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2016/07/28

IL CAMBIAMENTO, COME E QUANDO SI ATTIVA, È SOLO FORZA DI VOLONTÀ?


Si parla sempre più spesso di "cambiamento".

Attivare il cambiamento, l'importanza del cambiamento..

Ma cosa è il cambiamento? È veramente la vetta irraggiungibile? Come attivarlo?

Tempo fa mi sono imbattuta, un pochino sbalordita, in una lettura che affermava:
La forza di volontà non è sempre la risposta giusta. Perché non è illimitata e perché in certe situazioni non è quello che serve. Per esempio non può compensare motivazioni deboli o superficiali, mancanza di informazioni corrette o la mancanza di supporto da parte delle persone vicine a te.
Un articolo, che in modo molto pragmatico, suggeriva i 5 step  del cambiamento secondo Prochaska e DiClemente. L’elaborazione di questo modello (1977) è fondamentalmente derivata dalla necessità di avere a disposizione una teoria "generale" del cambiamento, che fosse in grado di comprendere sia il cambiamento spontaneo sia quello conseguente ad una terapia.
Per queste ragioni il modello di Prochaska e DiClemente è stato costruito su tre dimensioni fondamentali: gli stadi del cambiamento, i processi che vengono messi in atto ed i livelli coinvolti dal problema (DiClemente 1994).



Un modello sicuramente interessante, che inscatola i tuoi passaggi e stadi in modo da farti capire in ogni istante in quale punto del percorso di cambiamento ti trovi, capirne le difficoltà ed usare le "leve" giuste a seconda, appunto, della fase.

1) PRE-CONTEMPLAZIONE
“NON  LO FACCIO”, non ci penso nemmeno...
Non riuscirò mai a dimagrire,  ma tutto sommato non è poi così importante.

2) CONTEMPLAZIONE
“POTREI FARLO” Ci sto pensando...
So che starei meglio se facessi una leggera attività fisica tutti i giorni
ad esempio camminare.  Riuscirei a mantenere sotto controllo la mia pressione arteriosa.

3) DETERMINAZIONE
“VOGLIO FARLO” e mi sto preparando..
Ho fatto la lista della spesa e ho preparato alcuni menù.
La prossima settimana comincerò a mangiare in modo più sano.

4) AZIONE
“LO STO FACENDO” ok deciso!
Seguo la mia nuova dieta da una settimana e mi piace quello che sto facendo.

5) MANTENIMENTO
“L’HO  FATTO” e ce la sto facendo!!
“E’ da sei mesi che mangio in modo più sano e sono anche dimagrita, ma le
prossime vacanze mi preoccupano”.

6) LA RICADUTA
“NON CE L'HO FATTA”
“Mi piacerebbe smettere di fumare, davvero, ma ho già provato e devo ammettere che non ci riesco”.

Confessate, già con sole poche righe la vostra mente si è già attivata a sistemare le vostre azioni in uno degli step, con ricordi di sconfitta, successo, o attuale mantenimento o della serie non ci sto pensando minimamente!

Si tratta infatti di uno schema utile, in un certo qual modo, ma vittima del suo stesso voler inscatolare e classificare, omologare .
Un meccanismo che all'uomo piace, lo fa sentire non allo sbaraglio, ma protetto da limiti e recinzioni.
Essere "al sicuro" in uno step è un pochino come camminare sempre vicino al corrimano.
Cosa c'è di male in questo, direte? Nulla, se viene usato per i primi passi e non come strumento essenziale. Vivere il cambiamento in modo così organizzato crea un prima ed un dopo, quindi crea ricordi ed aspettative.
Il cambiamento è il qui ed ora.

Quello che viene definita "ricaduta" ingloba già in sé psicologicamente una sconfitta..seppur si dica che è una ricaduta a spirale, non cadi mai da dove eri partito.. non vedere spuntare il germoglio nel seme che abbiamo piantato non vuol dire sconfitta, vuol dire semplicemente ok ripartiamo, prendo atto che non è nato e rinizio.

Questo schema, sicuramente con ottime probabilità di riuscita momentanee, sostiene infatti che la volontà non è l'unico fattore.. e che l'azione non è la sola..
Affermazioni vere se intese comunque che sono gli elementi portanti.

Perchè sminuire la forza di volontà facendo credere al paziente "ci siamo noi" medici, counseiling che lavoriamo per te...e ti seguiremo passo passo, o che è determinante l'appoggio e "consenso" esterno, questo non farà di te una persona forte, in grado di camminare da sola e staccarsi dal famoso punto fermo, determinare una rotazione, attivando il cambiamento.
Scrivere, affermare :"in certe situazioni la volontà non è quello che serve" vuol dire che stanno scrivendo qualcosa solo per "conquistarvi", perchè sanno che l'uomo vuole cambiare senza troppe responsabilità.

Non fatevi "prendere per il naso"..e riflettete.


