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2016/03/16

RIPULIRE IL KHARMA CON L'EPIGENETICA E LO YOGA



Il potere della nostra mente. Lo abbiamo visto tante volte e le scienze, le neuroscienze negli ultimi 10 anni sono state in grado di dimostraci più volte questo.
Di come la percezione determini l'osservazione e la realtà che vediamo, vedi anche l'esperimento della doppia fenditura a priori.

Una mente vibrazionale che quindi è in grado di accedere ad un mondo 3, ad un mondo del no spazio e del no tempo ed attivare il processo di guarigione.
Una mente in grado di modificare le attività neurali, creando nuovi percorsi, permettendo quindi un rilascio a cascata di ormoni e interconnessioni in grado di modificare il sistema immunitario, nervoso, circolatorio.

Cercheremo, con questa lettura, di capire come siamo in grado di autoguarirci e come possiamo distruggere il Kharma attraverso la mente, attraverso l'epigenetica.
Agendo sui nostri pensieri, sulla nostra mente, sulla nostra percezione del mondo esterno e di come lasceremo che esso interagisca con noi, noi andremo a modificare la nostra memoria cellulare, il nostro DNA, il nostro bagaglio di esperienze remote, il nostro Kharma.
Vedremo anche come tutto questo percorso, leggibile ora con espressioni "moderne", sia già stato scritto e detto negli antichi Veda, dallo Yoga,dalla vera spiegazione del Kharma.

Agendo sulla nostra mente, sui nostri pensieri creeremo degli egregori che agiranno su di noi.. sulle nostre azioni.
Agendo sul nostro pensiero, sulla nostra visualizzazione futura, come dice il chimico e ricercatore Malanga, andremo a modificare il presente e di conseguenza il passato, perchè come ci dimostra la fisica quantistica in realtà spazio e tempo non esistono; passato, presente e futuro sono una cosa sola, solo che noi siamo in una consapevolezza tale da percepire solo il tempo in una direzione.
In realtà arrivando a capire il nostro agire sull'azione nel tempo attraverso la mente, capiremo come possiamo modificare il nostro "destino", il nostro Kharma. (uso il termine destino in modo improprio.. sfruttando il luogo comune per far capire il concetto, in realtà vedremo che Kharma non vuol dire predestinato)
È detto che una persona consiste di desideri. 
Come è il suo desiderio così è la sua volontà, 
come è la sua volontà così è la sua azione.
Senza ombra di dubbio la parola Kharma è una delle parole più inflazionate, diventata un termine di uso comune ma riempito di un significato deviato rispetto al suo originale,le viene attribuito un significato più di "fato-sfortuna " piuttosto che il suo senso logico di causa-effetto.
Il termine deriva dalla radice sanscrita kr che significa "fare, compiere, produrre, agire, movimento" quindi tutto fuorché  immobile e stabilito.
Quindi l'azione è sia causa sia effetto e in questo senso tutte le azioni del corpo, della mente e dei sensi: attrazione, repulsione, camminare, parlare, vedere, ascoltare, pensare e desiderare, ecc. sono karma, soggetti dunque alla legge di causalità.

Molti pensano che, accettando la dottrina del karma, si accetti di conseguenza una dottrina fatalistica e di predeterminismo.

Al contrario, si può produrre o modificare il proprio karma prendendo la vita nelle proprie mani, e diventando maestri del proprio destino.
Vi è una continuità logica nella legge di causa ed effetto. È possibile sapere come un' azione specifica, sviluppandosi attraverso una catena di causa ed effetto, influenzi la nostra vita.

"Semina un pensiero, raccogli un'azione
Semina un'azione, raccogli un'abitudine
Semina un'abitudine, raccogli un carattere
Semina un carattere, raccogli un destino.

(Legge del Kharma)

Per questo il Kharma viene sperimentato in ogni istante della nostra esistenza ed è più evidente quando constatiamo che al bene ritorna il bene, al male il male, la gentilezza è ripagata con affezione e l'amore con l'amore. Se offriamo i nostri pensieri, saremo ripagati con la conoscenza, se doniamo conoscenza verremo ricompensati con la sapienza; ma è vero anche il contrario, un atto di violenza o malvagità ritornerà con altrettanta violenza o odio.



