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2016/11/24

INQUINAMENTO DA PFC IN VENETO, NUOVO RAPPORTO, COME ENTRANO NELL'ORGANISMO.





Greenpeace Italia ha pubblicato un nuovo rapporto che identifica quattro aree del mondo nelle quali la produzione di composti chimici pericolosi come i PFC (composti poli- e per-fluorurati) ha generato un inquinamento diffuso nell'ambiente, nelle acque superficiali (fiumi e laghi), potabili e di falda ma anche nell’ aria e nella polvere domestica.

L'associazione esamina i casi di Italia, Ohio-West Virginia (Usa), Olanda, Cina.

Nel nostro Paese, l'area interessata dalla contaminazione si estende per circa 150 chilometri quadrati e ricade nelle provincie di Vicenza, Padova e Verona.

Una sola la domanda:
quell’acqua che, per anni e in modo inconsapevole, moltissimi vicentini hanno bevuto può rappresentare un rischio per la salute? Risposta: «Sì».
In Veneto, come in altre aree del mondo interessate dalla produzione di PFC, queste sostanze si trovano nell'acqua ma anche nel sangue delle persone.
greenpeace.org



In  totale,  si  contano  23  classi  chimiche  di  PFC  cui  appartengono  il  Perfluorottano  Sulfonato  (PFOS)  e  l’Acido  Perfluorottanoico  (PFOA).  Il  primo,  è  il  composto  più  importante  tra  i  perfluorosulfonati  (PFAS), mentre  il  secondo  lo  è  nell’ambito  dei  perfluorocarbossilati (PFCA). Entrambi, però, non sono impiegati direttamente come tali, bensì sono i capostipiti di numerosi prodotti sia industriali che di largo consumo.
I composti perfluoroalchilici vengono usati inoltre nei rivestimenti dei contenitori per il cibo, come ad esempio quelli dei “fast food” o nei cartoni delle pizze d’asporto, nella produzione del Teflon® (dalle note proprietà antiaderenti) e del Gore-Tex®, materiale che ha trovato applicazione in numerosi campi.

Le aree vicine agli impianti chimici di produzione di PFC costituiscono alcune delle zone con i più alti livelli di contaminazione nel mondo da PFC.

PFC in Italia



Uno studio pubblicato dal Ministero dell’Ambiente nel 2013 ha mostrato la presenza di PFC nelle acque superficiali e potabili in una vasta area della Regione Veneto. L’area interessata dalla contaminazione, estesa per circa 150 chilometri quadrati, ricade nelle provincie di Vicenza, Padova e Verona e le persone potenzialmente esposte alla contaminazione sono tra 350 e 400 mila.






Nello studio del Ministero sono state identificate elevate concentrazioni di PFC sia nelle acque superficiali  sia nelle acque potabili, in particolar modo per il PFOA (tra 230 e 3.600 volte più elevate), rispetto a quelle registrate in aree limitrofe non contaminate (tra 0,5 e 8,0 ng/l).

L’ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto) ha identificato come fonte principale della contaminazione (circa il 97per cento) un impianto di trattamento delle acque reflue in cui confluiscono gli scarichi dell’industria Miteni, un’azienda chimica specializzata nella produzione di PFCper varie applicazioni industriali inclusi i trattamenti impermeabilizzanti utilizzati nell’industria tessile.
Le attività produttive della Miteni sono iniziate nel 1964, come RIMAR, e nel 1988, dopo il cambio di proprietà, l’azienda ha cambiato il nome in quello attuale diventando una joint venture tra Mitsubishied ENI. Dal 2009 l’azienda è di proprietà del gruppo internazionale International Chemical Investor Group (I.C.I.G.).

Dopo la scoperta della contaminazione del 2013, la Regione Veneto ha iniziato il monitoraggio delle acque superficiali e potabili in tutta l’area interessata. I campioni di acqua potabile analizzati dal 2013 al 2016, nonostante abbiano mostrato una riduzione della presenza di PFC a partire dal 2013, hanno evidenziato livelli di contaminazione ancora preoccupanti sia per composti a catena lunga (PFOA e PFOS) che a catena corta (PFBA e PFBS).
Nel periodo di indagine (2013-2106) le concentrazioni hanno raggiunto valori fino a 600 ng/l per il PFBA, fino a 700 ng/l per il PFBS e fino a fino a 110 ng/l per il PFOS
.

Anche per il PFOA, un composto a catena lunga non prodotto dalla Miteni a partire dal 2011, i livelli di contaminazione nell’acqua potabile hanno raggiunto valori elevati (fino a 1.400 ng/l). Le concentrazioni di PFOA, PFOS, PFBA e PFBS erano molto elevate soprattutto se confrontate con quelle registrate in aree vicine non contaminate in cui i livelli di contaminazione di queste sostanze erano sempre inferiori a 10 ng/l. Nel maggio 2015 la Regione Veneto, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha annunciato il lancio di un programma di monitoraggio biologico su oltre 600 persone residenti in 14 comuni al fine di valutarne il grado di esposizione a PFC tramite l’analisi di campioni di sangue.