Il cambiamento


Il cambiamento vero  è un qualcosa di molto profondo che ha come substrato
  • consapevolezza
  • azione
  • volontà
  • concentrazione
interconnessi fra di loro, dove l'unico che fa da condizione essenziale e sufficiente è proprio la volontà.


Fra le tante radici della parola cambiare mi hanno colpito in particolare quella indoeuroea da K+R+AR+RA

Che significa : Eseguire movimenti nello spazio, compiere un sacrificio, agire ma ancora.. produrre un suono (ndr. produrre una Vibrazione, a questo punto verrebbe da prolungare il discorso e fare nuovo post!!), pronunciare.

ed ancora sempre dall'indoeuropeo tr+ak+ap per arrivare alla parola greca methamro → correggere, riformare con moto curvilineo, ruotare, torcere..

Interessante vero?
Affinché si attui un cambiamento vero bisogna, quindi che si abbiano importanti e graduali modifiche del pensiero, nuovi percorsi neurali  che permettano di vivere le emozioni, percepire  noi e l'esterno in modo diverso staccandosi dal punto fisso dettato dal "battuto" percorso rasserenante.. per effettuare una rotazione, un cambiamento. Una fra tutte è non vivere creando aspettative (troppa osservazione del futuro) e non vivendo di ricordi ( troppa osservazione del passato).
Modifiche del pensiero e dello stile di vita.

Spesso la molla che determina il cambiamento sono eventi drammatici, dolorosi, la stessa malattia, se vissuta come linguaggio del nostro corpo, può trasformarsi in momento che attua il cambiamento.

Letture correlate:


Nuova percezione di noi


Quindi se non esiste una vera, profonda molla, situazione emotiva, fisica.. non esisterà nessuna scintilla di consapevolezza che non attiverà a sua volta nessuna volontà di cambiamento.
Costruire a tavolino la consapevolezza è pura fantasia.. se stiamo studiando, ci stiamo informando.. è perchè in quell'ora.. siamo pronti, desideriamo inconsciamente crearci una nuova realtà.
Ogni cambiamento, persino smettere di fumare è sinonimo di nuova percezione di noi, quindi non potrà mai avvenire in modo superficiale solo seguendo, come in una dieta, delle tappe.
Il cambiamento comincia dentro, non all’esterno, cambiare vuol dire lasciare da parte ciò che crediamo di essere, ciò che gli altri vogliono che noi siamo, per entrare invece in contatto con la nostra natura autentica, con ciò che vogliamo, che sentiamo, che crediamo, che possiamo diventare se diamo fiducia e sostegno alle nostre potenzialità.
La consapevolezza amplifica la fiducia in se stessi e la forza interiore e permette di superare i nostri limiti, le nostre paure, le incertezze.


L'unico sostegno è la volontà, il grande nostro potere





Purtroppo non ci sono scappatoie, possiamo ingannarci sino all'infinito ma il cambiamento non dipende dagli eventi esterni, dalle circostanze che gli altri ci portano, dipende solo da quanto noi, responsabilizzandoci di ciò che ci accade (ben diverso dal colpevolizzarsi) ci attiviamo al movimento.
Movimento emotivo, movimento neurale, movimento energetico.. movimento vibrazionale, movimento fisico.
Solo nel momento in cui capiremo questo si accenderà la scintilla del fuoco, che poi andremo ad alimentare.

Non ci sono troppe cose da fare, non ci sono eh ma tanto io non sono in grado, non ci sono ma ora in casa non mi posso permettere di prendere tempo per me, sono tutte scuse che ci raccontiamo perchè purtroppo sì, il cambiamento è sacrificio, è guardarsi in faccia davanti ad uno specchio, è abbandono del corrimano, è abbandono di tutte quelle scuse cuscinetto che ci permettevano di procrastinare..
Con questo non dobbiamo renderci colpevoli se procrastiniamo, ma solo consapevoli e fare una scelta..

Possiamo scegliere se osservare tutti gli eventi che la vita ci pone come ostacoli messi solo per farci fallire, oppure come occasioni per fare esperienza e maturare.
Decidere se vogliamo essere parte attiva della nostra vita, oppure lasciare che gli eventi e la mente prendano il controllo.


Concentrazione, non siamo solo mente


Siamo dunque arrivati a consapevolezza, alla quale deve fare sostegno la volontà.


Quindi una mente che deve essere controllata, in modo che, focalizzata, concentrata, sostenuta dalla volontà, attui ciò per cui è stata fatta.. realizzare la nostra volontà.
Se lasciamo che la mente diventi il solo rappresentate di noi stessi.. non potrà esserci nessun tipo di cambiamento, tutti i tentativi di azione verranno resi vani dalla nostra stessa mente, qualunque sapere non sarà una vera conoscenza.

