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2016/07/03

ESSERE IMPERFETTI PER MANTENERE LA NOSTRA UMANITÀ ED ESSERE FELICI


Cambia ciò che dipende da te
Accetta ciò che non dipende da te
Abbi la saggezza di distinguerne la differenza


È opportuno accettare di sbagliare e non credere di essere perfetti come esseri finiti.
La perfezione risiede nell'accettazione dell'individualità.
La perfezione invece come modello è omologazione, partendo da un presupposto imposto come regola, a sua volta imposta dall'uomo quindi non come verità ma come credenza, mutevole in base all'epoca, alla società dominante..

Avere modelli da "copiare", a cui tendere, ha portato nel tempo, raffinando il concetto, ad un desiderio via via maggiore di perfezione sia individuale sia sociale, con caratteristiche ben precise e "patologie" annesse.

Cosa è la perfezione?
È la compiutezza.
Essere compiuto in tutte le parti, che non manca di alcuna qualità.
Ed ogni singolo individuo, nella sua unità lo è.
Esiste una perfezione da emulare fuori da noi?

Chi ha stabilito quali sono i parametri e canoni di tale compiutezza?
Oggi abbiamo mezzi mediatici specializzati in questo, un tempo potevamo trovarli nelle Organizzazioni religiose, nelle classi dominanti di ogni singolo periodo.. che infiltrandosi nel nucleo della "cellula società" hanno fatto e fanno si che questa si autodetermini, auto-emuli..
Queste "regole" di perfezione imposte socialmente al singolo individuo stanno costituendo un "essere" socialmente "perfetto" ed individualmente instabile.


Adeguare la propria individualità alla perfezione, vuol dire rinnegare l'umanità, la propria essenza per seguire criteri di omologazione sociale.

L'istinto all'emulazione in realtà sembra innato nell'uomo.
Tramite l'emulazione l'uomo impara a progredire, il bambino diventa adulto.. ma quale è il limite di questo innato desiderio?
Esiste veramente un giusto limite?
Si tratta di un desiderio che da un lato ci porta a sopravvivere e progredire, dall'altro porta individualmente a disagi psicologici e socialmente ad una società disadattata, depressa, violenta che accetta senza volontà chi "sfama" questo stesso desiderio.

Il limite all'emulazione (che inizialmente può essere quello della "perfezione" del padre, madre, fratello..) è riconoscere la stessa emulazione come sintomo di instabilità emotiva, niente di grave, solo umana sofferenza, che ci fa porre criteri di perfezioni che decadono immediatamente nel momento che vogliamo traslarli su di noi.

La veste perfetta del padre, dell'amico, della donna o uomo diventeranno sempre abiti fuori misura, se pensiamo di indossarli noi.
Ogni essere alla sua percezione, la sua emotività, la sua storia, il suo libro di ricordi, il suo libro biologico, quindi il suo vestito, la sua pelle con cui vive il mondo e si rapporta con esso.

Serve quindi il riconoscimento dell'individualità.
Qui sta la nostra potenza, la nostra infinitezza.

Non mirare alla perfezione vuol dire individualmente:


→ riconoscere la propria individualità umana
→ accettare noi stessi nel qui ed ora, non cercando surrogati o emulazioni
→ amarsi e desiderio di vivere, riconoscere le proprie emozioni e provvedere con desiderio e sforzo tempestivo ad alleviare i disturbi e cattivi funzionamenti, disequilibri che possono portare alla "malattia".
→ non ripiegarsi nell'accettazione passiva e pigra..
Desiderio di vivere non è pigrizia, riconoscere i propri limiti non vuol dire adagiarsi con pigrizia, tutto questo è ego.
La vita è cosa, come quando e quanto facciamo. Tutto ciò che introduciamo dal cibo alle emozioni, tutto ciò che elaboriamo, dal cibo alle emozioni e parole si riflette in ciò che siamo fisicamente, su come agiamo e come pensiamo. Nessun altro è responsabile. Non esistono casi della vita che arrivano.. noi decidiamo in base alle nostre paure, emozioni, pensieri, scelte, avvicinamenti o allontanamenti, stati di equilibrio o disequilibrio.
→ accettare l'altro nella sua diversità fisica e di pensiero. Arriva di conseguenza, non occorrono regole imposte, protocolli OMS o regole religiose.
→ riconoscere quindi l'importanza della propria mente, delle proprie emozioni
→ riconoscere ad amare il proprio cambiamento
→ smettere di essere vittime del mondo. Ciò che arriva, arriva perchè è stimolo al cambiamento.. perchè è il segnale che dobbiamo fermarci, indietreggiare e tutto in realtà vuol dire avanzare.

Diventa quindi importante eliminare le emozioni tossiche, applicare il letting go, e ricercare la neutralità con una mente intuitiva, ognuno con i suoi tempi, ognuno con i suoi strumenti.

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SALTO QUANTICO




Tutto fuor che semplice questo cammino, soprattutto per noi occidentali materialisti, che abbiamo sempre bisogno di "sfamare" la parte razionale, il nostro ego, le nostre paure..


La perfezione sociale
In questo cammino inoltre si insinua anche il controllo della "società perfetta".
Quindi oltre al vano tentativo di emulare un canone di uomo e donna perfetta vi è l'altrettanto vano tentativo di raggiungere una società di riflesso, secondo il canone imposto.

Pensate nuovamente.. anche in questo caso chi ha imposto tali parametri?
Se li seguiamo arriviamo a "sfamare" desideri improbabili di una società senza malattie, dove lo "spettro" della morte è solo un vago ricordo, dove regna sovrana un'uguaglianza populista, all'interno di una società di natura disegualitaria, dove la parità dei diritti viene strumentalizzata, nascondendo dietro un'omologazione uomo-donna.

L'uomo è individuo
L'uomo è dionisiaco
Reprimere questo vuol dire reprimere emozioni che, deleterio a livello individuale, ha il corrispettivo danno a livello sociale.

Mirare alla perfezione sociale, individuale porta ad una società depressa, non più in grado di discernere con intuito neutrale la strada, una società in balia solo delle regole e modelli da seguire, una società malata biologicamente e mentalmente, una società che vive negli estremi tra l'amorfo ed il violento.
Una società che quindi odia ed ama il suo carnefice e "salvatore".

Aspettative di vita eterna portano ad accettare situazioni attuali come il transumanesimo, finta democrazia , programmi di controllo giustificati dietro al senso comune di perfezione ugualitaria, a programmi di cura di massa.


Ogni singolo individuo vive con le sue percezioni, le sue emozioni, quindi si "ammala" e si "autoguarisce" seguendo solo sè stesso.

Non lo dicono le mode new age... ma sapienze ben più antiche, vediche.

Tutto questo vuol dire concettualmente pestare i piedi a chi guida e controlla l'economia, la politica sociale.
Pestare i piedi alle lobby (farmaceutiche, moda,politiche,religiose..).


Uomo perfetto come corpo, società perfetta, sono solo stati omologati.
Chi vuole tutto questo? Non certe te come singolo individuo...



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