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2015/09/30

CALCIO : COME ASSUMERLO, LATTE,VITAMINA K, D ,MAGNESIO LA VERA STORIA



L'ossessione reale o indotta nella nostra società di assumere calcio stranamente dà risultati inversamente proporzionali all'indice di assunzione.

Mi spiego, più calcio assumiamo e più "paradossalmente" studi scientifici dimostrano che aumentano le fratture osteoporotiche e denti in cattive condizioni.

Questa osservazione ha dato origine a quello che viene chiamato il “paradosso del calcio”. Come è possibile che nel mondo occidentale siamo arrivati a considerare necessari da 1000 a 1500 mg di calcio al giorno per mantenere la salute delle ossa mentre molte altre popolazioni mantengono forti le ossa e i denti in discrete condizioni con l’assunzione di 400 mg o meno di calcio?

Il fabbisogno di calcio per l’essere umano è stato alzato dall’industria casearia nel 1994 fino a 1000 mg al giorno, nel 1997 a 1200 e nel 2001 a 1500 mg per vendere milioni di litri di latte.
Il fabbisogno reale risulta essere molto più basso di quanto si dicesse, infatti già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno e a 400 per gli adolescenti!

Addirittura le raccomandazioni per il calcio della FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 mg e per le donne in gravidanza di 500 mg al giorno.

In Cina, in Zambia e in altri paesi in cui l’incidenza di fratture osee era quasi nulla, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 mg al giorno ( Hunt 2007 ).

Questo si spiega perchè l'apporto di calcio è solo uno dei fattori dell'equazione, per il giusto apporto dietetico dobbiamo infatti considerare la dieta,stile di vita, fattori ambientali..

Solo osservando tutto questo possiamo pensare di tenere in equilibrio il corpo.

Quindi apporto di calcio si ma in relazione a fattori che hanno effetti deleteri sulle ossa :

  • l’eccesso di sale, 
  • proteine, 
  • alcool, 
  • tabacco, 
  • grassi, 
  • prodotti alimentari trasformati 
  • zucchero. 
  • l’uso di farmaci che causano riduzione di calcio nelle ossa 
  • la mancanza di luce solare,(fissa la Vitamina D)
  • la presenza di tossine ambientali 
  • lo stress

Importanti sono inoltre

  1. Dieda alcalina (aiuta la non distruzione di calcio già presente)
  2. Vitamina K2 (dice al calcio dove depositarsi)
  3. Magnesio (l'equilibrio salva vita)
  4. Vitamina D (aiuta il riassorbimento del calcio e la mineralizzazione delle ossa)
  1. Dieta alcalina
Il più trascurato, e forse il più importante di tutti i fattori di riduzione di calcio nelle ossa, culturalmente creato, è noto come “dieta acida della civilizzazione”, come la chiama Arnold Ehret nel suo Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco.


In altre parole, la dieta onnivora carente di nutrienti e squilibrata (per quanto gli “esperti” ostinatamente la definiscano equilibrata) produce un eccesso di acidi nel corpo che danneggia e, in effetti, “divora” le nostre ossa.

Questo si verifica perché i nostri sistemi biologici sono geneticamente cablati per mantenere l’equilibrio chimico del corpo – il suo pH leggermente alcalino – a tutti i costi per garantire la sopravvivenza.
Per alcalinizzare è necessario il calcio. 

Quando si consumano molti alimenti che formano acido e non sufficienti alimenti che forniscono una base alcalina, o sostanze nutritive come il potassio che neutralizzano gli acidi, la ricerca del calcio avviene nelle fonti successive disponibili, prima nel sangue, poi nelle cellule e nei tessuti, e quindi nelle riserve di alcali nelle ossa.

La maggior parte del calcio del corpo è immagazzinato nelle ossa. Quando il calcio nel sangue scende a livelli pericolosi, il corpo tira fuori il calcio dalle ossa per risolvere il problema. Se il corpo preleva più calcio dalle ossa di quello che deposita, nel corso del tempo si esauriscono le riserve, e la conseguente perdita di massa ossea porta all’osteoporosi.

Ma le ossa detengono anche la maggior parte delle riserve di alcali essenziali del corpo. Questi composti minerali sotto forma di sali alcalinizzanti di calcio sono in grado di arginare gli acidi e di disintossicare. Rimangono all’erta nel sangue, nei fluidi corporei, nelle cellule, nei tessuti e nelle ossa, pronti ad intervenire per tamponare eventuali acidi in eccesso prodotti dal funzionamento biochimico del corpo, neutralizzando attraverso reazioni biochimiche spontanee che impediscono che gli acidi si accumulino.

Se invece gli alimenti che formano acido predominano, come nel caso della tipica dieta occidentale, le riserve di alcali in prima linea nel sangue e nelle cellule sono presto esaurite e il corpo inizia a utilizzare i minerali immagazzinati nelle ossa.

Quindi l'equilibrio acido-basico a grandi linee abbiamo visto è alla base per un buon mantenimento del calcio ..

ALIMENTI PRINCIPALI CHE GENERANO ACIDI DANNOSI PER L'ASSUNZIONE DI CALCIO

Dobbiamo inoltre ricordare che un alimento va considerato acido se dopo la sua trasformazione quando viene metabolizzato genera acido.. ad esempio le arance che uno considera acide in realtà poi sono basiche.
  •  proteine,
  • cereali, 
  • legumi, 
  • caffè, 
  • zucchero bianco 
  • prodotti alimentari trasformati 
Altri alimenti contengono composti minerali, come i sali di citrato di potassio e magnesio che generano bicarbonato, composto principale del corpo per la disintossicazione e la rimozione di metaboliti acidi dal corpo.
  • Frutta, soprattutto gli agrumi che al gusto sono aciduli o semiaciduli ma dopo la digestione sono straordinariamente alcalinizzanti.
  • Verdure crude. Soprattutto a foglia larga e verde, come ad esempio l’insalata.
  • Il miele. Questo è il dolcificante migliore proprio perché non acidifica il corpo come tutti gli altri zuccheri.
  • Mandorle. Le noci fanno bene e si sa, ma questa è la migliore dal punto di vista dell’equilibrio acido/base
  • Miglio. Forse è l’unico cereale alcalinizzante

       2.  Vitamina K2 (dice al calcio dove depositarsi)

 Il ruolo della vitamina K2: mettere il calcio al suo posto

Tuttavia a causa dell’impoverimento dei terreni la frutta e la verdura sono carenti di vitamine e minerali e chi adotta un’alimentazione di soli cibi crudi che esclude prodotti di origine animale deve integrare alcune vitamine e minerali. Una di queste è la vitamina K2.

La vitamina K2 mette calcio nelle ossa e rimuove calcio dalle arterie.


La vitamina K2, ma non la vitamina K1, riduce i depositi di calcio nocivi dalle arterie. Questo potrebbe essere una svolta importante nel trattamento delle malattie cardiovascolari, ma non solo. Anche l’osteoporosi può essere curata per davvero, e se i medici decidessero di abbandonare il disastroso luogo comune che per risolvere i problemi derivanti dalla carenza di calcio bisogna ingerire gli alimenti che lo contengono, davvero ne saremmo grati.

Infatti per quanto calcio si dia ad una persona per cercare di re-mineralizzare le ossa non si ha alcun progresso, anzi paradossalmente nelle ossa diminuisce. Non solo, oltre a questo aumenta la calcificazione delle arterie.

In pratica il calcio  non va dove si vorrebbe, cioè nelle ossa e nei denti, ma va a finire nelle arterie, dove non si vorrebbe, e li si fissa.

Questo è il “Paradosso del Calcio.” Ovvero, il problema che affligge tante persone che stanno avendo un aumento di depositi di calcio nelle arterie, mentre il contenuto di calcio nelle ossa è in diminuzione, non importa quanto calcio assumano. Questo paradosso del calcio non è il risultato di troppo poco calcio nella dieta, ma di troppa poca vitamina K2, la vitamina che in gran parte controlla dove va il calcio. Quello che vogliamo è mantenere il calcio nelle ossa, non nelle nostre arterie.

La carenza di vitamina K2 è un problema universale nel mondo occidentale e integrarla nell’alimentazione può dare molte risposte sul paradosso del calcio e un contributo importante nella cura dell’osteoporosi.
Le popolazioni occidentali sono carenti di vitamina K, necessaria per la salute ottimale delle ossa e del cuore. Non è un problema solo di chi segue un’alimentazione crudista, ma anche di chi segue quella onnivora e che mangia carne, perché anche gli animali provenienti da allevamenti intensivi sono anch’essi carenti di vitamina K. La vita, se possiamo chiamarla tale, degli animali d’allevamento è un continuo trauma, la crescita è forzata e le loro ossa sono deboli, e la loro carne contiene più veleni che nutrienti.

Calcio nel sangue e nelle ossa

Anche nel sangue ci deve essere una quantità di calcio che è regolata in modo preciso e rigoroso dagli ormoni. Quella precisa quantità di calcio nel sangue è fondamentale per le funzioni come il battito cardiaco, la contrazione muscolare, la vasodilatazione e la trasmissione nervosa. Se la dieta è povera di calcio, oppure caso più frequente, se l’organismo non riesce ad assimilare sufficiente calcio e se fosse necessario aumentare il livello di calcio nel sangue, l’ormone paratiroideo favorirà la rimozione del calcio dai tessuti scheletrici. Il livello di calcio serve a mantenere alcalino il pH nel sangue.

La calcitonina (un ormone prodotto dalla tiroide) interviene per diminuire la concentrazione di calcio quando i livelli sono alti.

La vitamina K funziona come coenzima attivando una serie di proteine coinvolte nella coagulazione del sangue, nella formazione di ossa e nel mantenere liberi i vasi sanguigni da depositi di calcio.
Nel 1980, si è scoperto che la vitamina K è necessaria per attivare una proteina, l'osteocalcina, che si trova nel midollo. Un decennio più tardi, un'altra proteina, vitamina K-dipendente, è stata scoperta: la proteina Gla (MGP), riscontrata nel sistema vascolare. Senza vitamina K, questa ed altre proteine, vitamina K dipendenti, restano inattivate e non possono svolgere le loro funzioni biologiche.
La Vitamina K2 vitamina è in grado perciò non solo di fermare, ma anche di neutralizzare gli effetti della calcificazione delle arterie. Chi è affetto da malattie renali e deve sottoporsi all’emodialisi ha una bassa protezione contro la calcificazione delle arterie a causa di una marcata carenza di vitamina K. Anche chi è affetto da malattie cardiovascolari, come stenosi aortica e insufficienza cardiaca, ha una marcata carenza di vitamina K2

Negli ultimi tre decenni, il ruolo essenziale delle vitamine K nel mantenere la salute delle ossa e in ambito cardiovascolare è stato reso noto da una notevole quantità di ricerche. Non solo le vitamine K hanno un ruolo importante nella formazione di proteine della coagulazione del sangue nel fegato, sono necessarie anche per il corretto funzionamento delle proteine rimineralizzanti delle ossa e della proteina che inibisce la calcificazione, che tiene fuori il calcio dalle arterie.

Nonostante questi dati siano a disposizione di chiunque da decenni, il pubblico disinformato, e anche molti medici e dietisti, ancora sono convinti che per risolvere problemi derivanti dalla carenza di calcio occorra imbottirsi di calcio.

Questo luogo comune è sfruttato dall’industria casearia nelle campagne pubblicitarie dei loro prodotti, dichiarando che contengono tot percentuale della quantità giornaliera necessaria di calcio, illudendo, e quindi ingannando, le persone a cui viene fatto credere che sia sufficiente assumere una quantità di calcio perché venga assimilato seduta stante e che vada a finire nelle ossa, come spesso viene mostrato dalle ingannevoli rappresentazioni animate che utilizzano nei loro spot.


Qui nasce poi il secondo paradosso...

  • Vitamina K1: si trova negli ortaggi a foglia verde, va direttamente al fegato e aiuta a mantenere il sistema di coagulazione del sangue ottimale. La vitamina K1 aiuta anche a mantenere i propri vasi sanguigni liberi dalla calcificazione, e aiuta le ossa trattenere il calcio e sviluppare la corretta struttura cristallina.
  • Vitamina K2: sono i batteri che producono questo tipo di vitamina K presente in elevate quantità nell'intestino ma, purtroppo, non viene assorbita e viene espulsa con le feci. La vit. K2 va direttamente sulle pareti dei vasi sanguigni, nelle ossa e nei vari tessuti diversi dal fegato. E 'presente negli alimenti fermentati, in particolare nei formaggi e nel natto (cibo giapponese, che ne è di gran lunga la fonte più ricca).
Quindi come abbiamo visto la vitamina K2 la troviamo nei prodotti fermentati come formaggi.. ma se i formaggi vengono da latte munto da animali cresciuti a granaglie ed ormoni con l'aggiunta di antibiotici, l'assunzione di questi alimenti è fortemente dannosa per il nostro calcio.. quindi meglio starne alla larga.

Qui sta la verità più reale sul perchè è meglio non assumere latte alla giornata d'oggi.
Tante sono state le domande che mi sono posta se il latte facesse bene o male.. sono arrivata alla conclusione che il latte e derivati di per se non farebbero male, se assunti sani (cosa che oggigiorno è praticamente impossibile) e secondo un giusto regolamento, tipo non associarlo mai ad altri alimenti, berlo da solo e comunque lontano dai pasti, integrarlo con spezie per renderlo ancora più digeribile, non assumere mai yoghurt puro ma diluito con acqua perchè produce muco..etc..

Se avete tutta la possibilità d'avere un prodotto genuino da mucche allevate secondo natura che vanno al pascolo..il latte (sempre secondo le altre disposizioni) non fa male.

Terzo paradosso derivato dalla vitamina K

La vitamina K è ben nota per essere cruciale per una corretta coagulazione del sangue. Il dottor Schurgers chiarisce questo meccanismo sostenendo che ambedue - sia la vitamina K1 che la K2 - attivano alcuni fattori di coagulazione.
Secondo il dottor Schurgers, non vi è il rischio di provocare una eccessiva coagulazione anche se si assume troppa vitamina K. In altre parole, i fattori di coagulazione non diventeranno iperattivi pur assummendo elevate quantità di vitamina K1 o K2.

I RISCHI ARRIVANO QUANDO IN CARENZA DI VITAMINA K, O PER DISORDINI DELLA COAGULAZIONE EREDITARI SI SIASSUMONO FARMACI COME  IL COUMADIN OVVERO ANTICOAUGUALANTI.

In questo caso invece l'assunzione di Vitamina K andrebbe evitata o tenuta strettamente sotto controllo perchè andrebbe ad interferire con l'azione del farmaco, se la dieta è troppo ricca di vitamina K il tempo di Quick potrebbe diminuire.
Il tempo di protrombina o tempo di Quick, noto anche come PT viene utilizzato per determinare la tendenza alla coagulazione del sangue, per adeguare il dosaggio del warfarin, per meglio determinare la gravità di una epatopatia, e lo stato della vitamina K.
Il Warfarin è un farmaco anticoagulante che funziona inibendo i fattori della coagulazione vitamina k–dipendenti.I supplementi multivitaminici da banco contenenti la vitamina K1 interrompono gli effetti anticoagulanti del warfarin in pazienti vitamina K1-depleti. I pazienti vitamina K-depleti sono sensibili anche a piccolo cambiamenti nell’ apporto di vitamina K1 .

Alcuni antibiotici possono ridurre i batteri nell’ intestino umano (che producono una piccola quantità del fabbisogno umano di vitamina K). Gli antibiotici ad ampio spettro, in particolare i sulfamidici come il Bactrim®, possono abbassare i livelli di vitamina K e aumentare il rischio di deficit in persone che non ne assumano adeguate quantità.

Tra gli alimenti che ne sono ricchi ricordiamo:

Fegato (bovino o suino),
Tè verde,
Broccoli,
Ceci,
Cavolo verde,
Cime di rapa,
Cavoletti di Bruxelles,
Prezzemolo,
Spinaci

Altre Interferenza medicinali:
  • Alte dosi di salicilati (aspirina) possono aumentare il fabbisogno di vitamina K .
  • Il sucralfato o alte dosi di antiacidi a base di idrossido di alluminio (Maalox) possono ridurre l’ assorbimento delle vitamine liposolubili come la vitamina K.
  • La Colestiramina (Questran) può ridurre l’ assorbimento della vitamina K per via orale e aumentare il fabbisogno di vitamina K .
  • Il Chinino, o la chinidina, possono aumentare il fabbisogno di vitamina K .
  • La Dactinomicina , un farmaco chemioterapico per il cancro , può ridurre gli effetti della vitamina K e aumentarne il fabbisogno.

   3. Rapporto Magnesio-Calcio (l'equilibrio salva vita)

Calcio e magnesio sono le facce di una stessa medaglia due antagonisti della stessa squadra:
Il calcio eccita i nervi/ il magnesio li calma
Il calcio fa contrarre i muscoli / il magnesio li fa rilassare
Il calcio è essenziale nella coaugulazione del sangue / il magnesio è determinante per mantenere libero il flusso.

Gli ioni del calcio si trovano fuori la cellula, quelli del magnesio prevalentemente all'interno.
Se per qualunque motivo abbiamo un eccesso di calcio che entra o un'impoverimento di magnesio si determina una situazioen di squilibrio del rapporto magnesio-Calcio.. che genera una situazione a catena, diventando stimolo di reazione allo stress (mettendo in moto l'adrenalina) che quindi fa aumentare il calcio e così via..
Nelle migliori delle ipotesi avremo patologie come cardiopatie.. ma si più arrivare alla morte.

Quindi nelle nostre Diete alimentari con incremento di calcio dobbiamo sempre stare attenti di integrare anche il giusto apporto di magnesio!!


   4. Vitamina D: un grido d’allarme da Harvard

È noto che la vitamina D svolge un ruolo centrale nella salute dell’osso, tant’è che nella
terapia standard dell’osetoporosi non manca mai l’associazione calcio e vitamina D.
Il fatto è che, fino ad oggi, non era chiaro quali fossero i livelli ottimali della vitamina nel
sangue. Se infatti si misura la concentrazione plasmatici della vitamina i valori di riferimento
normale vanno da 9 a 38 ng (nanogrammi, miliardesimi di grammo) per mL (millilitro), un
intervallo molto ampio.
Un gruppo di ricerca internazionale della Harvard University, guidato da Edward
Giovannucci, e dell’Università di Zurigo, guidato da Heike A. Bischoff-Ferrari, ha dimostrato
su American Journal of Clinical Nutrition che gli effetti protettivi della vitamina D si esplicano
quando la concentrazione nel sangue raggiunge livelli alti, attorno a 30 ng.
Secondo studi molto recenti, negli USA solo il 31% dei bianchi con meno di 50 anni ha questi
livelli ottimali, che diventano appena il 9% nei bianchi che superano i 50. La situazione è di
molto peggiore nei neri, la cui alta concentrazione di melanina cutanea rende difficoltosa la
sintesi della vitamina alle latitudini americane.

Mancano studi italiani, ma la geografia ci viene in soccorso: da Roma in su, soprattutto in
inverno, settori non piccoli della popolazione possono andare incontro a un deficit di vitamina
D. Bastano 15 minuti di esposizione al sole (faccia, mani e braccia) tre volte a settimana al
mattino o tardo pomeriggio in primavera, estate e autunno per garantirsi livelli adeguati
anche d’inverno.
Occorre, infine, tenere presente che l’applicazione di una crema solare a bassa-media
protezione (fattore 8) riduce la produzione di vitamina D del 95 per cento.
Il sole è un potente modulatore del network umano. Pensare di poterne fare a meno o, come
si sente dire, proibirlo a intere classi di persone (bambini in particolare), se non schermate da
oli ultraprotettivi, pare una decisione con conseguenze molto gravi per la salute della gente.
Il sole, come tutti i modulatori naturali, deve essere conosciuto e usato con cognizione di
causa, ma non “abolito”; sarebbe come abolire la vita!


  • Come dimostrano gli studi clinici, i farmaci tradizionali agiscono aumentando la densità (estrogeni, bisfosfonati) o il volume osseo (paratormone), ma non sono tuttavia in grado di incidere su altri parametri importanti, quali la qualità dell'osso neoformato.

Secondo uno studio presentato dalla Washington University di St. Louis, nel Missouri, le persone che assumono il calcio dagli integratori alimentari hanno un osso di qualità inferiore rispetto a quelle che lo assumono con gli alimenti, oppure che combinano pillole e cibi ricchi di calcio.
Contro l’Osteoporosi sono molte le donne che assumono integratori di calcio e vitamine, convinte che sia un buon modo per aumentare la densità ossea. Ma queste sostanze, prese in pillole, non sono così efficaci. L’unico rimedio per rafforzare le ossa è pensarci molto prima, mettendo in pratica, fin da giovani, uno stile di vita corretto. Lo hanno confermato gli esperti mondiali di Osteoporosi riuniti Toronto, in Canada, per l’ultimo congresso mondiale dell’International Osteoporosis Foundation (IFO).
Serve altrettanto poco integrare la dieta con la vitamina D, fondamentale per il metabolismo osseo, se l’organismo non ha a disposizione una scorta sufficiente di calcio, come hanno riferito al convegno esperti belgi e olandesi.

L’effetto di una dieta corretta si manifesta soprattutto in età giovanile, quando il metabolismo dell’osso è più orientato alla costruzione del tessuto, come aggiunge l’esperto: “L’osso è la riserva di calcio dell’organismo: quando serve per qualche reazione metabolica viene smobilitato dal tessuto a opera di cellule chiamate osteoclasti; quando ce n’è abbastanza, invece, viene integrato nello scheletro dagli osteoblasti. Fino ai 40 anni prevale l’attività degli osteoblasti, dopo il metabolismo si inverte e l’osso viene lentamente consumato“. Per questa ragione anche la vitamina D, che favorisce l’attività di costruzione, è utile solo se ci sono abbastanza “mattoni”, ovvero ioni calcio.


Riassumendo: 


curare l'osteoporosi o altre patologie derivanti da carenza di calcio bombardando solo il corpo con punture pastiglie di calcio è veramente dannoso..
perchè vi è uno squilibrio del rapporto CALCIO-MAGNESIO CALCIO -VITAMINA K

Quindi se integriamo calcio è ASSOLUTAMENTE vitale assumere anche Magnesio e Vitamina K2, oltre a quella D.



Non solo alimentazione anche attività fisica

Ma l’alimentazione (per la salute delle ossa) non è tutto: molto conta l’attività fisica, che influenza direttamente la struttura dell’osso. Al convegno canadese un gruppo di medici dell’Ohio ha presentato i risultati di uno studio che ha verificato qualità e densità dell’osso in bambini e ragazzi tra 8 e 18 anni, di entrambi i sessi. I giovani che praticano sport hanno un osso di migliore qualità e più denso, in particolare durante l’adolescenza.

Cominciare non basta, bisogna anche essere perseveranti: un gruppo di medici finlandesi dell’Università di Turku ha verificato, su 142 ragazze che hanno praticato sport per quattro anni, che chi ha interrotto l’attività fisica ha accumulato, negli anni successivi, meno calcio nelle ossa di chi ha continuato ad allenarsi.

Altrettanto importante – sottolinea Lorenzo Panella – è l’attività aerobica costante. Con questo termine si intende un allenamento in cui l’ossigenazione è alla base degli esercizi, che hanno come scopo l’aumento della resistenza agli sforzi lunghi e moderati. E’ aeobico qualunque tipo di esercizio che prevede un impegno del sistema cardiovascolare e polmonare. L’esercizio aerobico stimola la produzione di matrice ossea e aumenta quindi la compattezza delle ossa, come dimostrano diversi lavori pubblicati ad esempio sul British Medical Journal e su Lancet. L’osso è in questo modo nutrito dall’attività aerobica: alle ossa arriva più ossigeno, più sangue e più elementi nutritivi. Vanno benissimo quindi una camminata a ritmo sostenuto, la corsetta, la bicicletta, il nuoto, tutte attività che salvaguardano l’apparato cardiovascolare, senza stressarlo eccessivamente, ma che comportano un moderato impegno articolare, muscolare e cardiovascolare. La frequenza di un allenamento dovrebbe essere trisettimanale: tre volte alla settimana è infatti la quota minima di esercizio indispensabile per garantire una frequenza allenante”.


Chi è sempre stato sedentario ha comunque tempo, fino ai 40 anni, per ripensarci. “E’ quella l’età in cui i vantaggi dal punto di vista della struttura ossea cominciano a svanire per l’attività fisica; ma non bisogna dimenticare che anche le persone anziane beneficiano di un po’ di ginnastica. In questo caso rafforzano i muscoli e ne aumentano l’elasticità, due caratteristiche fondamentali per sostenere un apparato scheletrico debole e per evitare le fratture“, conclude Panella.


CALCIO/osteoporosi SECONDO L' AYURVEDA

Come sappiamo il concetto di malattia in Ayurveda è ben diverso da quello della medicina occidentale.
Preservare la salute, e quindi porre rimedio a stati patologici consiste sostanzialmente nel mantenere il corpo in equilibrio nei suoi elementi:Vata,Pitta,Kapha..ovviamente riducendo il discorso di molto.

Gli stadi della malattia sono:

  • accumulo
  • aggravamento
  • disseminazione
  • crescita della malattia
  • stadio della manifestazione
  • stadio di aggravamento.


Secondo l'Ayurveda l'osteoporosi è un aumento di Vata, quindi un accumulo di etere ed aria nelle ossa. Questo accumulo ovviamente non risale a due anni prima.. ma ad anni di deposito nel corpo.. senza che noi facessimo mai nulla per riequilibrarlo, oltre al fatto che l'osteoporosi come malattia si manifesta proprio nella fascia di età e percorso di vita quando proprio Vata aumenta.
Inizialmente l'accumulo si ha nel colon, poi se no calmato degenera in tutto il corpo fra cui le ossa.
Per calmare la situazione ormai arrivata a conclamazione occorre seguire tutte le strade che calmano Vata.
Alimentazione per vata
Yoga per Vata
Massaggio Abhyanga
Meditazione e respirazione

Importante ridurre le tossine giacenti nell'organismo.

INTRODURRE CALCIO SENZA LATTE MA CON SESAMO E GOMASIO

L'alimento raccomandato per l'osteoporosi secondo ayurveda è il SESAMO

Si può assumere calcio senza bere latte assumendo il giusto apporto di sesamo giornaliero!

I semi si mettono nel mortaio per spezzarli (operazione importante), insieme ai cristalli di sale, e poi si distribuiscono dove volete: insalate, zuppe, o quant'altro.

Secondo la macrobiotica giapponese, che forse non sarà più 'di moda' ma che conserva al suo interno molte informazioni, il gomasio, cioè il sale di sesamo, rafforza la digestione e allevia gli stati di affaticamento. E anche alcuni dolori come il mal di testa.

Consigli per preparare il gomasio:

Se usate il gomasio come condimento si tratta solo di mettere nel mortaio 4 parti di semi di sesamo e 1 parti di sale marino.

- Non abbrustoliteli per non perdere altri principi nutrizionali come gli omega 3.
- Preparate il gomasio al momento, per lo stesso motivo (il sesamo contiene anche vitamina B).
- Quando schiacciate nel mortaio ('suribachi', nella versione giapponese) non è necessario ridurre in polvere, bisogna solo rompere tutti i semini. Questa miscela si usa come sale culinario, da mettere sui cibi.







Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


http://www.erboristeriarcobaleno.com/files/magnesio-stress.pdf
http://www.cresnatura.com/carenze_di_calcio_e_magnesio_nellalimentazione_mo.html
http://www.nutrizionenaturale.org/la-vitamina-k/
http://www.chopra.com/files/docs/teacherdownloads/actpapers/Osteoporosis,%20Luz%20Gomez-Cordova.pdf

2015/09/28

INSONNIA: COME CURARLA CON LA MEDITAZIONE SHABD KRIYA



MEDITAZIONE SHABD KRIYA
Shabad Kriya 
Taught by Yogi Bhajan on April 1, 1974
©1975 The Teachings of Yogi Bhajan

La  seguente meditazione di Kundalini Yoga va praticata prima di andare a letto. Se praticata regolarmente, una volta a settimana o anche ogni notte, il tuo sonno sarà profondo e rilassato. Il controllo del ritmo del respiro rinforza il sistema nervoso e rigenera i nervi. Dopo pochi mesi, il ritmo del tuo respiro sarà inconsciamente regolato e alla fine canterai il mantra mentre stai dormendo. Così come potrai ascoltarlo interiormente durante le tue attività quotidiane. Potrai pensare meglio, lavorare meglio, condividere meglio e amare meglio. Questa è una buona meditazione da fare per recuperare dalla fatica causata dal normale stress quotidiano, dai viaggi e anche dal jet lag.

Posizione delle Mani: Siedi in posizione facile con la spina dorsale dritta. Le mani sono posate in grembo in Buddha Mudra: palme in su, la mano destra appoggiata sulla sinistra. I pollici si toccano e puntano in in avanti.

Occhi: Gli occhi sono concentrati sulla punta del naso con sono chiusi al 90%. Ci sono diversi modi per facilitare l'osservazione della punta del naso. Porta il tuo dito indice davanti al viso e guardalo. Continuando a guardare il dito, portalo lentamente sulla punta del naso.

Gli occhi fissi sulla punta del naso rendono più facile portare l'attenzione mentale sul terzo occhio. Sia la ghiandola pineale che la pituitaria e la zona tra di esse sono stimolate da questa posizione dell'occhio, con l'effetto di rompere vecchie abitudini e crearne di nuove.

Respiro e Mantra: Inspira in 4 parti uguali attraverso il naso, cioè suddividi l'intera inspirazione in 4 piccole inspirazioni. Mentalmente vibra "SA TA NA MA" con le quattro parti dell'inspirazione. (Sa significa Totalità , Infinito - Ta significa Nascita - Na significa Morte - Ma significa Rinascita)

Poi trattieni il respiro e ripeti mentalmente per 4 volte "SA TA NA MA". Per un totale di 16: "SA TA NA MA SA TA NA MA SA TA NA MA SA TA NA MA".

Poi espira in 2 tempi uguali, proiettando mentalmente "WAHE GURU". Wahe Guru significa estasi. Wahe Guru è il risultato dell'integrazione di SAT NAM nella psiche. Quando sperimentiamo la verità, ci sentiamo in estasi.

Durata: Prosegui per 11, 15, 22, 31 o anche 62 minuti. Questa meditazione spesso mette a dormire, prima di completare il tempo assegnato.








Fonte:
http://www.3ho.org/articles/shabad-kriya-deep-sleep-and-radiance

ESAMI DEL SANGUE:RICHIEDERE OMOCISTEINA, COSA NON CI DICONO, LA VERA PREVENZIONE



Non devi sapere che esite l’omocisteina: 
perché? 
Un amminoacido che smaschera il business.

Tutti conoscono il colesterolo ma quanti di voi hanno mai fatto negli esami di routine il conteggio dell'omocisteina? Esame raccomandato solo in stato di gravidanza, per chi soffre già di problemi vascolari e cardiaci..,osteoporosi e sindrome metabolica.?!!
Farlo prima come segnale d'allarme costerebbe troppo??Forse preverrebbe troppe patologie?

Come mai non dobbiamo sapere nei comuni check up il valore di omocisteina? Cosa c’è sotto? Semplice "dimenticanza" o forse si coprono alcuni sporchi  interessi di parte?.. un esame che costa solo circa 12 euro??
E allora come mai non devi saperlo?

Il valore dell'omocisteina è un vero campanello d'allarme... che potrebbe metterci in guardia per tantissime patologie..e tanti sono inoltre i fattori che concorrono ad aumentarla.

MI CHIEDO CI VOGLIONO MALATI?? O VOGLIONO MANTENERSI RICCHI?

Mi chiedo con un esempio semplice.. se fare una profilassi di Omeprazolo o Lansoprazolo per via del reflusso per anni può diminuire la vitamina B12 che quindi va ad aumentare l'omocisteina che a sua volta può essere concausa di patologie invalidanti...PERCHÈ NON VIENE PRESCRITTA COME ROUTINE DI CONTROLLO???

Forse una prevenzione così facile porterebbe ad un tracollo economico sul campo medicine e visite?

Impariamo a conoscere questo esame , e capire che è un vero SALVA VITA e parametro importante L’omocisteina non fa solo male al cuore, e se leggiamo gli ultimissimi articoli di PubMed, la enciclopedia scientifica più aggiornata, rimarremo a bocca aperta, perplessi perchè un semplice esame non venga prescritto....
Una delle cause maggiori di invalidità e di morte in Italia è dovuto a TROMBOSI ARTERIOSA E VENOSA PIÙ DI 400.000 CASI... diagnosticabili per tempo con L'OMOCISTEINA....
per non parlare della "semplice" depressione...


