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2017/01/14

PARLARE DA SOLI: NON È INDICE DI PAZZIA. PERCHÈ LO FACCIAMO? PERCHÈ FA BENE?



Parlare da soli non solo non è segno di follia, al contrario è uno strumento efficace e regala importanti benefici cognitivi.



Perché quando siamo adulti parliamo da soli?
I bambini lo fanno normalmente ed abitualmente, parlano a loro stessi ( “colloquio privato”) mentre svolgono un'azione, un nuovo compito...purtroppo perdiamo  questa abitudine crescendo, per la paura che parlare ad alta voce, a noi stessi, possa essere preso come un segno di pazzia. In realtà, come afferma la dottoressa Laura E. Berk,rinomata ricercatrice nell’ambito dello sviluppo infantile, si tratta di "necessità" che non sparisce mai. Ogni giorno, infatti, mandiamo messaggi a noi stessi con l'intenzione (volontaria o no) di aiutarci, confortarci, esaminarci, motivarci, ma purtroppo accade anche per punirci, riprenderci, sgridarci, accusarci.
Talvolta questi messaggi esistono solo a livello di pensieri, restando silenziosi, altre volte vengono esplicitati, in una sorta di conversazione ad alta voce con noi stessi.

Uno studio sull’abitudine di parlare da soli, condotto dagli Psicologi della Toronto University e pubblicato sulla rivista online Acta Psychologics, ha concluso che parlare da soli non solo non è da “matti”, al contrario fa bene, aiuta nei processi decisionali, aumenta l’autocontrollo e diminuisce i comportamenti impulsivi. In alcuni compiti sperimentali, ad alcuni soggetti veniva impedito di parlare con sé stessi; coloro che potevano parlare con sé stessi a voce alta hanno regolarmente ottenuto risultati migliori ai test, come vedremo dopo.


«Ci siamo resi conto che la gente agisce in modo più impulsivo quando non può usare la propria voce interiore, in sostanza, parlare con sé stessa, mentre fa qualcosa»,afferma il professor Michael Inzlicht, che ha diretto la ricerca. «Senza la possibilità di verbalizzare messaggi a sE stessi, i volontari esaminati nei nostri test non erano in grado di esercitare lo stesso ammontare di autocontrollo».

Quando  parli da solo stai dando finalmente attenzione a qualcuno a cui, generalmente non la doni: te stesso.

A questo punto le strade si biforcano, perché nel mondo della dualità, a seconda di come ci parliamo, la nostra mente, le nostre credenze possono prendere strade diametralmente opposte.

Diviene importante osservare e  chiedersi.. "cosa dico a me stesso?"
⇴ NEGATIVO: Parlo con me stesso per mettermi sempre in allerta di ciò che non ho ancora fatto?
Mi sgrido costantemente, riprendendomi, con epiteti poco rincuoranti per errori che ritengo sempre di fare?
Noto i rimpianti, rimorsi..
In tutti questi casi il tuo parlare con te stesso non potrà che rinforzare credenze che portano alla distruzione di chi sei, delle tue capacità, potenzialità, quindi è un parlare che farà peggio.

⇴ POSITIVO: Come ogni rovescio della solita medaglia se si ha un buon dialogo con noi stessi e il tuo parlare è onesto, non atto all'autodistruzione, allora è possibile fare chiari progressi per chiarire te stesso ed alzare il tuo umore, quindi stare bene.

La parola diventa lo strumento principale della neuroplasticità.


"Parlare con voi stessi vi sarà di aiuto solo se lo fate con rispetto."

Le nostre credenze, nel bene o nel male, possono essere cambiate, è stato dimostrato ad esempio che la famosa "ripetita iuvant" è davvero reale, ripetere più volte una determinata attività o una determinata lezione (nel caso degli studenti ad esempio), porta ad un rafforzamento ed a un consolidamento dei circuiti neuronali connessi a tale attività. Pensate quindi la potenza che ha ripetere una frase tipo "non riesco", "non sono capace", "non posso guarire"... ora pensatela al positivo, e quali sistemi si possono attivare ed innescare dicendo "io posso".


