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2016/01/31

COME SVOLGERE LE ASANA SENZA SFORZO PER AVERE CALMA EMOTIVA E STABILITÀ



Spesso il termine "asana" viene comunemente sostituito con il termine posizione oppure esercizio, in realtà il concetto è molto più ampio e proprio nel significato di questo termine sta tutta la sua potenza e l'efficacia.

Entrambi i termini usati infatti in realtà sono inesatti vediamo perchè comprenderlo ci farà  capire cosa vuol dire eseguire le asana di yoga, come queste agiscono a  livello emozionale e quale risvolto hanno sulla nostra salute grazie al substrato cerebrale dimostrabile con le neuroscienze.
Le caratteristiche mentali sono strettamente collegate alla postura che il corpo assume e di conseguenza anche il tono muscolare è influenzato dallo stato d’animo che si prova in quel determinato momento. Per tale motivo se è vero che la natura di un individuo può essere compresa attraverso l’osservazione dell’atteggiamento posturale, è anche vero che praticando delle asana particolari è possibile modificare lo stato di coscienza o l’atteggiamento emotivo e mentale del praticante.
Nelle diverse asana il corpo e la mente vengono sottoposti ad un allenamento graduale attraverso particolari meccanismi neuromuscolari coinvolti nell’esecuzione; questo fatto è destinato ad apportare progressivamente alcuni specifici cambiamenti nell’intera personalità del praticante (sadhaka).

Asana, non solo una posa.

In una posizione, anche se mantenuta in modo comodo, senza sforzo, non vi è alcuna considerazione dell'atteggiamente mentale.
Ad esempio se ci sediamo comodamente su di una poltrona e pensiamo di rilassarci.. in realtà ciò non avviene se non plachiamo la mente, infatti ci troveremo impossibilitati a rilassarci proprio perchè mentalmente turbati a causa di concatenazioni di pensieri.

Quando si svolge un'asana invece avremo inizialmente un atto di volontà.. per prendere la posizione, poi questa andrà mantenuta sotto il livello di coscienza.

Cosa vuol dire?
Vuol dire che dovremmo cercare di portare il pensiero in uno stato di silenzio.
Nelle asana il processo del pensiero non è consentito, l'unica consapevolezza deve essere mirata al mantenimento della posizione ma ad esempio portando l'attenzione al respiro, lasciando fluire tutto il resto, solo in questo modo non vi saranno interferenze dovute all'attività mentale.



Vedremo dopo perchè importante mettere a tacere questa parte affinchè si possa godere di un beneficio psico fisico dell'asana e dello Yoga.

Le asana non devono esprimere nulla...anche sul volto nessuna espressione.
La posizione invece può accadere che se assunta anche per pochi minuti porti dolore e stanchezza.
Le asana invece non devono produrre niente di questo, anzi il loro scopo è quello di portare rilassamento e benessere fisico, visto che la parte emotiva viene spenta.

Qui si collega perchè le asana non sono neppure esercizio fisico.

Asana non sono esercizio fisico

L'esercizio fisico comporta movimento, stanchezza, sudore, e vengono visualizzati esercizi rapidi svolti in successione..

Le asana sono invece composte da due fasi:
- una dinamica
- una statica

Nell'esecuzione dell'asana un certo movimento è indispensabile ma questi movimenti devono essere lenti, sicuri, dolci, senza scatti, senza fatica.
Nella fase statica o di mantenimento occorre restare immobili per un certo tempo senza sforzo ( e vedremo dopo cosa vuol dire) o disagio, in nessuna parte si devono sentire tensioni.
La consapevolezza richiesta è quella verso il respiro generalmente addominale che placa i movimenti mentali, e viscerali.
Il ritorno dalla posizione deve essere lento e graduale.

Asana sinonimo di stabilità

Una delle definizioni delle asana previste nel Pantanjali dice
"La postura deve essere stabile e piacevole"

Un aforisma che racchiude il senso profondo dell'asana.
L'asana deve infondere stabilità.
Il termine stabilità non significa soltanto stabilità della posizione, ma stabilità anche del corpo e della mente come un tutt'uno.

Infatti se si è stabili sul piano fisico non è detto che lo si è anche sul piano mentale.
Con le asana invece è questo che accade.
Quando stabilità fisica e mentale si uniscono si raggiunge allora un stato di benessere.

Ovviamente non significa che ogni posizione sia facile, per questo va svolta ascoltando il proprio corpo senza mai andare oltre le proprie capacità, quindi facendo un switch off, uno spegnimento della nostra parte razionale e corticale.

Se infatti svolgiamo l'asana come attività isometrica quindi cercando di voler arrivare allo stadio finale dell'asana, ad esempio stirando volontariamente il muscolo, mantenendo volontariamente la posizione.. avremo un'accesa attività cerebrale corticale, quindi impegno della circolazione, dell'azione.
In questo modo noteremo che ad esempio in un paschimottana-asana il ritmo cardiaco aumenta anche del 30%, quindi si creerà tensione, sforzo,affaticamento muscolare.. e saremo costretti ad abbandonare presto la posizione.

Se si praticano le asana in questo modo quindi vivendo in uno stato tensivo si aumenterà  a cascata tutta una serie di messe in gioco emozionali che aloro volta a cascata metteranno in moto ormoni e tuta un'attività simpatica che darà origine a processi e stati indesiderati oltre ad aggravare lo stato di tensione.
Risultato irritabilità, eccessiva autoconsiderazione, tendenze aggressive impulsive.

