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2017/06/17

LE 11 DIMENSIONI DELLA MENTE: cosa accade quando pensiamo. Tra sciamanesimo e Transumanesimo


Sinistra: Copia digitale della neocorteccia. Destra: differenti forme geometriche, ognuna adibita a rappresentare strutture percorenti da 1 a 7 dimensioni. La struttura nel centro che assomiglia ad un buco nero è un complessoo spazio o cavità multi-dimensionale.
Fonte: Frontiers in Computational Neuroscience.


Il cervello umano è una delle strutture più complesse della natura, e gli scienziati sono ancora lontani dal comprendere la sua meccanica, ma un nuovo studio ha compiuto un passo ulteriore per sbloccare i suoi segreti, svelando la sua immensa complessità. La ricerca ha rivelato che la mente è la patria di forme e strutture che hanno ben 11 dimensioni.  E la comprensione di queste strutture potrebbe aiutarci a rivelare esattamente come si formano i ricordi.

   “Abbiamo scoperto un mondo che non avevamo mai immaginato”, dice il neuroscienziato Henry Markram, direttore del Blue Brain progetto e professore presso l'EPFL di Losanna, in Svizzera, “ci sono decine di milioni di questi oggetti anche in un piccolo granello di cervello, attraverso sette dimensioni. In alcune reti, abbiamo anche trovato strutture con un massimo di undici dimensioni.”

A descrivere questa architettura insospettabile alla base delle funzioni cognitive più complesse è il progetto Blue Brain, nato nel 2005 per iniziativa del Politecnico di Losanna e della Ibm per simulare il funzionamento del cervello umano.

Per nostra cultura, siamo in grado, nel nostro fare, di percepire le 3 dimensioni più la 4D , il tempo. La nostra mente, i nostri neuroni sono invece in grado di processare così tante connessioni andando sino ad 11 dimensioni.

Se la nostra consapevolezza venisse ampliata, e sviluppassimo il "non fare" sciamanico di Castaneda, forse arriveremmo veramente alla percezione di matrix!

Continue nuove connessioni neurali, neuroplasticità.Applicando la matematica alla neuroscienze i ricercatori sono riusciti a fotografare l'architettura che viene costruita e distrutta dai nostri neuroni, ogni volta che processiamo un pensiero, informazione..

La conferma di questo processamento, ci arriva dall'osservazione sia del tessuto della corteccia cerebrale, sia di un frammento reale di tessuto cerebrale. Gli esperimenti hanno confermato non solo che le strutture multidimensionali si formano davvero, ma che il cervello si riorganizza costantemente, creando nuove strutture e poi demolendole per costruirne di nuove. «Sono come castelli di sabbia multidimensionali, che continuamente si materializzano per disintegrarsi subito dopo», ha osservato Markram. Abbiamo scoperto - ha aggiunto - che «esistono decine di milioni di questi oggetti anche in una porzione del cervello piccola come una briciola».
Nell'articolo pubblicato, i ricercatori rivelano inoltre che questo numero di dimensioni e conoscenza non è certo un punto di arrivo, anzi. Suggeriscono che le indagini, atte a comprendere e scoprire il grande mistero delle interazioni neurali, sono significamene ostacolate dal fatto che la matematica applicata a nostra conoscenza non è sufficiente a rilevare questi bit alto-dimensionali.

Pubblicata sulla rivista Frontiers in Computational Neuroscience, la ricerca è coordinata da Henry Markram, direttore del progetto Blue Brain e ricercatore del Politecnico di Losanna, e si basa sull'applicazione allo studio dei neuroni della topologia algebrica, la branca della matematica che utilizza l’algebra per studiare proprietà e struttura delle forme nello spazio. «L'algebra topologica - ha detto Hess - è nello stesso tempo un microscopio e un telescopio: può fare uno zoom all’interno delle reti per scoprirne le strutture più nascoste, come gli alberi in una foresta, e riuscire a vedere gli spazi vuoti, come le radure»

Mentre i neuroni in ogni altro nostro organo lavorano in tre dimensioni, nel cervello, circolarmente, lavorano a 7 e talvolta ad 11 dimensioni.

Tutto ha inizio con un "clique", un insieme di neuroni che si collegano insieme in modo specifico per formare un oggetto preciso. Il clique, però, è soprattutto un'entità quadridimensionale comune. Il divertimento inizia - e la matematica  diventare scioccantemente complessa - quando cominciano ad unirsi.


Vere architetture multidimensionali che si processano in un lampo, nel momento che la mente riceve uno stimolo. Una rete che forma delle cavita alto dimensionali. “La comparsa di cavità alto-dimensionali, quando il cervello sta elaborando informazioni significa che i neuroni nella rete reagiscono agli stimoli in modo estremamente organizzato” dice Levi.    “È come se il cervello reagisse ad uno stimolo costruendo  una torre di blocchi multidimensionali, iniziando con aste (1D), poi assi (2D), poi cubi (3D), e quindi geometrie più complesse con 4D , 5D, e così via.”

