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2015/09/23

LA MALATTIA COME MESSAGGIO DEL CORPO E NON UNA PUNIZIONE


Malattie: i messaggi del corpo, non una punizione!


La malattia non è qualcosa di esterno a noi, che ci piomba addosso all'improvviso lasciandoci con mille interrogativi, come se non esistesse alcuna relazione tra malattia e il proprio stile di vita, la propria personalità, il proprio modo di essere e di pensare.
Senza andare nella medicina definita alternativa, cinese, ayurvedica.. restando invece in questa occidentale, tanti studi in campo psicosomatico hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra mondo emotivo-affettivo e mondo corporeo.


Gli studi piu’ recenti in Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei) , in Neurofisiologia  ed in Psicoanalisi evidenziano che le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati e viceversa.

Quindi dobbiamo sempre più far nostro il concetto che la malattia non è altro come il corpo ci parla e comunica, manifesta un disagio, un disequilibrio... causato da noi stessi.

Un causato da noi stessi che ovviamente non va inteso con lo scopo di punirci.. e che noi volontariamente vogliamo arrecarci danno..
Causato da noi perchè  motivi esterni/interni, quindi reazioni ad un evento, schok,trascuratezza, pigrizia, oppure stile di vita non adeguato, capovolgimento di valori e sentimenti come avarizia, rabbia..uniti alla poco tempestività, hanno determinato lo stato di malattia.

Fattore tempo

Usiamo il tempo in modo poco rispettoso..ci trascuriamo, procrastinando...quindi allungandolo e ritardandolo..e di contro vogliamo accorciarlo cercando di "far sparire" subito il disagio rimpinzandoci di farmaci o simili.
Tutto questo oltre ad arrecare danno è veramente di poca utilità.

Non dico che non vada bene curarsi a livello farmacologico, ma non è l'unico modo che dobbiamo prendere in considerazione per curarci; non basta, dobbiamo andare più a fondo altrimenti, in questo modo, è come se non prendessimo in considerazione l' "errore" che abbiamo fatto in partenza, e volessimo continuare imperterriti sulla nostra strada senza ostacoli, decidendo di soffocare tutto e di mettere il corpo "a tacere".

Inizia la lotta contro il sintomo, dove lotta significa pur sempre attenzione e dedizione, e così il sintomo riesce a vincere e a far sì che ci occupiamo di lui.
Questo atteggiamento da combattente però, a mio avviso, è la strada verso la regressione.


Ogni sintomo o disagio non è una punizione divina, ma un messaggio che il corpo invia solo per noi, per avvisarci che qualcosa non va.

Se la nostra ottusità o cecità ci impedisce di far tesoro di un fastidio che certo, ci può irritare e condizionare la vita, andremo incontro a infelicità garantita.
Il corpo non vuole ammalarsi..e ce lo comunica immediatamente con i primi sintomi o disagi.
Disagi che siamo soliti ignorare per fretta.. e inghiottiti dal tempo che fugge..
Disagi che piano piano, trascurati alla loro origine..ovvero il motivo scatenante, si trasformeranno in malesseri e malattia.


Questo è ciò che è successo a me, ma che succede a migliaia di persone ogni giorno. Ritengo inutile il continuo lamentarsi o sentirsi sfortunato sempre in balia degli eventi; piuttosto chiediamoci:" dov'ero io, prima che si manifestasse tutto questo?"

Le malattie o i disagi non nascono dall'oggi al domani, ma sono la somma di tutto quello che abbiamo vissuto e soprattutto di COME 
l'abbiamo vissuto.


  • Riusciamo a sentire come ci sentiamo, quali sentimenti abbiamo, che vita stiamo vivendo? 
  • E' adatta a noi e ai nostri ritmi?
  • i nostri ritmi sono veramente i nostri o quelli imposti? Possiamo fare qualcosa per cambiarli?
  • Cerchiamo di realizzare le cose che vorremmo, o stiamo ad aspettare che la vita decida per noi?
  • La nostra vita affettiva ci soddisfa? 
  • E' quella che vorremmo oppure no?


Facciamo lo sforzo di provare ad esprimere un nostro disagio a chi ci è vicino? dal genitore, al figlio, al partner al datore di lavoro? o tendiamo a "buttare giù i rospi" ,quello che non va senza esprimere  un nostro dissenso per non creare problemi o perchè ci sentiamo sopraffatti da chi abbiamo davanti?

Ci fermiamo un attimo durante la nostra giornata per respirare più a fondo, per assaporare il momento che stiamo vivendo e ringraziare, oppure siamo in preda alla frenesia del fare a tutti i costi qualcosa per riempire le giornate, facendoci rubare il tempo?

Riusciamo a delegare qualche compito ad un'altra persona per alleggerirci un pò dai fardelli, oppure non abbiamo nessuna fiducia nell'altro e vogliamo fare tutto noi col rischio poi di "non farcela più?"


Decisamente una lista infinita che tutti noi potremmo allungare...
Il fatto importante è che abbiamo il dovere di volerci bene, di rispettare la nostra vita e salute,
di ascoltarci e di cambiare man mano tutte quelle situazioni o atteggiamenti che non ci permettono di andare nella direzione che vorremmo, perchè, non solo ma anche, questo aspetto del "non sentirsi" e del "non percepirsi" concorre alla formazione delle malattie.

Mettersi in discussione, guardarsi allo specchio e fermarsi non è facile.. non è comodo.
Richiede impegno,coraggio e fatica.. le persone non hanno voglia di mettersi in discussione, di essere loro a cambiare per prime, e soprattutto partono dal presupposto di non sbagliare mai (l'errore semmai appartiene ad altri). Per cui più facile continuare sulla via comoda e restare sempre uguali a se stesse, piuttosto che tentare di fare il "salto quantico".

La malattia, nel mio caso, mi ha permesso  di capire dove stavo sbagliando e di conseguenza cosa fare  per superare l'ostacolo.
Quello che ho in mano ora è la forza,la gioia di una nuova salute, di un nuovo cammino di una nuova consapevolezza di me stessa, dei miei punti di forza e di debolezza, e chiaramente una nuova responsabilità nei miei confronti.

Non pensiamo che la malattia ci cada addosso..noi abbiamo contribuito alla sua formazione..rendiamoci responsabili ma non vittime. Agiamo,reagiamo... otterremo affetto, amore, attenzione, vicinanza senza scendere a compromessi.
Saremo persone nuove in grado di fare le nostre scelte e provvedere ai nostri bisogni, dicendo "NO" se ci rendiamo conto che quello che ci stanno chiedendo è troppo.
Vivere senza sentirsi in colpa perchè, se si sceglie di fare sempre felici gli altri,si rende
automaticamente infelici noi stessi.


Una interessante lettura è il libro di Claudia Randiville  sulla METAMEDICINA che potete scaricare in formato pdf.

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LA MALATTIA SECONDO AYURVEDA: errore dell’intelletto ed uso improprio dei sensi 

1 commento:

  1. Splendido articolo!
    Grazie Elisabetta a breve lo ripubblico.

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