Se solo riuscissimo a scorgere  dietro le nostre azioni, anche quelle remote che ci portiamo dietro nella memoria cellulare, capiremo perchè tutto accade in un certo modo.


Il nostro destino o fato giace nelle nostre mani e il suo controllo si ottiene pensando correttamente ed esprimendo, altrettanto correttamente, parole ed azioni.

Se vuoi modificare il presente modifica il pensiero futuro e modificherai il passato.

Saremmo i maestri della nostra vita, se solo sapessimo osservare giustamente la legge karmica. Controllare il proprio karma richiede una totale consapevolezza, che purtroppo la maggior parte degli esseri umani ha perduto o che nemmeno aspira ad avere.


Pensare che la realtà vera è esterna a noi, che trascende la nostra coscienza, il nostro mondo interiore, non porterà a nessuna evoluzione Karmica.

Jung evidenziò che esiste una parte specifica del cervello che serve per costruire una realtà interna, quella del sogno e che non c'è alcun motivo per credere che la realtà esterna sia diversa da quella interna.
Koslin affermò poi che la stessa zona adibita ad analizzare la realtà esterna è la stessa che costruisce la nostra realtà interna. In altre parole entrambi sostengono che la differenza fra dentro e fuori non c'è.
Quindi diviene evidente che realtà esterna (corpo) e realtà interna (pensiero-mente) sono un tutt'uno e se siamo in grado di alterare la realtà interna mediante il sogno, la meditazione, il pensiero, qualsiasi attività della mente, così possiamo alterare e trasformare la nostra realtà esterna.

Tutto questo, come sostiene anche il chimico Malanga, viene in accordo con la fisica quantistica attraverso tante sperimentazioni, ad esempio la doppia fenditura che spiega non solo la nostra natura energetica ma come dice Willer l'osservatore modifica la realtà e lo fa anche a posteriori.
Abbiamo gli studi di Montagner sul DNA che dimostra come il pensiero influisce sulla materia. Mette il DNA in una provetta, la irradia e la frequenza irradiata incontra nel suo cammino una provetta con solo acqua. Dopo qualche tempo in quella provetta con solo acqua si presenta una struttura a doppia elica. La frequenza ha trascinato la struttura.

Garjajev fa il contrario, fa si che il DNA capti le frequenze, poi filtra l'acqua in modo da togliere il DNA, dopo qualche tempo i fotoni della provetta che prima si  organizzavano in modo casuale assumono una organizzazione ordinata elicoidale, il famoso DNA fantasma.

Ed ancora William Brown che rivaluta il DNA spazzatura, quel 95% di DNA che da inutile diventa fondamentale non solo perchè ha funzioni regolatorie, ovvero decide quali parti del DNA si codificheranno ma si connette al CAMPO MORFOGENETICO e decide a quale campo, a quale livello di coscienza si deve connettere e stare.. si arriva quindi a dire che fra Kharma e DNA non c'è differenza. Noi creiamo un campo morfogenetico, una realtà comune. Siamo come dentro ad un gioco di specchi. Quello che viviamo dobbiamo vederlo come un costante riflesso di noi. Già Jung diceva che quando rifiutiamo qualcosa di noi è quel qualcosa che non abbiamo ancora risolto.
Un qualcosa che attraverso il Kharma noi ci portiamo dietro come memoria cellulare e ci ritorna come un gioco di specchi nelle nostre relazioni con l'altro, nell'interazione con l'esterno. Nel riconoscimento di noi come creatori del tutto l'altro assume il ruolo di una parte di me, una parte della coscienza globale. L'altro quindi serve per mostrarmi quella parte di me stesso che ancora non ho compreso, una sorta  guarigione intesa come portatrice di luce, dove prima non c'era.
Portare consapevolezza dove prima c'era il buio.
Il Kharma che ci portiamo dietro serve proprio per quello, perchè la nostra coscienza deve espandere la sua consapevolezza, neutralizzando il kharma attraverso l'azione, attraverso il fare e non fare.

