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2015/12/10

RELAZIONI: PERSONE SPECCHIO, ANIMA GEMELLA PER RAGGIUNGERE LA CONSAPEVOLEZZA




«Non siamo esseri umani che fanno un'esperienza spirituale, siamo esseri spirituali che fanno un'esperienza umana!».




NOI SIAMO ANIMA CORPO MENTE
E COSCIENZA DIVINA

La nostra vera natura è l’anima, anima come parte del divino quindi noi stessi creatori dell'universo.
Nelle Upanishad, che contengono in sostanza tutto quanto c'è di profondo nel pensiero indiano, si parla di Ātman (devanāgarī आत्म‍)  un termine sanscrito di genere maschile, che indica l'"essenza" o il "soffio vitale" e di Brahman, che dapprima probabilmente significava preghiera o discorso poi venne gradualmente a significare il fondamento dell'universo o la fonte di ogni esistenza.

I saggi upanishadici, che erano alla ricerca sia della suprema realtà esteriore (Brahman) che della suprema realtà inferiore (Atman), tentarono di trovare la relazione esistente tra le due realtà.

Nel tentativo di conoscere questo misterioso Atman, i protagonisti della Taittirya Upanishad rivolsero la loro indagine sempre più nelle profondità dell'essere umano arrivando a formulare la dottrina degli involucri, secondo la quale l'Atman è la realtà sottilissima che sta dentro un quintuplice involucro.
L'involucro più esterno è quello formato dal cibo, cioè il corpo fisico. Dentro il corpo.fisico esiste lo stato del respiro o dello spirito vitale. Dentro quest'ultimo si trova l'involucro della mente (la mente nella concezione upanishadica ha la funzione di strutturare le percezioni dei sensi esterni e contiene pensieri, passioni e immagini). Nella profondità dell'involucro della mente c'è quello della coscienza (in questo involucro hanno origine il discorso logico e l'intuizione). Più profondo ancora è l'involucro della maya ossia del concatenamento causale individuale e cosmico. Questi involucri nel loro insieme costituiscono la casa empirica dell'atman. L'Atman è il vero fondamento eterno e immortale dell'esistenza: esso può essere sperimentato solo da coloro che oltrepassano le identificazioni con i falsi sé del mondo oggettivo.
 L'eccitante scoperta che essi fecero fu che l'Atman non era nient'altro che lo stesso Brahman. Non esisteva alcuna differenza tra il supremo soggetto (Atman) e il supremo oggetto (Brahman)

Comprendendo solo intellettualmente l'insegnamento del Tatvam Asi, non si raggiunge la conoscenza del «Sé Supremo». La conoscenza intellettuale presuppone una dualità di soggetto e oggetto, di conoscente e conosciuto. La conoscenza superiore è quella per mezzo della quale
ciò che non è mai stato sentito viene sentito.
In altre parole la conoscenza superiore oltrepassa la dualità soggetto-oggetto.
Concetto di dualità che sparirà anche secondo Malanga quando raggiungeremo la coscienza integrata.. l'unione fra mente corpo ed anima..

La nostra vera natura è l’anima. Noi siamo esseri spirituali: non siamo il nostro corpo e nemmeno il nostro cervello. Ma siamo la coscienza che passa da corpo a corpo, da vita a vita. L’anima viene sulla terra ed ha un corpo per imparare delle lezioni, lezioni che si concretizzano solo attraverso le relazioni e si evidenziano solo attraverso l'incontro con il nostro specchio perchè è grazie a lui che possiamo comprendere di noi ciò che da solo rimarrebbe invisibile, nascosto.

Si tratta di lezioni di amore, non pregiudizio quindi una ricongiunzione di mente corpo e spirito nell'uno primordiale, arrivare quindi alla consapevolezza.. alla conoscenza integrata come la chiama Malanga.
Per arrivare a questo.. l'uomo ha bisogno di fare esperienza..esperienza dolorosa quello che in ayurveda si chiama Samsara..il ciclo continuo di nascita, vita, morte.
L'Anima però  riesce a fare tutte le esperienze in un corpo solo, per questo è costretta ad utilizzare diverse vite.
Il ciclo  si concluderà quando l'anima finalmente si riunirà consapevolmente al corpo e mente.. quindi il bisogno di esperienza cesserà.



Esperienza..che si consuma attraverso la relazione.
Per questo è importante vedere gli altri non solo come corpi e cervelli ma come anime..
Quando siamo nella forma fisica, nel corpo fisico spesso ritroviamo le persone con cui abbiamo vissuto in precedenza...talvolta prendono il nome di anima gemella.


LA SEPARAZIONE la dualità 
Da Platone a Malanga passando per Jung 

Il tutto, l'unico che si separa e nasce il duale..un duale che si materializza solo ammettendo l'esistenza del suo simmetrico, che che ambisce solo alla sua ricongiunzione per tornare all'uno.
Un concetto che ci arriva da tempi lontanissimi..assumendo forme, nomi diversi.. ma il mito rimane sempre quello.. una dualità creata che ambisce alla ricongiunzione per arrivare alla consapevolezza piena di Sé.

Il concetto di anima gemella è molto antico.
PLATONE sosteneva che all'origine ci fossero esseri completi di parte maschile e femminile, gli androgini o uomini palla, erano esseri perfetti, fieri, forti e vigorosi non mancavano di nulla. Ma erano anche arroganti e vollero tentare la scalata al cielo per combattere gli dèi.
Zeus, preoccupato e invidioso di tale perfezione, li spaccò in due e li sparpagliò
per il mondo destinati a perdersi: da allora ogni anima è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione.

Da quel giorno tutti gli uomini sono alla ricerca della propria metà,l'anima gemella,che può compensare il grande vuoto,l'altra metà della mela che può completarci e renderci la dovuta felicità.
La tradizione vuole che l'incontro tra anime gemelle avverrebbe solo in determinati momenti o in determinate incarnazioni,

L'anima gemella è la persona capace di suscitare un'affinità immediata, profonda e "antica", come se si conoscesse da sempre.
- È un rapporto fatto di corrispondenze segrete che coinvolgono i due partner, di sintonia. Si è sulla stessa lunghezza d'onda, ci si comprende con uno sguardo.
- Il piacere di stare assieme non diventa mai una dipendenza o un attaccamento ossessivo, anzi stimola la libertà dell'altro e lo fa crescere ed evolvere.

Jung risolve questa dualità sostenendo che in ognuno di noi vi è più di una cosa e nella persona bene integrata, le polarità della psiche sono complementari.
Nel pensiero junghiano, la psiche è duale (o doppia) venendo a significare che ogni atteggiamento o sentimento contiene il suo opposto; ecco quindi che la sottomissione convive con la prevaricazione, l’odio con l’amore, il conscio con l’inconscio…
Da ciò si capisce che tale dualità vale anche per i due generi biologici e Jung ci dice che anche la psiche ha in sé, sia una energia maschile che una femminile e quindi ogni uomo ha in sé un lato femminile e ogni donna ha in sé un lato maschile.

Jung chiama questa dualità: ANIMA e ANIMUS. L’ANIMA è la componente femminile presente nell’apparato psichico di ogni uomo e l’ANIMUS quello maschile per le donne.

La vita per lui è l’unione di energie complementari, ognuna delle quali tende verso l’altra, compensandola. “L’Animus è la figura che compensa l’energia femminile. L’Anima quella che compensa l’energia maschile”.

I due archetipi, Anima (femminile) e Animus (maschile), sono da sempre presenti nell’inconscio collettivo. Li troviamo nei sogni e nelle rappresentazioni artistiche, spesso sotto forma di metafora. Per la coscienza, ANIMA significa: unione, protezione, affettività, cura, mantenimento, insieme… mentre per ANIMUS: riflessività, controllo, analisi, ponderazione, razionalità, calcolo, decisione, programmazione, distinzione.
Ogni archetipo, contiene un aspetto della vita e il suo opposto, lasciando intendere che entrambi hanno un loro valore; esattamente al contrario di Freud, che nelle sue ricerche sull’ambivalenza (affettiva: odio/amore) era focalizzato sulla conflittualità, tendendo cioè ad eliminare uno dei due poli.

