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2015/02/17

MADE IN ITALY solo assemblato :verità per pochi ipocrisia per i grandi,tessuti tossici delle grandi marche.

made in italy truffa
Nei giornali si legge "Il regolamento europeo 1169/11 che uccide il made in Italy"..

Perché il Made in Italy esiste ancora??

Dal 14 Dicembre 2014 un regolamento europeo ha abolito l’obbligo di inserimento dello stabilimento di confezionamento della merce nelle etichette: se è vero che l'Europa "impone", cosa sta facendo e cosa può fare allora il Governo italiano per tutelarsi? e poi....

FATEMI CAPIRE: COSA UCCIDE ? QUALCUNO CHE è GIA' MORTO??

L'errore più comune è quello di considerare di origine italiana un prodotto quando l'acquisto è fatto da un fornitore italiano.
Il MARCHIO indica solo la provenienza imprenditoriale.. non il made in Italy che noi comuni italiani immaginiamo..
A fine lettura di questo breve articolo come potremo ancor a stupirci che vengano trovate sostanze altamente tossiche in capi d'abbigliamento come Dolce Gabbana,Armani,Versace,Trussardi,Zara ??
...sostanze come NPE, non solo dannoso per l'ambiente poichè inquina le falde..(il suo rilascio continua anche con i lavaggi a casa del capo) ma si tratta di composti sintetici che a contatto con l’acqua sprigionano il nonilfenolo, una sostanza pericolosa e molto resistente: anche a bassi livelli di concentrazione è in grado di alterare il sistema ormonale dell’uomo, si accumula lungo la catena alimentare e non è facile da debellare.
In Europa gli NPE sono vietati, ma tramite le importazioni,o lavorazioni in paesi dove è ammesso riescono comunque ad arrivare da noi,in prodotti con marchio anche MADE IN ITALY!!!L’impiego degli NPE nella produzione di abiti e scarpe non riguarda soltanto il made in China: le analisi hanno dimostrato che è una prassi in voga anche in diversi altri Paesi in via di sviluppo come Bangladesh, Cambogia, Egitto, Indonesia, Malesia, Pakistan, Filippine, Sri Lanka, Thailandia, Tunisia, Turchia e Vietnam...
Chiediamoci quindi le grandi ditte italiane di Alta Moda o produzione di pelletteria,scarpe..dove si stanno trasferendo?Facciamo uno più uno ed il risultato arriva..peccato che lo Stato non voglia contare...
MADE IN ITALY DALL’ESTREMA UNZIONE AL TRAPASSO..speriamo in una resurrezione
Il fatto che dal 14 Dicembre 2014, il regolamento europeo 1169/11 ha abolito l’obbligo di inserimento dello stabilimento di provenienza o confezionamento della merce nelle etichette degli stessi non vedo come possa nuocere ulteriormente ad un Made in Italy defunto.. in particolare nel campo dell'abbigliamento,pelletteria e calzature. Sicuramente queste sono le basi per farsi strada in modo più agevole per impiantare il trattato di libero scambio USA UE...ma direi che i danni maggiori riguardano il campo alimentare, dove ancora esistono barlumi di sicurezza per il prodotto Italiano e con il libero scambio potremmo dire definitivamente addio alla salute e sicurezza... visto che in America non esistono regolamentazioni ad esempio sugli OGM...non vi è obbligo di indicarli in etichetta..così prodotti che sino a ieri in Italia,Europa erano proibiti varcherebbero le frontiere indenni,legalizzati.. arrivando tranquillamente sulle nostre tavole.“Quanti italiani acquisterebbero una pizza, una mozzarella, un gelato cornetto, una confezione di spaghetti a marchio italiano se sapessero che sono prodotti in Germania o in Serbia, o in Inghilterra?”

Questo nuovo argomento..torniamo al Made in Italy in senso lato.

