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2016/11/05

TUMORE AL SENO: MULTIFATTORIALE E PSICOSOMATICO CON INTERPRETAZIONE SOCIALE.




Quando parliamo di cancro, parliamo di una patologia che fa ancora molta paura, e non solo dal punto di vista del paziente ma anche dello stesso dottore.

Il cancro sovverte il concetto canonico occidentale di malattia, sovverte il paradigma classico:  il patogeno che colpisce., qualcosa che viene fuori da noi, l'agente esterno che genera lo stato.

Nel cancro non succede questo. È un qualcosa che avviene all'interno.
Qualcosa si rompe, l'equilibrio cessa e comincia a dare origine ad una degenerazione.

Cosa sappiamo oggi del cancro?
Che è sicuramente, come affermano dottori e scienziati: multifattoriale e psicosomatico, concetti ormai conclamati. Anche la medicina ufficiale è arrivata a questo assunto.

Multifattoriale
Quindi come l'aria, l'alimentazione, le emozioni vanno ad interagire determinando l'equilibrio e disequilibrio.
Di cancro non esiste uno solo, di cancri ne esistono tanti quanto sono i singoli pazienti.
Ognuno ha la sua storia e tipologia.

Psicosomatico

Mentre il multifattoriale è stato ormai metabolizzato come concetto, il psicosomatico è molto più difficile da elaborare tanto per il medico quanto per il paziente, certamente dovuto da decenni di GHETTIZZAZIONE del concetto psicosomatico (concetto in origine ben diverso da quello che ne fa la medicina ufficiale, poichè tutte le patologie, fatta eccezione di quelle pandemiche hanno origine dalla psiche e raggiungono il soma)

Eppure tanti medici che lavorano nel campo tumorale, e sono medici integrati (medici delle evidenze) guardano i fatti.

In tanti tumori hanno riscontrato traumi precedenti, il tumore ne diventa l'emblema. Manifestandosi, richiede attenzione dove sino ad allora vi era il buio e non era stato guardato, riassumendo simbolicamente la biografia di quella persona.
Concetto che si estende alla malattia in generale.
=→ MALATTIA COME PORTATRICE DI LUCE: Un nuovo medico, una nuova medicina per nuovi pazienti.

La malattia come urlo disperato del corpo che chiede una trasformazione emotiva.
Molti casi di guarigione, infatti, avevano all'interno un processo di trasformazione. la malattia veniva accettata nella sua diagnosi e compresa come ultimo tentativo di riparazione di un conflitto.

Nel momento che questa veniva compresa ad un livello psicosomatico avvenivano le "situazioni" straordinarie di regressione e guarigione.

Alcune sono state aneddotiche, altre studiate scientificamente.
Importante suggestione che vi lascio è il libro di Pier Mario Biavio (oncologo) "Il cancro e la ricerca del senso perduto"

Quando arriva la diagnosi di cancro è destruente, la paura blocca, tiene in pugno ed è quindi difficile fare una scelta diversa, una scelta integrata, anche perchè spesso, come dice la dottoressa Erica Poli, non c'è la possibilità di sapere a chi rivolgersi. Servono persone competenti dal punto di vista professionale, con una deotologia. Purtroppo sappiamo che in questo campo non sempre l'etica viene rispettata e non sempre l'aspetto deontologico è rispettato..

Proviamo però a fermarci. Prendere il tempo per scaricare l'emozione arrivata dalla diagnosi. La diagnosi non deve essere negata. Il fatto conclamato esiste. la sua negazione non modifica la realtà.
Ciò che diviene importante è l'accettazione. Accogliere la malattia come un' occasione di trasformazione, quindi accogliere l'avvertimento che qualcosa va lasciando andare o modificato.
Non vuol dire senza fatica, la malattia arriva sempre puntuale a toccare il punto in cui si è più ancorati alle nostre difese o conflitti.

