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2015/05/10

Tra conformismo ed obbedienza cieca all'autorità. Noi cavie di un esperimento globale



Vi propongo due video, si tratta di due "semplici" esperimenti come ne sono seguiti tanti altri e tanti altri li hanno preceduti:

il primo dimostra il nostro conformismo con
IL CONFORMISMO: L'esperimento di Asch

 il secondo l'obbedienza cieca all'autorità con
L'esperimento Milgram

Vi suggerisco prima di guardare i video in fondo all'articolo, poi riprendere a leggere...

E se in una visione orwelliana noi facessimo parte di un grande esperimento globale?

Noi sotto un grande fratello.. diventiamo carnefici e vittime, e nonostante la consapevolezza ci adeguiamo ciechi al potere ed alla massa?
Marionette di un grande test?

Fondiamo per un momento questi due esperimenti che vedremo.. e pensiamo alla nostra realtà contingente.
Pensiamo alla manipolazione che subiamo quotidianamente attraverso media,pubblicità,comportamenti sociali costruiti a tavolino per veicolari i nostri comportamenti ed acquisti,paure, all'inculcamento di come la nostra  società deve essere,vivere, di quali bisogni necessita, di quali cure ha bisogno, di ciò che la fa star male e cosa la può guarire.. osserviamoci per un momento come spettatori..spettatori di un macabro esperimento consumato su di noi.. dove la paura indotta fa da padrona.. paura della solitudine,paura delle epidemie, paure.. ..tutti gli inganni alimentari,comportamentali che dobbiamo subire.. di come ci comportiamo perchè così è la moda..la moda o conformità pur sapendo che non è corretto?

Guardate i due video.. e poi domandatevi se vi siete sentiti anche  per un solo momento nella vostra vita come quei soggetti? o vi state sentendo ora?.. e poi estendete la visone al mondo.. 

noi tutti possiamo essere veramente soggetti di un test? Di una manipolazione comportamentale?

Per l'assurdità di come si sta evolvendo il mondo penso sia l'unica spiegazione logica, l'unica che possa dare un senso al tutto.
Siamo nel mondo del twitter, dove la riduzione del linguaggio, la riduzione delle parole è fatta "ingoiare" come moda della nostra società di corsa..ma che in realtà nasconde ben altro.. meno parole sono disponibili e meno efficacemente è possibile esprimere il proprio punto di vista. Ma la cosa va ben oltre. In questa realtà noi pensiamo con le parole e limitare il linguaggio disponibile fa diminuire persino la capacità di pensare liberamente. Orwell lo aveva già descritto con la Neolingua...una lingua,un linguaggio per uniformare il pensiero.


La distopia di Orwell la realtà per noi.

Nella sua distopia,nella sua  descrizione di una immaginaria società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa Orwell aveva già visto... aveva anche già descritto la nostra realtà...sino ai televisori che ti osservano!!  lui, che  lavorò per la BBC quando questa era sotto il controllo del Ministero dell’Informazione, interessante organizzazione creata allo scopo di comunicare dis-informazione.

Orwell scrive  del “teleschermo”, un oggetto obbligatorio in ogni casa, la cui funzione è quella di trasmettere costantemente messaggi propagandistici ma anche di filmare e registrare ogni attività e conversazione (vedi  anche telefoni cellulari). Ecco la visione di Orwell riguardo alla sorveglianza e all’indottrinamento per mezzo del teleschermo:

Il teleschermo riceveva e trasmetteva simultaneamente. Qualsiasi suono che Winston avesse prodotto, al di sopra di un sommesso bisbiglio, sarebbe stato colto; per tutto il tempo, inoltre, in cui egli fosse rimasto nel campo visivo comandato dalla placca di metallo, avrebbe potuto essere, oltre che udito, anche veduto. Naturalmente non vi era nessun modo per sapere esattamente in quale determinato momento vi stavano guardando. Quanto spesso e con quali principi la Psicopolizia veniva a interferire sui cavi che vi riguardavano, era pura materia per congetture. E sarebbe stato anche possibile che guardasse tutti, e continuamente. A ogni modo, avrebbe potuto cogliervi sul vostro cavo in qualsiasi momento avesse voluto. Si doveva vivere, o meglio, si viveva per un’abitudine che era diventata, infine, istinto, tenedo presente che qualsiasi suono prodotto sarebbe stato udito e che, a meno di essere al buio, ogni movimento sarebbe stato visto”.