Ad oggi la normativa sul Made in Italy è regolamentata da:
  • Accordo di Madrid sulla repressione delle false o ingannevoli indicazioni di provenienza,Lisbona 1958
  • Codice penale art.517
  • Legge n.350 del 2003 art.4 comma 49
  • D.L. n.135 del 2009 art.16 comma 1-4
  • Legge 55 del 2010 (Reguzzoni Versace)
  • Codice Doganale Comunitario (Re.CE 450/2008) art.36
  • D.L. n. 133 del 2014
  • Regolamento UE n. 608/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 giugno 2013 relativo alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte delle autorità doganali, il quale sostituirà e abrogherà il regolamento (CE) n. 1383/2003 del Consiglio.http://www.ilcc.lt/file/repository/De%20Tullio%20(Made%20In%20Italy).pdf

Quando uno pensa al made in Italy presuppone come ragionamento logico che l'intero prodotto sia costituito da materie prime italiane,lavorato in Italia secondo la sua normativa e tutela,assemblato in Italia sempre secondo la sua normativa... non è così..


Secondo l’articolo 24 del codice doganale europeo (Reg. EEC 2913/1992), un prodotto che è stato realizzato in due o più paesi è considerato comunque originario del paese in cui l’ultima trasformazione o lavoro sostanziale ha avuto luogo.

Ciò significa che se un articolo viene prodotto per il 70% all’estero e per il 30% in Italia (nel caso di una borsa, il 30% corrisponderebbe all'incirca all'assemblaggio dei manici e dell’etichetta con la borsa in sé), quel medesimo articolo può essere etichettato come Made in Italy. Ancor più sconvolgente è che un articolo che è stato addirittura completamente prodotto all'estero potrebbe recare il marchio Made in Italy se commissionato da un’azienda con sede in Italia.
ESEMPIO PRATICO:
Quindi un'Azienda prende il suo tessile... lo fa colorare in paese fuori dall'Italia(dove la regolamentazione sulle sostanze tossiche è diversa..) poi lo riporta in Italia e lo assembla.. può mettere tranquillamente marchio Made in Italy, e noi ci ritroviamo addosso un capo tossico senza saperlo,illusi,ingannati.. dando tanti soldini alle grandi mode e marchi italiani!! (vedi campagne di Greenpeace...)

Dal 2010 abbiamo poi in Italia la legge n.55 conosciuta come Reguzzoni Versace di cui si discute in Parlamento anche in questi giorni per una sua modifica o abolizione.

Il suo scopo "benefico" era quello di tutela il Made in Italy..la sua reputazione e proteggere il consumatore.
La legge Reguzzoni ha introdotto l'obbligo di etichettatura nei prodotti finiti/assemblati ed intermedi per il tessile,calzature e pelletteria...
  • se almeno due delle fasi di lavorazione sono avvenute nel territorio
  • se per le rimanenti è verificabile la rintracciabilità
  • se è un prodotto in vendita sul mercato italiano.
Quindi per questa legge bastano solo due fasi... (non di obbligo l'ultima come indica la comunità europea) per definirlo Made in Italy...Prendiamo come esempio la pelletteria..
Le fasi di lavorazione previste dalla legge sono:Concia,taglio,preparazione,assemblaggio,rifinizione.

Bastano due fasi esempio taglio e preparazione e lo posso definire made in Italy se lo vendo in Italia..utilizzando magari pellame grezzo d'importazione.
In ogni settore posso usare sempre  materie prime d'importazione..o colorarle all'estero...ricordate bastano solo due fasi.!!

Quindi se con la prima legge avevamo un Made in Italy ormai in estrema unzione.. con questa abbiamo il trapasso definitivo.
Oltre a tutte le contraddizioni che ne vengono fuori...ovviamente.

PARADOSSI DELLE LEGGI ITALIANE SUL MADE IN ITALY

Prendiamo come esempio sempre un capo in pelle.
Compriamo d'importazione la pelle (no italiana) poi la conciamo, lo tagliamo in Italia,la mandiamo in Croazia per l'assemblaggio e rifinizione e poi messa sul mercato.