Il tumore al seno

Paradossalmente il tumore al seno risulta ad oggi uno dei più diffusi ed esponenzialmente in crescita. Come possibile?
Perchè tante donne sono sempre più colpite in maniera più o meno grave al seno, alle ovaie?
Sicuramente abbiamo visto che le donne sono quelle maggiormente esposte a fattori esterni che vanno ad interagire con gli ormoni.

Ma la componente sociale, psicologica emotiva del concetto di donna galenica negata può in qualche modo essere un fattore scatenante? Un essere donna che la società moderna ha ormai represso, modificato, alterato a tal punto che rivendica la trasformazione?

Il seno, non a caso, nella metamedicina, rappresenta la maternità, il "nido" materno, e l'affettività.
Nella donna destrimane il seno sinistro riguarda l'aspetto materno, ossia le relazioni con le persone nei confronti delle quali si hanno atteggiamenti materni di protezione, oppure il "nido" di una casa, il nucleo familiare. Il seno destro, sempre per una donna destrimane, riguarda l'affettività, le persone che abbracciamo e stringiamo. Per la donna mancina vale il contrario.

Una eccezione rilevata è l'emozione intensa legata ad un dolore di separazione con il partner può colpire il seno destro(aspetto affettivo di una donna destrimane), se però quell'emozione è in risonanza e richiama un dolore antico di abbandono nell'infanzia (quando la mamma badava a noi) il seno colpito sarà il sinistro.

Se entrambi i seni sono colpiti l'emozione riguarda tanto l'aspetto affettivo quanto l'aspetto materno.

Riassumendo:

- forte senso di colpa, un'emozione di intenso dolore, di rifiuto, di abbandono, l'impressione di essere accusata ingiustamente dal partner, dal figlio o persona nei quali ci si sente responsabile.
- forte emozione riguardante il "nido" familiare.

I due scenari di osservazione, individuale e sociale.

A questo punto si aprono due scenari di osservazione, uno prettamente individuale, quindi andando a riosservare la propria biografia, quindi un'analisi personale, intima. Il conflitto di maternità, la perdita e distruzione del nido, quindi divorzio, separazione.. o ancora più a ritroso conflitti, traumi, paure, emotività represse di un nido dell'infanzia..

Sono tantissime le storie di donne, madri che alla morte del loro figlio hanno poi maturato un tumore al seno (o utero).
La stessa indagine di Hammer, sulla malattia, ebbe come origine l'evento personale della morte del figlio. Sia lui che la moglie vennero colpiti, a distanza di poco tempo, da un tumore agli organi riproduttivi.

Il secondo scenario che sarebbe interessante valutare è uno sociale.
La donna in sè quanto è stata abbandonata, tradita dalla stessa figura femminile che mostra fisicamente il suo essere?
Ovvero quanto la donna ha rinnegato la sua stessa natura per attivare e dirigersi verso una richiesta sociale, ben diversa e quasi opposta?

Ormai le neuroscienze, la neuroimaging ci hanno dimostrato ampiamente come la donna sia ben diversa dalla struttura uomo, sia da un punto di vista neurale, sia di attivazione ormonale.

La donna è ossitocina, la donna, come la scienza dimostra ufficialmente, ha le aree associative (corteccia prefrontale) molto più sviluppate dell'uomo.
Nei centri dell'ascolto e del linguaggio ha l'11% di densità neurale più dell'uomo. Nella donna la disposizione de neuroni è ben diversa da quella dell'uomo. In questo ultimo sono ben organizzati e la sua mente quindi processa in modo analitico. Nella donna sono ammassati, quindi, ha sicuramente meno precisione, ma maggior capacità di associazione, commistione, organizzazione, unione..Le scienze confermano che nella donna esiste una innata, biologica capacità e necessità di attaccamento, mettere insieme, empatia, appianare, una risposta emotiva maggiore (niente toglie all'uomo perchè le sue qualità diverse sono indispensabili a lui e alla figura della donna).
Un dire, questo, che le filosofie antiche hanno sempre sostenuto: potere di integrazione, accoglimento, nutrimento, ricettività,connessione.

Quindi una struttura quasi archetipa della donna, in tutta la sua sacralità.

