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2016/03/21

DANZA COME CURA PER I MALATI DI CIVILTÀ: TRA EMOZIONI, GUARIGIONE E RELIGIONE





La danza nuovo farmaco contro l'ipertensione,così recitano i nuovi articoli scientifici: un'antica saggia verità.
La Danza con la sua correlata percezione musicale, diventano la pozione magica, attivano e danno voce a tutta la parte antica del nostro cervello, legata agli archetipi, al linguaggio non verbale, all'intuizione, alle emozioni quindi, alla parte adibita alla dissoluzione delle differenze, alla percezione gestaltica.

La danza quindi espressione del lasciare andare, letting go, espressione di autoguarigione.

Danza vissuta come un principiante, come una luce che improvvisamente illumina le nostre emozioni che di riflesso portano a cambiamenti neurali e fisici con espressioni corporee.

Interessante infatti lo studio della distinzione dei movimenti danzanti fra
movimenti unitari e dinoccolati. Nel primo il busto e il bacino si muovono come se fossero una cosa unica, mentre nel secondo, spalle, busto e bacino si muovono indipendentemente gli uni dagli altri. Dal punto di vista antroposociologico, questo criterio distintivo è posto in relazione a diversi fattori: climatico, ruolo culturale della donna, religione. Infatti, nelle regioni più prossime ai tropici, e quindi al clima più caldo, la percentuale di popoli che utilizzano lo stile dinoccolato è del 90%, mentre nei paesi freddi la percentuale di popoli che utilizzano il movimento unitario è del 85%. Potrebbe essere interessante ricercare i collegamenti tra questo tipo di movimenti “caldi” e lo stile dell’espressione emotiva presso questi popoli, verificando l’attendibilità del luogo comune per cui i popoli dei paesi più caldi hanno una maggiore propensione all’espressione delle emozioni.
Nei paesi freddi, dove gli uomini vanno a caccia e le donne rimangono ad accudire la prole, i movimenti tendono a rimanere di tipo unitario, mentre in Africa, dove la donna lavora nei campi e partecipa attivamente alle diverse attività, i movimenti nella danza sono tendenzialmente dinoccolati.

Popoli in cui la parte sciamanica, legata alla nostra interiorità vissuta come unita all'universo, società in cui la Dea madre è ancora presente, dove la razionalità, il conformismo non sono lo stile di vita, abbiamo culturalmente musiche e danze liberatorie, come espressione di istinti, desideri. Non a caso si parla di popoli in cui la depressione , qual ne voglia dire il protocollo OMS, non è espressione di uno stato, a differenza di cosa accade nelle società progredite.

La danza quindi come sistema di guarigione per i "malati di civiltà"!

Se questo lo trasliamo dalla società al singolo individuo l'analogia è presto fatta.

La vita umana è qualcosa di caldo e musicale, qualcosa di magnetico che cerca il contatto.

Danza come espressione di una società, ed ognuno ha la sua espressione corporea, vero anche che se vogliamo cogliere il massimo da questo strumento dovremmo mirare ad un concetto meno rigido ed impostato, danze sciamaniche che oggi trovano espressione anche nella biodanza, danza terapia, dove l'intero corpo diventa espressione del flusso emotivo e della percezione.

Infatti l'ascolto della musica negli ascoltatori inesperti attiva la parte destra del cervello, quella più intuitiva, nei musicisti invece si attiva la parte più razionale, cioè quella sinistra.

Con l'intendere ,l'avvicinarsi ed il vivere la danza sotto quest'ottica avremo la riduzione di ansia, dei blocchi emozionali che portano depressione e patologie invalidanti e croniche. Lo stress prodotto da conflitti emozionali tende a diminuire per favorire l’autoregolazione dell'organismo.



La guarigione a cui porta possiamo vederla come espressione di un mondo sottile oppure come un processo biologico, poco importa, l'essenziale è che ne diventiamo consapevoli ed attiviamo il "lasciar andare".

Leggi anche: EMOZIONI TOSSICHE E RIPROGRAMMAZIONE MENTALE


La danza come espressione e liberazione  esiste in quanto espressione di un corpo e mente che hanno una diversa consapevolezza e concezione di sé, in una realtà dove la malattia, gli stati emotivi non vengono visti come alieni ma messaggeri di un nostro dire, di nostri bisogni e necessità.
Quindi non diventa importante agire sulla parte così detta malata, vista come terreno attaccato secondo la visione di Pasteur , ma diventa essenziale osservare il terreno attivando tutte la parti energetiche, le parti sane soffocate ed assopite... (Bernard ed il "terrain c'est tout")

Musica e danza grazie alla loro percezione vibratoria diventano lo strumento perfetto, riconoscibile dalla natura vibratoria delle nostre cellule e nostra mente.

