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2016/05/16

VITAMINA D: L'IMPORTANZA DEL SOLE IN 15 PATOLOGIE CON IPOVITAMINOSI


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La carenza di VITAMINA D è legata a:

Rev Med Chir Soc Med Nat Iasi. 2015 Apr-Jun;119(2):310-8.
VITAMIN D DEFICIENCY AND THE CLINICAL CONSEQUENCES.
Galesanu C, Mocanu V.



CANCRO
PARKINSON
DEPRESSIONE
ASSORBIMENTO DEL CALCIO
diabete
asma
sonno agitato,
cardiopatie
crampi muscolari
stanchezza generale
dolori articolari
dolori muscolari o debolezza
fibromialgia
incapacità di concentrazione
ipertensione
mal di testa
malattie dermatologiche
sclerosi multipla
stitichezza o diarrea 
problemi alla vescica
TRATTAMENTO DEL DOLORE
Dolore cronico
Dolore neuropatico

Come per l'omocisteina, anche qui ci troviamo davanti ad un esame semplice, non costoso..che dovrebbe risultare negli esami di check up ,routine..perchè conoscere il suo indice vuol dire prevenzione, conoscere l'origine di molti malesseri e patologie.. quindi porne rimedio in modo poco oneroso ed efficace..

Saranno forse queste ultime due opzioni il motivo per cui i medici non vengono istruiti ad inserirle nei test di controllo insieme al colesterolo? (la cui soglia per altro è stata opportunamente modificata per far aumentare i malati).
Viviamo in un grande mercato dove milioni di persone vengono intossicate con fini esclusivamente speculativi. La vitamina D non è brevettabile perchè è una molecola biologica. Non ci guadagna nessuno con un brevetto, nessuna lobby ci può speculare sopra.. ECCO PERCHÈ NON VIENE PUBBLICIZZATA?
Oppure la Vitamina D è bene che non la si sintetizzi naturalmente con il sole per far vendere solo quella prodotta in laboratorio dalle case farmaceutiche  e mantenere quel pallido aspetto di precaria salute?
Perchè qualcosa non torna.. ed è palese non solo leggendo le informazioni che danno, come visto, ma anche leggendo a quante patologie è legata.

Qui di seguito ve ne indichiamo solo una parte...


Asma, Malattie Dermatologiche, Depressione, Parkinson, Osteomalacia-Osteoporosi (anche se ne abbiamo ampiamente parlato), Malattie caridache, Ipertensione arteriosa, Fibromialgia-Mialgie, Malattie autoimmuni, Artrite reumatoide, Sclerosi Multipla, Influenza, Cancro, malattia paradontale, Diabete

Asma  
Un lavoro  del  2007  pubblicato  su American  Journal  of  Clinical  Nutrition
di  Camargo  CA  e collaboratori (9), dimostrava che un supplemento di vitamina D somministrata alla madre, durante la gravidanza, può diminuire il rischio di broncospasmo ricorrente nei primi anni di età. Inoltre un lavoro  più  recente,  di  Sandhu  e  Casale,  pubblicato  su Annals Allergy Asthma Immunol  del settembre 2010, passa in rassegna il ruolo della vitamina D nell’asma.

The role of vitamin D in asthma.
Sandhu MS1, Casale TB.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20800785

Gli autori hanno preso in considerazione, utilizzando il data base Pub Med i lavori sull’argomento che vanno dal 1950 al 2009.  I  risultati  dello  studio,  che  sintetizziamo  qui  di  seguito,  sono  molto  suggestivi,  anche  in questo ambito pneumologico. Gli  autori  sottolineano  come  la  letteratura  scientifica  presenta  oramai  numerose  evidenze  che suggerirebbero legittimamente un possibile ruolo della vitamina D nella patogenesi dell’asma e ,
conseguentemente,  sulle  potenziali  conseguenze  delle  situazioni  di  carenza  della  medesima vitamina.
I  dati  di  letteratura  indicherebbero,  inoltre,  che la  carenza  di  vitamina  D  sia  associata  con iperresponsività bronchiale, ridotti volumi polmonari, scarso controllo dell’asma bronchiale con resistenza alla terapia steroidea.

È stato evidenziato recentemente come bassi livelli di vitamina D (25-OH-D) siano associati ad un aumentato rischio di sviluppare patologie allergiche, iperreattività bronchiale ed asma. Nella patogenesi dell’asma, processo infiammatorio cronico che coinvolge le vie,aeree, causa bronco-ostruzione ed aumenta la responsività delle stesse. Le caratteristiche dell’infiammazione sono un aumentato numero di eosinofili, di mastociti, di macrofagi, di linfociti T (Th2 nella fase acuta e Th1 nella fase cronica dell’asma) attivati dalla mucosa delle vie aeree e nel lume bronchiale.  D’altro canto esistono evidenze circa il ruolo benefico della vitamina D sulla funzione polmonare e sulla risposta agli steroidi nel trattamento dell’asma.




