” shelf-life”, vita d’esposizione a questo teatrino, infatti, la societa’ italiana Empatica ha commercializzato nel 2015 il braccialetto-orologio Embrace, che individua i segnali premonitori di una crisi di epilessia, in seguito Empatica 4, che rileva l’agitazione fisica e registra su uno smartphone numerosi dati sul nostro stato fisiologico. Alcuni ricercatori ritengono di poterlo miniaturizzare fino a farlo integrare nel corpo umano, dandoci un indirizzo per la via dell’”uomo potenziato”.

7 – Sorridi, sei ripreso!

Tre ricercatori del MIT Media Lab hanno creato, nel 2015, SmileTracker, un’applicazione dotata di un sistema di riconoscenza facciale che individua i sorrisi di una persona davanti al proprio computer, fa automaticamente la sua foto, la registra e gli mette la data. I ricercatori partono dall’ipotesi che rivedere i propri sorrisi incoraggerebbe le emozioni positive e quindi il benessere generale. Da un punto di vista scientifico, queste applicazioni permettono di meglio studiare il linguaggio corporale e “l’informatica emozionale”, un nuovo settore trans disciplinare che vuole concepire delle macchine interattive capaci di riconoscere, misurare e creare modelli delle emozioni umane.

Ma senza andare a cercare lontano abbiamo nel quotidiano l’apprendimento automatico (anche chiamato machine learning dall’inglese) che se pensato con attenzione, nasconde in sé aspetti davvero inquietanti.

Rappresenta un insieme di metodi sviluppati negli ultimi decenni in varie comunità scientifiche con diversi nomi come: statistica computazionale, riconoscimento di pattern, reti neurali artificiali, filtraggio adattivo, teoria dei sistemi dinamici, elaborazione delle immagini, data mining, algoritmi adattivi, ecc; che “fornisce ai computer l’abilità di apprendere senza essere stati esplicitamente programmati”. Alcuni sostengono che non si tratta di IA. I motori di ricerca sembrano dotati di una specie di intelligenza semplicemente perché ci restituiscono quasi sempre risultati adeguati, ma siamo noi, con le nostre ricerche, a renderli sempre più precisi. In realtà il machine learning permette a computer e altri sistemi informatici di apprendere nuove nozioni e informazioni, prendere decisioni  ed effettuare predizioni senza che siano stati precedentemente istruiti per farlo… quindi non resta che dire: Buona ricerca su Google.



Fonte principale
http://www.lemonde.fr/festival/article/2017/09/01/six-objets-de-compagnie-dotes-d-intelligence-artificielle_5179493_4415198.html?xtmc=lisa&xtcr=2

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