Parlare con se stessi, quindi, può diventare un importante strumento per avviare il cambiamento delle nostre credenza, costruire la nostra autostima, attivare la cognizione, attivare una cascata ormonale ed attivazione neurale atta alla guarigione e cambiamento: neuroplasticità.
Il tutto ovviamente può trasformarsi in un autoboicottaggio e distruzione.
A noi la scelta di come ci parliamo.

Osserviamo il bene che possiamo farci, perché quando parli con te stesso, parli con il tuo subconscio.

Come parlare a se stessi

Dialogo inconsapevole/consapevole
Il dialogo interiore è quasi costante e così abituato ad esserci, che, la maggior parte del tempo, non ci fai nemmeno caso.
Anche se non possiamo essere costantemente, consapevolmente, concentrati su di esso, il nostro subconscio invece lo è, e ascolta, registra, memorizza tutto ciò che diciamo a noi stessi, tra cui il chiacchiericcio mentale . Spesso non cerchiamo o vogliamo  creare questo discorso interiore, succede come pilota automatico. Portare consapevolezza aiuta ad evitare registrazioni negative nel nostro subconscio.

La grande notizia è che si può imparare ad essere consapevoli dei nostri pensieri e si può imparare a sostituire i pensieri negativi con quelli positivi fino a che questi ultimi diventano normale attitudine.
Come Louise Hay dice: 'E 'solo un pensiero, e un pensiero può essere cambiato.'

Reazione corporea al discorso mentale
Lo abbiamo già visto come emozioni, reazioni corporee e pensieri sono strettamente collegati (nutrendosi quasi uno dell'altra), seppur le reazioni corporee si attivino sempre prima del pensiero consapevole, questo perché il nostro cervello emotivo (sistema limbico) impiega circa 15 millesecondi per attivare nel corpo una risposta emotiva, la corteccia, invece, per rilevarla ne impiega 25. Il pensiero è sempre retrospettivo all'emozione.
Se però noi creiamo, attraverso parole, frasi, chiacchericci negativi costanti , una memoria fissa a cui le emozioni vanno ad attingere ogni volta che si presenta uno stimolo... non facciamo che rinforzare reazioni emotive negative e tossiche.

Leggi anche: EMOZIONI TOSSICHE E RIPROGRAMMAZIONE MENTALE

Il nostro corpo reagisce a questo dialogo interiore con la produzione di sensazioni ed emozioni che non abbiamo nemmeno realizzato di pronunciare.
Parlare di sé comprende anche pensieri in forma di immagini, flash ...
I sentimenti e le emozioni prodotte dalla nostra conversazione interiore poi portano a reazioni corporea, come ad esempio quelli associati con ansia, quando il discorso è negativo.

La mente subconscia accetta tutto il nostro parlare di sé come la verità, anche se non lo è, e poi va a creare le circostanze per abbinare.
Sarà semplicistico ma pensieri positivi attraggono altri pensieri positivi, e pensieri negativi attraggono altri pensieri negativi.

Donati un ringraziamento
Anche se sembra che nessuno ti stia apprezzando, in questo momento, non rafforzare questa credenza facendo tue le parole di altri... Tieni presente solo un dettaglio: parlare con te stesso ti sarà di aiuto solo se lo farai con rispetto.

Donati un incoraggiamento così allontani la depressione
Diventa quasi un oratore motivazionale. Propositi motivazionali ripetuti costantemente, soprattutto quando l'azione è difficile o ci si sente scoraggiati, sono un metodo, il metodo per cambiare il percorso neurale e raggiungere l'obiettivo, in qualunque settore: lavoro, studio, emozioni, relazioni... Nello yoga esiste il sankalpa.

Contrastare i pensieri negativi con quelli positivi
La percezione degli opposti (caldo-freddo, pesante-leggero, dolore-gioia) attiva entrambi gli emisferi, portando quindi equilibrio. Prova a farlo anche quando arrivano i soliti pensieri destruenti, negativi, ossessivi.. (si tratta di una forma meditativa che porta in risonanza e calma la mente, il corpo).
Ad esempio, se si pensa "non sarò mai in grado di farlo", aggiungi subito dopo "sarò in grado di farlo", e  chiediti "c'è qualcosa che posso fare che mi aiuterà a essere in grado di fare questo?" . Basta  con questo subire il "monologo" della propria mente, del proprio ego.. Quando la mente, l'ego parlano, tu rispondi, e dai loro altro su cui lavorare, ad esempio prova a cercare le cose che potrebbero  migliorare la difficile situazione.