Un supplemento giornaliero di questa sostanza, infatti, avrebbe il beneficio di tranquillizzare la parte iperattiva del sistema immunitario che causa l’asma; una sua carenza, invece, potrebbe peggiorare i sintomi della malattia.


Malattie dermatologiche

Circa due anni fa l’equipe di Hata, dell’Università di San Diego, California, aveva già pubblicato un importante studio che considerava la
vitamina D come un potenziale immunomodulatore nel corso di alcune malattie allergiche, grazie al suo ruolo regolatorio nell'espressione della catelicidina sulla cute dei pazienti affetti da dermatite atopica. La vitamina D sembra svolgere un ruolo nei meccanismi immunitari ed è associata allo sviluppo di malattie autoimmuni. Lo studio di Hata e coll. aveva dimostrato un potenziale ruolo terapeutico della vitamina D nel sistema immunitario dei soggetti atopici, in quanto aumentava la produzione del peptide antimicrobico catelicidina nella cute dei pazienti, dopo somministrazione di 4000 UI di vitamina D3 per via orale per 3 settimane.
Sulla base di questo studio è pertanto verosimile ipotizzare che una somministrazione alimentare aggiuntiva di vitamina D, fornisca ai soggetti atopici la possibilità di compensare la loro inadeguata capacità a produrre peptidi antimicrobici in risposta a aggressioni cutanee. Il ruolo della vitamina D
nella autoimmunità si svolgerebbe sopratutto sulle cellule dendritiche, in quanto la vitamina D inibisce la maturazione delle cellule dendritiche e
mantiene il fenotipo immaturo e tollerogenico ed inoltre agirebbe anche tramite l'inibizione di IL-12 e aumentano la produzione di IL-10 da parte
delle cellule dendritiche, spostando le loro risposte verso un fenotipo Th2 (2,3).
Più recentemente, nel numero di Agosto 2010 del Journal Allergy Clinical Immunology, è stata pubblicata una lettera di Thorp WA e i suoi collaboratori (4),Università del Nebraska, che rilancia questo tema con dati originali e suggestivi per quanto riguarda l’orticaria cronica.

Vitamin D Supplements Improve Urticaria Symptoms and Quality of Life in Chronic Spontaneous Urticaria Patients
A Prospective Case-Control Study
Tadech Boonpiyathad,* Panitan Pradubpongsa, and Atik Sangasapaviriya

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4203568/

I risultati di questo studio dimostrano che i soggetti adulti affetti da Orticaria Cronica presentano ridotti livelli di vitamina D e conferma l'importanza dei risultati di Hata et coll.  che hanno ipotizzato che la vitamina D possa svolgere un ruolo importante come immunomodulatore nelle malattie allergiche dermatologiche.

Alcuni studi:

Allergy Asthma Immunol Res. 2013 Jul; 5(4): 179–180.

PMCID: PMC3695230
The Clinical Impact of Vitamin D in Children With Atopic Dermatitis
Jae-Won Ohcorresponding author
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3695230/

http://synapse.koreamed.org/pdf/10.4168/aair.2013.5.4.179

Vitamin D Status and Its Association with the SCORAD Score and Serum LL-37 Level in Korean Adults and Children with Atopic Dermatitis
Tae Young Han,corresponding author Tae Seok Kong, Min Ho Kim,1,2 Jeong Don Chae,3 June Hyun Kyung Lee, and Sook-Ja Son
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4323586/


Ultraviolet index: a light in atopic dermatitis and vitamin D research?
Kleyton de Carvalho Mesquita, Ana Carolina de Souza Machado Igreja, Izelda Maria Carvalho Costa
http://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0365-05962016000100034


Depressione

I recettori della vitamina D sono stati trovati in molte parti del cervello.
Ricerche hanno evidenziato infatti  la distribuzione del 1,25-diidrossivitamina D3 recettore (VDR), e 1alfa-idrossilasi (1alfa-OHase), l'enzima responsabile della formazione della vitamina attiva nel cervello umano. Il recettore e l'enzima sono stati trovati in entrambi neuroni e cellule gliali in un modello regionale e specifico strato.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15589699
(I recettori sono presenti sulla superficie di ogni cellula dove ricevono segnali chimici. Questi segnali chimici comunicano direttamente alla cellula cosa fare, per esempio agire in un certo modo, o per dividersi o morire.)

Alcuni dei recettori nel cervello sono appunto i recettori per la vitamina D, il che significa che la vitamina D agisce in qualche modo nel cervello. Questi recettori si trovano nelle aree del cervello che sono collegate allo sviluppo di depressione. Per questo motivo, la vitamina D è stata associata con la depressione e con altri problemi di salute mentale.

