UOVA CONTAMINATE, NON SOLO FIPRONIL. GUIDA AI CODICI DI ACQUISTO.

Lo scandalo delle uova contaminate con insetticida Fipronil, che a sua volta contamina la filiera alimentare è tutt’altro che finito, in Italia possiamo dire che è solo agli inizi. Dopo un primo, infantile, tentativo di negare la presenza di uova fresche contaminate (vendute per lo più in Olanda e paesi limitrofi), ad oggi sono migliaia i sequestri e i blocchi attuati nel nostro territorio. Nelle ultime verifiche compiute dai carabinieri sono state sequestrate oltre 91 mila uova tra Viterbo e Ancona, di cui 60 mila uova per consumo umano, 32 mila per alimentazione zootecnica, 3 capannoni per allevamento con 27 mila galline ovaiole e un centro di imballaggio uova. I reati ipotizzati sono attentato alla salute e immissione in commercio di alimento adulterato. I sequestri sembrano muoversi ora a tappeto da un capo all’altro della nostra penisola.

Gli assessori regionali alla Sanità e all’Agricoltura Sergio venturi e Simona Caselli cercano però di rassicurare: “I livelli di contaminazione rilevati sono al di sotto delle soglie di tossicità definite, dal punto di vista scientifico, dal ministero. Nei campioni trovati positivi di produzione regionale i livelli di contaminazione si attestano mediamente intorno allo 0,16 mg/kg, ben inferiori allo 0,72 mg/kg che corrisponde al limite di tossicità”.

Livelli di tossicità Fipronil

La dose letale di Fipronil sui topi è di 97 mg per kg di peso corporeo.
La quantità massima senza sintomi avversi negli umani è dell’ordine di 0.01 mg per kg di peso corporeo, (in totale 0.7 mg per un uomo adulto, meno per i bambini).

La massima quantità ammessa di Fipronil nelle uova accettata nell’Unione Europea è però minore, cioè di 0.005 mg per kg di uovo (attenzione a non confondere il valore di tossicità, che è espresso in mg per kg di peso corporeo, con le quantità presenti nelle uova, espresse come mg per kg di uovo). Le uova olandesi (quelle più contaminate) avevano una concentrazione di 0.72 mg per kg, quindi ciascun uovo conteneva circa 0.03 mg di Fipronil.

Come visto le uova Italiane, sino ad ora hanno livelli di contaminazione intorno allo 0,16 mg/Kg, decisamente inferiore al limite di tossicità. Questo però non vuol dire essere al sicuro. Il problema viene come sempre, per ogni pesticida, insetticida, interferente endocrino, contaminazione da metalli pesanti, insomma con ogni sostanza tossica, con la CONTAMINAZIONE INCROCIATA FRA SOSTANZE TOSSICHE e con ASSUNZIONE A LUNGO TERMINE.

Sono l’effetto accumulo e l’effetto mix, che si crea nel nostro organismo a portare i danni e rischi. Fatta eccezione per poche sostanze, tra cui gli interferenti endocrini ( da soli già notevolmente pericolosi anche a basse assunzioni) è il  deposito che si crea nel tempo che porta tossicità, sino a patologie molto gravi.

Nel caso specifico i rischi  per il lungo periodo sono legati a danni ai reni ed alla tiroide. Sconosciuti gli effetti ad incrocio.


 

Nel 2013 la Commissione europea ha imposto delle restrizioni all’uso del Fipronil, con un bando parziale della durata di due anni per contrastare la moria di insetti impollinatori e delle api.

link per incorporare infografia:
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Il Fipronil non è ammesso nell’alimentazione umana

Prescindendo tutto questo, ovvero i limiti di tossicità, come ricordano i veterinari della Federazione degli Ordini (Fnovi), “il fipronil non è stato autorizzato per l’utilizzazione negli animali che forniscono alimenti per l’uomo e quindi non sono stati registrati prodotti farmaceutici che lo contengono destinati a questi animali. Pertanto, nel caso in oggetto, le galline non sono state trattate con farmaci registrati, ma direttamente con il principio attivo preparato e somministrato in modo completamente illegale”.

Come sempre, sino a quando non scoppia la bolla, tutto tace.

I veterinari spiegano che “il fipronil è un insetticida da anni utilizzato in veterinaria per applicazione esterna contro gli ectoparassiti del cane e del gatto. L’autorizzazione all’immissione in commercio è avvenuta nel rispetto delle normative in vigore nell’Unione europea con la valutazione dell’efficacia del prodotto, della sua tollerabilità per gli animali e dell’assenza di rischi apprezzabili per l’uomo che viene a contatto con gli animali trattati. In tutti gli anni di utilizzazione del fipronil le osservazioni postmarketing (farmacovigilanza) non hanno evidenziato problemi che ne mettessero in discussione l’utilizzazione”.