Interessante può essere la lettura di questo articolo a riguardo:
=→ BLACK STAR: RELIGIONE ED ESTASI ATTRAVERSO IL FEMMININO
Se poi pensiamo a quanta trasformazione la donna ha subito dalla società galenica ad oggi è quasi vorticoso.
Una donna che ha dovuto rinnegare se stessa, la sua parte esoterica e sacra, una donna violentata, sottomessa, spogliata di ogni diritto.. per poi avere una donna "guidata" alla rivendicazione .., sicuramente giusta sotto molti punti di vista,  ma una rivendicazione che non l'ha portata alla vera accettazione di sé. Non ci troviamo, oggi, difronte ad una donna consapevole di se stessa, ma una donna in cerca di libertà e spazio che per millenni le è stato privato violentemente.
Abbiamo quindi una donna che nella rivendicazione di libertà e "basta con la sottomissione" si è dimenticata come è predisposta biologicamente.
Non è questione di avere figli o no.. il discorso sarebbe banale e futile se lo circoscrivessimo a questo concetto.
Il discorso è sullla sua necessità di nido. Ha neuroni, ormoni che si attivano in quantità tale che è naturalmente biologicamente portata al nido, alla comunione, ed anche alla maternità.
La maternità non è solo da intendere maternità di parto..ma un concetto ampio, di accoglimento.

La donna, portata dal suo bisogno, ma anche dalla società ancora prettamente maschilista deve perciò rinnegare la sua natura...
La donna deve lavorare come l'uomo, deve rinnegare il tempo al nido, deve fare tutto e quindi nulla... il suo fisico viene cancellato e le viene  fatto credere, che è lei a decidere.
Dimentica, quindi, la sua grande diversità dall'uomo.. e invece di farne la sua forza, lo cancella, perchè crede sia la sua debolezza. Tanti sono gli imput, esterni ed interni il risultato è che abbiamo una società occidentale dove la donna si auto-castra, si auto-distrugge, una donna che auto-rinnega chi è naturalmente, in nome, forse, di bisogni e sogni non reali.

Riponiamoci ora, a questo livello di consapevolezza, le stesse domande poste livello individuale (indicate all'inizio)

- esiste un forte senso di colpa, un'emozione di intenso dolore, di rifiuto, di abbandono, l'impressione di essere accusata ingiustamente dal partner, dal figlio o persona nei quali ci si sente responsabile? (dolore,rifiuto,abbandono di chi siamo realmente in quanto donne?)
- esiste una forte emozione riguardante il "nido" familiare? (lo abbiamo rinnegato ?)

Tutto può tornare vero?

Non a caso le forme tumorali al seno ed utero sono presenti nelle società dove la donna è in "carriera". (prendere il concetto non alla lettere.. lavoro e progetti sono importanti ma non devono distogliere dalla consapevolezza ed accettazione)

Ritornando al tumore al seno... è multifattoriale.. quindi tanto concorre.. e la società, nostro specchio, concorre a plasmarci mentalmente, emozionalmente, quindi a far "morire" il nostro archetipo..ed il sé, quando simbolo di maternità, nido, accoglienza , viene tradito e violentato, grida forse il suo estremo segnale di bisogno di cambiamento..attraverso il cancro al seno.

Quindi sì, cambiamo abitudini alimentari, cosmetiche, emozionali.. ma anche aumentiamo la nostra consapevolezza di donna.. accettando come siamo fatte, capendo anche perché.
Questo discorso non deve portare a frasi riduttive.. a me se io non posso avere figli allora? devo sentirmi in colpa??
Il discorso affrontato va ben oltre.. e donna è molto di più. La colpa non serve a nulla, mai. Tutto ha un senso, nel salto quantico nulla viene per nuocere, dipende solo dalla nostra percezione dell'evento.
Vorticoso e non facile...ma il salto quantico è forse la strada più importante da comprendere. Una strada di accettazione e comprensione che prima della scoperta del quantum era stata già ampiamente descritta da ogni filosofia religiosa e non... da est ad ovest.. da ogni popolo.


