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2016/06/01

DIMOSTRATO PERCHÈ I TRAUMI ANTICHI RIAFFIORANO NELL'ETÀ ADULTA




Collegamenti unici nel cervello degli adolescenti permettono di ridurre facilmente i ricordi di paura e di evitare l'ansia più tardi nella vita, questo quanto scoperto da un nuovo studio, condotto da ricercatori della Weill Cornell Medicina.

Dynamic changes in neural circuitry during adolescence are associated with persistent attenuation of fear memories 
Siobhan S. Pattwell, Conor Liston, Deqiang Jing, Ipe Ninan, Rui R. Yang, Jonathan Witztum, Mitchell H. Murdock, Iva Dincheva, Kevin G. Bath, B. J. Casey, Karl Deisseroth & Francis S. Lee
http://www.nature.com/ncomms/2016/160524/ncomms11475/full/ncomms11475.html

Sia grazie ad un sapere diretto, fornitoci da studi, sia grazie ad un sapere che è ormai compenetrato nel tessuto del sapere collettivo, tutti sapiamo che la nostra percezione attuale del mondo deriva sostanzialmente da come la nostra mappa dei ricordi a disposizione ci fa percepire il mondo.

Freud già disse:  tutto può "in qualche modo sopravvivere e, a certe condizioni, essere riportato alla luce della coscienza (...) il fatto che il passato sopravviva nel presente è piuttosto la regola" (Freud 1929, p.562-564).
Da Frued poi si è andati oltre, capendo  ad esempio grazie a Kandel , che gli valse un premio Nobel, che esiste un sistema di memoria a lungo termine esplicita, verbalizzabile ma anche di un memoria sotterranea, implicita, non passibile di ricordo e non verbalizzabile.
Mancia continua e fa depositare questa memoria antica appunto nell'amigdala, visto che sino ai due anni l'ippocampo non è sviluppato.
La memoria esplicita ed implicita creano un vero archivio emozionale..ed ogni volta che noi ci rapportiamo al mondo, attraverso i 5 sensi, attingiamo volontariamente alla memoria esplicita, mentre il nostro corpo attinge, senza che noi lo sappiamo, a quella implicita a quella più antica, .. quella prima dei due anni. Una memoria dove la parola non esiste.. una dimensione di memoria fatta solo di energia, immagini,sogni,suoni,odori..Una luogo fatto di vibrazioni.


Sulla base di questo pare già chiaro il collegamento del ricordo legato allo spazio e tempo.


Se infatti ritroviamo un oggetto o ci rechiamo in un luogo che la nostra memoria associa ad un evento traumatico automaticamente la nostra percezione del posto, oggetto o persona o anche situazione verrà modulata in tal senso, portando quindi reazione di fuga, paura piuttosto che blocco, allergia.. sino a vere patologie.

Gli scienziati hanno scoperto il nesso 
ricordo-spazio
E DI COME FUNZIONINO DIVERSAMENTE NELL'ADOLESCENZA...


Hanno scoperto che la corteccia prefrontale, che controlla la paura e ansia, passa attraverso un "riarrangiamento" nell'adolescenza dove forma un numero significativo di nuove connessioni con l'ippocampo, la regione del cervello che controlla la memoria spaziale.
"Ciò implica che durante questo periodo di sviluppo, c'è questo forte legame tra come la paura è vissuta e ricordata e la memoria del luogo in cui l'evento pauroso ha avuto luogo", ha detto l'autore dello studio: il dottor Francis Lee, professore del Dipartimento di Psichiatria presso Weill Cornell Medicina e co-direttore di ricerca per il NewYork-Presbyterian Centro ansia giovanile.

Pattwell continua asserendo che: "Sappiamo che gli adolescenti spesso sottoposti ad uno stress o un trauma sembrano stare bene, anche per anni",  "Ma molti di loro sperimentano ansia o  ricordi traumatici legati a quell'evento più avanti in età adulta."

I ricercatori hanno dimostrato che sottoponendo ad una terapia comportamentale il soggetto adolescente dopo l'avvenuto trauma, anche se non manifesta apparentemente disequilibri, rieducandolo inconsciamente ad una corretta associazione luogo- evento, si potrà ridurre significamene il "ritorno" di comportamenti nevrotici o disturbi dell'umore.. in età adulta.

Interessante scoperta ma per farci capire ancora una volta che qualunque evento passi attraverso la nostra esperienza lascia un segno, seppur invisibile.
Segno che, con meccanismi talvolta ancora poco conosciuti, può fare ritorno in modo anche violento, se l'emozione legata a quella esperienza non era stata fatta vivere nella sua pienezza d'onda.(Letting-go)
Talvolta è vero, come dimostrato, il nostro organismo, in questo caso il cervello è in grado di attivare meccanismi di difesa tali ad esempio da "sottovalutare" momentaneamente il trauma, quasi a difesa del giovane.. come dire: "NON sei ancora in grado di gestirlo a pieno, ti difendo con una percezione ridotta".
In realtà il trauma è trauma e lavora in modo lento e capillare.
Attende forse una consapevolezza diversa, un momento di fragilità diverso.. ma prima o poi salta fuori.


Osserviamo quindi i nostri ragazzi, educhiamoli al racconto, educhiamoli a vivere le emozioni, a vivere il trauma e nel caso ci trovassimo ad una palese ridotta percezione non fermiamoci noi genitori nel " è forte, ha reagito bene!!".. ha solo sospeso la reazione.. il trauma è li rimasto intrappolato e latente.


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Fonte:http://medicalxpress.com/news/2016-05-teen-brains-recovery-traumatic-memories.html
http://www.humantrainer.com/articoli/memoria-psicoanalisi-neuroscienze.html







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