Il tema centrale nel romanzo 1984 è il controllo mentale sul singolo e sulle masse attraverso la paura, il trauma e la manipolazione del linguaggio.Una manipolazione attuale che avviene oggi ad esempio con il "politicamente corretto"e i “discorsi di incitamento all’odio” .Termini che potrebbe aver inventato Orwell, il quale spiegò come il linguaggio sia fondamentale per la percezione.

Orwell coniò il termine “Neolingua”(ovvero la lingua ufficiale dell’Oceania), e nel suo romanzo il numero di parole disponibili viene ridotto di anno in anno (vedi il linguaggio che si usa per mandare messaggini con i cellulari, o  ancora al già citato twitter dove devi condensare in sempre meno parole un concetto...).

La Neolingua si basa proprio sul fatto che meno parole sono disponibili e meno efficacemente è possibile esprimere il proprio punto di vista.


Apparentemente oggi non essite nessuno che ci impone una nuova lingua, in realtà è il "fantasma" del grande fratello orwelliano con la "cultura dominante" imposta: piatta,burocratica,uniforme, dove persino la parola madre e padre sembrano ormai avere un significato equivalente..stessa fine che stanno facendo al concetto uomo donna con la teoria gender, dove l'identità uomo donna non viene più data per natura ma costruita dalla società.


1984 è  il 2015. Lo stato orwelliano del Grande Fratello è ora, con un Programma ben preciso  imponendo soppressione e controllo in dosi sempre più massicce, fino all’instaurazione delle tecniche più estreme descritte da Orwell.
Siamo talmente indottrinati che comportamenti ormai palesati dei governi schizzofrenici vedi campagne contro l'obesità e poi Ministri che sostengono le campagne Kinder sport proponendo un happy meal.. ci sembrano del tutto normali,o ancora Commissioni che cancellano in un batter di ciglia quasi con un colpo di stato le procedure di approvazione , vedi la Commissione che autorizza 17 OGM per alimenti  scavalcando tutti i membri del parlamento...riducendo la Sovranità degli Stati a puri fantasmi.


Nel mondo di 1984 per indottrinare la gente venivano affissi tre slogan:

La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L’ignoranza è forza

Quante volte avete sentito parlare da governanti e media di “combattere per la pace”, di scendere in guerra per il “desiderio di pace” o di intraprendere una “missione di pace”. Qualsiasi dichiarazione che contenga un appoggio al “combattimento” o alla “guerra”  non può riguardare la pace, ma riguarda il combattimento e la guerra.
“La guerra e il desiderio di determinare il pensiero di un altro essere umano”.
Pensiamo alle parole usate oggi...
Militante: se ti opponi all'ingiustizia
"tutore della pace" è qualcuno che occupa un’altra nazione, e
 "processo di pace" è un mezzo per rabbonire un popolo oppresso nel tentativo di impedirgli di opporsi all’oppressione, libertà rendere libero un popolo vuol dire sentirsi autorizzati a procedere militarmente...
Il termine democrazia  è sempre più associato ad una imposizione del modello occidentale ,alla globalizzazione.

Trasformazione del linguaggio..un passo subdolo o forse palese ma indispensabile per far scattare una trasformazione globale della società.
Eppure è questa la realtà in cui viviamo oggi..e sotto l'escamotage dell'innovazione teconologica siamo sempre più sotto controllo e stretta sorveglianza, vedi microchip sottocutanei,televisori che ti osservano...
Ricordiamoci infine...come dice Orwell... le menti deboli, soggetti malati sono i più facili da plasmare e soggettare...


Vi consiglio un'attenta lettura di molti articoli in Mondo Novo di Klaudiko Ilgabibich 

La scienza conferma il Controllo Mentale
Linguaggio: la Guerra dietro Ogni Guerra
BARIO ED ALLUMINIO: UN BINOMIO LETALE

IL CONFORMISMO: L'esperimento di Asch

Nel 1956, Asch realizzò l’esperimento che lo rese noto nell’ambito della psicologia sociale.
L’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. Il suo esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi.

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo, si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente; su un’altra scheda aveva disegnato un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata; il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformemente alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. in sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicita della maggioranza (solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire).