Non è stato ancora completamente compreso come funziona la vitamina D nel cervello. Una teoria è che la vitamina D influisca sulla quantità di sostanze chimiche chiamate monoamine, come la serotonina, ovvero nello stesso modo in cui lavorano molti farmaci anti-depressivi. Pertanto, i ricercatori hanno suggerito che la vitamina D può anche aumentare la quantità di monoammine, che può aiutare la depressione trattare.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22790678


È stato condotto uno studio in doppio cieco, placebo controllo, per comparare l’effetto della vitamina D associata a fluoxetina (farmaco prescritto per depressione, disturbo ossessivo compulsivo e bulimia nervosa) e fluoxetina da sola in pazienti con depressione maggiore.
Ai partecipanti è stato diagnosticato un disturbo depressivo maggiore secondo il DSM-IV (manuale diagnostico per i disturbi mentali).
Divisi in due gruppi, i pazienti hanno ricevuto giornalmente 1500 U.I. di vitamina D più 20 mg di fluoxetina, oppure solo 20 mg di fluoxetina per 8 settimane.
La combinazione vitamina D più fluoxetina ha mostrato miglioramenti nella sintomatologia già a partire dalla quarta settimana, suggerendo che l’associazione tra i due composti abbia effetti superiori nel controllo dei sintomi che non la fluoxetina da sola.
Precedenti studi avevano mostrato che i soggetti affetti da depressione sono a rischio di carenza di vitamina D, sia per la tendenza a non uscire spesso di casa (l’organismo produce la vitamina D autonomamente quando esposto alla luce solare), sia perché generalmente non praticano attività fisica.
Nei Paesi nordici dove l'esposizione al sole è scarsa diversi mesi durante l'anno, sono stati rilevati numerosi casi di depressione, alcuni particolarmente gravi e legati al rischio di suicidio. Si ipotizza che simili condizioni possano essere legate anche ad una carenza di vitamina D. Nei Paesi nordici si assumono integratori di vitamina D3 per prevenire la depressione. La vitamina D, infatti, stimola la produzione di serotonina, l'ormone della felicità.


Bassi livelli di vitamina D nel siero sono  risultati correlati al verificarsi dello stato ansioso.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27149477

Una supplementazione di Vitamina D ha inoltre dimostrato un minor incremento di stati depressivi  post partum.

Dietary vitamin D intake and prevalence of depressive symptoms during pregnancy in Japan.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25466661

Nutrition. 2015 Jan;31(1):160-5. doi: 10.1016/j.nut.2014.06.013. Epub 2014 Jul 19.




Visto che stati depressivi ed ansia sono poi strettamente correlati con LO SVILUPPO DI MOLTISSIME PATOLOGIE, FRA CUI IL CANCRO, diventa essenziale il monitoraggio di questo ormone - vitamina.
Diventa altresì importante però capire che lo stato di salute e fenotipo, con determinati valori ematici e patologia creano un circolo chiuso.
Gli stati emotivi vengono si influenzati dallo stato biologico ma questo a sua volta grazie all'epigenetica abbiamo visto viene influenzato da qualunque interferenza dell'ambiente , esterno ed interno.
Questo vuol dire che diventa essenziale quello che mangiamo, dove stiamo (in questo caso essenziale l'esposizione al sole) e gli stati emotivi interni. Tutto va a modulare il nostro genoma attivando o spegnendo le molecole che a loro volta attiveranno oppure meno a cascata ormoni,neurotrasmettitori..
Quindi vero la vitamina D si sintetizza, ma la vitamina D viene a sua volta modulata e possiamo noi stessi portare una situazione interna tale da bloccarla, uno fra queste l'ansia, le emozioni tossiche.

Sulla depressione
apriamo un'ulteriore parentesi, forse un altro tassello..

Entro il 2020, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che diede il primo allarme nel 2004, i disturbi depressivi diventeranno la seconda causa di "disabilità lavorativa" dopo le malattie cardiovascolari. Nel frattempo, per colpa della crisi economica, la situazione è drammaticamente peggiorata. E se prima l'età media di insorgenza della malattia era tra i 20 e i 40 anni, oggi sono in aumento le manifestazioni precoci o tardive (in adolescenza o dopo i 50 anni). Circa il 20% della popolazione mondiale presenta, secondo l'Oms, un quadro di "umore instabile" al quale è obbligatorio prestare la massima attenzione.

Avete letto bene.. anche se in sordina è da ben 10 anni che l'Oms è entrata a passo felpato nell'assetto societario per "imporci" a gocce omeopatiche la condizione di depressione generalizzata.. depressione ormai scevra dal suo significato e complicazione originale ma divenuta NUOVA invalidante patologia da curare secondo protocolli ben precisi. Un lavoro minuzioso, fatto di piccoli allarmi, piccole prese di pozione, per poi arrivare alla conclamazione della malattia..al "varo", con il
PIANO D'AZIONE DI SALUTE MENTALE 2013-2020 (pdf scaricabile)

L'OMS definisce i GRUPPI VULNERABILI soggetti a depressione e malattia mentale:
Abbiamo quindi una etichettatura di questi gruppi.. interessante vedere a chi si riferisce, leggiamo insieme:


  • - membri delle famiglie che vivono in situazioni di povertà
  • - persone affette da malattie croniche
  • - neonati e bambini abbandonati e maltrattati
  • - adolescenti (SENTITE BENE) che fanno uso per la prima volta di sostanze psicoattive
  • - le minoranze (qui davvero uno può sbizzarrire la fantasia.. tanto è generico il concetto)
  • - le popolazioni indigene (Ovvero?? I popoli autoctoni.. ormai completamente estinti e disintegrati in ogni come e dove dalla colonizzazione.. comunque loro per via dei soprusi.. sono quelli soggetti a depressione?? Quindi come mai in paesi come L'Africa, il Medio Oriente, Amazzonia.. il concetto di depressione non è così dilagante come dicono?) questo sarà interessante da sviluppare.. perchè come vedremo l'OMS promuove invece la presenza di psichiatri, e medicinali idonei in tutti i paesi poveri..
  • -le persone anziane
  • -le vittime di discriminazione e violazione dei diritti umani (tutto il mondo..)
  • - lesbiche
  • - gay
  • - bisessuali e transgender
  • - i prigionieri
  • - persone che vivono in situazioni di conflitto
  • - persone che vivono in condizioni di catastrofi naturali o emergenze umanitarie.
  • - condizione economico-politica
  • - condizione di stress lavorativo per carico eccessivo o mancanza

Conclude dicendo che questi gruppi, una cerchia davvero ristretta, ha una possibilità maggiore non solo di sviluppare la depressione ma una possibilità del 40-60% maggiore rispetto al resto della popolazione (a questo punto mi chiedo quale?? quella non umana??) di una morte prematura.

Domanda:
come mai c'è una spinta così forte a "delineare" lo stato di depressione ed una spinta a non far sintetizzare Vitamina D con il sole?

Parkinson

Nuovi benefici per la salute vengono costantemente associati con la vitamina D, tra cui un settore in rapida crescita sulle proprietà neuroprotettive. Questo ha generato una grande esplosione di interesse negli ultimi anni nel potenziale della vitamina D da utilizzare non solo come terapeutico in malattie neurodegenerative, compreso il morbo di Parkinson, ma anche come biomarker e per associazione rischio.
Secondo uno studio del 2008 di Evatt et al. in Arch. neurol. 65, pp. 1348-1352, esiste una stretta correlazione tra carenza di vitamina D ed insorgenza del Parkinson . "Ricercatori statunitensi hanno misurato i livelli di vitamina D in 100 pazienti parkinsoniani, 97 pazienti affetti da Alzheimer e 99 soggetti sani. La percentuale di soggetti con livelli eccessivamente bassi di vitamina D era notevolmente più alta nei malati di Parkinson (55 per cento rispetto al 41 per cento nei malati di Alzheimer ed al 36 per cento dei soggetti sani). Anche il livello medio di vitamina D era più basso tra i malati di Parkinson."
I test condotti sull’intero gruppo di pazienti hanno anche mostrato che maggiori livelli di vitamina D3 erano associati a una maggiore agilità nel dare un nome a vegetali e animali e nel richiamare alla mente quanto appreso. Tuttavia, dopo che il gruppo è stato suddiviso in coloro che erano dementi o quelli no, vi erano significative differenze con i livelli di vitamina D e la fluidità e l’apprendimento verbale soltanto in coloro che non erano affetti da demenza.

«Il fatto che la relazione tra vitamina D, la concentrazione e le prestazioni cognitive sembrava più robusta nel sottoinsieme dei non-dementi suggerisce che un intervento precoce prima che la demenza sia presente può essere più efficace», conclude la dott.ssa Peterson.

DNA variants in CACNA1C modify Parkinson disease risk only when vitamin D level is deficient.
Wang L1, Maldonado L1, Beecham GW1, Martin ER1, Evatt ML1, Ritchie JC1, Haines JL1, Zabetian CP1, Payami H1, Pericak-Vance MA1, Vance JM1, Scott WK1.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27123490


Ulteriori evidenze a sostegno dell'affermazione che la vitamina D può essere un utile agente terapeutico usato come terapia di intervento per essere combinato con trattamenti esistenti, è questa ricerca, dove vengono presentate  prove inedite mostrando che in un modello unilaterale del morbo di Parkinson, la vitamina D può non solo ridurre il grado di denervazione, ma che tale si riflette anche in beneficio funzionale agli animali.

The Role of Vitamin D3 in the Development and Neuroprotection of Midbrain Dopamine Neurons.
Orme RP1, Middleditch C2, Waite L2, Fricker RA3.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26827956

Fratture, osteomalacia, osteoporosi

La vitamina D a livello osseo scheletrico è importante perchè previene l'osteomalacia  (che provoca debolezza muscolare oltre a quella ossea.)  e rachitismo.
L'osso osteomalacico è un osso alterato da un punto di vista di mineralizzazione, che fa male e non va distinta dall'osteoporosi, perchè molto spesso le due condizioni coesistono. Quando si vuole infatti curare una persona con osteoporosi, con alto rischio di fratturarsi diventano importanti il ruolo appunto della Vitamina D e del Calcio.