Attivare la nostra forza non vuol dire imporsi un pensiero positivo.
Il pensiero positivo fine a se stesso, imponendoselo, mentre noi proviamo rabbia, delusione crea solo conflitto. Cambiare il modo di percepire gli eventi in modo positivo è ben altro. Vuol dire smettere di pensare che il mondo agisca per farci del male, che malattia, dolore ad esempio arrivino perché siamo esseri indegni, cattivi, inutili... tutto ci arriva perché possiamo attivare il turn on-off a ciò che non ci fa bene. Si tratta di un cambio di percezione non facile, vero, ma fattibile con l'allenamento e quando lo capirete diventerà vorticoso.

Leggere qui per imparare a capirlo ed attivarlo: LETTING GO: COSA È COME AVVIENE,IL SALTO QUANTICO

Dibattito su entrambi i lati di una decisione difficile.
Come principio generale bisogna evitare il conflitto, il conflitto crea tensione, ansia quindi malattia, disagio. La vita si manifesta nel duale e spesso ci troviamo a dover affrontare scelte.. ogni giorno, ogni azione ha un bivio, fermarsi in conflitto al bivio è dannoso ma osservare ed agire è buono.
Dire le opzioni ad alta voce ed elaborando istintivamente, velocemente i pro ed i contro, può contribuire a portare la scelta giusta alla luce, e potreste essere sorpresi dalla direzione inaspettata  che vostri pensieri prendono quando sono udibili.

Sfogarsi
Le emozioni sono come onde, con precise vie di scarico, come abbiamo visto più volte. Salgono, raggiungono l'apice e poi devono scendere. In questo loro movimento attivano, trascinandolo con sé, tutto il nostro sistema ormonale, neurologico... diviene quindi importante la via sfogo, la discesa, il turn off del sistema simpatico. Mantenere attiva l'emozione silente in noi, porta conflitto tra l'essere e il voler essere, tra ciò che facciamo e ciò che vorremmo fare...
Se non siamo soliti condividere con altri, tiriamo comunque fuori con noi stessi, ad alta voce o scrivendo... lo sfogo, perchè possa essere rilasciato. Lo sfogo non deve essere contro di noi o un crogiolarsi nel vittimismo, altrimenti si ricade nel compiacimento dell'ego, nella mente negativa ed il parlare a noi stessi diventa un'autopunizione.

Leggi anche: LA MALATTIA COME MESSAGGIO DEL CORPO E NON UNA PUNIZIONE


Quando si parla connettersi con il proprio cuore

Le nuove scienze, e ricerche, dimostrano ampiamente come il cuore, con la sua intelligenza, influenza il cervello. Mettere in connessione e risonanza cervello-cuore diventa il fondamento principale per un miglior vivere.
L'Hearthmath Institute (i cui ricercatori si attivano nella dimostrazione dell'intelligenza del cuore e di come vivere in sua risonanza porta alla riduzione di quel ciclo distruttivo, innato nell'uomo, nella società.. quindi porta calma, autoguarigione, connessione) parla infatti di un "parlare con se stessi" con onestà e sincerità, onorando e rispettando il proprio desiderio di cambiamento.

 "Il più significativo self-talk si verifica quando il cuore - il tuo vero sé - parla alla mente. Se ti senti alla deriva è la mente a parlare, fare quindi uno sforzo genuino per facilitare nuovamente la connessione con il vostro cuore.
Se indecisione o dubbi cominciano ad affiorare, questa è solo la vostra mente a parlare. Basta rendersi conto che è il vecchio modo di pensare, e ricollegareil cervello  con il cuore e impegnarsi nuovamente nel cambiamento che veramente desideriamo
"


Leggi anche: AUTO AIUTO PER ANSIA, STRESS E DEPRESSIONE: IL POTERE DELLA COERENZA CARDIACA


In cosa aiuta parlare a se stessi?