Discorso complicato?
Trovo molto bello questo passo del Yoga Sutra of Patanjali - वेद Veda, che descrive " l'organo mente":

"L’organo interno è paragonato (nel Vedanta Paribbasha) all’acqua, a motivo della sua capacità di adattarsi alla forma di qualsiasi modello. Come le acque di un serbatoio, defluendo attraverso un’apertura, passano per un canale in bacini e prendono una forma rettangolare o un’altra forma, secondo la geometria del recipiente che le contiene, nello stesso modo l’organo interno, manifestandosi, passa per la vista o per un altro canale, per raggiungere un oggetto – per esempio una brocca – e si modifica secondo la forma della brocca o di un altro oggetto. É questa condizione alterata dell’organo interno – o mente – che è chiamata la sua modificazione". Mentre l’organo interno si modella in tal modo sull’oggetto, nello stesso tempo riflette tale oggetto e le sue proprietà, sull’anima. I canali attraverso i quali la mente è obbligata a passare per giungere ad un oggetto o ad un soggetto, sono gli organi della vista, del tatto, del gusto, dell’udito, etc… Così, dunque, attraverso l’udito essa assume la forma dell’idea che può essere data con la parola o, attraverso gli occhi, dalla lettura, prende la forma di ciò che è stato letto, ed ancora, le sensazioni quali il caldo e il freddo la modificano direttamente e indirettamente per associazione e ricordo, e ugualmente avviene nel caso di tutti i sensi e di tutte le sensazioni. Si vede bene in questo caso, la necessità della teoria che fa dell’anima la reale esperimentatrice e conoscitrice. Poiché se noi fossimo solo la mente o degli schiavi della mente, non potremmo mai raggiungere la reale conoscenza, perchè l’incessante panorama degli oggetti modifica continuamente quest’organo non controllato dall’anima, impedendogli sempre di raggiungere la vera conoscenza. Ma poichè l’Anima è considerata superiore alla mente, essa ha il potere d’impossessarsene e di tenerla sotto controllo, a condizione però che noi utilizziamo la volontà per aiutarla in questo lavoro. É allora solamente che si realizzano il fine reale ed il vero scopo della mente.

Quindi possiamo scegliere se attivare "falsi" ed effimeri cambiamenti, giocando con il nostro ego e mente, oppure iniziare la vera osservazione di noi stessi.

Non è possibile secondo lo yoga alcun controllo sulla sfera mentale senza contemporaneamente incrementare benessere fisico, equilibrio energetico, consapevolezza e dominio delle emozioni.

Tutti gli esercizi di carattere fisico e respiratorio nello yoga introducono infatti ad esercizi specifici di carattere interiore e ne costituiscono l’indispensabile basamento.
Concentrazione sulla respirazione, concentrazione in meditazione corrisponderanno ad una capacità ci focalizzazione nella vita quotidiana, e mantenimento del cambiamento.
Mantenimento del respiro e dell'equilibrio, corrisponderanno ad una consapevolezza di sé come corpo e mente nel quotidiano, fermezza nelle scelte e non più in balia delle emozioni che la mente ci elabora in base ai nostri vissuti.
Attraverso lo yoga s’impara ad essere presenti in ogni momento, e questo meccanismo sviluppa consapevolezza; ovvero il principale antidoto allo stress, che colpisce tutti indistintamente, perché riguarda la nostra sfera emozionale e la nostra capacità di gestirla.

L’incapacità di gestire le situazioni a livello emozionale genera accumulo di tensioni che si manifestano con uno stato di confusione mentale, che non ci permette di affrontare le sfide della vita quotidiana con serenità, di avere una visione lucida dei problemi e di prendere decisioni chiare.
Grazie alla pratica dello yoga, e alla consapevolezza che ne deriva, si impara a non vedere questi problemi come tali. Il che non vuol dire fingere che non esistano, ma sviluppare la capacità di gestirli grazie ad una mente maggiormente rilassata, lucida ed attiva.



Yoga non è fitness, yoga è per tutti.
Yoga non è il raggiungimento della posizione perfetta ma della perfetta unione mente corpo respiro.
Quindi chiunque sappia respirare autonomamente può fare yoga.



Quindi iniziamo dalle basi per attivare i nostri cambiamenti..




lifeme: SALTO QUANTICO
Non si tratta di medicina per pochi, si tratta di un vero salto quantico, nuova percezione del sè e quindi del ruolo attivo che abbiamo nella nostra vita. Non più ...







Fonti:
http://www.unicri.it/min.san.bollettino/bulletin_it/1998-2/art2.htm
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/patanjali.htm
http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=print&sid=3904
http://www.med.unipg.it/ccl/Materiale%20Didattico/Medicina%20Generale%20-%20canale%20A/Germini/ruota%20cambiamento%201.pdf
http://www.aicmi.it/files/Gli-stadi-del-cambiamento-secondo-il-modello-Prochaska-e-Diclemente.pdf
http://www.dors.it/alleg/0200/ragazzoni_quaderno.pdf



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