A livello intestinale abbiamo gli specifici recettori di questa vitamina che fanno in modo che si attivino tutte quelle proteine che determinano il trasporto attivo del calcio.


Malattie cardiache.

Le malattie cardiovascolari sono molto più comuni nelle persone con deficit di vitamina D che hanno  un rischio più alto del 32% di sviluppare coronaropatia. Un numero crescente di dati suggeriscono che bassi livelli di 25-idrossivitamina D possono influire negativamente sulla salute cardiovascolare. La carenza di vitamina D attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone e può predisporre a ipertensione e ipertrofia ventricolare sinistra. Inoltre, la carenza di vitamina D provoca un aumento di ormone paratiroideo, che aumenta la resistenza all'insulina ed è associata al diabete, ipertensione, infiammazione, e aumento del rischio cardiovascolare. Risultano quindi importanti supplementazioni di vitamina D. Carenti o insufficienti livelli sierici di 25 (OH) D livelli sono stati documentati in pazienti con infarto miocardico , ictus , insufficienza cardiaca , malattia cardiovascolare diabetica, e la malattia arteriosa periferica . Recentemente, il rapporto tra i fattori di rischio cardiovascolari e livelli di D 25 (OH) è stato evidenziato  tra i 15.088 soggetti dal registro NHANES III  ( Third National Health and Nutrition Examination Survey ) della coorte nazionale. In questo studio trasversale i livelli di Viatmia D erano inversamente associati con ipertensione, diabete mellito, ipertrigliceridemia, obesità.

Prevalence of cardiovascular risk factors and the serum levels of 25-hydroxyvitamin D in the United States: data from the Third National Health and Nutrition Examination Survey.

Martins D1, Wolf M, Pan D, Zadshir A, Tareen N, Thadhani R, Felsenfeld A, Levine B, Mehrotra R, Norris K.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17563024
Altri studi trasversali hanno confermato i legami tra la carenza di vitamina D e  l'ipertensione.

Serum 25-hydroxyvitamin D, ethnicity, and blood pressure in the Third National Health and Nutrition Examination Survey.
Scragg R1, Sowers M, Bell C.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17586404


Pressione alta.
La pressione alta è associata a carenze di calcio, magnesio, potassio e vitamina D.
La carenza di vitamina D predispone inoltre la regolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone e l'ipertrofia sia del ventricolo sinistro e le cellule muscolari lisce vascolari (2) (Fig. 3). Infatti chi risulta carente di Vitamina D ha maggiore incidenza di ipertensione, ipertrofia ventricolare sinistra, e l'aterosclerosi. Studi indicano che la 1,25 (OH) 2D inibisce la sintesi della renina, che può abbassare la pressione sanguigna.
Vitamin D regulation of the renin-angiotensin system.
Li YC1.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12520534
Un piccolo studio randomizzato di pazienti, controllato con placebo, con diabete di tipo 2 e bassa basale 25 (OH) D livelli ha dimostrato che una singola dose di 100.000 UI di vitamina D2 riduce la pressione arteriosa sistolica in media 14 mmHg e significativamente migliorata la funzione endoteliale funzione come misurato dal flusso sanguigno dell'avambraccio. Nello studio NHANES III, la pressione arteriosa sistolica media è stata di circa 3 mm Hg più bassa in quelli negli individui nel più alto quintile di livelli sierici di 25 (OH) D livelli confrontati con quelli nel quintile più basso.


Fibromialgia, mialgie varie, dolore cronico

Le mialgie sono generalmente la prima manifestazione di carenza di vitamina D. Grave carenza di vitamina D con aumenti corrispondenti di PTH sono stati riportati in 88% delle donne che hanno presentato con dolori muscolari e debolezza (52). Un altro studio ha esaminato 150 pazienti con dolori muscolo-scheletrici non specifici e ha riferito che 25 livelli (OH) D erano insufficienti nel 93% degli individui e gravemente carente nel 28% (53). Una meta-analisi di 5 studi clinici randomizzati hanno riportato che la supplementazione di vitamina D riduce il rischio di cadute, molto probabilmente da un miglioramento della funzione muscolare e la forza (54). Mialgia, il disturbo più comune riportato da pazienti in terapia con statine, può essere almeno in parte causata dalla carenza di vitamina D sottostante. Aneddoticamente, abbiamo osservato che repletion di 25 (OH) D migliora prevedibile o risolve mialgie statine legate.


Florian Wepner e colleghi dell’Ospedale Ortopedico di Vienna hanno condotto uno studio su 30 donne con fibromialgia con livelli di calcifediolo <32 ng/ml, per valutare l’efficacia della supplementazione della vitamina nel ridurre il dolore e migliorare altri sintomi della malattia. Le partecipanti sono state randomizzate a ricevere supplementi di vitamina D per via orale o placebo.

