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2017/03/03

EMBRIONE SVILUPPATO IN PROVETTA:TRA PROGRESSO E PIFFERAI MAGICI


UN EMBRIONE sviluppato in provetta ma senza utilizzare un ovocita fecondato.





Un ovvio e scontato traguardo. Era solo questione di tempo.
La scienza va avanti, così il progresso, dovrebbero essere notizie piacevoli, esaltanti, perché, come ci dicono sono utili per studiare direttamente in provetta le fasi iniziali, e più delicate, dello sviluppo embrionale, senza ricorrere agli embrioni.... eppure qualcosa si è rotto in me. Un vuoto immenso. Quale il senso di continuare a scrivere che interferenti endocrini fanno male, che il nostro corpo è ormai una "cavia" in mano a lobby farmaceutiche, alimentari.. che siamo fatti di energia, che esiste la coerenza del cuore, che l'intestino ha un cervello, che occorre imparare a respirare, a vivere il presente e stare in stabilità nel movimento della vita, come in una sequenza di asana... se poi non troviamo abominevole il concetto di formare una struttura simile ad un embrione (così è stata definita)...in una provetta, oppure generare una gravidanza in placenta artificiale, esterna.

Siamo ormai pervasi da un senso di onnipotenza scientifica, di femminismo maschilista che non ci rendiamo conto di quanto siamo cavie di noi stessi... e di come usiamo questo inarrestabile progresso, solo per autodistruggerci.

Il progresso non si può fermare... ma risultare sconvolti e non accettare i suoi estremismi è possibile. Ormai vedo assuefazione completa, e mi chiedo fortemente che senso ha ancora continuare a scrivere su ayurveda, sulla scienza del mantenersi in salute, scrivere sulla disinformazione, se poi accettiamo questo tipo di progresso imposto e venduto come " utile all'uomo".

Il desiderio di vita eterna... ancora una volta i pifferai magici hanno vinto.

... ma forse non mi stancherò mai di dirlo...

"Per far crescere un albero non bisogna innaffiare le foglie, bisogna innaffiare le radici"

Era il 2 marzo del 2017

Per crearlo infatti si fa ricorso ai suoi componenti elementari: le cellule staminali. A riuscire nell’impresa, per la prima volta, è stato un team di ricercatori di Cambridge, che sulle pagine di Science descrive come indurre in vitro lo sviluppo di una struttura estremamente simile a un embrione naturale, utilizzando unicamente due tipi di cellule staminali embrionali di topo e un’impalcatura 3D composta di matrice extracellulare (un tessuto biologico su cui sono naturalmente ancorate le cellule). Un traguardo importante, spiegano gli autori della scoperta, che potrebbe aiutare in futuro a studiare direttamente in provetta le fasi iniziali, e più delicate, dello sviluppo embrionale, senza ricorrere agli embrioni.

Lo sviluppo embrionale. Normalmente, spiegano i ricercatori, un embrione si sviluppa a partire da una cellula uovo fecondata, dividendosi fino a formare una piccola sfera composta di cellule staminali. Di queste, quelle che andranno a costituire la base per lo sviluppo del corpo del feto vengono definite cellule staminali embrionali (o Esc), mentre le altre si dividono in due tipi: le Tscs che andranno a formare la placenta, e un gruppo di cellule staminali endodermiche “primitive” che formeranno in seguito il cosiddetto sacco vitellino, una struttura che garantisce i nutrienti essenziali per lo sviluppo dell’embrione.

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