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2016/03/30

COME DIMAGRIRE? QUALE DIETA FARE E PERCHÈ NON FUNZIONA? RAPPORTO CIBO EMOZIONI FEMMINILE, dall'anoressia all'obesità alla bulimia



Chi non ha mai pensato almeno una volta di mettersi a dieta, di modificare la  forma del proprio corpo, di cambiare alimentazione..?


Il cibo non è solo cibo. È sicuramente il bisogno primario per la sopravvivenza ma rappresenta senza ombra di dubbio, quasi come simbologia archetipa, il primo strumento di relazione che l'uomo ha per rapportarsi con il mondo e con se stesso.
Non occorre ricordarlo, il latte materno ad esempio riguarda sia il nutrimento sia la prima relazione con il mondo, quindi cibo che si fa depositario di emozioni, vissuti, un medium.

Cibo ed emozioni... ci arrivano tante suggestioni in tal senso anche da scrittori del passato e moderni..
Per Banana Yoshimoto il Cibo svolge un ruolo fondamentale nella narrazione ed è un punto di incontro di molti personaggi, è sempre legato ad un fotogramma emotivo. Prendiamo Kitchen per esempio: Mikage svolge un lavoro nell’ambito della cucina, cercando di specializzarsi fino a diventare chef; questo però non è il punto fondamentale ma sta nella parte in cui, la protagonista, porta dei dolcetti a Yuichi dopo la morte della madre, quindi cibo consolatorio e di relazione..e  sono questi dolci che permettono ai due ragazzi di rincontrarsi dopo la tragedia.
Il gustarsi qualcosa in compagnia di una persona amata, secondo Yoshimoto, è un rimedio ottimale per riprendersi da qualsiasi crisi o momento difficile. Il riscoprire le cose semplici della vita è una tisana formidabile: bere una tazza di tè caldo, discutendo del più e del meno, mangiando anche qualche dolcetto, funziona di più rispetto ad una qualsiasi terapia o cure...
Poi come non ricordare le Madeleine nel Tempo perduto di Proust"..
Il cibo quindi può essere la cifra del nostro corpo che esprime o non esprime se stesso..per questo il legame che instaura con le emozioni e la nostra psiche è da considerare bidirezionale.

Le neuroscienze, la nutraceutica, la neurodietologia ci dimostrano infatti che sicuramente la nostra mente influenza e guida il rapporto con il cibo ma anche il cibo influenza la nostra mente attivando il rilascio di aminoacidi, vitamine, proteine, produzione di neurotrasmettitori.. vedi l'ingestione di zuccheri o tutti quegli alimenti che attivano i neurotrasmettitori del piacere e della sazietà (additivi presenti in patatine, coca cola, cioccolata..) i così detti comfort foods – assunti in misura comunque sproporzionata ai nostri reali bisogni fisiologici. Si parla in questo caso di fame emotiva, un mangiare emozionale che ha un  carattere compulsivo indirizzato a cibi pronti, a portata di mano o “cibi spazzatura”. I meccanismi di compensazione a livello cerebrale sono gli stessi circuiti della ricompensa che agiscono nelle forme di dipendenza ( da sostanza, da gioco d’azzardo o da internet), per cui la fame emozionale può essere considerata al pari delle altre una forma di dipendenza.




La  serotonina  ad esempio è  una  sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore.
Si trova nelle sinapsi, cioè i nodi di scambio tra le cellule nervose, ed è implicata nella sequenza di eventi che si verificano ogniqualvolta il cervello esamina le  informazioni  o  controlla  una  qualunque  funzione  dell’organismo.  Quando  il  cervello  sta attivamente  usando  la  serotonina,  le  sensazioni  di  stress  e  tensione vengono  alleviate e  viene aumentata la capacità di concentrazione. Nella maggior parte delle persone i livelli di serotonina nel cervello  tendono  a  rimanere  stabili  nel  corso  della  giornata.  In  alcune  persone  invece  i  livelli si abbassano in alcuni momenti del giorno, portando a stati di agitazione, di nervosismo, di tensione. Quante volte infatti vi sarà capitato di riuscire a raggiungere la tranquillità e il senso di benessere attraverso uno spuntino? Il regime dietetico può contribuire infatti a mantenere in equilibrio il livello della serotonina. Alcuni alimenti possono alterare lo stato emotivo: un pasto ricchi di grassi rallenta l’attività cerebrale  e  fa  sentire  assonnati  e  irascibili;  lo  zucchero  e  la  caffeina  in  alcune  persone  possono causare  stanchezza,  malumore  e  nervosismo,  mentre  in  altre persone  si  verifica  il  contrario.