Altre letture  nella sezione
SALTO QUANTICO








Le informazioni contenute in questo blog non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata


Fonti parziale
Ogni sintomi è un messaggio Claudia Rainville

Immagine di David Allen, uno dei tanti artisti specializzati in questa pratica che, almeno negli Stati Uniti, pare riscontri sempre di più un effetto positivo sulle donne per nascondere con un segno indelebile i segni delle cicatrici post operatorie.

4 commenti:

  1. Ho letto più volte il tuo articolo e ci ho pensato a lungo, per questo ti ringrazio per darmi l'opportunità di allenare la mia
    mente e spero che con il dialogo su possa arrivare ad una crescita di entrambi.
    In sostanza ho ritrovato alcuni punti di cui volevo parlare nel tuo articolo :

    UNO : questa correlazione tra trauma ricevuto e parte del seno colpita dal tumore, da dove deriva ?

    DUE : vorrei sbagliarmi, spero, ma ad un certo punto parli di come la donna , al giorno d'oggi, debba lavorare, ma intanto parli anche di come la donna sia oppressa dalla società, e non libera .Non credi che la donna lavorando possa guadagnarsi una propria indipendenza, cioè una sua libertà? Perché dal modo in cui lo hai detto, si potrebbe alludere al fatto che la donna non debba lavorare, e questo andrebbe contro la odierna ricerca della parità di genere, riportandoci in un medioevo in cui la donna si occupava soltanto del "nido" perché considerata soltanto in grado di fare questo
    Inoltre , l'archetipo della donna non può essere solamente relegato alla creazione di un "nido" , se no si potrebbe cadere nella fallacia di pensare la donna come misero strumento, come una lavatrice che serve solo a sfornare abiti puliti , scusa la metafora troppo bassa.

    comunque voglio ringraziarti di come nelle ultime righe hai specificato come queste "terapie alternative" non debbano sostituire la medicina tradizionale (e ti ammiro per questo visto che in molti fanno il contrario) che come tutti sappiamo è l'unica ha dare certezze , e non , supposizioni o statistiche

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    1. Scusate gli errori grammaticali ma ero preso dalla fretta di rispondervi, l'importante è che si sia capito il senso

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    2. Buongiorno, sono del parere che se il confronto viene fatto con un'apertura mentale a 360° senza arroganza, porta sempre alla crescita, poichè ciò che arriva è sempre nostro specchio, quindi non a caso è motivo per porsi delle domande.

      Il discorso che ho brevemente affrontato, perchè l'ho reso molto sunto, sulla correlazione viene da diverse strade.
      La correlazione immediata viene dal testo di metamedicina della psicoterapeuta Claudia Rainville (citato in calce come fonte), volendo si può leggere il testo della Nuova Medicina Germanica di Hammer.
      Questo per indicare la correlazione diretta al concetto nido.
      Per quanto riguarda il concetto di correlazione fra mente e corpo il discorso si ampia notevolmente, , passiamo dai Veda,con i testi sull'Ayurveda quindi mente e soma uniti (tutte le malattie, fatta eccezione di quelle pandemiche sono di origine psichica... quindi psicosomatiche, discorso lungo perchè come ho accennato nel testo noi abbiamo una considerazione di psicosomatica come qualcosa di secondo grado..)per poi avviarci alla nuova scienza.
      Qui entriamo nel mondo dell'epigenetica.. che chiarisce molto chiaramente come qualunque cosa esterna possa influenzare i nostri geni, fra cui le emozioni. Le emozioni sono fatti fisici.. i traumi innescano una situazione emozionale-fisica che può portare alla malattia.
      Dimostrazioni sono state fatte sulle vie di scarico delle emozioni..sbirciando in rete (ma qualcosa ho riportato nel blog mi pare nella sezione salto quantico)può trovare tantissimo materiale.

      Insomma un lavoro di anni di letture, conferenze..relative ad una nuova concezione della malattia. Concezione su cui si sta muovendo anche la medicina ufficiale. Le posso suggerire anche conferenze di Erica Poli.