Comprendere meglio i propri pensieri
Ti è mai capitato ad esempio di piangere o sentirne il bisogno, anche se apparentemente non avevi pensieri negativi? "Questioni ormonali" si potrebbe dire.. certo, ma teniamo conto che queste vengono attivate sempre in risposta ad un evento, l'evento può essere un ricordo nascosto anche apparentemente rimosso, collegamenti antichi che attivano la nostra amigdala.. Parlare con noi stessi aiuta a tirar fuori, aiuta ad osservarci.

Diventare responsabili di come ci si sente
Sono pensieri che attiviamo in risposta a certe situazioni ed eventi, che  determinano come ci sentiamo, non la situazione stessa, esterna a noi. Anche se difficile da digerire.. nessuno o niente può farci sentire nulla, tutto dipende dalla nostra percezione.
Se qualcuno ci critica, il nostro pensiero immediato sarebbe qualcosa di simile: "Beh, ovviamente, pensano che io sia inutile, ed anche a me loro non piacciono/ Non sono mai abbastanza buono, bravo... Sembra che io non possa fare niente di giusto." A questo punto iniziamo il cammino, silente, verso lo stato depressivo, autodistruttivo, la malattia compare.. ed ancora ciechi ed inconsapevoli diamo la colpa agli altri di come stiamo e di come ci fanno sentire.
Ma cosa accadrebbe se i miei pensieri fossero stati completamente diversi? Che cosa accadrebbe se pensassi: "Va bene, accetto l'opinione altrui. Forse avrei potuto farlo meglio. Ma ho fatto il meglio che in quel momento ho saputo fare. Sono sicuro che non stavano cercando di farmi del male. "
Questi pensieri avrebbero un effetto completamente diverso sul mio/tuo umore.
Non è facile, ma ciò che va imparato ed accolto è la responsabilità di come stiamo, di come agiamo. Questo è molto potente!

Potenzia la  memoria
Su questo argomento tante sono le ricerche che dimostrano come nominare ad alta voce gli oggetti, o concetti aiuta a fissarli e ricordarli meglio.

Il giornale trimestrale di psicologia sperimentale ha pubblicato i risultati di un interessante studio di come l'auto ripetizione della parola abbia portato ad una velocizzazione del ritrovamento dell'oggetto ricercato.
 
Migliora la capacità di attenzione e concentrazione
Infatti, per molte persone con ADD, parlare a se stessi per portare un groviglio di pensieri nel fuoco. Si noti come capita spesso di vedere atleti mormorando sotto il loro respiro prima di un evento; sono essi stessi calmando e incoraggiando. Funziona.     

Elimina stress ed ansia
Penso sia ben chiaro, ed ovvio, avendo compreso tutti i passi precedenti, come parlare a se stessi con rispetto, consapevolezza, amore senza negatività porta equilibrio alla mente, la placa, le permette di trovarsi in un territorio neutro, quindi attivare la percezione in modo chiaro, veloce, intuitivo.
Una mente quindi pronta a percepire, ad imparare il nuovo, intraprendere nuove strade e percezioni del sé... attivare la neuroplasticità per la guarigione.



'Trovare lo stato di agio-interiore non è solo per salvarsi dallo stress, ma per mantenere il collegamento con il cuore e l'allineamento coerente tra la mente, le emozioni e il cuore. Lo stato di agio non vuol dire muoversi tutto il giorno alla velocità di una lumaca, né uno stato di addormentamento o pensiero positivo imposto.
'Si tratta di rallentare il linguaggio del corpo interiore -. Le reazioni meccaniche mentali ed emotivi che causano errori e compromettono le amicizie, e creano il dramma interiore che ci porta a giudicare noi stessi o gli altri'

(tratto da un discorso del fondatore dell' HeartMath Institute, il Dott.re Lew Childre)



Chiarimento: in certe occasioni, parlare da soli potrebbe essere effettivamente un segnale di un disturbo mentale (insieme ad altri fattori), ma in quei casi, la persona solitamente sente delle voci a cui dà delle risposte. In altre parole, in generale la persona non parla con se stessa, ma lo fa con un interlocutore irreale. Inoltre, i messaggi stessi si solito sono incomprensibili oppure non hanno un’organizzazione logica.

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