Per la legge Reguzzoni si tratta tranquillamente di MADE IN ITALY quindi se lo vendiamo in Italia mettiamo l'etichetta regolare del Made fatto da noi..
Per l'Europa invece essendo l'ultima fase di lavorazione del prodotto finito avvenuta in Croazia il prodotto è Croato!!Quindi se lo stesso capo lo vendiamo in Francia.. verrà etichettato Made in Croazia.

Visto che la pelle in questione messa come ipotesi non era italiana.. per noi italiani è una truffa.
Mettiamo che la pelle fosse stata italiana,, ma il prodotto venduto all'estero.. e quindi solo l'assemblaggio non è italiano.. quindi venduto come croato a prezzo inferiore direi che i poveri italiani ci rimettono di grosso..
Mettiamo infine il caso in cui il prodotto sia fatto interamente con pelle d'importazione,lavorato in Croazia solo cucito in Italia... e poi venduto all'estero saremmo in regola per l'europa..ma quale qualità di marchio italiano girerebbe???

CONTRAFFAZIONE FALSO E FALLACE

Per una corretta informazione al consumatore quindi l'ETICHETTATURA MADE IN ITALY non vuol dire fatto interamente in italia con prodotti italiani!!!

Oltre a questo esistono poi i FALSI,ovvero scritte "made in Italy" interamente non prodotti in Italia, e FALLACE indicazione,ovvero l'uso di simboli,segni,figure che induce in modo erroneo il consumatore a pensare che il prodotto sia di origine italiana,quindi indicazioni fuorvianti,ingannevoli.
come:

MODE IN ITALY
MODA ITALIA
INDICAZIONE DELLA DITTA +italy
FIGURE CHE RICHIAMA L'ITALIA (come la bandiera..)
LA SCRITTA ITALIAN REGISTRED DESIGN (non vuol dire nulla!!!)
TUTTO ITALIANO
100% ITALIA....

Ad esempio capi di abbigliamento realizzati in Moldavia recavano la targhetta "designed and produced by TASCI srl Rovereto Italy)
Esempio di fallace indicazione.. il consumatore era indotto a pensare che fosse Italiano,..in realtà no per due motivi uno perchè le materie prime di dove erano? secondo proprio secondo la normativa europea si definisce "di made in" solo in base all'ultima fase operativa.. e non quella intermedia.

Spesso inoltre i prodotti contraffatti vengono acquistati on line, entrando nei paesi UE tramite piccole spedizioni postali: il nuovo Regolamento è stato adeguato per agevolare la distruzione “d’ufficio” dei falsi intercettati in dogana in piccole quantità.

Insomma comunque la si rigiri si ha solo discredito del nostro marchio..si ha inganno per i consumatori..perdite colossali per i piccoli produttori del made in italy.. perché la grande Moda se ne infischia..vende il marchio non la qualità..e ci guadagnerà sempre comunque.

Oramai sappiamo tutti che le grandi imprese italiane,tra cui molte dell'Alta Moda,hanno spostato gran parte della produzione e lavorazione all'estero,dove il lavoro di mano d'opera è sicuramente più economico,dove le materie prime costano meno...questo per avere margini di guadagno nettamente superiori.Costi di produzione pari a zero.. vendita nelle boutique a prezzi impensabili...

VALENTINO Fashion Group

Stiamo sperimentando la produzione in Nord Africa', ha spiegato Michele Norsa, amministratore delegato di Valentino fashion group, ´il rapporto qualità/prezzo è ottimo e ci costa meno rispetto alla Cina da un punto di vista di spedizioni. Sono certo che in pochi anni anche in Asia il costo della manodopera inizierà a salire, tanto vale avviare un network produttivo che tenga conto di questo'.