L'antico sapere torna attraverso le neuroscienze


Tutto questo sapere sfama la nostra razionalità, ma si tratta di un sapere che già gli antichi testi vedici, guru, testi sacri ci hanno sempre indicato e per chi ama Castaneda ed il mondo sciamanico Don Juan ha trasmesso molto a riguardo.

Castaneda parlava del non fare, per liberare la nostra mente dalla costruzione razionale imposta, liberando l'oggetto dalle nostre conoscenze, dalle nostre tre dimensioni, percependolo così nell'oltre. Se tutto il nostro mondo non è altro che il frutto della nostra percezione, come la fisica quantistica insegna con gli esperimenti della doppia fenditura, l'entanglement.. cosa accadrebbe? Cosa riusciremmo a vedere? cosa riusciremmo a fare con noi stesi ed il mondo esterno? Forse  Neo di Matrix non sarebbe tanto irreale..

Tratto da "Viaggio a Ixtlan" lezioni di Don Juan.
Carlo Castaneda.




"..quella roccia è una roccia a causa di tutte le cose che sai fare verso quella roccia, disse. Questo io lo chiamo fare. Un uomo di conoscenza, per esempio, sa che la roccia è una roccia solo a causa del fare, perciò se non vuole che la roccia sia una roccia, tutto quello che deve fare è non-fare. Hai capito?"
"Il mondo è il mondo perchè tu conosci il fare, implicito nel renderlo tale, se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe differente"

... le linee catturate dal non fare

".. prima che avessi l'opportunità di chiedere delle linee, cominciò lui a spiegare che c'era un numero infinito di linee che giungevano le cose. Disse che l'esercizio nel non-fare che aveva appena descritto avrebbe aiutato chiunque a sentire una linea che usciva dalla mano che si muove, una linea che si poteva mettere o gettare dovunque si voleva. Aggiunse che quello era solo un esercizio, perchè le linee formate dalla mano non duravano abbastanza per essere di valore reale.. le linee più durevoli che un uomo di conoscenza può produrre vengono dal centro del corpo, ma può produrle anche con gli occhi."

Le linee  sciamaniche come i filamenti della Teoria delle stringhe

Non trovate che questo sia quanto viene portato avanti dalla teoria delle stringhe?
La teoria delle stringhe, in modo davvero riassuntivo, parte da questi concetti e li estende. Ci dice, in pratica:
– che le dimensioni spaziali attorno a noi non sono tre ma addirittura 10;
– che i quark sono formati da un insieme di filamenti di energia e non da comuni particelle più piccole;
– che riuscendo a manipolare l’energia di cui sopra avremmo la possibilità di creare la materia che desideriamo.

Come abbiamo detto, la teoria delle stringhe spiega che i quark sono formati da un insieme di filamenti di energia. Questi filamenti di energia sono simili a corde (da qua il nome di «stringa», dall’inglese string che significa «corda»).
Ognuna di queste corde vibra in modo diverso: in base al “tono di vibrazione”, i filamenti di energia producono particelle diverse.


L'espansione della consapevolezza, come gli antichi testi recitano, porta alla connessione con il tutto...a tutte le sue dimensioni, alle 11 dimensioni, appunto, della famosa e controversa "teoria delle stringhe", ad esempio.
Consapevolezza di tutte le nostre dimensioni, che come in una perfetta connessione si uniscono alla  percezione dell'Universo.

Se tutto questo fosse la dimostrazione che il tutto è già in noi?
Come i Veda ci insegnano? Realizzarlo ed espandere questa consapevolezza non sarebbe nulla di sbagliato.. purtroppo tutte queste affascinanti ricerche, che sfamano la nostra mente, in realtà sono mosse per ben altri fini.
Non per la ricerca del "divino" che è in noi, della nostra connessione con il tutto, ma per poter "spostare" letteralmente i nostri ricordi in androidi, o rimodellare i ricordi e le connessioni.

Obiettivo transumanista

L'obiettivo del progetto Blue Brain, colui che ha svolto le ricerche riportate, è quello di costruire digitali ricostruzioni, biologicamente dettagliate dei topo, e in ultima analisi,del cervello umano. Questa strategia consente al progetto di costruire ricostruzioni digitali (modelli di computer) del cervello ad un livello di dettaglio senza precedenti.    Simulazione di supercomputer per studiare le complesse interazioni all'interno di diversi livelli di organizzazione del cervello e di indagare i collegamenti, dai geni alla cognizione.    

Questi non sono fantasie o calcoli algebrici, sono i passi delle nuove e recenti "scoperte".