Cibo, emozioni e femminile


Sicuramente per tutti esiste questo legame: cibo - emozioni - psiche ma non possiamo negare che è molto più profondamente legato al mondo femminile e il motivo fondamentale è  insito nella differenza propria fra donna uomo.
La donna è custode della "cellula uovo", la cellula più grande dell'organismo, perchè ha tanto citoplasma, tanto nutrimento. Lo spermatozoo invece non ha citoplasma, arriva, feconda,quindi ha come funzione fondamentale quella del raggiungimento, penetrazione ma poi l'accrescimento è ad appannaggio esclusivo della donna.
È insito nell'identità femminile l'idea di coltivare la vita, custodirla, proteggerla, nutrirla, un rapporto quindi fra donna, cibo, nutrimento e relazione davvero profondo e viscerale.
Attraverso il nutrimento con il feto si instaura l'intima relazione fra madre e figlio.
Il cibo quindi come trait d'union, come mezzo di espressione e crescita.



Il cibo è infatti inizialmente molto legato alla diade madre-bambino.. il bambino con atto di fede si nutre attraverso il seno della madre, Melanie Klein parla di seno buono e seno cattivo, proprio per spiegare il rapporto di benessere e malessere che si sprigionano attraverso questo atto profondo.
Il  seno  viene  percepito  istintivamente  come  fonte  di  nutrimento  e  quindi,  in misura più profonda, di vita. Questo contatto con il seno gratificante stabilisce in un certo senso la perduta unità prenatale con la madre e il senso di sicurezza che la accompagna.

Poi c'è la seconda fase, LO SCEGLIERE, quindi cibo come espressione di una scelta.
Scegliere cosa mangiare, quanto mangiare, come e se mangiare.
Qui inizia la prima vera relazione con noi stessi attraverso il nutrimento.

Ci sono situazioni in cui è molto difficile l'accogliere, c'è rigidità.. e questo si può riflettere con non inserire, momenti in cui le barriere cadono e si mette dentro tutto.. momenti in cui vogliamo esprimere un no.. e la fame scompare.
Ormai tutto questo avviene in modo automatico e lo facciamo in modo inconsapevole.
All’interno delle interazioni familiari  il cibo può essere usato dal  figlio infatti per resistere  al controllo dei genitori, per stabilire la propria indipendenza, in alcuni casi, per avere il controllo su di  loro.  Se  un  bambino  o  una  bambina impara  che  il  fatto  di  mangiare  o  di  non  mangiare  è  la  sua unica fonte di potere, il suo unico modo di esprimere sentimenti normali o l’unica maniera per stabilire  una  certa  indipendenza,  è  probabile  che  da adulto viva l’assunzione di cibo direttamente collegata ad una forte reazione emotiva.
Anche l’uso del cibo per dare dei premi (del tipo: “se fai il bravo, puoi mangiare il dolce”) o delle punizioni (rimproveri del tipo: “devi  mangiare  tutto,  altrimenti non  esci”) può mettere in relazione il cibo con l’affetto, la relazione, l’immagine di sé.

Cibo e società


Oggi siamo in una società in cui l'obesità, il sovrappeso sono diventati un vero problema sociale, paradossalmente la stima delle persone sovrappeso ed obese è maggiore delle quote delle persone affamate, questa profonda relazione non equilibrata con il cibo è indice del profondo disequilibrio emotivo, conflittuale con cui viviamo il nostro relazionarsi.. con l'esterno e con noi stessi.
La manifestazione di ogni singola emozione come ansia, rabbia, stress genera un suo corrispettivo disequilibrio alimentare e di rapporto con il cibo.
Purtroppo abbiamo poi anche la manipolazione e sfruttamento della nostra mente, emozioni, paure, insicurezze da parte del "costume e società", attraverso nuovi canoni di bellezza, nuovi concetti di fisicità corporeità, di sessualità.. dell'essere donna ed uomo.
Su questo argomento si potrebbe aprire una vera discussione a riguardo ma torniamo più limitatamente al discorso cibo emozioni..

