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2016/02/18

PACCIAMATURA:Orto sinergico e non solo, Come, Quando e Perchè





Uno dei lavori più importanti da svolgere nel mese di marzo, sia nell'orto sia in giardino per un buon terreno ed una buona raccolta, è la pacciamatura

Sicuramente la pacciamatura costituisce uno degli elementi fondamentali dell'orto sinergico, ma anche se non vogliamo svolgere un orto totalmente sinergico risulta comunque un buon metodo per proteggere il terreno,infatti lo terreno più caldo in inverno e più fresco in estate; trattiene l’umidità, aspetto molto interessante soprattutto in estate, riducendo la necessità di irrigazioni; riscaldando il terreno, accelera le prime fasi di sviluppo della pianta, anticipando di circa 7-10 giorni il raccolto; evita che le piogge troppo forti compattino il suolo.
Il terreno risulterà più "ricco", facilita infatti la colonizzazione e lo sviluppo di lombrichi, della microfauna in generale, dando la possibilità di controllare meglio la crescita d infestanti..
e di microrganismi nello strato superficiale del terreno,
La pacciamatura si effettua anche nell’orto sul balcone, nei vasi scelti per coltivare, sia per le orticole che per piante e fiori.
La pacciamatura deve essere abbastanza alta, più strati di materiale organico, che verrà via via assorbito dal terreno, lo proteggeranno in maniera adeguata.


Come si fa la pacciamatura?

Esiste una finta pacciamatura molto diffusa ultimamente che è quella con telo.
La pacciamatura in materiale plastico o tessuto, basta coprire con un telo il terreno (dopo averlo ripulito dalle piante infestanti) e poi praticare nel telo dei fori in cui andare a interrare le piantine. Si possono usare teli di vari materiali:

il telo pacciante in plastica, che non è traspirante e impedisce alle piante infestanti di crescere, trattiene l’umidità nel terreno e riesce a catturare il calore grazie al suo colore nero. L'impiego della plastica, invece, richiede una preparazione perfetta del terreno per poter stendere il telo in modo che aderica bene al suolo. Nei piccoli orti è sconsigliato l'uso di teli in plastica biodegradabile: sono più sottili e più difficili da stendere, inoltre degradandosi non ne consentono il reimpiego, come accade per gli altri tipi di materiali plastici.

il telo pacciante in tessuto plastico traspirante, che, essendo traspirante, permette all’acqua di penetrare, ma non consente alle piante infestanti di crescere. Ha come difetto quello di sviluppare funghi e muffa.


La vera pacciamatura è
con materiale organico o inorganico (sicuramente la scelta più ecologica in rispetto e coerenza di quello che state facendo!).
Deve comunque  essere   biodegradabile   poiché   degradandosi   si   trasforma   in humus.


Questa trasformazione può rappresentare un piccolo problema, perchè richiede disponibilità di azoto che viene sottratto alle piante. L'inconveniente, però, si risolve facilmente aumentando la quantità di fertilizzanti organici azotati.

La   cellulosa   della   paglia  (da   coltivazione   biologica) è   eccellente   perché permette lo sviluppo di miceli e di batteri benefici per la coltivazione degli ortaggi.

Alberi e foglie in linea di massima si possono usare tutti , salvo le foglie dell’eucalipto, possono inibire lo sviluppo dei microrganismi. Gli aghi di pino o altre resinose si possono utilizzare solamente nelle coltivazioni di
fragole, o in terra con un pH molto basico, però sempre mescolati con altri materiali e solo occasionalmente. Le foglie di castagno, noci, querce e rovere si possono utilizzare anche come copertura, però insieme a foglie di altri alberi.
Possiamo coprire con sterpaglie di bosco o di siepi , con residui di pota triturati, residui di vinificazione,piume d’oca, lana di pecora...
Si può utilizzare anche la carta dei quotidiani tagliati in strisce perché l’inchiostro dei giornali dei paesi occidentali sono senza piombo. Però bisogna evitare le carte colorate o brillanti, perché questi sì che contengono metalli pesanti e sono tossici.
Teoricamente si possono usare anche i cartoni ma li sconsiglio visto che possono contenere sostanze tossiche. (vedi quelli delle pizze).