      Per quanto riguarda il discorso sul femminismo, sulla concezione della donna, davvero su due righe non saprei come riassumere. Vediamo..

      Spero siamo in accordo che il concetto donna è stato completamente stravolto, e che conosca il concetto di società galenica, perchè di questo parlo. Nella società galenica, prima dell'arrivo dei "guerrieri" uomo e donna erano paritari.. la parità non consiste nei lavori, questo ha di fatto reso l'uomo di serie A e la donna di serie B.>
      Il discorso di parità è un discorso di rispetto.. e di riconoscimento. La donna ha un potere fisico, mentale ben diverso e diciamolo molto superiore all'uomo. ha attivazioni ormonali e neurali che portano all'estasi alla connessione suprema...
      Questo però non vuol dire che la donna è superiore.
      Anzi.. il ruolo della donna è A. il ruolo dell'uomo è A.
      L'uomo è l'azione.. è ormonalmente, mentalmente strutturato così, oltre che fisicamente.. . e diviene importante che così sia.
      Il ruolo della donna è la comunione, tenere unito, proporre.. l'uomo agisce. L'uomo rende manifesto. L'uomo con il suo spermatozoo feconda. la donna accoglie. È un concetto talmente potente questo che è tristissimo vederlo ridotto a puro commercio e scambio biologico.
      Al di là che avvenga o no (ovvero la nascita di un bambino) l'uomo e la donna rimangono così.. strutturati così.. le loro relazioni si basano su questo concetto(azione-accoglienza) infatti non a caso molte delle incompresioni uomo e donna scaturiscono dalla non comprensione dell'altro. Dalla non comprensione di come è una donna, e di come è un uomo. Siamo stupendamente diversi fatti per completarsi.

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    3. Il concetto di rinnegarsi viene proprio dall'aver instillato nella donna il senso della rivendicazione.
      Rivendicare la libertà è bene.. la donna ha subito di tutto e di più.. ma il rispetto non è obbligatoriamente dire l'utero è mio lo gestisco io..o rinnegare che biologicamente ha un termine il suo utero..è bello così è naturale così..
      La donna vuole agire come l'uomo.. la donna è giusto che abbia diritti uguali, ma la donna sa di essere diversa? perchè rinnegarsi?

      Faccio un esempio stupido.. il ciclo mestruale.
      Il ciclo mestruale è un evento importante. Ogni mese la donna entra profondamente in contatto con se stessa. Energeticamente diventa 8 volte più potente, non a caso gli antichi non le facevano entrare nei luoghi sacri. la loro aurea energetica avrebbe sovrastato. Ma tralasciamo questo filone.. fisicamente è un periodo di ricambio, e di debolezza, fragilità fisica e non per ultima emotiva.

      In pratica alle donna viene detto tu devi rendere come un uomo ...e quel momento viene messo in secondo piano, lavora, agisce..come se nulla fosse.
      Ci sono lavori, parlo personalmente, dove per 6 ore in piedi non hai la possibilità neanche dia vere un cambio al bagno. Questo è rispetto della donna?

      Il discorso è lungo e complesso.. quando si parla di donna che socialmente ha rinnegato la sua natura..non rispetta se stessa. Non capisce il ruolo importante che ha nei confronti di se e dell'uomo.. è una donna in continua gara all'uomo.. non sua complice.
      Io non auspico un ritorno agli anni in cui non poteva parlare, istruirsi, lavorare.. ci mancherebbe!!! Mi auspico un ritorno ancora più lontano, che forse sotterraneo, attraverso nonne e mamme.. è rimasto ancora nei meandri della società moderna. La potenza della donna come unione. Lavorare meno in un settore non vuol dire essere inferiore.. vuol dire riappropriarsi di un aspetto che aveva rinnegato.

      Andrei avanti per ore.. io sono per la donna libera, potente, consapevole di sè (ovvio anche dell'uomo).. e non della femminista, a mio parere schiava della società maschilista.

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