VENETO 2017: RIMANE ALTA L’ EMERGENZA TOSSICITÀ PFAS NELL’ACQUA POTABILE

Si tratta di un’emergenza ambientale senza precedenti, almeno per l’Italia, che sta interessando una vasta zona del Veneto, abitata da più di 350 mila persone. I fiumi e l’acqua potabile di numerosi comuni sono ancora  inquinati da PFAS, sostanze chimiche di sintesi pericolose per l’ambiente e per l’uomo. Gli anni passano e la situazione non cambia.

Migliaia di cittadini continuano a convivere quotidianamente con acqua potabile contaminata da PFAS, e a pagarne le conseguenze sulla propria pelle.
Con questa scritta umana di 500 metri, un centinaio di cittadini dei comuni più colpiti dall’inquinamento, insieme ai volontari di Greenpeace, hanno voluto mandare un messaggio forte e chiaro alla Regione Veneto.

I valori nel sangue sono allarmanti, ma la parola d’ordine è niente allarmismo
Di recente: 15enne con valori superiori a 35 volte i limiti
I primi test sugli adolescenti ordinati dalla Regione per verificare l’esposizione ai composti chimici hanno dato, in alcuni casi, risultati molto alti. L’asl rassicura: “faremo altri controlli ma niente allarmismi”.Una parola fin troppo semplice, spesso usata a dovere per nascondere incompetenza o interessi maggiori che non possono essere saputi.

Non fare allarmismo… forse sarebbe opportuno farlo e forse non sarebbe abbastanza, visto che come rivela Greenpeace non tutte le fonti di contaminazione sono state individuate.

Questi composti possono causare seri danni al sistema riproduttivo e ormonale e alcuni sono collegati a numerose patologie gravi come il cancro. I PFAS fanno parte del più ampio gruppo dei PFC (composti poli-­‐ e per-­‐fluorurati), sostanze di cui Greenpeace chiede l’eliminazione sin dal 2011 con la campagna Detox.

I risultati di analisi chimiche effettuate da Greenpeace su questi campioni, raccolti nelle vicinanze di scarichi industriali (pubblicati a marzo 2017), evidenziano non solo che l’inquinamento è tutt’ora in atto ma che non tutte le fonti di contaminazione sono state individuate.  In tutti i campioni analizzati da Greenpeace, dallo scarico del collettore ARICA nel fiume Fratta, a quello in prossimità del depuratore del distretto conciario di Arzignano fino alle acque di scarico raccolte nelle vicinanze di alcune aziende (sia tessili che conciarie) è stata riscontrata la presenza di PFAS. Confrontando i risultati dei campionamenti di Greenpeace con i dati ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione e Prevenzione Ambientale del Veneto), relativi ad acque superficiali o di falda nelle immediate vicinanze, è emerso che, almeno per alcuni PFAS, la concentrazione era più alta rispetto alla contaminazione di fondo (acque sotterranee o superficiali).


Nello scarico del collettore ARICA i risultati hanno mostrato alte concentrazioni elevate di PFAS e in particolare di un composto(6:2 FTS) non ancora individuato nelle analisi delle autorità locali. Relativamente al distretto conciario di Arzignano, i risultati hanno evidenziato elevate concentrazioni di PFAS e, per almeno tre composti (PFBS, PFBA e PFHxA), le concentrazioni erano più elevate rispetto alle acque sotterranee circostanti indicandola presenza di altre fonti di contaminazione nel distretto di Arzignano. Anche i campioni raccolti all’altezza dell’azienda tessile Marzotto SPA di Valdagno, hanno rivelato la presenza di PFAS, seppur in concentrazioni molto più basse rispetto ad aree del Veneto più inquinate, indicando comunque il possibile utilizzo di PFAS in lavorazioni industriali nelle immediate vicinanze, ovvero in zone non ancora prese in esame dalle autorità regionali.

Ricordiamo

Nel 2013 una ricerca sperimentale su potenziali inquinanti “emergenti”, effettuata nel bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani dal CNR e dal Ministero dell’Ambiente, ha segnalato la presenza anche in Italia di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili.

Distribuzione dei PFAS nelle acque italiane: i risultati del progetto. IRSA-CNR, Polesello

Uno studio pubblicato dal Ministero dell’Ambiente nel 2013 ha mostrato la presenza di PFC nelle acque superficiali e potabili in una vasta area della Regione Veneto. L’area interessata dalla contaminazione, estesa per circa 150 chilometri quadrati, ricade nelle provincie di Vicenza, Padova e Verona e le persone potenzialmente esposte alla contaminazione sono tra 350 e 400 mila.