Entrambi proiettano nell’altro il proprio archetipo (Anima, Animus) e la relative energia. La proiezione potrebbe provenire dall’Ombra ( L’Ombra è il nostro aspetto peggiore, evidenzia ciò che ignoriamo e che ribaltiamo all’esterno sotto forma di paura, rifiuto, desiderio, etc.). (ndr. l'alieno di Malanga?)

La mancata elaborazione dell’Ombra, ci porta a proiettare lati negative e quindi, ecco perché spesso le relazioni sono disastrose. Questo perché, com'è facilmente intuibile, nella proiezione, ciò che è inconscio diventa visibile perché lo vediamo rispecchiato nell’altro. (Malanga : quando il fotono e l'antifotone,il suo specchio simmetrico, si incontrano e si uniscono diventano evidenti..)

Jung si chiede infatti se quando l’archetipo si attiva e l’altro diventa o meglio incarna il nostro partner ideale, dovremmo chiederci se in realtà, non è altro che un riflesso del proprio passato affettivo. Nell’amore scattano giochi che coinvolgono l’Anima e l’Animus. In questo caso, che ha una connotazione nevrotica, dovremmo sempre considerare l’ipotesi che l’Anima/Animus spinge l’innamoramento verso un partner che corrisponde alla sua parte ombra, come se la cercasse in lui/lei. In questo caso, l’amore è solo ….. virtuale


Malanga ci spiega come dietro questo concetto di twin-flame, anime gemelle vi sia in realtà un fondamento di fisica quantistica:

L'universo, spiega Malanga, si è creato dalla scissione della Coscienza iniziale in due parti, ed è questo l'unico momento realmente esistente poichè non esistendo il tempo tutto accade in un unico istante.
Nel solito istante abbiamo creazione passata, presente e futura..in un unico atto:la divisione.
Sulla base di questo abbiamo infatti la regola fondamentale che governa l'Universo: la simmetria.

Tutto è simmetrico, ogni aspetto emozione ha la sua dualità.
Il bene il male, il bello ed il brutto,l'acceso lo spento, l'uomo e la donna..

Le anime gemelle  possiedono la stessa coscienza, hanno la stessa parte animica, mentale e spirituale, nate dalla divisione di una parte più grossa di coscienza che si è divisa in due coscienze più piccole, ma esattamente speculare l'una all'altra..
Rifacendoci alla fisica quantistica come due elettroni che condividono la stessa porzione di spazio,ovvero la stessa orbitale, ovvero si trovano nello spazio-tempo contemporaneamente devono avere almeno una cosa differente (in questo caso lo spin = senso di rotazione) anche le anime gemelle devono avere cosa diversa che si concretizza nel sesso.. nella dualità uomo donna.

Se entrambe le persone hanno fatto lo stesso percorso di consapevolezza potranno riconoscersi.
Anche Weiss  durante le sue pratiche di ipnosi regressiva testimonia che  non sempre siamo in grado di riconoscere la nostra anima gemella..

Quando le anime gemelle si incontra  non c'è bisogno che siano effettivamente uno accanto all'altro dà luogo a forti fenomeni di natura paranormale.. ognuno "sente" l'altro in continuazione con una precisione di pochi secondi.

Brian Weiss  in “Molte vite, un solo amore” parla anche della differenza tra anime gemelle e anime compagne. Alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime –al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all’evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto più metafisico e spirituale.

Chi entra a contatto con un’anima (già) amata sente sempre nei suoi confronti un senso profondissimo e quasi commovente d’amore, ma raramente ne è cosciente.