Queste alterazioni di comportamento possono raggiungere estremi patologici che seppur estremi di una curva gaussiana della popolazione, rappresentano un numero importante.
Si tratta di anoressia, bulimia, Binge eating disorder, craving, grignottage..


I disturbi comportamentali alimentari vanno visti come qualsiasi malattia, ovvero come il linguaggio tramite il quale il nostro corpo ci comunica la necessità di un cambiamento, di una trasformazione, liberazione di emozioni e comportamenti, che intrappolati sino ad allora ci hanno causato la patologia o malessere. Il dolore infatti spesso non potendo essere affrontato, espresso, vissuto nella sua naturale onda viene negato portando violenza morale o fisica e togliendo ogni possibilità di azione. In questa situazione si insinua il cibo, come strumento simbolico, come appagamento e rivalsa di emozioni.

Il BINGE EATING DISORDER

Presente nel catalogo diagnostico dei disturbi mentali si tratta di una sorta di bulimia senza eliminazione, senza vomito od uso di lassativi.

CRAVING
ad esempio di carboidrati
Dipendenza da cose dolci che hanno quasi sempre alla base problematiche affettive; patologia sotto soglia spesso legata alla dipendenza.. di qualsiasi tipo.È legata ad irascibilità, agitazione, noia ed  apatia,  in  conseguenza  al  basso  livello  di  serotonina  nel  cervello.


Dismorfofobia: (dal greco antico dis – morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore) è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un'eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea

GRIGNOTTAGE
Il bisogno continuo di sgranocchiare, che corre in parallelo a tutte le sintomatologie che si curano con il bite dentale (per digrigno dei denti), quindi una sorta di traduzione di un fastidio che la persona prova e che manifesta regredendo, come direbbe Freud, alla fase orale come unica valvola di sfogo per esternare una frustazione.

Nella donna abbiamo visto che il rapporto con il cibo è profondo ed altrettanto profondo e viscerale è il suo rapporto con il fisico, un rapporto fatto di percezione sempre dinamica che nasce proprio dalla ciclicità  mensile della donna, attraverso la quale si trasforma nasce, si sviluppa, regredisce ogni mese, una donna quindi che sa sempre come sta.. se vuole ascoltarlo, perchè la sua femminilità è tutta interiore ed il suo corpo racconta..ma quando ha problemi con il cibo se lo dimentica.
Smette di ascoltarsi, il cibo diventa l'anestesia, un metodo per mettere a tacere o dire e così può manifestare quegli estremi di cui si parlava prima:
Anoressia e bulimia.


ANORESSIA

La modella Isabelle Caro nella campagna pubblicitaria di O. Toscani contro l'anoressia, campagna che fece molto discute.. ma c'è da dire grazie, poichè con lei.. l'anoressia ebbe un calo notevole..


Fabiola Leclerc (anoressica ed ora presidente dell'ABA) ha affermato

"Non ho mai visto qualcuno più affamato di un anoressico"

In effetti come sottolinea la dottoressa Erica Poli (psicoterapeuta e psichiatra) l''anoressica non smette di mangiare perchè non  ha fame o perchè vuole vedersi più magra, questi sono solo "agganci" della modernità.
Diceva un psicoanalista che l'anoressia non è niente di meno che la trasformazione dell'isteria ai tempi di Freud, in cui donne represse nelle loro emozioni manifestavano paralisi, convulsioni.. insomma una transumanza psicopatologica dei percorsi della psiche che cambiamo in base al contesto.
Quello che era il malessere delle donne al tempo di Freud nella loro difficoltà di vivere la sessualità, l'autonomia e sfociava in isteria adesso sono diventate nuove anoressie. In entrambe uno scomparire per "essere".
Anoressia come l'isteria sono correlate con la condizione della donna nella società e la rappresentazione di essa che tale società promuove. In particolare il forte senso di inadeguatezza e mancanza di valore che è vivo nel  vissuto delle ragazze anoressiche si ritrova in tutta la storia dell’umanità guardata al femminile.

Un'anoressica, continua la dottoressa Poli si attacca alla problematica sociale (bellezza-diete) per esprime un NO.