L’obiettivo, nel gruppo assegnato al trattamento attivo per un periodo di 20 settimane era il raggiungimento di livelli di calcifediolo tra 32 e 48 ng/ml. I livelli di calcifediolo sono stati rivalutati dopo 5 e 13 settimane e la dose è stata modificata in base ai risultati ottenuti. I livelli di calcifediolo sono stati misurati anche dopo 25 settimane dall’inizio della terapia e dopo 24 settimane dalla fine della supplementazione.

Ventiquattro settimane dopo il trattamento è stata osservata una marcata riduzione del livello del dolore nei pazienti assegnati a ricevere la vitamiana D. Inoltre, nelle prime 25 settimane di trattamento le pazienti hanno mostrato un miglioramento della funzione fisica, rispetto alle donne trattate con placebo. Le pazienti trattate con vitamina D hanno ottenuto risultati migliori nella valutazione della fatigue mattutina valutata con il Fibromalgia Impact Questionnaire (FIQ). In base a questi risultati, gli esperti consigliano di misurare i livelli di vitamina D nei pazienti con fibromialgia, soprattutto nella stagione invernale, e ne consigliano la supplementazione nei soggetti con deficit della stessa.

Effects of vitamin D on patients with fibromyalgia syndrome: A randomized placebo‐controlled trial
Wepner, Floriana,*; Scheuer, Raphaela; Schuetz‐Wieser, Birgita; Machacek, Petera; Pieler‐Bruha, Elisabetha; Cross, Heide S.b; Hahne, Juliaa; Friedrich, Martina

http://journals.lww.com/pain/Abstract/2014/02000/Effects_of_vitamin_D_on_patients_with_fibromyalgia.9.aspx

Vitamin D and chronic painStraube, Sebastian; Moore, Andrew R.*; Derry, Sheena; McQuay, Henry J.
http://journals.lww.com/pain/Citation/2009/01000/Vitamin_D_and_chronic_pain.6.aspx



Malattie autoimmuni


La vitamina D viene prodotta nella pelle dall'esposizione al sole, subisce una serie di trasformazioni nel corpo - si trasforma nella forma attiva nelle cellule del sistema immunitario. Ma questa attivazione è molto lenta e difficile nelle persone che sono predisposte a sviluppare malattie autoimmuni. Pertanto, producono livelli molto bassi della forma attiva della vitamina D e rimangono con il sistema immunitario sregolato. Pertanto, questo rappresenta il trattamento delle malattie autoimmuni"
Artrite reumatoide. È una malattia che causa infiammazione sistemica, dolore e danno articolare. Studi hanno dimostrato che la vitamina D può alleviare il dolore e la rigidità associati a questa patologia.
Il primo studio è stato pubblicato sulla rivista Rheumatology. I risultati delle ricerche condotte hanno portato in questo caso a ipotizzare che i livelli di vitamina D sono significativamente associati con l’attività della malattia, i livelli di citochine infiammatorie (piccole proteine), e la perdita di tessuto osseo nei pazienti affetti da artrite reumatoide.

Clinical aspects of vitamin D in the management of rheumatoid arthritis
http://rheumatology.oxfordjournals.org/content/47/11/1617.full


Secondo lo studio, sembra che la carenza di vitamina D sia molto frequente nei pazienti affetti da questa malattia e, in più, sembra che possa essere direttamente collegata alla gravità del disturbo.


Scienziati, medici e ricercatori non sono riusciti a trovare una risposta definitiva sul motivo per cui la vitamina D svolga un ruolo così importante nel corpo, la cosa certa è che gravi carenze possono comportare gravi problematiche, peggiorando anche la condizione dell’ artrite reumatoide.

Il secondo studio è stato condotto dai ricercatori della Boston University e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.
I ricercatori sono partiti dall’assunto che la vitamina D è prodotta naturalmente dal nostro corpo quando i raggi UV del sole colpiscono la nostra pelle. Hanno così evidenziato che le donne che vivono a latitudini maggiori ( causa inclinazione dei raggi gli UVB arrivano pochissimo) sono notevolmente più soggetta ad Artrite reumatoide.
Association between Residences in U.S. Northern Latitudes and Rheumatoid Arthritis: A Spatial Analysis of the Nurses’ Health Study
Verónica M. Vieira,1 Jaime E. Hart,2,3 Thomas F. Webster,1 Janice Weinberg,4 Robin Puett,5,6,7 Francine Laden,2,3,8 Karen H. Costenbader,9 Elizabeth W. Karlson9

http://ehp.niehs.nih.gov/0901861/


Sclerosi multipla.
Alcuni studi hanno dimostrato come la posizione geografica può incidere nella percentuale di insorgenza della sclerosi multipla: più lontano dall’equatore si vive – e quindi minore è l’esposizione al sole – più possibilità si hanno di sviluppare la malattia. Ciò suggerisce un forte legame tra SM e vitamina D. Secondo uno studio, condotto dai ricercatori della Harvard School of Public Health (HSPH) e coordinato dal prof. Alberto Ascherio, la vitamina D potrebbe persino rallentare la progressione e ridurre la gravità della sclerosi multipla. Livelli bassi di questa vitamina nel sangue sono considerati infatti un fattore predittivo della gravità ma anche della velocità di questa malattia.