COSA È L'OMOCISTEINA

L'omocisteina è un aminoacido non proteico prodotto dal metabolismo della metionina un aminoacido solforato essenziale che viene introdotto nel nostro organismo con la dieta, più dannosA dello stesso colesterolo ed è dal 1995 che lo sanno tutti gli scienziati.

Per la sua trasformazione entrano in gioco tantissimi componenti,risultando sostanze essenziali per la riduzione dei livelli plasmatici di questo amminoacido:

Diverse vitamine del gruppo B, quali l'acido folico (vitamina B9), la cianocobalamina (vitamina B12), la piridossina (vitamina B6), la riboflavina (Vitamina B2), la betaina e lo zinco.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera fino a 13 micromoli per litro (μmol/L) un valore ematico normale, pertanto si parla di omocisteina alta quando si misurano nel sangue concentrazioni superiori a 13 μmol/L negli uomini adulti, superiori a 10,1 μmol/L per le donne e superiori a 11,3 μmol/L nei ragazzi di età inferiore ai 14 anni

Alcuni danni causati da un aumento di omocisteina, iperomocisteinemia

(ndr. dove il MA GUARDA TE.. VI VERRÀ SPONTANEO)

  1. fertilità (ma guarda te..)
  2. cancro (ma guarda te..)
  3. alzheimer (ma guarda te..) / neurovegetative  / link3
  4. spina bifida
  5. ictus / trombosi
  6. malattie vascolari
  7. malattie cardiache
  8. depressione / link2 depressione

Alcune cause che concorrono all'aumento di omocisteina
(ndr. dove il MA GUARDA TE.. VI VERRÀ SPONTANEO)
  1. sedentarietà e lo stile di vita
  2. caffeina / link2 caffeina
  3. polveri sottili e l'inquinamento  (MA GUARDA TE...)  link2 polveri sottili
  4. farmaci  (ma guarda te...)  link2  link 3  link4
  5. carenza vitamine B2,B6,B12, ed acido folico  (ma guarda te...)
  6. vitamina D  (ma guarda te...)  link2 vitamina D
  7. difetto genetico
  8. Ipotiroidismo
  9. psoriasi
  10. lupus eritematoso sistemico
  11. artrite reumatoide
  12. sindrome metabolica
  13. sclerosi multipla
  14. SLA (ma guarda te...)
  15. alcolismo
  16. tabagismo

IPEROMOCISTEINEMIA: 
FATTORE DI RISCHIO E PATOLOGIE CORRELATE

L'omocisteina in eccesso provoca un danno vascolare coinvolgendo sia la struttura della parte vascolare che il sistema di coagulazione del sangue.

Danno alla parete vascolare
Il deposito di omocisteina sulla parete vasale è istolesivo attraverso diverse modalità.
I vasi arteriosi sono fondamentalmente costituiti da due parti funzionali: le cellule muscolari lisce e l'endotelio. Le cellule muscolari lisce possono contrarsi a seguito di un impulso nervoso, o tramite influenze dirette di varie sostanze o indirettamente attraverso un meccanismo di reattività vasale endotelio-dipendente. In quest'ultimo caso l'endotelio rilascia alcune sostanze vasoattive. Tra i vasodilatatori, l'ossido nitrico (NO) è il più importante e viene prodotto dall'endotelio attraverso il metabolismo dell'arginina grazie ad una NO-sintetasi (NOS). Nonostante i dati siano ancora limitati, è stato dimostrato che l'omocisteina influenza la funzione vascolare mediante un’azione indiretta sul tono vascolare, che induce una maggiore costrizione mediata dal legame dell'omocisteina ridotta con l'ossido nitrico e relativa formazione di ossido nitroso. Livelli di omocisteina cronicamente elevati provocano una deplezione dell'ossido nitrico e una produzione di ossido nitroso che resta in circolo solo per 14 minuti. La conseguenza è che il soggetto è in continuo vasospasmo.
Mediante un'influenza diretta si ha invece la formazione della placca aterosclerotica e la proliferazione delle cellule muscolari lisce con conseguente danno endoteliale e ridotta elasticità del vaso. Questo perché l'omocisteina in eccesso forma il complesso omocisteina-tiolattone che reagendo con le LDL (lipoproteine a bassa densità) forma un complesso insolubile LDL-Tiolattone che viene fagocitato dai macrofagi che, incapaci di scinderlo, si trasformano in cellule schiumose costituendo il "core" dell'ateroma. L'omocisteina in eccesso può anche comportarsi da radicale libero dell'ossigeno provocando: disfunzione endoteliale e poi necrosi delle cellule endoteliali con loro distacco dalla parete vasale; proliferazione delle cellule muscolari lisce con successiva fibrosi e fibrocalcificazione della parte vasale, ossidazione dei lipidi di membrana con perdita della funzionalità di queste strutture; ossidazione delle LDL che diventano fortemente aterogene.

Azione sulle piastrine: l'omocisteina in eccesso aumenta l'adesività e l'aggregazione piastrinica.

Azione sui fattori della coagulazione: l'omocisteina in eccesso influenza i fattori che regolano la coagulazione del sangue.

È per questi motivi che da alcuni anni l'iperomocisteinemia, è considerata un importante fattore di rischio per lo sviluppo di alcune patologie molto gravi.

OMOCISTEINA E MALATTIE VASCOLARI
Studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato una relazione tra elevati livelli plasmatici di omocisteina e malattie vascolari.

Patologie cardiovascolari: l’iperomocisteinemia è da molti ritenuta un fattore di rischio per l’aterosclerosi coronarica e l’infarto miocardico (Wald, 2006). Una popolazione di pazienti in cui il rischio cardiovascolare è elevato, e ulteriormente aggravato da elevati valori di Omocisteina è quella dei soggetti che sono stati sottoposti a trapianto cardiaco; sembra infatti che l'iperomocisteinemia che si sviluppa in seguito al trapianto possa favorire l'aterosclerosi del graft, una tra le principali limitazioni della sopravvivenza a lungo termine di questi pazienti (Ambrosi, 1994).

Patologie cerebrovascolari: l’iperomocisteinemia è responsabile di un danno a carico delle piccole arterie cerebrali. Uno studio recente (Martilelli, 2003) ha evidenziato che i pazienti con iperomocisteinemia presentano un rischio 4 volte superiore alla norma di andare incontro a episodi di trombosi dei seni venosi cerebrali.

Ictus cerebrale: numerosi studi hanno dimostrato una relazione significativa tra la concentrazione nel sangue di questo aminoacido ed eventi ischemici cerebrali (Wald, 2006).  L'omocisteina, infatti, provoca l'ateromatosi cerebrale, responsabile poi degli eventi ischemici con meccanismi che non sono ben noti, sicuramente incrementando la produzione di radicali liberi, le lesioni della parete interna dei vasi e l’ispessimento della parete muscolare.In uno studio più recente (Lu Hao, 2013) un gruppo di ricercatori ha voluto indagare se elevati livelli di omocisteina e iperlipidemia nel sangue, in associazione, potessero avere un effetto sinergico e aumentare il rischio di ictus. Il risultato delle loro analisi retrospettive durate 5 anni (2007-2012), hanno confermato l’ipotesi: chi aveva elevati livelli di omocisteina e di lipidi (colesterolo e trigliceridi) nel sangue, a parità di altri fattori di rischio, aveva un quaranta per cento in più di probabilità di andare incontro a ictus rispetto al gruppo di controllo con valori normali. La compresenza di iperomocisteinemia e iperlipidemia ha dunque un effetto sinergico negativo.

Patologie vascolari periferiche quali le trombosi arteriose e venose in particolare la trombosi venosa profonda, una malattia che colpisce generalmente gli arti inferiori con il conseguente rischio che il coagulo migri fino ai polmoni causando l'embolia polmonare (Den Heijer, 1996).

Malattia cerebrale dei piccoli vasi (CSVD): in uno studio recente (Kloppenborg, 2014) è stato dimostrato che l’omocisteina (che promuove la disfunzione endoteliale attraverso vari processi) svolge un ruolo nello sviluppo della malattia generalizzata dei piccoli vasi, coinvolgendo sia il cervello sia il rene. Gli stessi autori commentano che la funzione della molecola potrebbe essere regolata con un trattamento vitaminico e potrebbe pertanto costituire un potenziale target per la terapia. Inoltre La significativa associazione di un elevato livello di tHcy (omocisteina totale) con la progressione di CSVD sembra essere più forte in pazienti con una storia di malattia cerebrovascolare, indicando che questi pazienti sono più vulnerabili agli effetti dell’omocisteina alla progressione della CSVD”. Viene pertanto rinnovato l’interesse verso l’omocisteina come fattore di rischio potenzialmente modificabile.

Aneurisma dell’aorta addominale (AAA): un recente studio (Takagi, 2014) di metanalisi (totale casi studiati: 1643 casi di AAA e 5460 casi senza AAA) ha dimostrato l’associazione tra i livelli di omocisteina e l’aneurisma dell’aorta addominale. Una serie di analisi ha dimostrato un significativo aumento dei livelli di omocisteina totale nel gruppo con AAA rispetto al gruppo di controllo e un altro gruppo di analisi  ha dimostrato un aumento statisticamente significativo dell'incidenza in AAA per i soggetti con iperomocisteinemia.

OMOCISTEINA E IPERTENSIONE
L'omocisteina elevata, fattore di rischio cardiovascolare può agire, come detto sopra, come fattore di rischio sia diretto (favorendo l'arteriosclerosi) che indiretto cioè favorendo le complicanze dell'arteriosclerosi, una delle quali è proprio l'ipertensione arteriosa.
Alcuni studi suggeriscono che i valori dell' omocisteina possono giocare un ruolo nello sviluppo dell'ipertensione, e come tale può fornire un potenziale meccanismo di collegamento con omocisteina e malattie vascolari. L'evidenza sperimentale ha dimostrato che elevati livelli di omocisteina hanno effetti negativi sul vasodilatatore NO, sulla proliferazione delle cellule muscolari lisce, alterano la funzione endoteliale, l'elasticità della parete vascolare e la funzione renale. Dato che fattori fisiologici quali la resistenza periferica, la rigidità arteriosa e la funzione renale sono fattori determinanti la pressione sanguigna, sarebbe ragionevole prevedere un’associazione tra omocisteina e pressione sanguigna (Wilson, 2010).