Quindi noi possiamo fare molto sia per le neuroscienze, per la fisica quantistica sia per l'antico sapere.

Innanzitutto attraverso le esperienze che maturano e si presentano nella vita possiamo migliorare la nostra attitudine, sapendo che hanno origine nella struttura del nostro pensiero ed azione. Perchè la percezione che attinge alla memoria dell'amigdala e dell'ippocampo, a quella implicita ed esplicita
crea l'emozione, che crea il fatto fisico quindi l'azione...
Noi siamo oggi l'apice di tutto ciò che siamo stati ieri e saremo domani il risultato di tutto il passato più il presente.

Diventa quindi essenziale "Osservare il presente!". Il Qui e ora è la consapevolezza più importante; lo yoga è "vivere adesso". Annullando ricordi (passato) ed aspettative (futuro).
Lo yoga è la filosofia basata su questo monito.
Adottare una attitudine yogica appropriata e positiva verso tutti i tipi di esperienza è senza dubbio il primo passo verso ciò che in seguito potremo chiamare karma yoga.

Il Kharma Yoga

Il karma yoga è un metodo fondamentale non solo per capire la legge del karma, ma per poterla trascendere e raggiungere la liberazione dal ciclo delle rinascite attraverso la conoscenza del segreto della giusta azione.

Lo scopo del karma yoga è realizzare il distacco attraverso il quale non si è più condizionati dal frutto delle azioni, dal prodotto quindi dell'interazione fra mente e corpo, da quelle idee che vivono nel mondo 3 di Popper. Esiste il mondo 1, il mondo materiale, il mondo 2, la mente, ed il mondo 3, il prodotto della mente. Ci siamo quindi noi, il nostro pensiero ed il frutto di questa interazione, le nostre idee che vivono appunto nel mondo 3.
Un mondo dove non c'è spazio e tempo concepiti secondo la fisica regolare, ma è il mondo del no tempo e del no spazio.
Popper afferma infatti che gli elementi del Mondo 3 talvolta sono definiti come prodotti del pensiero umano, altre volte come contenuti dei nostri pensieri, delle nostre speranze o delle nostre paure.

Karma yoga significa abilità nell'agire, esso utilizza l'attività che una condizione inevitabile della vita, infatti, nessun essere umano può vivere senza fare qualche tipo di lavoro mentale o fisico.
Proprio per questo il karma yoga è lo yoga più difficile da realizzare perché sfrutta l'azione che l'uomo compie ogni giorno spinto dei suoi desideri o abitudini e avvolto completamente dal suo ego, ma svolta però con consapevolezza yogica.

Il karma yoga è la pratica più fraintesa nel campo dello yoga, infatti molto spesso il lavoro, il servizio, l'agire per il bene altrui o della comunità (con o senza remunerazione), viene scambiato per karma yoga.

"Si deve intendere che cosa sia l'agire e così anche si ha da intendere cosa sia il non corretto agire. Bisogna ancora intendere che cosa sia il non agire. Estremamente ardua è la strada dell'agire."
[BG IV 17]

Quante volte si sente dire "oh, ne faccio tanto di karma yoga..."
Ma il vero karma yoga si realizza dopo molti anni di duro lavoro, di sadhana, di studio del sé. Dopo aver modificato i contenuti della mente ed aver raggiunto il distacco, vairagya, si può forse iniziare il karma yoga.

Il segreto del karma yoga è agire in armonia con il movimento stabilito dalla volontà divina.

Imparare ad agire senza essere condizionati dalle risultato della azione conduce a quello stato detto niskamakarma che è il superamento di ogni limite determinato dall'agire e realizzare quindi quello stato di suprema consapevolezza in cui l'attore, l'esperienza e lo sperimentato si dissolvono nello stato di unità oltre il quale non vi è né azione né non azione.

"Avendo dismesso l'attaccamento al frutto dell'operare, sempre soddisfatto, senza doversi appoggiare ad alcunché, egli non fa nulla, sebbene sia sempre occupato ad agire." [BG IV 20]

Se si proietta il presente nel futuro, nel senso yogico più positivo, allora a questo tipo di karma è chiamato vartamana: attraverso le scelte nel presente si sceglie inevitabilmente il proprio futuro, si crea il proprio "paradiso" o "inferno".