I risultati preliminari hanno mostrato nelle persone maggiormente esposte valori nel siero fino a 754,5 ng/g (concentrazione mediana 74,21 ng/g) per il PFOA, fino a 70,27 ng/g (concentrazione mediana 12,0 ng/g) per il PFOS e fino a 14,41 ng/g (concentrazione mediana 0,75 ng/g) per gli altri PFC.
Queste concentrazioni risultano fino a 20 e 1,9 volte più alte, rispettivamente peril PFOA eil PFOS, se confrontate con quelle riscontrate in popolazioni italiane non esposte alla contaminazione da PFC(concentrazione media di PFOA e PFOS rispettivamente di 3,59 ng/g e 6,31 ng/g)

Ad oggi, gli Stati dell’Unione Europea  stanno  lavorando  per  l’inserimento  del  PFOS  e  dei  suoi  98  composti  correlati  nella  lista  stilata  dalla Convenzione  di  Stoccolma,  in  cui  sono  riportati  i  composti  più  pericolosi  per  la  salute  dell’uomo  e  dell’ambiente  in  quanto  inquinanti  organici  persistenti  (POPs  da  Persistent  Organic  Polluttants).

“La contaminazione da PFC minaccia seriamente le popolazioni esposte, in Veneto come in Ohio-West Virginia”, spiega Giuseppe Ungherese, campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Stiamo chiedendo alle aziende dell'abbigliamento outdoor, uno dei settori che impiega queste sostanze, di eliminarle dalla produzione entro il 2020. Alcuni marchi lo stanno già facendo perché le alternative sono già disponibili sul mercato. In Italia,
l'impegno del Consorzio Italiano Detox, nato a Prato, mostra che è possibile intraprendere fin da subito un percorso trasparente e credibile per l'eliminazione dei PFC nei nostri vestiti”.

Da un punto di vista medico, le popolazioni esposte ai PFAS, in particolare quelle che vivono nelle vicinanze degli impianti produttivi di PFC, possono considerarsi a rischio”, commenta nel video pubblicato oggi da Greenpeace Italia il dottor Vincenzo Cordiano, ematologo e referente per il Veneto di ISDE (Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia Onlus).

Alcuni danni del PFOA


Oltre  l’allarme  destato   dalle   proprietà   di   persistenza   dei   PFC,   questa   loro   capacità   di   bioaccumulo   suscita   preoccupazione in quanto, questi composti sono sospettati di esplicare tossicità su piante ed animali.

PFOS e PFOA, infatti, si sono dimostrati in grado di causare un’ampia gamma di effetti avversi, sia in studi  di  laboratorio,  in  vitro  e  in  vivo,  che  in  studi  epidemiologici,  e  dunque  il  loro  potenziale  di  bioaccumulo aumenterebbe la loro efficacia.
=→ Studio dell’influenza della contaminazione ambientale da PFOS e PFOA del Mar Mediterraneo sui prodotti della pesca

Anche l'Environmental Protection Agency (Epa) - agenzia Americana di protezione ambientale - ha accertato che una delle sostanze utilizzate nella produzione del teflon - l'acido perfluoroctanico (PFOA) - permane nel sangue per 4 anni.  I danni accertati e denunciati sono al fegato e all'apparato riproduttivo, oltre che per la gravidanza e per i feti, dato che i residui di questo materiale sono stati individuati nei cordoni ombelicali e nel sangue delle donne in attesa di un figlio, nel latte durante l'allattamento. Gli scarichi industriali di PFOA possono provocare l'accumulo della sostanza tossica nelle falde acquifere, con contaminazione delle acque potabili. Il PFOA è ritenuto una sostanza  cancerogena per gli esseri umani.

La EGW ha rilasciato la dichiarazione che da nuove recenti indagini il PFOa è molto più pericoloso di quel che si è sempre pensato.

Il PFOA può causare il cancro, difetti alla nascita e malattie cardiache e indebolire il sistema immunitario

PFOA e altre sostanze chimiche nella sua classe, conosciute come PFC, possono essere trasmesse dalla madre al feto nel grembo materno.
In Italia sempre nel 2006 il progetto europeo PERFORCE avviò un'indagine per stabile la presenza di PFOA e derivati nelle acque e sedimenti dei maggiori fiumi europei...da questa è risultato che il PO AVEVA LA CONCENTRAZIONE MASSIMA DI PFOA FRA TUTTI I FIUMI EUROPEI.

Tra i fiumi non tributari del fiume Po, Tevere e Adige mostrano concentrazioni di PFAS pari ai livelli di fondo anche a valle di grossi insediamenti urbani come la città di Roma.




L'evidente situazione di rischio per l'ambiente e l'uomo ha portato nel 2011 stipulare una convenzione tra il Ministro del territorio e l'istituto di Ricerca sulle acque del CNR per lo studio del rischio ambientale da PFOA

Il Progetto di Ricerca per la valutazione del Rischio Ambientale e Sanitario associato alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche
(PFAS) nei principali bacini fluviali italiani (link PDF)


Carlo Zaghi, Giuliana Serrini
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare
Direzione Generale per le Valutazioni
Ambientali
Divisione V «Certificazione Ambientale,
Prodotti Chimici e Acquisti Pubblici Verdi»

SINTESI ATTIVITÀ REGIONE VENETO AGGIORNAMENTO AL 31.03.2016


 


Per approfondire l'argomento e saperne di più sul PFOS collegato anche al teflon consiglio la lettura di:

TEFLON,PFOA, PENTOLE ANTIADERENTI SONO DANNOSE? FACCIAMO CHIAREZZA




Fonti
http://www.iss.it/binary/rcca/cont/I_composti_perfluorurati.pdf
http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/veneto/60mila-avvelenati-dall-acqua-nel-vicentino-1.4802950?refresh_ce#
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0161813X07002409
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/reach/progetto_pfas_sommario.pdf
https://drive.google.com/file/d/0B4N9AUAMQ1r7dENmc19RN0pUbDQ/view
http://www.iss.it/binary/rcca/cont/I_composti_perfluorurati.pdf
http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2016/Detox/Come-PFC-entrano-nel-corpo.pdf

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