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2016/08/08

L'APPRENDIMENTO DEL DOLORE DETERMINA CHI SIAMO E COME REAGIAMO



Dolore come concetto fisico, dolore come concetto emotivo, possono sembrare due entità distinte, in realtà vedremo , spiegato attraverso un semplice e quanto meno affascinante esperimento di Kandel, quanto la nostra memoria implicita e quella a lungo termine, insieme al meccanismo di apprendimento siano il substrato neuropsicologico che lega ancora una volta la dualità mente corpo.

Vedremo come la nostra reazione emotiva ad un evento sia determinata dall'apprendimento ed associazione  ad un evento-dolore avvenuta in passato. Un passato che può addirittura risiedere in una memoria così antica da non esserne completamente consci a livello razionale con pensieri e parole (l'ippocampo si forma dopo i due anni).


Esperienza fisica associata ad emozione-dolore


L'esperienza fisica associata ad emozione
di dolore, in base alla percezione di violenza e ripetizione nel tempo, determina un ricordo  impresso nella nostra memoria non solo a breve termine, attraverso attivazioni sinaptiche ( Le sinapsi sono i punti di contatto tra due cellule nervose e servono per propagare gli impulsi nervosi
, e molto semplicemente, quando l’impulso arriva in questa area, provoca l’emissione di particolari sostanze, chiamate neurotrasmettitori), ma viene impressa nella memoria a lungo termine. Uno dei nodi più importanti da capire è che nel momento che l'evento doloroso,  con corrispettiva associazione fisica, determina un apprendimento con memoria a lungo termine, non solo vengono attivate le sinapsi già esistenti ma ne vengono generate di nuove.



Kandal infatti
ha dimostrato, valendosi per questo di un premio Nobel, che l'apprendimento di una esperienza dolorosa crea nuovi percorsi che si fissano.

Come l'esperienza dolore crea nuovi percorsi
Un modello semplice era l'unico modo per COMINCIARE a capire i meccanismi della mente, così Kandel studia la lumaca di mare Aplysia che ha una branchia con cui respira, che finisce con un piccolo sifone nel dorso.

1) Creazione dell'ABITUDINE

Se si soffia un getto d’acqua su tale sifone l’animale ritira energicamente sifone e branchia. Continuando la lumaca ridurrà sempre più la retrazione e si abituerà. Succede anche nell’uomo in risposta a stimoli non nocivi.  Allo stesso modo ci si abitua a dormire in case vicino alla ferrovia o autostrade.
L’abitudine è quindi caratterizzata da uno stimolo riconosciuto innocuo dal soggetto ed è la forma più semplice di memoria.


2) Creazione della SENSITIZZAZIONE (talvolta chiamata erroneamente sensibilizzazione)

Se si applica per qualche volta sulla cute della testa della lumaca una scossa elettrica breve (stimolo doloroso) l’animale risponderà con un potente riflesso di retrazione anche per stimoli tattili lievi (iperalgesia). Il Prof Brunelli studiò queste modifiche plastiche che comprendono anche l’aumento della serotonina e che vanno sotto il nome di apprendimento a breve e a lungo termine.

Apprendimento a breve termine


Una sola scossa elettrica o una sola somministrazione di serotonina provoca reazione esagerata allo stimolo doloroso che va sotto il nome di sensitizzazione (o sensibilizzazione) per pochi minuti (memoria a breve termine) con retrazione “vivace” del sifone.
Quindi risposta dolorosa anche a stimoli lievi che normalmente non danno dolore (iperalgesia).

Apprendimento a lungo termine


Cinque scosse elettriche o 5 applicazioni di serotonina somministrate nel tempo di un’ora e mezza, inducono sensitizzazione (sensibilizzazione) per uno o più giorni. Si percepiscono lievi stimoli tattili, come dolorosi.

La sensitizzazione che è anch’essa una forma di memoria (dolorosa) comporta modifiche delle connessioni sinaptiche (plasticità neuronale) tra le vie sensoriali e motorie.

Qualsiasi sia il tipo di dolore, da quello acuto della ferita a quello persistente dell’artrite o della nevrite non possiamo ignorare il dolore, che non è trattato da una sola area cerebrale, ma vengono coinvolte aree emotive, quelle del controllo dei movimenti, quelle deputate all’attenzione, ecc.