Infatti varta significa terra, manas significa mente e si può metaforicamente tradurre in "terra promessa", lo stato paradisiaco, lo stato ideale dell'essere.
Questo è il karma che ci fa godere delle buone azioni ed è un risultato positivo.
C'è ancora un altro aspetto della legge del karma che ha connotazioni essenzialmente negative: esso è detto samcita karma, che letteralmente significa "ammucchiato, raccolto, denso". Questo tipo di karma è composto da "semi karmici" che rappresentano quel karma che stato immagazzinato in una parte del proprio subconscio o nella memoria cellulare e che avrà la sua fruizione quando i "semi" saranno "bagnati" dalle proprie emozioni.


E cosa c'è di diverso in questo da quello che viene dimostrato dalle neuroscienze ad esempio con Wilder Penfied o Pert (neurofisici)? , i quali hanno portato in evidenza che quando si stimola con elettrodi la corteccia sopra l'amigdala, si provoca un'intera gamma di manifestazioni emozionali: potenti reazioni di rabbia, di dolore o di piacere associate a profonde memorie e sempre accompagnate da un comportamento del corpo connesso a quelle emozioni.

    Di base le emozioni sono energia, reazioni a stimoli (esterni o interni) ma se represse e mantenute diventano tossiche.

Il Samcita karma, una volta che è stato messo in moto, germoglia e si raccoglie molto velocemente e purtroppo, determina le esperienze più dolorose. Può far crollare improvvisamente quella che sino a quel momento è stata una vita piacevole, sana e produttiva, con una serie di eventi infausti e dolorosi. Il samcita karma colpisce come un lampo; alle volte anche colpendolo ripetutamente nello stesso modo, distruggendo tutto quello che è stato costruito, lasciando di un'esistenza solo fumanti macerie.

Questo tipo di karma è stimolato da una tumultuosa attività di pensiero e da una mente incontrollata.
Lo yoga insegna ad agire e contenere questo karma attraverso il controllo dei pensieri e delle emozioni poiché essi sono la causa di ciò che succede.

Se si impara a controllare la mente, si impara a controllare il samcita karma. Nello yoga e nel tantra vi sono molti kriya e prakriya per controllare ed eliminare, prima che distrugga mente, corpo e vita, questo karma distruttivo.

Vi è un ulteriore stato, allo stato ideale di karma dello yogi. Quando si sviluppa la consapevolezza, il distacco, si diventa coscienti delle proprie possibilità, non si alimentano le azioni con i propri desideri egoistici, questo diventa niskama-karma: cioè karma che non produce conseguenze. Mentre il vartamana karma è il karma positivo di colui che agisce correttamente nel mondo e ne gode i buoni frutti, niskamakarma è il karma della risoluzione, della liberazione dai vincoli e dai limiti generati dalle azioni.

Abbiamo visto quindi che l'antica Bhagavad- Gita ci aveva già detto tutto, chi ci ha tramandato questo sapere per noi uomini innestati voleva darci le linee guida di come gestire questa nostra potenza, la mente.

Quindi l'uomo è il risultato delle proprie azioni, azioni che sono il risultato del proprio pensiero che deriva dalla sua percezione, ovvero dalla sua consapevolezza. Un susseguirsi di passaggi che ritornano in modo circolare come circolare è la capacità di elaborazione del femminile, della nostra parte sinistra del cervello, di quella in grado di arrivare all'inconscio, alla consapevolezza del Sé.

Qualsiasi azione si compia, quella si raccoglierà. Secondo come si agisce così si diventa. Si diventa virtuosi per azioni virtuose, si diventa cattivi per cattive azioni. I pensieri sono i propulsori dell'agire, essi sono parte dell'attività karmica tanto quanto le azioni.