False memorie complesse indotte nel cervello dei topi (fonte: Hao Wu, Whitehead Institute, MIT)

Come riportano le ricerche negli ultimi giorni:

Fonte ANSA
Falsi ricordi legati ad un luogo dove si trova del buon cibo, sono stati impressi nella memoria di topi durante il sonno e, al risveglio, gli animali hanno raggiunto esattamente lo stesso luogo indicato dal ricordo artificiale, in cerca della ricompensa. Lo scenario immaginato dal film 'Total Recall', e prima ancora dal romanzo 'Ricordiamo per voi' di Philip K. Dick, potrebbe non essere poi così fantascientifico.

Pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, l'esperimento è il più complesso finora condotto nella costruzione di memorie artificiali. E' avvenuto in Francia, con il coordinamento di Karim Benchenane, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnrs). I ricercatori rilevano che al momento è impossibile prevedere se anche la memoria umana potrebbe essere manipolata in modo analogo. Per la prima volta le false memorie indotti nel sonno consistono nell'organizzazione di qualcosa di complesso come una mappa e sono in grado di guidare il comportamento degli animali, una volta svegli.

L'esperimento è stato condotto in cinque topi, nei quali le cellule nervose dell'ippocampo sono state stimolate con elettrodi in silicio in grado di trasmettere informazioni simultaneamente ad un grande numero di neuroni. In questo modo sono state trasmesse informazioni nelle quali un determinato luogo veniva associato ad una ricompensa.

Per non dimenticare la “2045 Initiative” ideata da Dmitry Itskov, magnate dei media russo con una grande passione per la scienza e il transumanesimo (corrente di pensiero che sostiene l’imminente “salto” dell’umanità verso un nuovo stadio dell’evoluzione, grazie all’interazione con la cibernetica).

Il progetto si divide in tre fasi.

In primo luogo, la creazione di un robot umanoide chiamato “Avatar A”, tra il 2015-2020, e di un sistema di interfaccia cervello-computer. In questo modo sarà possibile avere già dei primi avatar robotici, estensioni fisiche della nostra volontà, da usare in compiti complessi che vanno dalla capacità di lavorare in ambienti pericolosi a quella di colonizzare lo spazio.

Successivamente, tra il 2020 e il 2025 si creerà un sistema di supporto vitale per il cervello umano, che si collega alla “Avatar A,” si trasforma in “Avatar B.” In parole semplici, così viene descritto.., "sarà possibile permettere a pazienti che hanno subito gravi menomazioni, ma che possiedono ancora un cervello intatto, di “trasferire” il loro cervello in simulacri artificiali che fungeranno da sistemi di supporto vitale." Non siamo ancora all'immortalità, perché il nostro cervello resta di tipo biologico e quindi soggetto all’inevitabile invecchiamento.

Il terzo passo, tra il 2030 e il 2035, il nome di “Avatar C”, svilupperà un cervello artificiale in cui trasferire la propria coscienza individuale con l'obiettivo di raggiungere l'immortalità cibernetica. Dovremo acquisire la capacità di creare una copia virtuale del nostro cervello, non solo dal punto di vista meramente fisico – neuroni, assoni e così via – ma soprattutto dal punto di vita più complesso, ossia la mente e la coscienza. A questo punto nel 2045 saremo pronti per trasferire la nostra mente in un ologramma che replicherà la nostra coscienza e ci fornirà una copia immateriale del nostro corpo, perfezionata e soprattutto immortale.

Con la benedizione del Dalai Lama
Concludiamo con questa ultima suggestione, lasciando ancora libero sfogo alla fantasia, connessioni, percezioni, sfruttando tutti i livelli possibili:
Nel maggio del 2011, Itskov ha ottenuto anche la “benedizione” del Dalai Lama, che il magnate ha incontrato nella sua residenza a Dharamsala. Il Dalai Lama ha dimostro grande interesse nel progetto soprattutto perché, al di là dell’obiettivo pratico, promette di impegnare enormi risorse nel tentativo di svelare il mistero più grande, quello della coscienza umana

La creazione dell' “Avatar C”, attraverso lo sviluppo di un cervello artificiale e comprensione della natura della coscienza umana, dice il Dalai Lama, potrebbe essere raggiungibile, e sarebbe un grande vantaggio per lo sviluppo futuro della scienza.



Non è il tipo di consapevolezza che desidero raggiungere... ad ognuno la sua idea.





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Alcune fonti

https://www.scientificamerican.com/article/living-in-two-dimensions/
http://www.zmescience.com/medicine/neurons-high-dimensional-structures/
https://cosmosmagazine.com/mathematics/how-your-brain-works-in-11-dimensions
http://bluebrain.epfl.ch/page-56882-en.html
http://2045.com/dialogue/29819.html
http://scienze.fanpage.it/la-singolarita-e-davvero-cosi-vicina/
http://scienze.fanpage.it/nel-2045-sara-possibile-trasferire-il-nostro-cervello-in-un-ologramma/



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