L’anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Poiché l’anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate.
Quando però le due anime entrano in risonanza, l’amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno e che solo a descriverlo perde di senso e magia…


Secondo Malanga noi come creatori dell'Universo.. abbiamo creato la nostra realtà virtuale in funzione della nostra crescita...affinchè possiamo comprendere noi stesso.. e qui scatta un'altra figura importante, quella di specchio.
Con la consapevolezza capiremo che la dualità che abbiamo creato per comprendere non serve più e quindi torna ad essere tutto unico questo viene vissuto non in uno tempo come nella realtà reale qui viene vissuto dilazionata nel tempo e nel fare questo comprendiamo che non ci sono le divisioni.
Quindi ho qualcuno davanti che mi parla, in realtà quello che succede è che io ha avuto bisogno di crearmi quella situazione per cui la persona difronte parla ed agisce ed attraverso le sue parole ed azioni io faccio l'esperienza che io quel giorno mi sono prefissato di fare..passo attraverso l'esperienza del virtuale e l'altro che è uno specchio di me, in cui io mi sono specchiato, mi ha fatto comprendere quel particolare di me che non sapevo..


Non si ama quel soggetto ma la sua proiezione.. la proiezione di noi, del nostro mancante..che serve per renderci visibile e comprendere.

Quindi comprensione attraverso le relazioni...relazioni dove tu creatore dell'universo ti intrecci con anime specchio, auspicando l'incontro con l'anima gemella.. tutto per un solo fine..riunirsi al tutto..ritrovare la propria consapevolezza e terminare il ciclo doloroso del Samsara.


Uddhalaka istruisce suo figlio Svetaketu sulla realtà
suprema dicendogli che egli stesso è la realtà suprema.


Dopo ventiquattro anni di studio il figlio si sente colto,
arrogante e presuntuoso. Allora suo padre gli chiede:
«Mio caro Svetaketu, dato che tu sei contento di te e
orgoglioso delle tue conoscenze, hai mai cercato quell'insegnamento
per il quale ciò che non si è ascoltato è
come se fosse stato ascoltato, ciò che non si è pensato è
come se fosse stato pensato, ciò che non si è conosciuto
è come se fosse stato conosciuto?» Il figlio chiese come
potesse esistere un simile insegnamento e suo padre
rispose: «Mio caro, è come se da un pezzo di argilla si
conoscesse tutto ciò che è fatto di argilla, restando tutte le
diverse modificazioni null'altro che distinzioni di nome e di
linguaggio riguardanti una sola realtà:
l'argilla. Ciò significa che la varietà e la pluralità degli
oggetti dell'esperienza è soltanto un travestimento della
realtà unitaria che è alla loro base». L'insegnamento del
padre arriva poi al suo culmine quando dice: «Questa
sottile essenza anima tutte le cose; essa è l'unica realtà,
essa è l'Atman; quello sei tu» (Tatvam Asì).


Nella Brihadaranyaka Upanishad viene così descritta:
Tu non puoi vedere colui che vede mediante la vista; tu non puoi udire
colui che ode mediante l'udito; tu non puoi pensare colui che pensa
mediante il pensiero; tu non puoi conoscere il conoscente mediante la
conoscenza. Questo è il tuo Atman che è in ogni cosa.
In altre parole la conoscenza superiore oltrepassa la
dualità soggetto-oggetto







http://issuu.com/odems/docs/232505134-corrado-malanga-evideon-2_09929da6771d64
https://www.youtube.com/watch?v=7ywZDHPl_00
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/karawatt.pdf
https://www.youtube.com/watch?v=ac63MQpXUVs






4 commenti:

  1. Complimenti stupendo questo pezzo!!! bravissima ciao

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  2. La vera natura della nostra unica anima gemella sarebbe che ella è molto semplicemente la nostra versione nel genere sessuale opposto al nostro.

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    1. Nel discorso che ho fatto poc'anzi, prima di "versione" forse ci andava un'altra "unica" per specificare meglio, per essere più chiari.

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    2. Nel discorso che ho fatto poc'anzi, prima di "versione" forse ci andava un'altra "unica" per specificare meglio, per essere più chiari.

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