Ma l'uomo che segue un cammino evolutivo e pratica l'integrazione di azione e personalità mantenendo l'unione corpo-mente, è maturo, consapevole ed accetta naturalmente la responsabilità dei suoi pensieri e delle sue azioni.
Quel uomo menzognero che siede controllando gli organi dell'agire, ma riempie la sua mente con gli oggetti dei sensi, è detto un ipocrita. [BG 3.6]

Karma non è solo "azione" ma anche "omissione" di ciò che si dovrebbe fare, ma non si compie: a volte il non agire può produrre più karma che non l'azione stessa


Abbiamo visto quindi come la mente attraverso il pensiero va ad agire sulla materia con l'azione.
Questa è epigenetica.

A darci una visione ancor più ampia è l’origine greca stessa del nome che per quanto innovativo possa sembrare, in realtà ha più di un secolo: Epi= sopra Gennetikòs= relativo all’eredità familiare. Volenti o nolenti quindi, siamo noi quindi a controllare i nostri geni – non il contrario.

Stesso Dna e manifestazioni fisiche differenti.
Noi abbiamo si un DNA che ha un bagaglio informativo, abbiamo si una memoria cellulare importante che va a creare con il Kharma il substrato della nostra vita, del nostro agire, ma se noi andremo a trasformare fisicamente energeticamente questo andremo a modificare il nostro futuro, il nostro passato quindi il nostro ora, il nostro Kharma.

Imparare a vivere nel mondo reale, il mondo della pura coscienza e consapevolezza, è parte integrante della sadhana yogica..

Per vivere una vita yogica bisogna imparare a conoscere e fare ciò che è necessario.

Il professor Bryan Turner, specialista in epigenetica studioso di come fanno le cellule a ricordarsi chi sono e come mai a volte decidono di trasformarsi in qualcos'altro, definisce il DNA:

“Il DNA non è altro che un nastro su cui sono registrate le informazioni, inutile senza un apparecchio che consenta di leggerlo. L’epigenetica è il lettore di nastri. Questo nastro, detto codice epigenetico, potrebbe spiegare come mai alcune malattie ereditarie possano «saltare» generazioni o colpire ad esempio solo uno di due gemelli identici.
Tutti i risultati confermano la teoria, non per nulla scontata, secondo la quale i fattori ambientali, come il fumo, l’alimentazione e l’attività fisica, possono influire sui  profili epigenetici ed eventualmente differire l’insorgere di malattie congenite”.
Questo dei gemelli era soltanto uno degli esempi che si potrebbero fare parlando di epigenetica; pensiamo allo stesso Cancro! La Società Americana per il Cancro scrive Barbara Stahura nell’articolo pubblicato nel sito Gruppo Macro dove intervista il biologo Bruce Lipton, ha recentemente pubblicato una statistica dove si afferma che più del 60 % dei tumori sono evitabili, “semplicemente” cambiando stile di vita e dieta – da badare bene che questa informazione proviene da un’organizzazione che per oltre cinquant’anni ha cercato i geni del cancro invano; è infatti lo stile di vita a determinare lo stato globale di salute, non sono i geni.

L’ associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (AIRC) stessa, afferma quanto il cancro sia una malattia causata da alterazioni del DNA attraverso azioni esterne, quali ad esempio il fumo della sigaretta piuttosto che il cibo.

Un salto epocale si stà quindi facendo anche verso la comprensione del Cancro. La medicina Ayurvedica vera ed autentica, che tra quelle conosciute con i suoi 5000 anni di storia è la più antica del mondo, ci riporta proprio a questo: alla concezione Universale dell’individuo e non all’accanimento contro il sintomo che di fatto, è la rottura del sottile equilibrio tra i principi costituenti dell’essere umano: corpo-mente-spirito.

"Grazie alla membrana cellulare ed alla sua struttura molecolare, ciascuna cellula è in grado di percepire soggettivamente l’ambiente ricevendo vibrazioni che il corpo umano traduce in comportamento. Il comportamento, dunque, è determinato dalle “interferenze” costruttive o distruttive con le quali entriamo in risonanza: siamo tutti interconnessi con tutto " Emiliano Toso, ricercatore e studioso di biologia molecolare, creatore di Translational Music

UNA SEMPRE PIÙ CENTRALE CONCEZIONE DI SE’


Accendere o spegnere comportamenti in grado di influenzare i geni potrebbe essere inteso come un’opportunità: non per forza infatti dobbiamo nascere schiavi di tutti i malanni dei nostri genitori o dei nostri nonni, anche se certo sarebbe meglio ereditare un patrimonio genetico privo di geni dormienti e/o malfunzionanti.