Chiude le porte a chi le sta intorno perchè lo percepisce come una realtà che blocca la sua crescita (generalmente si tratta della famiglia anche se esistono tante realtà diverse e generalizzare non va mai bene)
Il rapporto di fiducia quindi del bambino che accetta il cibo offerto viene interrotto e viene fatta una scelta di rifiuto proprio perchè la fiducia è venuta meno.La relazione viene interrotta.
Mangiare vuol dire condividere un rapporto, accettare di relazionarsi ed appartenere ad esempio al nucleo familiare..al gruppo.
Se non mangio o non mangio tutto o spezzetto il cibo quasi da fargli perdere la forma ed averne il controllo è un dire "Non sono più dei vostri, dico NO"

Tante  sono le componenti che influiscono sull’instaurarsi della patologia o del disturbo ad esempio Rudolph M. Bell (antropologo) ci offre una spiegazione ampia con "La Santa Anoressia", dove si evince che l'anoressia non ha tempo, esisteva anche nel Medio Evo.. ed allora come oggi l'ancoraggio sociale era presente. Oggi abbiamo la bellezza, un tempo la religiosità.
Rudolph testimonia infatti tante Sante e Santi anoressici, fra cui Santa Chiara e San Francesco.


Dire no usando il contesto culturale della propria epoca, per smarcarsi da qualcosa che soffoca.


Vi lascio  questo scritto.. una tesi di maturità di una ragazza anoressica.. consiglio la lettura..




Nella BULIMIA abbiamo il comportamento opposto, un altro aspetto della medaglia che talvolta ingloba l'anoressia in un continuo altalenarsi, un revolving door.

La bulimia a differenza dell'anoressia che dice NO ed è più legata la femminile, la bulimia è legata all'essenza maschile, alla parte di noi che cerca il piacere, quella istintiva, che non ha freno, ed è la stessa parte che la ragazza sente rispetto alla sessualità alla ricerca del piacere.
Spesso (ma anche qui non è bene generalizzare) vive un rapporto conflittuale con il padre, che innamorato di lei da bambina si ritrova in imbarazzo ora che lei è adolescente.. oppure vive in equilibrio fra un rapporto con genitori in cui la sessualità è difficile o finita da tanto tempo.
I loro desideri più profondi quindi si trasformano in qualcosa di profondamente oscuro, pulsante e li reprimono sino a poi che ovviamente esplodono nel peggior dei modi.
Spesso bulimia e abuso vanno di pari passo, abuso non inteso solo come sessuale ma abuso di ogni genere, droghe, alcool,..perdere il controllo per poi ripararlo.


Abbiamo visto sino ad ora gli estremi di quella curva gaussiana di cui si parlava, estremi che risultano la minoranza seppur con alte percentuali, la parte centrale della curva comunque spetta al sovrappeso, qualcosa che sicuramente è vissuto bene o male da tutti..

Qui si apre un ventaglio di relazioni, vediamone alcune:


Quei chili che non vanno giù...

Anche le donne salutiste
ne sanno qualcosa.. quelle che hanno il controllo su tutto, donne perfette, madri perfette.. sarebbero davvero perfette peccato quei due chili in più!
Da chiedersi il femminile può essere veramente controllato?
Interessante uno  studio fatto all'Università di Tallin presentato al British Psycological Society ha rilevato che le donne con relazioni felici accettano il loro peso anche se non corrisponde al loro ideale di forma fisica, hanno un'autostima più elevata. Quindi una forma fisica definita dalla forma della relazione.
Diventa per questo importante capire che il sovrappeso è legato con il benessere relazionale, a come noi ci sentiamo affettivamente.

Quando infatti il nostro vissuto, il nostro inconscio regista e gli vengono depositati tutta una serie di percezioni di mancanza di esperienze gratificanti, di divertimento, di piacere o di sentimenti felici, crea un vuoto significativo che genera in automatico il desiderio di riempirlo per appagamento, ad esempio con il cibo.
Quando  le  sensazioni  piacevoli  non  derivano  dagli  impegni  e  dalle relazioni  della  vita quotidiana,  la  persona  che  ne  è  privata  spesso  tenta  di  procurarsele  in  altra  maniera.