LO SCANDALO È SOLO ALL’INIZIO, non è solo questione di Fipronil

Come accennato lo scandalo è solo all’inizio, mercoledì 23 agosto, il ministro della Salute dei Paesi Bassi, Edith Schippers, e il Segretario di Stato per gli affari economici, Martijn van Dam, ha rivelato in una lettera al Parlamento europeo, in aggiunta fipronil – il prodotto biocida già incriminato in questo caso – un altro insetticida amitraz, era stato usato nei bovini e allevamenti di pollame. Il prodotto, ‘moderatamente tossico’ è stato fornito dalla società olandese ChickFriend già all’origine di trattamento contro rosso acaro contenente fipronil.

Che cosa è l’amitraz?

Questo è come il fipronil, una sostanza insetticida e acaricida, con effetti neurotossici che paralizzano e quindi causano la morte dei parassiti, dice l’Agenzia per la sicurezza nazionale mondiale per l’alimentazione, l’ambiente e lavoro (maniglie).

Dal 2008, questo prodotto è, come il fipronil, vietato in tutta l’Europa – come biocida o un agente di protezione delle piante. E ‘autorizzato solo come farmaco veterinario per indicazioni specifiche, principalmente su animali chiamati ‘ in affitto’, bovini, pecore, capre e maiali, per liberarli dai parassiti. Viene utilizzato in questo caso per applicazione diretta agli animali, non spruzzando le gabbie o su costruzioni aziende, anziché l’uso che fipronil in allevamenti di galline ovaiole.
Amitraz ha un totale di otto autorizzazioni all’immissione in commercio sostiene l’ANSES, uno per il bestiame, per i pesticidi ‘perizoma’ per le api e per cinque collari antipulci per cani. In nessun caso questa sostanza dovrebbe quindi finire in un allevamento di pollame od ovoprodotti, la sua presenza riferirebbe un uso fraudolento… Eppure è finita.

Cosa fare? Smettere di mangiare uova?

Non è smettendo di mangiare le uova che si scampa il pericolo, anche perchè siamo circondati da sostanze tossiche. Non è diventando vegani che si risolve. Le contaminazioni sulle verdure sono anche peggiori,  non per ultimo non è diventando  fatalisti che tutto si lascia al caso… sinceramente quest’ultima è la più triste forma di rassegnazione , a quel punto i problemi sarebbero altri, ovvero il triste senso della vita che si avrebbe.

Deve cambiare la consapevolezza di quello che ingeriamo, la consapevolezza all’acquisto, la consapevolezza del nostro potere di acquisto.

Le uova sono un alimento importante, ad esempio un potente antiinfiammatorio naturale per le nostre giunture… e come tale non va eliminato, serve consapevolezza.

Rendersi consapevoli che esiste un ciclo di produzione delle uova, come una sorta di stagionalità delle verdura e frutta. Sapere che esistono tanti tipi di allevamenti. Come si può pensare di comprare uova, non pensando ad esempio a come vengono prodotte?
Allevamenti in batteria vuol dire animali stipati che spesso non riescono neppure a reggersi in piedi. Sino al 2012 le gabbie per allevamento intensivo erano contenevano 4 o 5 galline e lo spazio concesso per legge a ogni volatile era di 550 cm2: si tratta, per intenderci,meno della dimensione di un un foglio di carta A4 (= 620 cm2). Queste gabbie erabi completamente spoglie (eccezion fatta per il dispositivo di somministrazione di cibo e acqua). Gli uccelli non avevano a disposizione un nido e non potevano neppure spiegare le ali, razzolare, grattarsi le unghie o appollaiarsi.

Adesso? Adesso, grazie al Decreto legislativo 267/2003 che attua la Direttiva comunitaria 74/1999 sul benessere delle galline ovaiole abbiamo le gabbie arricchite!!

Le nuove gabbie o “arricchite” hanno uno spazio di circa di 750 cm2 per gallina , di cui solo 600 utilizzabile perchè hanno dentro un un piccolo posatoio, lettiera e un nido e il numero di animali può variare . Ora sicuramente lo spazio è maggiore.. anche se vivono sempre in meno di un foglio A4 !!!!Infatti viene loro spuntato il becco!!!

Sapete quale è il numero che identifica le uova da allevamento intensivo?

0 sta a significare allevamento biologico prodotto in allevamento non intensivo, con galline nutrite con prodotti anch’essi bio e spazio sufficiente
1 sta a indicare allevamento aperto, ovvero che le galline vengono tenute per alcune ore all’aperto dove depositano le uova
2 sta per allevamento a terra in spazi angusti, ovvero le galline allevate sono libere di muoversi all’interno di un capannone il che prevede anche l’utilizzo costante di antibiotici dovuto all’aumento delle infezioni che tanti animali insieme possono sviluppare
3 sta per allevamento in batteria,con animali trattati allo stremo, che depongono tantissime uova (direttamente sui nastri trasportatori )a causa dei mangimi con cui sono nutriti. Non hanno possibilità di muoversi né sufficiente luce solare. In queste condizioni gli animali tendono anche a sviluppare artrosi che induce notevoli sofferenze .

Le uniche uova che andrebbero acquistate sono le uova siglate


 Fonte

http://www.lemonde.fr/planete/article/2017/08/24/ufs-contamines-qu-est-ce-que-l-amitraze-le-nouvel-insecticide-incrimine_5176195_3244.html

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