Se una di queste aree viene danneggiata la sua funzione viene assunta da altre.

Il dolore arriva al cervello per più vie (ridondanza) in modo che all’organismo arrivi chiaro il messaggio “stai alla larga da questa situazione”.

(ED IL CORPO CI MANIFESTA QUESTO CON VERE PATOLOGIE, MALATTIE..)

Ora immaginiamo comportamenti, eventi che hanno determinato la nascita di questi percorsi del dolore.
Immaginiamo ora che giacciano sepolti, più o meno, nel nostro profondo.
Ogni singola parte del nostro corpo è consapevole di questo ricordo, grazie alla matrice vivente, grazie alla memoria cellulare.
Immaginiamo infine un nuovo evento che ci arriva, a cui reagiamo attivando una stessa risposta ormonale, neurale.. di scappa-fuggi perchè inscatolata, magari senza saperlo, nel percorso dolore memorizzato.
Il ricordo del dolore è utile per l'adattamento all'ambiente in cui si vive: conoscere la relazione tra un evento e le conseguenze che ne derivano è essenziale in ambito evolutivo.
Possiamo però così capire perchè spesso il nostro corpo, la nostra mente, portano a determinate reazioni fisiche difronte a determinati stimoli magari razionalmente non percepiti.

La reazione può essere anche una patologia.

Una reazione allergica, fibromialgia, ulcere, eritemi, cancro...
Ma ancora rabbia, depressione,..

Letture correlate:
Tutte le reazioni  scattano sempre dall'attivazione di memorie emotive.
Le esperienze svolgono un ruolo importante non solo in quanto “informazioni” ma anche perché determinano i “modi” con cui la mente sviluppa la capacità di elaborare le informazioni. Il richiamo alla mente delle memorie implicite non si accompagna alla sensazione di stare ricordando qualcosa, ma a quella di trovarsi “immersi in una particolare condizione della realtà presente” (Siegel, 1999)

Noi siamo il prodotto della nostra storia e in questo modo viene avvalorata la ricerca di Kandel che ha dimostrato che un segnale di attacco ripetuto nel tempo determina un aumento di funzioni e di cellule.

Kandel scoprì che il nostro apprendimento avviene non già modificando i neuroni, bensì rinforzando le sinapsi - ovvero le connessioni fra i neuroni - oppure costruendone di nuove. La scoperta era rivoluzionaria, ma Kandel andò oltre, arrivando a chiarire i più intricati meccanismi di questo processo vitale. Per esempio il fatto che il rimodellamento delle sinapsi dipende da variazioni dell'espressione genica. I geni infatti, oltre a stabilire il colore dei nostri capelli, modificano incessantemente il nostro cervello in risposta alle esperienze.
E questo rimodellamento crea a cascata un'attivazione ormonale, di neuropeptidi, neurotrasmettitori.. sino a determinare il fenotipo, COME SIAMO!

A tal proposito ricordiamo quindi l'epigenetica, che dimostra come gli eventi esterni ed interni vanno a modellare questa espressione genica.

Tracciamo nuovi sentieri nel bosco..






Riassumendo l'apprendimento dell'evento dolore crea percorsi che vengono memorizzati nel lungo periodo, ai quali la nostra memoria attinge immediatamente ogni qual volta le si presenti un evento da poter collegare.

Come in un bosco noi siamo naturalmente , istintivamente propensi a percorrere strade aperte, già battute.. in realtà se vogliamo attivare la trasformazione, la guarigione, il cambiamento dobbiamo attingere alla capacità plastica del nostro cervello. Aprire nuove strade, attivare nuove connessioni sinaptiche.


Il lavoro non è facile perchè spesso la memoria è nascosta, giace come detto in quella parte antica del non verbale.
Un linguaggio che il nostro corpo però conosce bene.. quindi partiamo da questo.
Osserviamo il nostro corpo, da una postura, ad un malessere, ad una malattia..

Attraverso tutto questo ci sta sussurrando sino urlando che è arrivato il momento di interrompere il percorso dolore ed avviare un cambiamento.







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