La danza agisce sulle parti sane, ossia sulla creatività, sull’entusiasmo, sulle capacità espressive, sulla repressa necessità di affetto, la sincerità. E’ mossa da una sorta di “volontà di luce per illuminare l’insistente tenebra”: se è possibile far crescere la parte “luminosa” di un ammalato, la parte “oscura”, rappresentata dai sintomi, scomparirà perchè si fonderà con la luce stessa.(Tich Nath Han)


Danza come guarigione

La parola “guarire” compare nell’antico spagnolo come guarecer, proveniente dalla radice garir, a sua volta derivante dalla radice germanica varian, da cui wher, “difesa”, o ware in inglese (che indica l’osservazione, la consapevolezza, per esempio to be aware)

L'osservazione infatti diventa il fulcro della gurarigione, della cura.
“Osservare” deriva dal latino observare, composto dalla preposizione ob, che indica “moto verso”, e da servare, che significa “guardare, salvare, custodire”.
La radice indoeuropea di servare è *SWER-/*SWOR- che esprime l’idea del guardare, avere cura, custodire, stare in guardia.


Franco Rendich, nel  Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Roma 2010, Palombi Editore, p. 498-499,  approfondisce ulteriormente l’analisi , e propone che nella  radice “svṛ” si possano riconoscere le componenti  “su”  e “ ṛ/ar”, che esprimerebbero l’idea di “arrivo [ṛ/ar] del bene[su] come luce e come suono”, dando origine ai termini “splendere, rivolgere gli occhi alla luce, suonare, cantare”: in sanscrito svara indica il suono, in greco Helios è il Sole, e Selene è la Luna, espressioni dello stesso etimo (tenete ben fermo questo concetto che rivedremo alla fine).


La malattia diventa un messaggero che porta un messaggio di trasformazione, di cambiamento, ti porta il messaggio:

        GUARDA, DEVI VEDERE QUALCOSA CHE SINO AD ORA NON VEDEVI..

La danza porta questo.. osservazione, luce, vibrazioni ed ascolto di questo suono.

Come ci dice la fisica quantistica noi siamo onda o siamo particella a seconda dell'osservazione.


Danza contro la depressione adolescenziale e non solo


Così arriviamo  dall'antico sapere sciamanico alle ricerche scientifici condotte  da uno studio svedese pubblicato su Archives Of Pediatrics Adolescent Medicine e realizzato da Anna Duberg, docente di kinesiterapia e insegnante di danza dalle quali si evince che la danza  ha il potere di rafforzare i pensieri positivi e l’autostima delle adolescenti, tenendo lontano i malesseri tipici di quell’età.


Abbiamo prima detto che la danza è creatività, attitudine alla creazione, al fare.
Un'attività legata all'emisfero cerebrale destro, del linguaggio non verbale, dove la memoria implicita giace con i suoi simboli e suoni.
Il mondo dell'immaginazione, del sogno, della metafora della musica e danza appunto.
Il luogo dove il sistema limbico  la fa da padrone con  tutte le strutture subcorticali, corticali, l'ipotalamo, e l'amigdala, che regnano attivandosi ed  interagendo con tutto il nostro sistema neurovegetativo, endocrino e sistema immunitario.
Il luogo dove si attiva il processo del ricordo, preservazione, reazione, attacco-fuga. Sistema limbico-ipotalmico che Rolando Toro definisce come vivo attraverso le emozioni, e che con le sue afferenze con la corteccia e connessioni neocorticali influisce sui comportamenti.

Esperienze mistiche e stati di estasi si sono verificati grazie alla stimolazione della parte media superiore del sistema limbico. Il sistema limbico-ipotalamico comprende dunque le formazioni neurologiche corrispondenti alla sfera del comportamento adattativi, dell’istintività, dell’affettività. I movimenti danzati compiuti in silenzio, con gli occhi chiusi e tramite movimenti lenti, comportano il rallentamento dell’attività visiva e della motricità volontaria, per consentire una maggiore espressione degli impulsi limbico-ipotalamici.

Attivando tutto il sistema parasimpatico avremo quindi una diminuzione di tutti gli ormoni e neurotrasmettitori attivati con lo stress ed il mantenimento " in stato" delle emozioni blocco (paura, ansia, rabbia...)
Attraverso la danza si fa quindi un percorso di apertura e di luce per vedere la propria anima attivando tutte le parte associative di integrazione.
Ormoni come l'ossitocina, endorfine vengono rilasciate..

Nel 1965 Rolando Toro, cominciò le prime esperienze di Biodanza con dei malati mentali presso l’ospedale psichiatrico di Santiago del Cile. Dirigendo degli incontri di danza, attraverso alcuni esercizi si sviluppava il senso di identità e la coscienza corporea, mentre altri portavano a una diminuzione della percezione dei limiti corporei e allo stato di trance.

Danza quindi come religione, dove religione va intese nelle sue origini etimologiche come re-  che indica frequenza + legĕre = scegliere ed in senso lato, cercare, guardare con attenzione, avere riguardo, avere cura.ma ancora re-, intensivo + ligāre =  unire insieme, legare, oppure dal prefisso re-, intensivo + ēlĭgĕre = scegliere.

Danza come religione, come un'osservazione delle proprie origini, liberando le proprie origini impresse nella memoria implicita dell'amigdala, dove l'emozione è vibrazione e fatto fisico da ascoltare e lasciar fluire.



LETTURE CORRELATE:

MALATTIA COME PORTATRICE DI LUCE: Un nuovo medico, una nuova medicina per nuovi pazienti.


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