Quando fu introdotto all'interno del gruppo un secondo soggetto ingenuo, eliminando in tal modo l'isolamento del primo, la prova fornì risultati molto interessanti: il tasso di conformità calò dal 32% al 10,4%, sottolineando così l'importanza della presenza di un "sostegno sociale".
Confermato ciò, rimaneva però un interrogativo importante a cui dare risposta: cosa aveva provocato il drastico calo del conformismo: l'effettiva presenza del sostegno sociale o la semplice rottura del consenso maggioritario?
Le ricerche dimostrarono, in un primo momento, che il fattore determinante del calo era proprio la rottura del consenso sociale, così come Asch aveva previsto, più che la presenza effettiva del sostegno. In altre parole, per un soggetto minoritario all'interno di un gruppo, conterebbe maggiormente l'incoerenza della posizione maggioritaria, non più capace di essere compatta nella sua influenza sul singolo.
Successivi approfondimenti, però, dimostrarono che tutto ciò poteva avere  validità solo per gli item di tipo oggettivo (percezioni visive e informazioni); mentre per gli item di tipo soggettivo (opinioni) contava molto più la presenza effettiva di un alleato per ridurre drasticamente la conformità

L'esperimento Milgram


Un esperimento del 1961 che nel 2010 ha avuto nuovamente esiti allarmanti in Francia.
Nel reality, messo in onda da France 2, ad un gruppo di spettatori era stato chiesto di punire con scariche elettriche fino a 460 volts i concorrenti che avevano fornito una risposta sbagliata
Risultato 6 su 8 dei partecipanti sono arrivati sino al massimo delle scariche.

ESPERIMENTO ORIGINALE DI MILGRAM

Nell’esperimento del 1961, Stanley Milgram selezionò un gruppo di individui a cui fu comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.
Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, insieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30).
All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:
1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
2. Ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
3. Decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
4. Nel caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.
Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento, simulando di essere svenuto per le scosse precedenti.
Lo sperimentatore aveva il compito, durante la prova, di esortare in modo pressante l’insegnante: «l’esperimento richiede che lei continui», «è assolutamente indispensabile che lei continui», «non ha altra scelta, deve proseguire». Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell’ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell’esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.
Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell’esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore. Questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l’obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell’esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno. Alla creazione di questo stato eteronomico concorrono tre fattori:
– percezione di legittimità dell’autorità (nel caso in questione lo sperimentatore incarnava l’autorevolezza della scienza);
– adesione al sistema di autorità (l’educazione all’obbedienza fa parte dei processi di socializzazione);
– le pressioni sociali (disobbedire allo sperimentatore avrebbe significato metterne in discussione le qualità oppure rompere l’accordo fatto con lui).
Il grado di obbedienza all’autorità variava però sensibilmente in relazione a due fattori: la distanza tra insegnante e allievo e la distanza tra soggetto sperimentale e sperimentatore. Furono infatti testati quattro livelli di distanza tra insegnante e allievo: nel primo l’insegnante non poteva osservare né ascoltare i lamenti della vittima; nel secondo poteva ascoltare ma non osservare la vittima; nel terzo poteva ascoltare e osservare la vittima; nel quarto, per infliggere la punizione, doveva afferrare il braccio della vittima e spingerlo su una piastra. Nel primo livello di distanza, il 65% dei soggetti andò avanti sino alla scossa più forte; nel secondo livello il 62,5%; nel terzo livello il 40%; nel quarto livello il 30%.
Con questo esperimento Milgram dimostrò che l’obbedienza dipende anche dalla ridefinizione del significato della situazione. Ogni situazione è infatti caratterizzata da una sua ideologia che definisce e spiega il significato degli eventi che vi accadono, e fornisce la prospettiva grazie alla quale i singoli elementi acquistano coerenza. La coesistenza di norme sociali contrastanti(da una parte quelle che inducono a non utilizzare la forza e la violenza e dall’altra quelle che prevedono una reazione aggressiva a certi stimoli) fa sì che la probabilità di attuare comportamenti aggressivi venga di volta in volta influenzata dalla percezione individuale della situazione (che determina quali norme siano pertinenti al contesto e debbano pertanto essere seguite). Dal momento che il soggetto accetta la definizione della situazione proposta dall’autorità, finisce col ridefinire un’azione distruttiva, non solo come ragionevole, ma anche come oggettivamente necessaria.




http://www.sapereeundovere.it/la-profezia-di-orwell-sempre-piu-reale/
http://www.ilpost.it/2015/04/16/teoria-del-genere-gender-theory/

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