Le prime linee sono realizzate in Italia. Per i marchi come Marlboro Classics, Uomo Lebole e Hugo Boss prevale invece la delocalizzazione, divisa tra Cina, India, Turchia, Repubblica Ceca ed Egitto. ´Attualmente stiamo facendo dei test in Egitto per la produzione di abiti intelati', ha detto a MFF Michele Norsa, amministratore delegato di Valentino Fashion group.


Questo cosa vuol dire?
Che inutile fare leggi in Italia,Europa per un biologico,incentivare un made in Italy se poi permettiamo la l'importazione di materie prime dall'estero per prodotti che poi classifichiamo come nostri.. oppure permettiamo che ditte italiane lavorino prodotti primi del nostro paese con metodi senza controllo (quindi utilizzo anche di additivi,sostanze tossiche non legali in italia ed europa) all'estero permettendone la vendita sul territorio.

In Italia quindi non posso usare una sostanza legante per colorare il tessuto..però lo Stato permette che Zara o Armani colori i suoi tessuti all'estero (dove è ammessa..) e poi li venda in Italia...

Siamo sempre qui...il girotondo torna sempre con seduti giù per terra...a causa di uno Stato Bipolare... uno Stato che sicuramente non farà nulla per proteggere il Made in Italy dall'ultima imposizione Europea...perchè gli interessi sono altri,sono superiori alle nostre piccole visuali..
La certificazione made in Italy con questo marchio.. rimane l'unica garanzia di un vero MADE IN ITALY..
made in italy 100%
Questa certificazione ha l'obiettivo di consentire al consumatore di avere la garanzia sull'origine italiana e sulla qualità dei prodotti aquistati.

La certificazione viene rilasciata dall'Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani. L'istruttoria e la gestione dei rapporti con l'Azienda per la certificazione vengono effettuate da Promindustria S.p.A.

Progetto approvato con co-finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico
L'iter di Certificazione si avvia con la sottoscrizione volontaria da parte dell' Azienda del Regolamento del Sistema IT01 e della Richiesta di Certificazione.

I prodotti che il Produttore intende commercializzare, usando i marchi ed i segni distintivi "Made in Italy Certificate", debbono avere i seguenti requisiti:
  • fabbricati interamente in Italia;
  • realizzati con semilavorati Italiani;
  • costruiti con materiali naturali di qualità e di prima scelta;
  • realizzati con disegni e progettazione esclusivi dell'azienda;
  • costruiti adottando le lavorazioni artigianali tradizionali tipiche italiane.Inoltre, devono essere:
  • realizzati in osservanza dei criteri di sicurezza;
  • realizzati in osservanza delle norme sull'igiene.

L'Istituto accerta la sussistenza dei requisiti ed accorda la Certificazione che ha validità 1 anno. Nel mese successivo all'ottenimento della Certificazione, un funzionario dell'Istituto verificherà la sussistenza dei requisiti sopra indicati e procederà al completamento dell'istruttoria con l'acquisizione della documentazione necessaria e la compilazione delle schede del Disciplinare.
Entro la fine del mese successivo il funzionario confermerà all'Azienda l'ottenimento della Certificazione.
L'Azienda sarà quindi iscritta nel Registro Nazionale Produttori Italiani.

L'Istituto ha provveduto ad istituire un sistema di tracciabilità per i prodotti certificati " 100% Made in Italy ". L'azienda certificata dovrà utilizzare i segni distintivi rilasciati dall'Istituto, dotati di marchio olografico anticontraffazione e di numerazione progressiva, applicandoli o allegandoli al prodotto. Il marchio collettivo potrà essere utilizzato sull'imballo, inserito su carta intestata, esposto in fiera e divulgato attraverso i mezzi pubblicitari e i siti internet. 
Da oltre 10 anni l'Istituto permette ai singoli consumatori e ai negozianti di accertare la vera origine del prodotto italiano.


Fonti
http://madeinitaly.org/certificazione-made-in-italy.php

http://www.itpi.it/

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