Quando ci sono quei chili di troppo che non scendono chiedersi:
Ma come sta la mia vita sentimentale? Voglio veramente dimagrire? o forse qui cuscinettoiattorno servono?
Diventano quella piccola barriera che ci permette di stare protette in quella stessa zona franca magari da qualcosa che non va, da una irrequietezza di desideri inespressi..

Dobbiamo comprendere infatti che il nostro subconscio vive ancorato al passato, sue sono le memorie antiche, archetipe.. e non ama i cambiamenti, lui ama mantenere lo status quo, vuole rimanere nella zona di comfort anche se ciò non rende felici, ma illude ad una sicurezza.

In questi casi abbiamo la lotta.. fra la volontà razionalità  conscia che vuole dimagrire.. ed infatti alla domanda la risposta sarà certo che voglio farlo!! ed una zona comfort invece che dice no.. quel cambiamento è pericoloso, resta qui che è ben protetto.

Quando si parla di peso infatti bisogna legarlo a piacere e passione.







Il metabolismo è trasformazione e per farlo occorre energia.
Quale cosa è più potente della passione a produrre energia, dare origine ad una trasformazione e creare qualcosa?
La passione porta all'essenzialità, è il fuoco che brucia.
Quindi.. quando ci sono quei chili di troppo..domandarsi: Dove è finita la mia passione? Il mio piacere?

Molte diete inoltre falliscono proprio perchè rinnovano la mancanza di piacere.. si trasformano nell'ennesimo dovere da compiere quantificando, misurando.
Dimagrire invece deve diventare un viaggio in noi stessi verso l'esterno, un viaggio di alleggerimento dell'anima, delle emozioni blocco tossiche.

Esistono atteggiamenti che predispongono ad ingrassare? Certo che si..

1) Essere pieni di se
Persone che parlano tanto, ridono in modo fragoroso, sono sempre tanto..buttano fuori troppo, quindi dopo hanno bisogno di inserire qualcosa.. Fateci caso anche associazione cibo e racconto di stati emotivi.. subito dopo quanti sentono il bisogno di ripagarsi  magari sgranocchiando qualcosa, o concedendosi un dolce..

2) Sono come tu mi vuoi

Abbiamo qui la madre perfetta, la moglie perfetta, la donna perfetta.. quella famosa ideale di cui si parlava prima.. peccato quei due chili di troppo. Quei chili sono la cifra delle volte che non ha detto no... di quanto ha dovuto ingoiare e tappare ben bene con il cibo.

3) Lasciami stare, lasciami sognare
Il mantra è "lasciami stare, va tutto bene,mi prendo il mio tempo, mi sdraio sul divano e mi mangio due pacchi di biscotti al cioccolato! Quelle che vogliono dimagrire ma quando si vanno ad agganciare discorsi che riguardano la propria sfera emotiva fanno come i ricci..si irrigidiscono.. e sviando il discorso dicono si ma che centra? mica si parlava di quello?

4) Troppe cose da fare

Donne che alla semplice domanda come stai? rispondono con un elenco delle loro missioni compiute in giornata o da fare..Si tratta di persone piene di cose da fare.. lontane ormai dalla zona piacere che da autostima, produce energia e brucia..perchè nella vita c'è il dovere.

... ed infine cosa accade 10 KG fa..

Una donna che riacquista la forma si riappropria delle sue pulsioni, della sua femminilità, autonomia, si distacca quindi da quella forma di pietà incondizionata, di sottomissione ed eterno compiacimento, da quel vittimismo che la vuole schiava in questa rete patriarcale.
La donna assume un ruolo di "peso" nella relazione, diviene quindi saggia nel difendersi e custodirsi, diventa più attenta.
Mara Selvini Palazzoli  infatti sostiene che nella "rivendicazione" femminile i progressi raggiunti  sono stati prevalentemente a livello
culturale, economico, tecnologico, ma quanto, internamente, alla
donna è stato permesso di far valere proprio la sua parte femminile
e quanto invece le è stato imposto di somigliare all’uomo nei ruoli di
potere per assurgere ad una uguaglianza nella diversità?

Oggi si parla di “libertà del corpo” e di “benessere”, ma forse c’è ancora qualcosa da fare perché si possa parlare di libertà nel corpo e nel pensiero.