Nel maggio 2015 la Regione Veneto, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha annunciato il lancio di un programma di monitoraggio biologico su oltre 600 persone residenti in 14 comuni al fine di valutarne il grado di esposizione a PFC tramite l’analisi di campioni di sangue.

I risultati preliminari hanno mostrato nelle persone maggiormente esposte valori nel siero fino a 754,5 ng/g (concentrazione mediana 74,21 ng/g) per il PFOA, fino a 70,27 ng/g (concentrazione mediana 12,0 ng/g) per il PFOS e fino a 14,41 ng/g (concentrazione mediana 0,75 ng/g) per gli altri PFC.
Queste concentrazioni risultano fino a 20 e 1,9 volte più alte, rispettivamente peril PFOA eil PFOS, se confrontate con quelle riscontrate in popolazioni italiane non esposte alla contaminazione da PFC(concentrazione media di PFOA e PFOS rispettivamente di 3,59 ng/g e 6,31 ng/g).

Per approfondimenti:
INQUINAMENTO DA PFC IN VENETO, NUOVO RAPPORTO, COME ENTRANO NELL’ORGANISMO.

TEFLON,PFOA, PENTOLE ANTIADERENTI SONO DANNOSE? FACCIAMO CHIAREZZA

PFAS IN VENETO:INQUINAMENTO SOTTO CONTROLLO?

Pdf scaricabile ultimi rilevamenti di Greenpeace marzo 2017


Campagne Detox di Greenpeace hanno dimostrano che i PFC e i PFAS possono essere sostituiti con alternative più sicure per l’ambiente e per l’uomo. Gli standard Detox, che prevedono tra l’altro l’eliminazione di PFC e PFAS, sono stati infatti adottati da numerose aziende: dalle piccole aziende tessili del distretto di Prato a multinazionali come Gore Fabrics (produttore del famoso Gore-­‐Tex). È arrivato il momento anche per le realtà produttive venete, che utilizzano queste sostanze pericolose, di eliminarle immediatamente per non aggravare una situazione ambientale già gravissima che è all’origine di un’emergenza sanitaria senza precedenti.

Cosa sono?

I PFAS sono composti che, a partire dagli anni cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.
Come conseguenza dell’estensiva produzione e uso dei PFAS e delle loro caratteristiche chimiche questi composti sono stati rilevati in concentrazioni significative nell’ambiente e negli organismi viventi.
Nel 2006 l’Unione Europea ha introdotto restrizioni all’uso del PFOS, una delle molecole più diffuse tra i PFAS, da applicarsi a cura degli Stati membri.

Alcuni danni del PFOA

Oltre l’allarme destato dalle proprietà di persistenza dei PFC, questa loro capacità di bioaccumulo suscita preoccupazione in quanto, questi composti sono sospettati di esplicare tossicità su piante ed animali.

PFOS e PFOA, infatti, si sono dimostrati in grado di causare un’ampia gamma di effetti avversi, sia in studi di laboratorio, in vitro e in vivo, che in studi epidemiologici, e dunque il loro potenziale di bioaccumulo aumenterebbe la loro efficacia.

=→ Studio dell’influenza della contaminazione ambientale da PFOS e PFOA del Mar Mediterraneo sui prodotti della pesca

Anche l’Environmental Protection Agency (Epa) – agenzia Americana di protezione ambientale – ha accertato che una delle sostanze utilizzate nella produzione del teflon – l’acido perfluoroctanico (PFOA) – permane nel sangue per 4 anni.  I danni accertati e denunciati sono al fegato e all’apparato riproduttivo, oltre che per la gravidanza e per i feti, dato che i residui di questo materiale sono stati individuati nei cordoni ombelicali e nel sangue delle donne in attesa di un figlio, nel latte durante l’allattamento. Gli scarichi industriali di PFOA possono provocare l’accumulo della sostanza tossica nelle falde acquifere, con contaminazione delle acque potabili. Il PFOA è ritenuto una sostanza  cancerogena per gli esseri umani.

Il territorio interessato dalla presenza di PFAS monitorato dall’ARPAV

FIRMA LA PETIZIONE
Apri il link sottostante

http://www.greenpeace.org/italy/stop-pfas-veneto/

Firma la nostra petizione per chiedere alla Regione Veneto di individuare e fermare tutti gli scarichi di PFAS nelle aree colpite dalla contaminazione, e di abbassare i limiti di PFAS consentiti nelle acque potabili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *