Cerca nel blog

2016/10/28

IL CERVELLO PUÒ CAMBIARE SE STESSO, LA NEUROPLASTICITÀ NEL PROCESSO DI GUARIGIONE



Disimparare e modificare decenni di nozioni non è facile e tanto meno rapido, sicuramente andare a immettere nozioni in una "tabula rasa" risulta più facile.

Disimparare, modificare atteggiamenti, pensieri, preconcetti per crearne dei nuovi può sembra difficile in alcuni ambiti, impossibile per altri.. ma il nostro cervello è in grado di farlo.
E come insegnano gli antichi scritti vedici l'unico modo per attivare qualsiasi cambiamento è abolire i preconcetti, prendere in considerazione la capacità e possibilità di nuove strade, nuove connessioni.

"Come può avvenire una ricerca con dei pre-condizionamenti? Come puoi pretendere di imparare e scoprire la Realtà, a condizione che ciò non cambi il tuo modo attuale di vivere? Può la ricerca avvenire se le sue radici affondano in certe riserve e inibizioni? La convinzione di un'ideologia non è forse un'inibizione?"
(Bhagavadgita cap.2)
Le credenze  possono essere modificate, nello stesso modo in cui il nostro cervello – come recita il famoso libro di Norman Doidge, The brain that changes itself – può cambiare se stesso grazie ai segreti, oggi sempre meglio svelati a
livello neurofisiologico.

Quindi, ciò che ora, qui, stai leggendo può essere un banco di prova per abbattere preconcetti, osservare, attivare il cambiamento, iniziare nuove percorsi, riconoscendo la tua neuroplasticità.

William James a fine '800 fu il primo ad adottare  il termine neuroplasticità, di per denotare le modifiche nei percorsi nervosi associati con l'istituzione delle abitudini.
Eugenio Tanzi identificò poi le connessioni tra i neuroni, non ancora chiamate sinapsi, come possibili siti di plasticità neurale, dobbiamo poi ad Ernesto Lugaro il primo collegamento  tra plasticità neurale con plasticità sinaptica, ed a Cajal  l' ipotesi di plasticità come il risultato della formazione di nuove connessioni tra neuroni corticali.



La plasticità sinaptica è la capacità del sistema nervoso di modificare l'intensità delle relazioni interneuronali (sinapsi), di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune. Questa proprietà permette al sistema nervoso di modificare la sua struttura e la sua funzionalità in modo più o meno duraturo e dipendente dagli eventi che li influenzano come ad esempio l'esperienza. Infatti, mentre i neuroni sono permanenti (per la maggior parte), i collegamenti non lo sono. I collegamenti e i dendriti possono essere e saranno  ricostruiti e riorganizzati tutti per tutta la vita a seconda di varie esperienze interne ed esterne.

Per questa ragione è la proprietà neurobiologica che si ritiene alla base del fenomeno della memoria e degli eventi di apprendimento. Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo o facciamo una nuova esperienza, il cervello crea nuove connessioni sinaptiche per formare nuovi schemi o reti neurali; e questo avviene a qualsiasi età.
La locuzione latina "repetita iuvant" rappresenta perfettamente questo concetto, è stato infatti dimostrato che ripetere più volte una determinata attività o una determinata lezione (nel caso degli studenti ad esempio), porta ad un rafforzamento e a un consolidamento dei circuiti neuronali connessi a tale attività. Pensate quindi la potenza che ha ripetere una frase tipo "non riesco", "non sono capace", "non posso guarire"... ora pensatela al positivo, e quali sistemi si possono attivare ed innescare dicendo "io posso".

Ed è qui, allora, che ci ritornano in mente tecniche antiche e moderne di guarigione tramite affermazioni, visualizzazioni e mutamento delle parole che una persona sceglie per il proprio linguaggio, su cui si fa leva per riprogrammare la mente subconscia che riceve "ordini" tramite, appunto la ripetizione... questa è neuroplasticità.
Un metodo è il sankalpa.

Oggi, nuove terapie per danno neuronale sfruttano già la neuroplasticità per portare cambiamenti positivi nell'udito, vista, movimento, e sintomi psichiatrici, ad esempio ottimi risultati sono stati utilizzati per ridurre il dolore da arto fantasma, ma la neuroplasticità, come stiamo leggendo ha un range di applicazione molto più ampio...


Questo è uno schema molto, molto abbozzato, ma serve  per ottenere bene l'idea di base. Nell'immagine a sinistra ci sono più connessioni  , vi è una fitta rete di comunicazione fra i neuroni, a destra, invece, sono notevolmente ridotte, ovvero meno connessione neurale.
Non dobbiamo però associare maggior attività sempre a qualcosa di buono, dipende su quale funzione del cervello va ad agire.
Se l'attivazione, ad esempio, avviene nella funzione matematica, certamente è buono ma se l'attivazione avviene nella regione del tuo cervello che crea una  auto-valutazione negativa, a causa di una memoria traumatizzata, attivando il circuito della paura e dolore della self-window, certo non sarà buono.
Bisogna ricordare che in qualsiasi momento nel vostro cervello si hanno dai  centocinquanta a 200 trilioni di connessioni. E non sono mai, mai statiche. Il tutto accade in frazioni di secondo.  Sì, un singolo pensiero può causare connessioni e ri-organizzare.
Il cervello può cambiare se stesso
Neuroplasticità ed emozioni

Si tratta di un concetto che va contro alla credenza di tutto il Novecento, ovvero che  che la struttura cerebrale non potesse cambiare in età adulta.
È stato dimostrato , infatti che, come il cervello dei bambini è estremamente plastico, anche un cervello adulto può ristrutturarsi in modo considerevole. Non solo, il cervello può anche formare nuove cellule. Bisogna solamente allenarlo nel modo giusto.
Potremmo quindi definire la neuroplasticità come il nostro “superpotere” e quindi sta a noi decidere se e come usarlo, perché a seconda di come ci muoviamo e agiamo, delle nostre convinzioni, anche subconsce, delle abitudini e dello stile di vita, noi modelliamo costantemente il nostro cervello e quindi la nostra vita.

Emozioni costanti, croniche, che fanno da risposta ad ogni evento e che generano a loro volta una risposta fisica mentale, quindi con pensieri e parole che costantemente pronunciamo verso noi stessi e gli eventi che arrivano, innescano comportamenti cronici, risposte croniche, come entrare in un bosco e decidere di percorrere sempre la solita strada, pur sapendo che molto probabilmente porterà al dirupo.

Il nostro cervello è in grado di creare nuove strade, nuovi viottoli, sicuramente non sarà facile ma è scientificamente possibile, quindi spetta solo a noi decidere di avere la volontà di farlo volontariamente.

Prendere consapevolezza e capire questa capacità del nostro cervello può risultare la scoperta e consapevolezza più importante per la nostra visione e risposta alla vita.

In poche parole significa che in qualunque stato, disordine sia il vostro cervello, non è detto che debba rimanere così..
"Sono fatto cosi", "non posso cambiare"
è il paradigma
da sgretolare e sostituire.

Le nostre abitudini, reazioni, intelligenza, capacità di memoria e mettiamoci, sì, anche la programmazione effetto zombi.. può essere cambiata.
Il cablaggio può essere modificato, perchè, come le neuroscienze, la neuroimaging dimostrano da decenni, il nostro cervello non è immobile ed immutabile ma in continua evoluzione.


Neuroplasticità

Un concetto difficile forse da comprendere ma in sintesi è molto semplice.

In poche parole, si tratta di un processo fisico. La sostanza grigia può ridursi o aumentare, si possono creare e perfezionare connessioni neurali, o al contrario indebolire e danneggiare. Questi cambiamenti fisici nel cervello si manifestano poi come cambiamenti nelle nostre capacità. Ad esempio, ogni volta che impariamo un nuovo passo di danza il nostro cervello si modifica: nuovi “collegamenti” neurali danno al nostro corpo delle istruzioni su come eseguire quel passo. Ogni volta che dimentichiamo il nome di una persona, il “collegamenti” che si connettevano alla memoria sono stati danneggiati. Questi semplici esempi mostrano come il cervello possa riflettere abilità migliorate (un nuovo passo) o peggiorate (un nome dimenticato).


Neuroplasticità
  •  è come il vostro cervello risponde e le modifiche che attua per adattarsi al suo (e il vostro) ambiente.
  •  è come il cervello risponde ai vostri pensieri.
  •  è come il vostro cervello impara nuovi compiti.
  •  è come il vostro cervello risponde al danno catastrofico e guarisce se stesso (come un colpo in cui intere regioni del cervello cesserà di esistere a causa della morte neuronale completo a causa di carenza di ossigeno).  
  •  è la chiave per come si sta cambiando il cervello e, quindi, il vostro comportamento/i, i pensieri, le risposte, le emozioni e e molti (se non tutti) i sintomi correlati a ciò che è si può essere affetti da. E '- o, almeno, potrebbe essere - la chiave per come si può cambiare tutto ciò che riguarda la vostra vita (e no, questo non è un sentirsi bene frase banale a soffiare fumo su per il culo e ti fanno sentire come se stai ballando su sole ( come vedremo come andiamo avanti)).

Il ponte tra la psiche e il soma sono le emozioni.

La guarigione emotiva è la prima fondamentale tappa del processo di guarigione nella medicina integrata.

Le emozioni dipendono dal modo con cui gli individui valutano e interpretano gli stimoli del loro ambiente fisico e sociale, dalla PERCEZIONE (esperimento doppia fenditura) Secondo queste teorie non è la natura dell’evento a suscitare l’emozione, bensì l’interpretazione, la valutazione che una persona fa dell’evento in relazione al proprio benessere. Uno stesso stimolo può essere interpretato in maniere diverse e suscitare quindi emozioni diverse. Pertanto, come ha messo in evidenza Frijda (Frijda, 1988), le emozioni sorgono in risposta alla struttura di significato di una determinata situazione. Esse non sono attivate dall’evento in sé e per sé, ma sono generate dai significati e dai valori che un individuo attribuisce a questo evento.
Il nostro cervello emotivo risiede nel sistema limbico, quindi amigdala, ippocampo, ipotalamo... strutture imputate come sedi della nostra memoria.
In particolare ricordiamo che l'amigdala è la sede della nostra memoria arcaica, quando ancora l'ipotalamo non si è completamente strutturato, è lei la depositaria di tutto ciò che precede il verbale.

È stato osservato che il nostro cervello emotivo impiega solo 15 millesecondi per attivare la risposta emotiva, ovvero attivazione neurale con conseguente rilascio di endorfine, citochine, ormoni... La corteccia per rielaborare impiega invece 25 millesecondi. Questo vuol dire che il pensiero che noi faremo sullo stimolo arrivato, arriva sempre dopo. Il pensiero è sempre retrospettivo rispetto all'emozione.
Il nostro corpo in pratica è una sorta di palcoscenico delle nostre emozioni molto prima che il pensiero se ne accorga.

Ora noi sappiamo, e la fisica quantistica lo conferma insieme alle neuroscienze, che noi attiviamo una risposta emotiva sulla base di un grande libro che noi puntualmente andiamo a consultare... il libro della memoria. Una memoria che può essere anche arcaica, non conosciuta e verbalizzata.
Immaginiamo quindi se noi eventi, seppur nuovi, li andiamo a collegare sempre ad una determinata reazione emotiva.. come una sorta di copione, come addentrarci nel bosco e percorrere sempre la solita strada.

Poniamo l'esempio di abuso sessuale.. quindi la percezione di ogni tipo di avvicinamento fisico, visivo, verbale, vienr inviato nel solito pattern emotivo: pericolo, paura.. e quindi alla costante attivazione dell'amigdala che segnala pericolo. La nostra risposta emotiva, la nostra risposta fisica, e la nostra risposta biologica sarà come intrappolata nel solito schema.. e quindi i nostri pensieri porteranno a farci concatenare, classificare eventi, seppur diversi e nuovi, come facenti parte del solito paradigma.. noi abusati e visti solo come oggetto.

Riuscire a modulare i copioni emotivi, creando nuovi percorsi... porterà ad una nuova percezione dell'evento che automaticamente porterà ad una diversa risposta emotiva e fisica.. con un rilascio diverso di ormoni ed attivazioni neurali.

La plasticità neurale quindi diventa plasticità biochimica e quindi lo strumento di guarigione più potente che abbiamo.. Il superamento delle ferite irrisolte, la trasformazione dei copioni emotivi disfunzionali che ci causano disistima, senso di colpa, vergogna, ansia e mancata realizzazione nelle relazioni e nel lavoro, ci conduce alla liberazione dallo stress e da molti sintomi somatici e a disporre di nuovo del nostro potenziale di esseri umani, dotati di energia e di anima.

Come scrive Erica Poli nel suo libro "Anatomia della guarigione":

La forza di una credenza dipenderà dunque dall’intensità emozionale che percepiamo riguardo a queste referenze e il numero di referenze che abbiamo.
Una volta individuate le vostre credenze o convinzioni, qualora esse fossero negative, le riconoscerete perché rientreranno in questi tre
grandi sottoinsiemi

1. Sentirsi senza speranza: è la convinzione che l’obiettivo desiderato
non possa essere raggiungibile nonostante le proprie capacità. È
caratterizzata dall’idea che «non ha importanza quello che faccio,
non farà la differenza. Non è possibile ottenere quello che voglio. È
fuori dal mio controllo. Io sono una vittima».
2.Sentirsi impotenti: è la convinzione che l’obiettivo desiderato
possa essere raggiungibile, ma che non si sia capaci di raggiungerlo.
3.Non sentirsi degni: è la convinzione di non meritare di raggiungere l’obiettivo desiderato perché si è fatto (o non si è fatto) qualcosa.

Se avete individuato credenze negative, cercate di precisare in quale di
questi tre ambiti rientrano.
Bene. Ora siete pronti per cambiarle.

Esiste un modo per interagire coscientemente con questo meccanismo innato?
Oggi le neuroscienze ci dicono di sì.
Il segreto è incredibilmente semplice e straordinariamente recupera quanto le pratiche antiche ci offrono, attraverso mantra, rituali, meditazioni e preghiere: infatti il nostro cervello si plasma attraverso la ripetizione e l’immaginazione...


Altre letture correlate






Le informazioni contenute in questo blog non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata

Alcune fonti
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19002678http://tamingthepolarbears.blogspot.it/2015/07/neuroscience-in-focus-introduction-to.html
http://www.intelligenzaemotiva.it/tesi/tesi_scilla_uboldi.pdf
http://www.normandoidge.com/?page_id=1259

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento è gradito...per confrontarsi,crescere insieme.Niente spam grazie.