Atteggiamento da osservatore

Quando si svolge un'asana invece in condizione di rilassamento gli stiramenti attivi e le contrazioni daranno tono e forza.
Quando vengono svolti in rilassamento e privi di volontà di sforzo vi sarà un calo tensivo e stato di benessere.

L'atteggiamento da seguire, anche se inizialmente non sarà facile perchè far tacere l'attività corticale non è immediato, è quella di "osservatore".
Quasi si trattasse di un'altra persona la cui consapevolezza è rivolta solo al respiro.
La mente in questo modo si mantiene in una condizione in cui non esistono i pensieri.

A questo dobbiamo unire come già accennato la mancanza di volontà nello sforzo.

Mancanza di volontà nello sforzo per ridurre le emozioni

Il sistema nervoso centrale per farci mantenere in equilibrio e quindi tenere una posizione usa da solo senza la nostra razionalità, volontà i centri inferiori: midollo allungato, il ponte Varolio, cervelletto, mesencefalo e gangli basali.
Questo vuol dire che se ci fidiamo di loro ed arriviamo sin dove loro ci permettono, noi possiamo restare in equilibrio in modo stabile,rilassato.

Se invece iniziamo ad attivare i centri superiori che si trovano nella corteccia andremo a creare uno sforzo volontario.
Attivare i centri superiori vuol dire attivare tutta la parte associativa mentale che in realtà dovrebbe rimanere a tacere.
Attivare i centri superiori vuol dire prevalere su quelli inferiori.. quindi superare i propri limiti ad esempio nella flessione o nello stiramento.

Ovvio all'inizio, nei primi giorni viene imposto un piccolo sforzo ma poi poco per volta nel mantenimento delle asana deve giocare la sua partita la volontà dei centri inferiori (non parlo ovvio di piccoli dolori dovuti ad inattività muscolare)

Ci sono molte persone invece che continuano a vedere le asana come esercizi isotonici, in questo modo non riescono a spegnere l'attività corticale.

In assenza di attività corticale non vi sono interferenze a livello emozionale o intellettuale.. le quali come noi sappiamo hanno un ben evidente substrato a livello di manifestazione cerebrale, quindi rischio di mantenere bloccata l'emozione.

Quando il mantenimento della postura avviene invece in assenza di processi mentali e sforzi volontari noteremo meno sforzo, più estensione muscolare e dei tendini, senso di rilassamento a fine postura.. e ci renderemo conto che saremo in grado di mantenere la posizione più a lungo.


Il tono muscolare è la base della postura e viene influenzato dagli stati emotivi o dalla condizione psichica del soggetto.
Quando il tono muscolare si riduce per uno stiramento passivo( così deve essere vissuta l'asana) ne risulta un effetto sedativo e calmante sui nervi.
In questo modo le emozioni non possono manifestarsi in modo invasivo e quindi possiamo affrontare la natura emozionale riducendo le tensioni emotive e rilassandoci via via sempre più profondamente.

Si avrà quindi assenza di disturbi interni, conflitti, e sarà possibile eliminare gli stati di instabilità fisica e mentale.

La postura rilassata e non forzata placa l'amigdala, l'attività emozionale ipotalmica è tenuta sotto controllo e l'attività simpatica viene sospesa e l'attività parasimaptica riesce a compiere l'equilibrio sul corpo, portando benessere.
Studi elettromiografici hanno anche dimostrato che la mancanza di sforzo in questo senso aiuta a mantenere più a lungo posizioni con una percentuale che va dal 10 al 50% in più con una massima accelerazione del battito cardiaco solo del 6%.

Se noi invece continuiamo a procedere svolgendo le asana sforzandoci.. non fidandoci dei nostri centri inferiori, o andando oltre.. sentiremo dolore.
Il dolore oltre a disturbare l'esecuzione porta la nostra attenzione sulla parte sofferente.. quindi la mente inizierà a mettersi in modo per uno stimolo di dolore (stress).. rilascerà adrenalina.. e tutto il corollario..per non parlare di un'amigdala che magari ci dice ok stai attento.. puoi farti male..
Insomma un circolo vizioso che genera solo altra tensione e nessun riposo mentale, emotivo, fisico.

Pensate che secondo la scienza dello yoga il sadhaka (il praticante) può dire di aver “acquisito” una posizione se riesce a mantenerla per almeno tre ore. Tutto questo naturalmente è piuttosto difficile da principio a causa delle resistenze offerte dal corpo e per l’abitudine che la mente ha di vagabondare continuamente da un pensiero all’altro. Per tal motivo la tradizione  yogica ci invita a far ricorso ad una tecnica denominata “PRANADHARANA” che si effettua concentrandosi sul flusso del respiro, tanto nella fase inspiratoria che in quella espiratoria, avvertendo il sottile passaggio dell’aria attraverso le narici.
L’ASANA quindi può essere definito come un modello posturale che conduce alla
stabilità fisica e mentale e ad una condizione di particolare benessere.
“L’abbandono di ogni sforzo e la contemplazione dell’infinito sono le due vie che
conducono alla meta di cui si è detto”.

È consigliabile quindi coltivare il così detto sentimento  “oceanico”(MAHAHRADANUSAMDHANA) che consiste nel percepire se stessi
come una goccia d’acqua in un vasto oceano.


Come dice il Patanjali "Quando i principi di cui si è parlato vengono seguiti durante la pratica delle asana non vi è conflitto tra i due opposti (corpo e mente)."

“Di qui il non essere più colpiti dalle coppie di opposti”.
“TATO DVANDVANABHIGHATAH” (Y.S. 2.48)



                                         Per approfondire:

CURARSI CON YOGA E MEDITAZIONE

(Letture, Asana,Mantra e Meditazioni)

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