Serum 25-hydroxyvitamin D levels and risk of multiple sclerosis.
Munger KL1, Levin LI, Hollis BW, Howard NS, Ascherio A.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17179460



Influenza
Molti scienziati hanno pubblicato un articolo che suggerisce che la vitamina D può essere lo stimolo di stagione contro gli stati influenzali
.

Tra le prove che citano:

- Vitamina D livelli sono più bassi nei mesi invernali.
- La forma attiva di vitamina D tempera il danneggiamento della risposta infiammatoria  di alcune cellule bianche del sangue, ed aumenta anche la produzione di proteine che combatto in difesa del sistema immunitario.
Epidemic influenza and vitamin D.
Cannell JJ1, Vieth R, Umhau JC, Holick MF, Grant WB, Madronich S, Garland CF, Giovannucci E.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16959053?dopt=Citation

    Gli adulti che hanno bassi livelli di vitamina D hanno più probabilità di  infezione del tratto respiratorio superiore. (45)
    I bambini che hanno un deficit di  vitamina D-deficit (per rachitismo) hanno più probabilità di contrarre infezioni respiratorie, mentre i bambini esposti alla luce solare sembrano avere un minor numero di infezioni respiratorie. (44)
Un recente studio randomizzato controllato in bambini della scuola giapponese ha testato se l'assunzione di supplementi giornalieri di vitamina D impedirebbe l'influenza stagionale. (46) Il processo ha seguito quasi 340 bambini per quattro mesi durante il culmine della stagione influenzale invernale. La metà dei partecipanti allo studio ha ricevuto le pillole che contenevano 1.200 IU di vitamina D; l'altra metà ha ricevuto pillole placebo. I ricercatori hanno trovato che i tassi di tipo A dell'influenza nel gruppo vitamina D erano circa il 40 per cento inferiore rispetto al gruppo placebo; non vi era alcuna differenza significativa nel tipo tassi B influenzali.
Questo era un piccolo ma promettente studio, e sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter definitivamente dire che la vitamina D protegge contro l'influenza. Ma non saltare il vostro colpo influenza, anche se la vitamina D ha qualche beneficio.


Cancro 
Diversi tipi di cancro sono collegati a carenze di vitamina D, tra cui il cancro al seno, il cancro alla prostata e al colon. Il nesso di causalità è così forte, che spesso vengono raccomandati dosaggi diversi di supplementi di vitamina D per la prevenzione del cancro e il trattamento del cancro alla prostata. 
Per aggiungere il dosaggio idoneo per prevenire il cancro che è tra i 60  gli 80 ng/ml. PubMed link 2.

The role of vitamin D in reducing cancer risk and progression.
Feldman D1, Krishnan AV1, Swami S1, Giovannucci E2, Feldman BJ3.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24705652


Malattia parodontale.
È un’infiammazione delle gengive che può causare dolore, sanguinamento e perdita dei denti. La vitamina D aiuta nella formazione delle difese che possono ridurre il numero di batteri nocivi in bocca, inoltre
un’innovativa ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Archives of Oral Biology dal chirurgo odontoiatra Francesco Saverio Martelli, ha dimostrato come la parodontite e l’osteoporosi siano strettamente collegate e dovute principalmente a una carenza, a base genetica, di vitamina D.

Esiste un’importante correlazione tra l’osteoporosi e la parodontite, malattia multifattoriale che porta alla distruzione delle strutture di sostegno e stabilità dei denti. L’anello di congiunzione tra queste due patologie è la vitamina D, ormone che gioca un ruolo fondamentale proprio nello sviluppo e nel mantenimento del tessuto osseo, oltre che per le funzioni del sistema immunitario e dell’apparato cardiovascolare. La sua carenza costituisce infatti un fattore di rischio per lo sviluppo dell’osteoporosi, con importanti ripercussioni anche sulle ossa mascellari che, demineralizzandosi, favoriscono appunto l’insorgenza e la progressione della parodontite.
Grazie al chirurgo odontoiatra Francesco Saverio Martelli, autore di un’innovativa ricerca sulle variazioni nel gene che codifica il recettore cellulare della vitamina D (VDR), pubblicata sulla rivista scientifica “Archives of Oral Biology”, è stato identificato il genotipo correlato a un aumento del rischio di sviluppo di parodontite. In particolare i risultati dello studio hanno evidenziato una stretta correlazione tra l’alterazione di questo recettore, associato a bassi livelli sierici di vitamina D, e lo sviluppo della malattia parodontale. Il recettore cellulare per la vitamina D alterato è meno efficiente del normale e ciò favorisce una tendenza alla demineralizzazione delle ossa anche a livello di quelle mascellari.