Quale dieta fare e come farla?


Mille sono le diete offerte dal mercato, soluzioni fittizie, effimere che non mirano alla trasformazione ed equilibrio.. ma solo a merce per adescare..
Al di là del contenuto comunque tutte hanno un fattore in comune.. l'impossibilità del mantenimento visto le restrizioni imposte.

Si potrà anche dimagrire.. ma appena ci si ferma.. tutto ritorna a salire..o a ruzzolare..una sorta di yo-yo con conseguente perdita di autostima, frustrazione che farà nuovamente mangiare.

Il subconscio elabora la dieta come fatica e noi dobbiamo lavorarci invece con piacere, introducendo l'aspetto del godimento.


La dieta paradossale ad esempio suggerisce ben 7 errori

1) effetto trasgressione: più si vieta più si desidera, meglio quindi approcciarsi non con restrizioni alla quantità bensì  ai tempi, riducendo ad esempio gli incontri culinari.. e in quel tempo concedersi.
2) effetto condanna: sentirsi in colpa per aver ripreso chili, quindi per evitare di cadere in tentazione si rinuncia a tutto.. nuovamente si innesca la punizione, la repressione, il dovere.. cancellando piacere e passione.
4) effetto lotta continua: quindi tuffarsi in attività fisica estrema, tabelle, orari, bilancini, rigidità che porterà inevitabilmente al crollo fisico e mentale.
5) effetto idraulico: risolvere con vomito e scarico..
6) effetto delega: delegare il dimagrire, come per la cura della malattia a soluzioni farmaceutiche o cosmetiche.., soluzioni usate per bulimici ad esempio..così il dimagrire non diventa più un nostro problema.. ci si deresponsabilizza, alleggerendo così apparentemente il carico, in realtà il nostro subconscio lo regista come una sorta di incapacità ed esser privi di risorse.. un credo deleterio.

Il cibo può essere un “nutrimento” a tutto tondo per il benessere psico-fisico della nostra persona, fonte di sostegno, soddisfazione e anche occasione di convivialità, intimità e scambio con gli altri. Ma per imparare a gustare realmente ciò che mangiamo senza “mangiare le nostre emozioni” come dice Louise Vincent nelsuo libro (Sono infelice e mangio!, 2001) è indispensabile provare a fermarsi un attimo, prima di cedere ciecamente a quello che ci sembra l’irresistibile impulso della “fame” e riflettere se quello che stiamo per introdurre è un buon “ingrediente” o piuttosto una violenza per il nostro corpo e, in ultimo ma non per importanza, se il “nutrimento” di cui in quel momento sentiamo il bisogno non sia da ricercare piuttosto in un altrove…

Quindi se vogliamo fare un percorso e capire il perchè del nostro rapporto con il cibo, come sempre il percorso va affrontato dall'interno.. e se non pensiamo di farcela da soli tanti sono i medici integrati, l'importante è rivolgersi a psicoterapueti con una visione olistica ed integrata come la ISTDP o PNEI.

Concludo con la stessa suggestione lasciata da Erica Poli alla sua conferenza sulle donne e cibo.. uno scritto di Tich Nhat Han un monaco da me citato più volte, in grado di tradurre concetti come il qui ed ora, la consapevolezza.. in maniera fruibile..

"Quando riusciamo a rallentare e goderci veramente ciò che mangiamo, ne ricaviamo una qualità molto profonda.
Amo sedermi e magiare con tranquillità, godermi ogni morso, consapevole della presenza della mia comunità, consapevole di tutto l'amorevole duro lavoro presente nei miei pasti.
Quando mi siedo così non sono nutrito solo fisicamente ma anche spiritualmente.
Il modo in cui mangio influenza tutto il resto delle cose che faccio durante la giornata,
Vivere questo tempo come una meditazione.
Perchè se quando mangio sono consumato dai miei progetti e preoccupazioni in realtà ciò che mangio è molto stress e paura, diventando cibo dannoso per corpo e mente."

















Alcune Fonti:

http://economia.unipv.it/naf/otherNAFPUBL/mondo%20in-fame%20relazioni/Disturbi%20alimentari.pdf
http://static.scuolazoo.com/wp-content/uploads/2010/04/anoressia.pdf

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