OMOCISTEINA E MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Demenza e malattia di Alzheimer
Già nel 1998 è stato ipotizzato che ci fosse una relazione tra omocisteina e demenza: in pazienti con diagnosi istologica di morbo di Alzheimer, vennero riscontrati livelli di omocisteina totale effettivamente più alti della norma. Anche le evidenze radiologiche di lesioni della materia bianca, di infarto cerebrale silente e di atrofia della corteccia cerebrale e dell'ippocampo erano positivamente associate a elevate concentrazioni di omocisteina nonché a danni cognitivi. Da uno studio (Seshadri, 2002) è emerso inoltre che l'iperomocisteinemia è un fattore di rischio indiscusso per lo sviluppo della demenza e della malattia di Alzheimer. Riconfermato da letteratura scientifica recente, 28 maggio 2015 che riconferma nuovamente che un aumento di livelli di omocisteina concorronoInoltre è stato riscontrato che l'iperomocisteinemia è particolarmente frequente nei soggetti anziani, spesso sottoposti a terapie in grado di interferire col metabolismo degli aminoacidi solforati, o affetti da condizioni patologiche o in situazioni socio ambientali, responsabili di una cattiva alimentazione, spesso alla base di quei deficit vitaminici che rappresentano una causa molto frequente d'incremento dei livelli plasmatici dell’omocisteina. Dati clinici ed epidemiologici attestano come nel paziente anziano con deficit cognitivo iniziale MCI (Mild Cognitive Impairment) sia frequentemente presente iperomocisteinemia associata a microangiopatia cerebrale. Il paziente anziano cerebropatico con deficit cognitivo (turbe della memoria, della vigilanza, dislessia) può presentare stati carenziali delle vitamine del gruppo B responsabili della degenerazione delle cellule nervose. Gli studi dimostrano, infatti, che la supplementazione di vitamine del gruppo B (soprattutto B6, B12 e B9) riduce la neurodegenerazione.

Morbo di Parkinson
Livelli plasmatici di omocisteina moderati (due volte superiori alla norma) sono stati riscontrati in pazienti affetti da morbo di Parkinson in trattamento con levodopa. L’iperomocisteinemia è dovuta probabilmente a una maggiore produzione di S adenosilomocisteina durante il metabolismo della levodopa. Quanto essa rappresenti in questi pazienti un fattore di rischio vascolare o determini un declino cognitivo non è del tutto chiaro, anche se in uno studio clinico (Rogers, 2003) è stata riscontrata una significativa relazione tra iperomocisteinemia e malattie vascolari in pazienti in trattamento con levodopa.

OMOCISTEINA E EPILESSIA
In pazienti epilettici in trattamento farmacologico con farmaci anticonvulsivanti, sono stati dimostrati bassi livelli plasmatici di acido folico ed elevati livelli di omocisteina. Non è ancora del tutto chiaro, però, quanto l’iperomocisteinemia in questi pazienti rappresenti un fattore di rischio per patologie vascolari oppure determini un abbassamento della soglia della scarica convulsiva (Paknahad, 2012).
In un’altra recente review (Belcastro, 2012) si conclude che, per i pazienti che assumono farmaci antiepilettici, la supplementazione di 400 mcg di acido folico, vitamine B2, B6 e B12 a bassi dosaggi per il trattamento della deficienza di folati e per la riduzione dei livelli sierici di omocisteina è assolutamente consigliata.

OMOCISTEINA E GRAVIDANZA
L'omocisteina sembrerebbe giocare un ruolo molto importante anche in alcune patologie della gravidanza; elevati livelli di questo aminoacido sono stati osservati infatti nelle donne affette da preeclampsia, distacco prematuro di placenta e aborti spontanei; inoltre, nelle madri dei nati in sottopeso e nel 20% di quelle dei nati con difetti del tubo neurale, tra cui la più comune anomalia è la spina bifida, si è osservato un elevato livello di Omocisteina.
Per questa tematica si consiglia di leggere la pagina patologie della gravidanza

OMOCISTEINA E MENOPAUSA
Gli ormoni sessuali influenzano le concentrazioni di omocisteina. Gli uomini hanno livelli di omocisteina più elevati rispetto alle donne della stessa età. Tali livelli però si alzano nelle donne in menopausa. Ciò sottopone le donne in postmenopausa a un maggior rischio di incorrere in un evento cardiovascolare. La terapia ormonole e l’assunzione di acido folico possono ridurre l’omocisteina plasmatica del 10-15% (De Leo, 2004).

OMOCISTEINA E FRATTURE OSSEE
L'iperomocisteinemia è stata anche chiamata in causa nei casi di fratture ossee da osteoporosi: in uno studio (Van Meurs, 2004) infatti, è stata valutata l'associazione fra i livelli plasmatici di omocisteina e il rischio di frattura osteoporotica. Lo studio ha concluso che: 1) elevati livelli di omocisteina plasmatica costituiscono un forte e indipendente fattore di rischio per fratture osteoporotiche sia negli uomini sia nelle donne di età avanzata e che 2) l'associazione fra l'iperomocisteinemia e il rischio di frattura è apparsa essere indipendente dalla densità minerale ossea e da altri potenziali fattori di rischio di frattura.

OMOCISTEINA E DIABETE
I dati epidemiologici sino a oggi disponibili sembrano indicare che la malattia diabetica, sia di tipo 1 sia di tipo 2, di per se, non influenza i livelli plasmatici di omocisteina. La presenza di nefropatia invece, a causa della ridotta escrezione dell'aminoacido e/o del suo catabolismo, si accompagna quasi sempre a iperomocisteinemia e questo potrebbe spiegare, almeno in parte, l'elevato rischio cardiovascolare dei diabetici nefropatici. Non chiari sono ancora i rapporti tra retinopatia e neuropatia diabetica e omocisteina, mentre sembra che la macroangiopatia sia associata ad aumentati livelli di omocisteina totale e che l'iperomocisteinemia possa conferire un rischio di malattia trombotica vascolare e di mortalità maggiore nella popolazione diabetica rispetto a quella non diabetica. (Russo, 2003) In uno studio recente (Sudchada, 2012) è stato dimostrato che la suppementazione di acido folico nei pazienti con diabete mellito di tipo 2, rispetto al placebo, può ridurre i livelli totali di omocisteinemia e si associa a un trend che depone per un miglioramento del controllo glicemico.

OMOCISTEINA E INSUFFICIENZA RENALE
L’insufficienza renale cronica (IRC) si associa molto frequentemente a un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina (Hcy), che può essere considerata una nuova tossina uremica. I pazienti uremici hanno un tasso di mortalità per malattie cardiovascolari che è di circa 30 volte più elevato rispetto alla popolazione generale (il rischio varia secondo la fascia di età considerata). Questa condizione non può essere interamente spiegata dai comuni fattori di rischio tradizionali (ipercolesterolemia, ipertensione, fumo, diabete, etc.) o da quelli tipici dell’uremia (iperparatiroidismo, anemia, ipoalbuminemia etc.). Da qui l’interesse della comunità scientifica per altri fattori di rischio, come l’iperomocisteinemia. L’iperomocisteinemia è anche il fattore di rischio cardiovascolare a più elevata prevalenza: si riscontra nel 90-95% dei casi di IRC. I valori di Hcy aumentano quando la funzione renale declina e progredisce verso l’uremia. Nell’IRC l’iperomocisteinemia comincia ad apparire quando il filtrato glomerulare scende sotto i 70 mL/min.
Ma quali sono le cause di iperomocisteinemia nell’insufficienza renale? Teoricamente, le cause di un aumento di omocisteina potrebbero essere ricondotte a: 1) aumentata produzione; 2) ridotto metabolismo; 3) ridotta escrezione. L’ipotesi più plausibile, a questo punto degli studi, è una riduzione della rimozione di omocisteina da parte del rene o di altri organi. (Satta, 2006)

OMOCISTEINA E DISFUNZIONE ERETTILE
Il legame è importante ed evidente poiché l’iperomocisteinemia è correlato a un danno vascolare che a sua volta può essere alla base di un disturbo dell’erezione. Il deficit erettile non deve essere considerata coma una “malattia” a se stante perché può essere la spia di un problema vascolare. Ovvero può essere la prima manifestazione clinica che più tardi si manifesterà con eventi ischemici cardiaci o cerebrovascolari. La disfunzione endoteliale da iperomocisteinemia ha come effetto una ridotta secrezione endoteliale di nitrossido (NO), il principale mediatore della vasodilatazione. L’erezione richiede una vasodilatazione NO-mediata; l’iperomocisteinemia, inibendo la sintesi endoteliale del NO, può essere il fattore causale di una disfunzione erettile da ipoafflusso, la quale potrà regredire a seguito della normalizzazione dell’omocisteina plasmatica. Uno studio suggerisce inoltre che l’iperomocisteinemia potrebbe concorrere alla genesi di eventi trombotici, come il priapismo a basso flusso o la flebo trombosi superficiale del pene. Da alcuni anni e stata sottolineato che l’urologo può essere la prima figura medica a osservare segni e sintomi che portino a sospettare e diagnosticare un’arteriopatia polidistrettuale, la quale, adeguatamente indagata, potrebbe svelare una coronaropatia latente. Similmente, può accadere che l’urologo sia il primo medico a diagnosticare un’iperomocisteinemia, indagando la patogenesi di una disfunzione erettile o di eventi trombotici penieni. (Chierigo, 2011) Fonte

OMOCISTEINA E OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
L’occlusione della circolazione venosa della retina (RVO) è un disturbo frequentemente riscontrato dai retinologi e tale patologia è seconda soltanto alla retinopatia diabetica come causa di perdita visiva secondaria a malattie vascolari della retina. L’occlusione delle vene retiniche è un evento relativamente frequente che può produrre danni anatomici e funzionali disparati: si va da forme lievi, che coinvolgono vasi di piccolo calibro, che possono produrre alterazioni funzionali minime, fino alle forme drammatiche di occlusione venosa centrale ischemica, che possono compromettere definitivamente la funzione visiva e dare origine a complicanze devastanti quale il glaucoma neovascolare. I fattori di rischio che predispongono a RVO sono molteplici e in genere sono gli stessi che si riscontrano in alterazioni vascolari che coinvolgono altri distretti corporei come nel caso di ictus o coronaropatie. Tra questi ci sono quelli che riguardano lo stato trombofilico e quindi anche l’iperomocisteinemia. Numerosi studi hanno ormai dimostrato che vi è un’associazione statisticamente significativa tra la presenza di iperomocisteinemia e l’occlusione della vena centrale della retina, l’occlusione dell’arteria centrale della retina e la neuropatia ottica ischemica anteriore non artritica. Non sono state fino a oggi descritte lesioni oculari precoci nei pazienti con iperomocisteinemia. Un’alterazione del microcircolo del nervo ottico si verifica in maniera più evidente nella neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, patologia nella quale, recentemente, è stato trovato un aumento significativo dei livelli di omocisteina nel plasma. Allo stesso modo le alterazioni del fondo oculare consistenti in variazioni del calibro e del decorso dei vasi sarebbero dovute a un danno parietale dei vasi conseguente all’azione dell’omocisteina. Nel paziente con iperomocisteinemia è indispensabile un attento follow-up oculare non solo allo scopo di individuare tempestivamente occlusioni dei vasi retinici arteriosi e venosi ma anche di diagnosticare e trattare precocemente alterazioni del campo visivo e del fondo oculare al fine di impedire o comunque di ritardare la progressione delle lesioni. Fonte

OMOCISTEINA E EMICRANIA
L’associazione tra emicrania e iperomocisteinemia riguarda, in particolare, l’emicrania con aura; studi su popolazioni caucasiche hanno ipotizzato che la mutazione a carico del gene C677T del MTHFR possa influenzare la suscettibilità di un soggetto all’emicrania con aura. La disfunzione della parete dei vasi (endotelio), correlata a valori elevati di omocisteina, potrebbe essere la base del meccanismo di attivazione e d’insorgenza dell’emicrania per il danno diretto causato dall’omocisteina sull’endotelio e sullo stato ossidativo vascolare. Sembra, infatti, che l’omocisteina aggravi lo stress ossidativo. Fonte
Alcuni dati sperimentali suggeriscono che la disfunzione endoteliale correlata all’iperomocisteina possa essere coinvolta nell’inizio e nel mantenimento del dolore emicranico durante l’attacco. Infatti, è stato osservato che la frazione di neuroni trigeminali che rispondono al dolore aumenta in relazione all’applicazione di acido L-omocisteico, una sostanza che mima l’azione dell’omocisteina. Si sospetta anche una comorbidità emicrania/ischemia cerebrale, poiché si suppone che l’omocisteina possa giocare un ruolo importante nella disfunzione della circolazione cerebrale che, durante la spreading oligoemia corticale, possa essere responsabile dell’infarto cerebrale.

OMOCISTEINA E DISTURBI ALL'APPARATO UDITIVO
L’ipoacusia improvvisa, le vertigini e gli acufeni sono spesso riconducibili a lesioni intervenute in uno dei compartimenti di competenza anatomica del microcircolo cocleo vestibolare, con danno selettivo o totale delle aree recettoriali. La sordità improvvisa può essere causata da disordini vascolari che favoriscono l’alterazione della perfusione cocleare. Numerosi fattori di rischio pro trombotici sono stati considerati nella patogenesi del danno vascolare, ed è stato recentemente suggerito il possibile ruolo delle alterazioni genetiche. Tra questi, i polimorfismi del gene MTHFR che portano a un aumento dell’omocisteina, possono essere coinvolti nella patogenesi della sordità improvvisa. (Capaccio, 2005).

OMOCISTEINA E PSORIASI
È noto che vari farmaci impiegati nel trattamento sistemico della psoriasi possono influenzarne la prognosi a causa di vari effetti collaterali, alcuni dei quali di natura cardiovascolare. Tra questi è dimostrato che l’uso di metotrexate aumenta i valori di omocisteina plasmatica.
L’iperomocistinemia, fattore indipendente di rischio cardiovascolare, sembra avere un ruolo nella relazione tra psoriasi e malattie cardiovascolari. È noto che valori abnormi di omocisteina plasmatica promuovono lo stress ossidativo e la conseguente disfunzione endoteliale, oltre a contribuire a uno stato pro trombotico attraverso l’aumento del fibrinogeno plasmatico. Uno studio condotto su pazienti psoriasici ha dimostrato non solo livelli maggiori di omocisteina in circolo rispetto ai controlli, ma ha anche osservato che l’iperomocistinemia correla direttamente con la severità della psoriasi. Lo stesso studio ha anche evidenziato una correlazione inversa tra valori di omocisteina plasmatica e livelli di acido folico. Gli autori hanno di conseguenza teorizzato che l’iperomocistinemia in pazienti psoriasici sia determinata da una carenza di acido folico, probabilmente determinata da un eccessivo consumo nell’aumentato turnover cutaneo. Infine, la malattia psoriasica sembra essere caratterizzata da un’iperattività piastrinica, la quale favorirebbe, insieme all’iperomocistinemia, uno stato pro-trombotico. Quest’ultimo sembrerebbe attenuarsi con la remissione clinica della psoriasi. (Vestita, 2010)

OMOCISTEINA E MALATTIE REUMATICHE AUTOIMMUNI
Elevati livelli sierici di omocisteina possono essere considerati fattore di rischio per le malattie cardiovascolari nei pazienti con artrite reumatoide (AR), così come nei pazienti con lupus eritematoso sistemico (LES). L’omocisteina può indurre un danno endoteliale ed è dimostrata un’associazione tra aumentati livelli di omocisteina e aumentato rischio di cardiopatia ischemica, ictus cerebrale e aterosclerosi carotidea. L’omocisteina ha un’azione tossica diretta sulle cellule endoteliali, aumenta l’ossidazione delle LDL e ha un effetto protrombotico. Aumentati livelli di omocisteina, sono stati dimostrati nei pazienti con AR. Il metotrexate – uno dei farmaci più utilizzati e più efficaci nel trattamento dei pazienti con AR – riduce i livelli plasmatici ed eritrocitari di folati, con conseguente aumento dei livelli di omocisteina per la riduzione dell’attività della metilen-tetraidrofolato reduttasi. A questo riguardo, durante il trattamento con metotrexate si consiglia sempre l’integrazione con acido folico, dal momento che tale pratica previene la tossicità da metotrexate e l’iperomocisteinemia. Nel LES l’iperomocisteinemia si associa con aumentata incidenza di trombosi arteriose. (Limonta M.) Fonte

OMOCISTEINA E IPOTIROIDISMO
Se non curati, i disordini della tiroide possono avere conseguenze importanti per il cuore: anche variazioni lievi dei livelli fisiologici degli ormoni tiroidei possono determinare un problema cardiaco.
Alcune patologie tiroidee, come la tiroidite di Hashimoto (una malattia autoimmune che provoca l’infiammazione della tiroide e un conseguente ipotiroidismo), sono state associate a un aumento del rischio di ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, malattia cardiaca e ictus. Anche la fibrillazione atriale sembra avere un’associazione stretta con la malattia tiroidea.Altre complicazioni possono essere effusione pericardica (raccolta di liquido nel sacco pericardico) ed elevati valori di omocisteina, fenomeno associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Fonte

OMOCISTEINA E CELIACHIA
La celiachia è una grave e frequente malattia causata dall'intolleranza al Glutine. La malattia è "dovuta"  alla reazione immunitaria nell'intestino contro queste proteine con conseguente distruzione delle cellule intestinali e malassorbimento. A causa del malassorbimento, nei celiaci vi è frequentemente una carenza di: ferro, zinco, vitamine del gruppo B, vitamina K e altre sostanze. Un recente studio (Hadithi, 2009) ha confermato il frequente e reale deficit di acido folico e di vitamina B12 e l'aumento dell’omocisteina nella celiachia anche misconosciuta. Esso mostra anche che l'integrazionecon acido folico e vitamina B12 porta effettivamente alla "normalizzazione" delle concentrazioni nel sangue di questi micronutrienti nei celiaci. La celiachia costituisce un chiaro caso in cui la normale alimentazione non è in grado di assicurare normali apporti di micronutrienti, vitamine, ferro, oligoelementi etc. e in cui l'integrazione acquisisce una grande importanza clinica e terapeutica.

OMOCISTEINA E MORBO DI CROHN
La malattia di Crohn è un'infiammazione cronica che può colpire teoricamente tutto il canale alimentare, dalla bocca all'ano, ma che si localizza prevalentemente nell'ultima parte dell'intestino tenue chiamato ileo (ileite) o nel colon (colite) oppure in entrambi (ileo-colite). Nei tratti intestinali colpiti si hanno infiammazione, gonfiore e ulcerazioni che interessano a tutto spessore la parete intestinale. A causa del malassorbimento non è raro che i pazienti possano andare in contro a deficit vitaminico; in particolare un deficit di vitamine del gruppo B può portare a un aumento dei livelli di omocisteina plasmatica (Spina, 2008).

OMOCISTEINA E DEPRESSIONE
L’iperomocisteinemia può determinare un’alterazione dei neurotrasmettitori con consequenziale depressione. L’aumento dell'omocisteina plasmatica, riconosciuto marker funzionale sia per il folato sia per la vitamina B12, è stato riscontrato nei depressi e, in uno studio norvegese di grandi dimensioni, è stato associato al maggiore rischio di depressione, ma non di ansia. Nella depressione si può affermare la sostanziale evidenza di una diminuzione dei folati, della vitamina B12 e di un corrispettivo aumento dell’omocisteina plasmatica. Inoltre, in rinforzo a quanto riportato, bisogna annotare che il polimorfismo MTHFR C677T, che altera il metabolismo dell'omocisteina, è dimostrato tra i pazienti depressi.
Da notare infine che i bassi livelli di folati possono determinare una scarsa risposta agli antidepressivi e che il trattamento con acido folico è indicato per migliorare la loro azione. (Di Lascio, 2012)

OMOCISTEINA E CANCRO
Da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine è emerso che il cancro è causato con maggiore probabilità dalla dieta e dallo stile di vita che non dal corredo genetico individuale. Quale ruolo svolge l’omocisteina in questo ambito? Il cancro è provocato da danni al DNA e la presenza di elevati livelli di omocisteina rende il DNA più vulnerabile ai danni e non facilmente riparabile una volta danneggiato. All’estremo opposto si è riscontrato che la concentrazione di omocisteina è un ottimo indicatore dell’efficacia o meno delle terapie antitumorali. L’omocisteina aumenta quando il tumore cresce e diminuisce quando regredisce. Tra le forme di cancro più associate all’alta concentrazione di omocisteina vi sono il cancro al seno, al colon e la leucemia. Riducendo il livello di omocisteina si può ridurre di un terzo il rischio di queste malattie. (Holford, 2008)

OMOCISTEINA E FARMACI
Di seguito elenchiamo i farmaci che possono far aumentare i valori plasmatici di omocisteina.

FIBRATI - È stato scoperto (Dierkes, 2004) che l’assunzione di alcuni fibrati (classe di farmaci ipolipemizzanti) può causare iperomocisteinemia. In particolare il fenofibrato e il bezafibrato aumentano dal 20 al 40% il livello di omocisteina plasmatico. Il problema sembra essere dovuto a un’alterazione del metabolismo della creatina-creatinina e in cambiamenti nel trasferimento del gruppo metile. Questo effetto non è stato invece riscontrato con l’utilizzo di gemfibrozil (un farmaco ipolipidemizzante) e le statine. L’aumento di omocisteina a seguito di assunzione di fenofibrato può essere ridotto con l’assunzione di acido folico, vitamine B6 e B12.

METFORMINA- Il trattamento a lungo termine con metformina (farmaco per il trattamento del diabete) aumenta il rischio di carenza di vitamina B12, che porta a un incremento delle concentrazioni di omocisteina. Pertanto, poiché il deficit di vitamina B12 è prevenibile, occorre prendere in considerazione, durante un trattamento a lungo termine con metformina, la regolare misurazione delle concentrazioni di vitamina B12 che va in caso supplementata.
Altri farmaci che possono portare a carenza di vitamina B12 e quindi a un rischio di aumento dei valori plasmatici di omocisteina sono:

ESOMEPRAZOLO + LANSOPRAZOLO, PANTOPRAZOLO + RABEPRAZOLO per il trattamento dell’ulcera duodenale e gastrica, esofagite da reflusso, sindrome di Zollinger-Ellison, malattia sintomatica da reflusso gastro-esofageo e ulcere associate a terapia prolungata con farmaci antinfiammatori non steroidei.

ESOMEPRAZOLO + NAPROXENE per il trattamento dei segni e dei sintomi di artrosi, artrite reumatoide e spondilite anchilosante in pazienti a rischio di sviluppare ulcere da FANS.

EVEROLIMUS per il trattamento del tumore al seno in stadio avanzato.

GLIBENCLAMIDE + METFORMINA, LINAGLIPTIN + METFORMINA, METFORMINA + PIOGLITAZONE, METFORMINA + SITAGLIPTIN e METFORMINA per il trattamento del diabete di tipo 2.

OCTREOTIDE per il sollievo dei sintomi associati a tumori endocrini gastroenteropancreatici funzionali.

OMEPRAZOLO per la terapia di patologie gastriche, quali l'ulcera e la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), oltre che per la prevenzione di possibili lesioni gastriche derivanti dall'assunzione di farmaci FANS.

ROPINIROLO per il trattamento del morbo di Parkinson.

Cosa devi fare se la tua omocisteina fosse troppo elevata? Ad esempio sopra i 12 µmol/L?

Intanto che esiste l'omocisteina lo devi sapere, poi devi cercare di ridurla se ce l'hai alta con una corretta alimentazione ricca di  acido folico (foglie verdi). Se non basta devi assumere acido folico, Vitamina B12, B2, B9, B6, zinco, vitamina D. Se non si abbassa ancora il valore di omocisteina, potrebbe dipendere da un difetto genetico o da un difetto di un enzina cistationina-β-sintetasi con omocistinuria.

A prescindere da questo un riequilibrio del corpo a livello ayurvedico..

LA MALATTIA COME MESSAGGIO DEL CORPO E NON UNA PUNIZIONE
CURARSI,MANTENERSI IN SALUTE SECONDO L'AYURVEDA Parte 1
LA MALATTIA SECONDO AYURVEDA: errore dell’intelletto ed uso improprio dei sensi 






Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/
http://www.inpha2000.it/patologia-iperomocisteinemia-3.html


2015/09/26

PSICOFARMACI BAMBINI DAI 7 ANNI: MEDICALIZZAZIONE DI MASSA E NORMALIZZAZIONE


Manifestazione di un disagio, la malattia, la patologia quale è l'origine di tutto questo?
Domanda interessante a cui sempre meno i dottori prestano la dovuta attenzione..ed il drammatico è quando il tutto è rivolto ai bambini.

Il bambino si ammala come l'adulto, il bambino esprime disagio come e più dell'adulto, il corpo dell'uomo in qualsiasi fascia di età si esprime con il solito linguaggio per comunicarci che abbiamo vissuto un evento traumatizzante, che stiamo camminando con uno stile di vita non sano.. e quindi ci avverte che le cose vanno cambiate..
La malattia cronica non si manifesta dall'oggi al domani ma nei maggiori dei casi da segnali di sofferenza prima..
Vivere in equilibrio è rispetto per la nostra vita e di quelli che ci stanno intorno, far vivere i nostri bambini in equilibrio è compito nostro.. di genitori e familiari..
Il tutto non si risolve vivendo in modo passivo la vita, ovvero riducendo i sintomi in disordini da normalizzare..ricorrendo così a medicinali pensando di risolvere ogni problema.
Curare e stare in salute richiede lavoro,attenzione verso noi stessi in rapporto al mondo che ci circonda.


Un bambino che manifesta determinati sintomi come irrequietezza,deficit attenzione,ansia,disturbi del comportamento alimentare,del sonno,dell'umore e così via... non sono sintomi che arrivano dal nulla.. arrivano come conseguenza ad eventi passati e presenti.
Solo responsabilizzandoci noi genitori e responsabilizzando il bambino si potrà trovare una soluzione e possibile via d'uscita..unito sempre alla tempestività.
Purtroppo oggi in questa società del benessere e del vivere passivi la diffusione dei psicofarmaci ha ormai raggiunto un livello di guardia alto, dove il loro uso clinico sembra aver sconfinato l'abuso.

La standardizzazione dei comportamenti sociali anche nei confronti dei bambini ha raggiunto soglie allarmanti..

Piangere  dopo che nostro figlio manifesta sintomi patologici è fare la parodia del coccodrillo...Vogliamo che i nostri figli siano alla moda, al passo con i tempi, frequentino mille e più attività, che vivano la loro libertà di comunicazione..quindi giù con i phone a 5 anni.. sempre più schermi robotizzati davanti ai loro occhi e sempre meno alberi e terra e visi umani..sostituti ai sentimenti, manifestazioni materiali per coprire i sensi di colpa per coprire il vuoto l'assenza..cibo libero, cibo che da nutrimento sano diventa cibo veleno e tossico..e dopo tutto questo ci chiediamo perchè?
Perchè obesità? perchè diabete? perchè disturbi compulsivi? perchè disturbi dell'attenzione?perchè insonnia ed ansia..?


Patologie che quando arrivano rimaniamo a bocca aperta.. e l'unica cosa che sappiamo fare è seguire mercanti di farmaci e spacciatori di droghe..
Attualmente gli psicofarmaci sono propagandati come il rimedio più adeguato per rispondere a una esigenza di utilità immediata, che orienta non solo la domanda di cura ma, più in generale, la dimensione stessa dell'esistenza e dei legami sociali odierni.
Normalizzare è, attualmente, l'obiettivo terapeutico che orienta non solo la prescrizione farmacologica ma più in generale le procedure delle cosiddette terapie cognitivo-comportamentali.


Non solo la normalizzazione è quanto più antitetico ci possa essere rispetto all'individualità..ma oltre questo viviamo l'assunzione di queste droghe di pari passi come viviamo nella società moderna..

Vivere colmando vuoti..
Abbiamo bisogno di un medico che inscatoli la patologia liberando noi genitori di ogni senso di colpa e responsabilità...abbiamo bisogno di un medico che ci dia medicine, per colmare il senso d'incapacità nell'agire da soli attivamente per la nostra salute.

Ippocrate insegnava:

SE VOI MEDICI VOLETE GUARIRE UN PAZIENTE DOMANDATEGLI PRIMA SE PUÒ FARE A MENO DI CIÒ CHE GLI FA DEL MALE.


Liberiamo quindi i nostri figli dai nostri fantasmi, rendiamoli liberi di essere...
perchè il risultato di questo nostro vivere fa si che ci troviamo ai giorni nostri dove " i bambini italiani che assumono psicofarmaci quotidianamente vanno dai 30.000 ai 60.000", cosi scrive l’On. Patrizia Paoletti Tangheroni in una interrogazione parlamentare del 2007 a distanza di pochi giorni dall’interrogazione del Senatore Maurizio Eufemi, sempre sullo stesso argomento.

Bambini sotto ritalin, prozac già dai sette anni.

Con una delibera pubblicata il 27 marzo 2007 in Gazzetta Ufficiale l’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato la somministrazione del Prozac® per uso pediatrico, a seguito di un’analoga delibera dell’EMEA (Agenzia Europea del Farmaco) datata novembre 2006.

L’AIFA ha recepito la delibera Europea ed ha autorizzato il potente antidepressivo per usi sull’infanzia: “scandaloso, gli organismi di controllo sanitario sono ormai totalmente succubi degli interessi dei produttori, l’Europa non fa eccezione, dal momento che l’Agenzia Europea del Farmaco dipende dalla Direzione Industria e non dalla Direzione Sanità”. Cancrini: “la diffusione acritica degli antidepressivi sui bambini è un grande rischio per la salute mentale delle nuove generazioni”

Inoltre questa presunta ‘restrizione’, secondo la quale sarà possibile somministrare il psicofarmaco “solo dopo 4/6 sedute di psicoterapia non andate a buon fine” è una vergognosa presa in giro: neppure Freud e Yung, seduti allo stesso tavolo, sarebbero mai riusciti a risolvere il disagio profondo di un bambino o adolescente in un paio di settimane di terapia.

Luigi Cancrini, psichiatra, della Commissione Parlamentare Infanzia: "la depressione non è una malattia, la depressione è un sintomo! Qui si cerca di “diagnosticarla” senza interrogare se stessi e il bambino a proposito delle cause che hanno determinato il disagio: un po’ come porsi di fronte a chi piange la morte di una persona cara tentando di curare il suo dolore con un collirio che blocca l’attività delle ghiandole lacrimali! Una diffusione acritica degli antidepressivi sui bambini è un grande rischio per la salute mentale delle nuove generazioni: così non si fa altro che cronicizzare questo genere di problemi”.

Non solo cronicizzare la patologia.. ma portare a gravi irreversibili conseguenze in seguito all'assunzione di farmaci di tale portata in età pediatrica.

Come sostiene la Dottoresse Laura Franceschini e Sandra Sigala  -SIF - Società Italiana
di Farmacologia (www.pillole.org) -
E' stato osservato un aumento del rischio di tentativo di suicidio nei pazienti in età
pediatrica con farmaci antidepressivi, in particolare nei primi mesi di trattamento con
SSRI.

Durante l’anno di osservazione, sono state registrati 37 decessi per suicidio in pazienti
in trattamento con SSRI (15 in terapia con paroxetina, 14 con citalopram, 6 con
sertralina; 1 con fluvoxamina ed 1 con fluoxetina); 16 suicidi durante il trattamento
con altri antidepressivi; 5 suicidi con un l’associazione SSRI + un altro antidepressivo

e 29 in pazienti non in trattamento farmacologico. 
Dove il rischio è inversamente proporzionale all’età.


Questo è il futuro che vogliamo per i nostri figli?

MEDICALIZZAZIONE DI MASSA DISEASE MONGERING SUI BAMBINI

I disordini bipolari sono 'aumentati' del 40% rispetto a quanto avveniva con la
precedente edizione del Manuale (il DSM-III, ndr), quelle di autismo sono cresciute del 25%, e quelle di ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono addirittura raddoppiate, mentre gli antipsicotici sono venduti con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno".
Quella del Dott. Allen Frances  coordinatore della task-force del DSM IV  è una vera confessione-shock, con anche il sapore di un "j'accuse" verso molti Suoi colleghi:
"Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze delle persone rispetto ai
produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del DSM -
prosegue lo psichiatra - ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico: non si rendono
conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi e non sempre competenti e con la pressione
irresponsabile delle industrie farmaceutiche, possono portare a gravi abusi. Le nostre attuali
conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci, e sarebbe quindi importante che i medici non eseguano le diagnosi con disinvoltura e valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche", ha concluso l'esperto americano.
Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce di "Giù le Mani dai Bambini"
(www.giulemanidaibambini.org), il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica nel nostro paese: "La situazione è assai preoccupante, perchè come ha dichiarato sul Corriere della Sera il giornalista Mario Pappagallo 'un mondo di pazzi sarebbe un gran bel mercato', dal momento che solo in Italia ci sarebbero almeno 3 milioni di nuovi potenziali 'pazienti', e non pochi tra loro sono in fascia pediatrica


In Italia: una sistematica medicalizzazione del disagio ad opera di 'inventori di categorie diagonistiche' che sono tra l'altro in palese conflitto d'interessi.


Vi ricordo un fatto fra i tenti.. una goccia nel cielo...