Ulteriore interessante ricerca ha dimostrato la correlazione di ipovitaminosi e perdita dei denti, osteoporosi e paradontite, nelle donne in postmenopausa

Vitamin D Status and Prevalent and Incident Tooth Loss in Postmenopausal Women: The Buffalo Osteoporosis and Periodontal Disease (OsteoPerio) Study.
Pavlesen S1,2, Mai X1, Wactawski-Wende J1, LaMonte MJ1, Hovey KM1, Genco RJ3, Millen AE1.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27086615

Diabete.  
Anche lo scarso controllo di zucchero nel sangue può essere un sintomo di carenza di vitamina D. Questo, a sua volta, può aumentare il rischio di sviluppare il diabete.

Vitamin D supplementation for the prevention of type 2 diabetes in overweight adults: study protocol for a randomized controlled trial.


Studi trasversali hanno confermato i legami tra la carenza di vitamina D e sia l'ipertensione e il diabete.
Serum 25-hydroxyvitamin D, ethnicity, and blood pressure in the Third National Health and Nutrition Examination Survey.
Scragg R1, Sowers M, Bell C.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17586404


Serum 25-hydroxyvitamin D, diabetes, and ethnicity in the Third National Health and Nutrition Examination Survey.
Scragg R1, Sowers M, Bell C; Third National Health and Nutrition Examination Survey.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15562190
Inoltre, la carenza di vitamina D predispone alla resistenza all'insulina, disfunzione pancreatica cellule beta
1,25-Dihydroxyvitamin D3 protects human pancreatic islets against cytokine-induced apoptosis via down-regulation of the Fas receptor.
Riachy R1, Vandewalle B, Moerman E, Belaich S, Lukowiak B, Gmyr V, Muharram G, Kerr Conte J, Pattou F.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16502254


e sindrome metabolica
Hypovitaminosis D is associated with insulin resistance and beta cell dysfunction.
Chiu KC1, Chu A, Go VL, Saad MF.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15113720
Uno studio ha riportato che un apporto giornaliero di 800 UI di vitamina D a fronte di un apporto giornaliero di <400 UI di vitamina D riduce il rischio di diabete di tipo 2 di un terzo (26).
Vitamin D and calcium intake in relation to type 2 diabetes in women.
Pittas AG1, Dawson-Hughes B, Li T, Van Dam RM, Willett WC, Manson JE, Hu FB.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16505521


Uno studio condotto su 10.366 bambini finlandesi che hanno avuto 2.000 UI di vitamina D3 al giorno per tutto il primo anno di vita ha registrato un 78% riduzione del rischio di diabete di tipo 1 nei successivi 31 anni di follow-up . Successivamente, questo risultato è stato confermato da una meta-analisi eseguita su 5 studi osservazionali da un gruppo in Inghilterra.



Non sottovalutate quindi l’importanza della vitamina D nel nostro organismo e ricordate: appena 30 minuti di esposizione quotidiana al sole sembra siano sufficienti a prevenirne la carenza.

Concludo con un iteressante studio fatto nel 2013 sulla condizione di Vitamina D in tutto il mondo.

Systematic Review
A systematic review of vitamin D status in populations worldwide

Jennifer Hilger, Angelika Friedel, Raphael Herr, Tamara Rausch, Franz Roos,
Denys A. Wahl, Dominique D. Pierroz, Peter Weber and Kristina HoffmannMannheim Institute of Public Health, Social and Preventive Medicine, Medical Faculty Mannheim,
Heidelberg University, Ludolf-Krehl-Strasse 7-11, D-68167 Mannheim, Germany DSM Nutritional Products Limited, Kaiseraugst, Switzerland International Osteoporosis Foundation, 1260 Nyon, Switzerland
(Submitted 12 July 2012 – Final revision received 8 March 2013 – Accepted 7 May 2013 – First published online 9 August 2013


Da questa complessa analisi hanno trovato che 88 · 1% dei campioni presentati
nella presente riesame aveva (OH) valori medi di 25 D sotto
75 nmol / l, 37 · 3% aveva valori medi inferiore a 50 nmol / l e 6 · 7%
aveva valori medi inferiore a 25 nmol / l.


L’Italia è tra i paesi con maggiori livelli di carenza di vitamina D ed è stato osservato che tra le persone anziane la percentuale di soggetti carenti raggiunge il 70-80%, ma è già nei giovani e soprattutto nei bambini obesi  che possiamo parlare di pandemia, cioè di epidemia dilagante. (emerso dal XIV Congresso della Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) del 2014).
La prestigiosa Cochrane Collaboration in una recentissima review ha documentato come la Vitamina D – e in particolare il colecalciferolo – ha un impatto positivo addirittura in termini di mortalità (-6%), dati che confermano un rapporto promettente in Archives of Internal Medicine, il quale suggerisce che l'assunzione di supplementi di vitamina D può portare una riduzione statisticamente significativa del 7 per cento della mortalità da qualsiasi causa. (50) L'analisi ha esaminato i risultati di 18 studi randomizzati e controllati che hanno arruolato un totale di quasi 60.000 partecipanti allo studio; la maggior parte dei partecipanti allo studio ha preso tra 400 e 800 UI di vitamina D al giorno per una media di cinque anni.


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