La segatura di legno (non utilizzare quelle proveniente da legni trattati o incollati) verrà messa prima per un anno nei passaggi tra i bancali, affinché pian piano si decomponga fuori dalla terra di coltivazione evitando così che con questo processo le piante soffrano una carenza di azoto. Quando
la segatura diventerà scura la potremo aggiungere alla pacciamatura del bancale.
Se il terreno è grande e utilizziamo un trattore, tutte le pacciamature dovranno essere ben triturate per facilitare il lavoro di semina.
Lo spessore di una pacciamatura dipende dal materiale utilizzato e dal periodo dell’anno. Come minimo avrà uno spessore sufficiente per coprire completamente la superficie del bancale e, sempre in base a che piante crescono, potremo mettere più quantità, per esempio nel caso dei porri e dei
carciofi.

Se si pacciama con paglia, bisognerà tenere in conto che se è pressata bisognerà arearla bene prima, poiché se la mettiamo senza farlo l’isolamento termico sarà eccessivo e la terra non potrà riscaldarsi.

È possibile utilizzare anche gli sfalci verdi del prato solo che hanno l'inconveniente di compattarsi, per questo è sempre opportuno usarli mescolati con foglie secche o comunque materiale che faciliti l'areazione
http://www.coltivarefacile.it/00344_pacciamatura.html



A differenza di quella con telo la vera pacciamatura ha come vantaggio quello di rilasciare elementi nutrienti nel terreno, seppur molto lentamente e non deve essere per forza rimossa ma basta interrarla. Altro pregio è quello di lasciar traspirare la superficie del terreno, quindi fa passare l’acqua ma non la luce e le piante infestanti. Se adottate questa tecnica di pacciamatura, cercate di utilizzare uno strato spesso da mettere intorno alla pianta, generalmente sono spessi 5-10 cm e devono essere periodicamente integrati, perchè una parte di essi si trasforma in humus.

Suggerimento: è bene innaffiare la pacciamatura, subito dopo la sua distribuzione, in modo da favorirne l’aderenza al terreno.

Manutenzione della pacciamatura

In primavera occorre “aprire” la pacciamatura soltanto negli spazi dove si procederà alla semina o ai trapianti e ciò si farà uno o due giorni prima, in modo che il suolo possa scaldarsi e usufruire dei raggi del sole.
Successivamente la pacciamatura sarà tenuta rada e ben arieggiata
finché le piantine non   saranno   cresciute.   Solo   quando   il   calore   estivo   avrà   scaldato   il   terreno,   si intensificherà la pacciamatura con un buono strato che lo proteggerà dal sole cocente, dall’evaporazione e dalla siccità.
In autunno il processo di degrado della pacciamatura accelera ed essa si integrerà nel terreno costituendo un compost di superficie. Nel frattempo i residui aerei delle piante non raccolti, andranno ad aumentare il manto pacciamante per l’inverno.

Anche i passaggi di camminamento vanno coperti con la pacciamatura per evitare di perdere umidità dalle sponde. Inoltre se lo strato di pacciamatura nei passaggi è spesso non crescono piante spontanee e si evita l’imbrattamento delle calzature in ogni stagione.
In siti e periodi particolarmente ventosi è opportuno bagnare la paglia appena messa per impedire che voli via.

La pacciamatura è adatta anche alla coltivazione in vaso. In questo caso si usa soprattutto per ridurre l'evaporazione di acqua e i consumi idrici. I materiali di pacciamatura adatti alla coltivazione in vaso devono essere facilmente trasportabili e avere dimensioni abbastanza piccole: è possibile utilizzare il cippato, i gusci della frutta secca, le cortecce, la segatura (di legno non trattato), il lapillo o l'argilla espansa, ma anche la carta e il cartone.

2 commenti:

  1. per completezza volevo segnalarvi che esistono anche teli pacciamanti naturali (tessuti/nontessuti) in fibre di juta, 100% ecologici e senza materie plastiche inquinanti, ottenuti dal riciclo della juta dei sacchi del caffè verde delle torrefazioni

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  2. per completezza volevo segnalarvi che esistono anche teli pacciamanti naturali (tessuti/nontessuti) in fibre di juta, 100% ecologici e senza materie plastiche inquinanti, ottenuti dal riciclo della juta dei sacchi del caffè verde delle torrefazioni

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