Come creare un ambiente sano in cui vivere? partiamo prima di tutto dai nostri pensieri, dalla nostra mente!

Il pensiero mette in moto potenti onde di attività mentale. Le azioni sono normalmente limitate in uno specifico periodo di tempo, ma i pensieri sono eterni. Una volta proiettati nel tempo e nello spazio, essi continuano per sempre, perchè sono il frutto dell'interazione fra corpo e mente quindi diventano qualcosa che esiste nel mondo 3 di Popper nella noosfera di Theilard de Chardin. In un mondo del no tempo dove assumono una vita propria e come Egregori andranno ad agire sulla nostra memoria e percezione, quindi azione.

Gli antichi yogi, consapevoli della realtà, insegnarono come controllare emozioni e mente, soprattutto la mente subconscia chiamata citta. "Yoga citta vrtti nirodhah" [Yogasutra 1.2]: Lo yoga è ll controllo delle modulazioni subconsce della mente.

Il controllo della mente quindi diventa una necessità più che un dovere.

Controllo significa molto di più che la semplice inibizione dei pensieri consci, lo yogi deve essere consapevole di tutto quello che attraverso la mente viene assorbito e "depositato" negli oscuri recessi dell'inconscio. Per ottenere ciò le condizioni essenziali sono: osservare i pensieri oscurati da paure, falsi credi, ipocrisie, non essere spaventati dalle condizioni del proprio pensare, imparare a risolvere tutti i conflitti in armonia con l'evoluzione della vita yogica.

Se non si controllano i pensieri, presto questi domineranno la mente.

Siamo consapevoli che anche i sogni sono pensieri di cui siamo karmicamente responsabili?

Forse ciò, in un primo momento, può essere difficile da accettare, ma se riflettiamo comprenderemo che i sogni sono un'attività della mente subconscia (citta). Noi "nascondiamo", nei meandri del nostro cervello e in altre parti del sistema nervoso centrale, tutte le reazioni e le attitudini vissute nella nostra esistenza. Normalmente questi eventi ritornano come esperienze oniriche durante il sonno. Ricordandoci però che la realtà interna è quella esterna come dicevamo prima, quindi attraverso il sogno noi andiamo a comprendere, modificare interagire con essa.

Il sognare è un mezzo insito nella natura per "pulire" la mente. La vera pratica dello yoga fa acquisire l'abilità di non immagazzinare, ma di lasciar scorrere le impressioni del citta e conduce ad un "sonno senza sogni".


Concludo con un esperimento ed osservazione di Robert Lanza,ideatore del biocentrismo. Prendendo una piastrina di Petri per una cultura cellulare osserva che le cellule si organizzavano in vetrino per dare origine ad un organo di percezione con le caratteristiche tipiche di un occhio.
La domanda.. come mai appena le strutture biologiche vengono lasciate libere di riprodursi danno origine ad uno strumento di percezione? Non sarà mica che l'elemento fondamentale dell'Universo è l'osservatore?
In pratica quello che ci dicano i Veda..

La nostra coscienza orienta il nostro campo morfologico in base alla polarità, in base alla nostra dieta emozionale.. cambiando il campo morfogenetico cambieremo il nostro passato, il nostro futuro il nostro Kharma.


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COME GUARIRE, L'AUTOGURARIGIONE IN 5 PUNTI TRA FILOSOFIA E NEUROSCIENZA

RELAZIONI: PERSONE SPECCHIO, ANIMA GEMELLA PER RAGGIUNGERE LA CONSAPEVOLEZZA






Alcune fonti:
http://www.williambrownscienceoflife.com/documents/the_light_encoded_dna_filament_and_biomolecular_quantum_communication.pdf
Yogarsi Yogasiromani Dr. Swami Gitananda Giri

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