Nel 2011 Il New York Times denuncia un clamoroso conflitto di interessi: il Dott Biederman – il più famoso esperto
mondiale di psicofarmaci antipsicotici, sul cui lavoro si basano anche le linee guida utilizzate in Europa -
costruiva sperimentazioni favorevoli agli interessi commerciali delle aziende farmaceutiche che lo
pagavano
Dott. Joseph Biederman, uno dei massimi esperti mondiali sul disturbo bipolare, aveva presentato i risultati dei propri trials clinici sull'efficacia del Risperidone a esponenti della Johnson & Johnson, azienda produttrice dell'anti psicotico Risperdal, prima ancora di iniziarli. L'esperto, che ha redatto molte delle linee guida a livello internazionale che regolano la somministrazione di antipsicotici ai bambini, utilizzati anche su bambini iperattivi e distratti, citava apertamente e con certezza – in via anticipata - la circostanza che le sperimentazioni di questa molecola sui minori avrebbero dato esito positivo.
Gli inquirenti hanno inoltre esibito email e documenti interni della multinazionale farmaceutica che dimostrano come la società intendesse servirsi del suo rapporto privilegiato con il dottor Biederman per aumentare le vendite degli psicofarmaci, incluso il famoso “Concerta”, psicofarmaco per la sindrome “ADHD” (Iperattività e Deficit di Attenzione), con studi pilotati atti a ridimensionare i pericoli di effetti collaterali sui piccoli pazienti.
La ricerca scientifica non è affatto indipendente - conclude - dobbiamo arrenderci a questa evidenza". Paolo Roberti di Sarsina (Dirigente di Psichiatria all’AUSL di Bologna).
vedi anche il grande inganno  e falsificazione dei risultati sui vaccini trivalente.

Lo screening dei bambini per “localizzare” malattie mentali non è qualcosa di nuovo. Tale strumento trova riscontro nella prassi della Germania nazista per ripulire la società dagli “elementi inferiori”. Nel 1930 Ernst Rudin, fondatore della “genetica psichiatrica” è tra gli ideatori dell’Olocausto, durante un discorso al Congresso Internazionale sull’Igiene Mentale che si tenne a Washington D.C., propose un approccio eugenetico unitario per estirpare coloro che sono portatori noti di “malattie ereditarie”. In cima all’elenco dei “difetti” che gli eugenisti americani avrebbero stilato in seguito, c’era il “disturbo da deficit dell’attenzione”. Come diretta conseguenza del movimento di eugenetica psicologica, le scuole americane effettuarono per prassi lo screening dei bambini, e quelli che venivano ricoverati, “idiota, imbecille, e deficiente erano tutti termini medici”, venivano usati per definire vari livelli di ritardo o incapacità mentale”. A tutt’oggi a ben 17 milioni di bambini nel mondo sono stati diagnosticati “disturbi mentali”.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per sé stessi che per i propri figli, ma di richiedere accurate analisi mediche.


Perchè non fare yoga a scuola?

Una disciplina adatta ai bambini ipercinetici e ansiosi

Lo yoga è una pratica adatta a qualsiasi bambino – dice Franzini - ma è sicuramente ideale per bambini ipercinetici, aggressivi, ansiosi, paurosi o con disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento. Infatti in questi anni molte scuole hanno introdotto lo yoga al loro interno (un protocollo ministeriale del 2007 consente l’insegnamento di questa disciplina nelle scuole, ndr) , notando che i bambini che hanno seguito questo percorso sono diventati più consapevoli e sensibili verso se stessi e gli altri (diminuendo nel tempo comportamenti come il bullismo). Certo, i risultati non sono immediati, ma nel corso di almeno un anno gli effetti sono tangibili”.

Le esperienze maturate nel mondo della scuola come il bullismo sono drasticamente diminuite negli allievi che hanno partecipato alle lezioni di yoga.

YOGA E PATOLOGIE

Disturbi alimentari
“Lo Yoga parla al corpo e alla mente nello stesso tempo e dà dei metodi per agire sulla mente e sul corpo contemporaneamente. Questo è importante per la cura dell’anoressia, perchè l’anoressia è tipicamente un disturbo psicosomatico. La parola non è sufficiente, le medicine non sono sufficienti, ma si deve trovare un modo per agire sul corpo e la mente contemporaneamente.” Sostiene lo psichiatra francese Jaques Vigne, autore del libro “Anoressia e Conoscenza Interiore”. Lo Yoga aiuta, in questo tipo di disturbi, a ricostruire un nuovo rapporto con sè stessi partendo dal corpo, fino al raggiungimento di una nuova consapevolezza interiore, basata sulla fiducia e sull’amore verso il proprio intero essere.

Lo Yoga aiuta a superare traumi e momenti difficili
Vogliamo dedicare e rivolgere la pratica Yoga anche a tutti quei bambini che si trovano a dover affrontare un momento difficile. Le cause possono essere diverse: una degenza ospedaliera, una malattia, un lutto in famiglia, una separazione, un trauma ecc. Riteniamo che sia fondamentale fornire al bambino, in questi momenti particolari di vita, un’assistenza costante e continuativa, accompagnandolo per mano. La pratica Yoga è: fornire gli strumenti interiori per comprendere ciò che accade, trovare la calma e il coraggio necessari per vivere la realtà.

Iperattività e disturbi dell’attenzione
La pratica Yoga agisce su più livelli: è una pratica fisica, che usa molto il corpo in modo strutturato e completo; agisce sulla mente, lavorando sulla concentrazione, l’equilibrio, l’accettazione, il coraggio, la quiete e la creatività; e agisce sulle emozioni, seppur indirettamente: il bambino trova il centro di sé, impara ad osservare la sua parte interiore con naturalezza, a diventarne consapevole, e a gestirla con serenità.

Disprassia e disturbi della coordinazione e del movimento
Il lavoro con il giovane studente mira ad incrementare e migliorare la coordinazione grosso-motoria e la coordinazione oculo-manuale. Lentamente e step by step, con semplici e adeguati movimenti, legati al respiro e uniti al gioco, si esplorerà il corpo. In un clima sereno e giocoso, il bambino con disprassia si cimenterà in posizioni guidate e sostenute, che lo metteranno in contatto con le sue capacità e possibilità, sviluppando la concentrazione e la sua autostima.

Sindrome di Down
Lo Yoga, attraverso le Asana, aiuta ad allungare, tonificare e rafforzare tutto il corpo, agisce a beneficio degli organi interni e contribuisce a bilanciare e rivitalizzare le ghiandole endocrine. La pratica del respiro aumenta la capacità respiratoria e allevia problemi legati alla digestione e allo stress. La pratica Yoga, nei suoi molteplici aspetti, lavora sul sistema nervoso centrale, accresce la consapevolezza del corpo, l’abilità motoria, la concentrazione, la memoria.

Autismo e Sindrome di Asperger
Con lo Yoga si intende lavorare sia sul piano fisico, sia, seppur indirettamente, sul piano motivo del giovane studente. Questi sono solo alcuni dei benefici della pratica Yoga, appurati da The Academy for Autism in Orlando FL (dove lo Yoga è una pratica quotidiana): aiuta nei processi sensoriali, la modulazione, la consapevolezza del corpo, il rilassamento, il piano motorio, il controllo, la forza e la resistenza, la coordinazione, l’integrazione bilaterale, l’equilibrio, le sequenze, il seguire le istruzioni, la durata dell’attenzione, l’interazione sociale. Inoltre la pratica Yoga lavora per ridurre i livelli di ansia e stress ed incrementare la comunicazione.

ULTERIORI PATOLOGIE ED INFORMAZIONI CONTINUANO IN :
YOGA PER BAMBINI :NON SOLO IPERATTIVITÀ,AUTISMO,SINDROME ASPERGER ANCHE PAURA, CONSAPEVOLEZZA.PERCHÈ INIZIARE DA PICCOLI


CAMPAGNA GIÙ LE MANI DAI NOSTRI BAMBINI

Negli Stati Uniti ad oltre undici milioni di bambini vengono somministrati quotidianamente anfetamine o psicofarmaci allo scopo di tentare di risolverne i disagi. Nelle scuole italiane, sono stati recentemente avviati programmi di screening di massa per individuare i bambini sofferenti di problemi di carattere psicologico. Se tuo figlio perde le cose, è disattento a scuola, interrompe spesso gli insegnanti od è aggressivo coi compagni di classe, non è detto che sia malato. Prima di sottoporlo ad una cura dagli esiti incerti e dagli effetti collaterali potenzialmente distruttivi, raccogli informazioni complete sul nostro portale, oppure contatta il nostro Comitato per ricevere a casa una pubblicazione gratuita. Spesso un bambino ha solo necessità di essere ascoltato con attenzione. Non etichettare tuo figlio. Ascoltalo!”Quello sopra riportato è il testo stampato sulla quarta di copertina delle centinaia di migliaia di pubblicazioni che il nostro Comitato ha già gratuitamente distribuito in tutta Italia, in scuole, ospedali, famiglie. La tendenza a sottoporre i bambini a terapie prolungate a base di psicofarmaci – al fine di risolvere problemi che andrebbero invece probabilmente affrontati con metodologie pedagogiche ed educative – è ormai sempre più diffusa, e riguarda ormai molti milioni di bambini in età scolare e pre-scolare in tutto il mondo occidentale. Questo fenomeno è ormai giunto all’attenzione dell’opinione pubblica e dei media, ed impegna in un appassionato dibattito buona parte della comunità scientifica internazionale. Il caso più eclatante è quello della cosiddetta “sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, meglio conosciuta con l’acronimo inglese ADHD, “malattia” che viene ormai diagnosticata fin dal primo anno di età e la cui “cura” prevede la prescrizione di psicofarmaci, terapia le cui linee guida sono contestate da associazioni di genitori, insegnanti, medici e giornalisti per la loro eccessiva genericità, che porrebbe a facile rischio di abuso nella somministrazione a bambini ed adolescenti.  È una vera e propria tendenza, quella di “schedare” bambini irrequieti e indisciplinati come “malati mentali”: sono ribelli, “creano problemi”, ed il farmaco diventa apparentemente il modo migliore per tenerli a bada.Secondo alcune autorevoli fonti mediche, delle quali troverete ampi riferimenti in questo stesso sito, questa situazione è anche il risultato del preponderante modello medico–biologico della psichiatria odierna, che riconduce ogni problema psicologico o comportamentale a disfunzioni di carattere strettamente fisiologico, tralasciando invece altre possibili cause quali quelle sociali od ambientali. Ecco quindi che chiunque, inclusi i bambini, potenzialmente può diventare un soggetto interessato da cure psichiatriche invasive: in Italia, oltre 800.000 bambini sono già stati etichettati come potenziali destinatari di questo genere d’interventi terapeutici."

Fonti:
http://www.laleva.cc/cura/ritalin/ritalin_infolab.html
http://www.medicinenon.it/il-mercato-psichiatrico-dei-bambini
http://www.giulemanidaibambini.org/articoliscientifici/glm_articoliscientifici_allegato_65.pdf
http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__171.pdf
http://www.soscrescere.org/bampsi.htm